La mia iniziativa di pubblicizzare l’albergo promettendo omaggi sessuali ebbe molto successo, le prenotazioni fioccarono e, per far fronte alle numerose richieste, Carla propose di chiedere ai nostri collaboratori se fossero disponibili a svolgere attività extra e suggerì inoltre di ricorrere all’aiuto di nostra figlia Elena io non manifestai i miei dubbi e iniziammo a discuterne.
“Carla, avresti il coraggio di coinvolgerla nei nostri giochi proibiti e di confessare la nostra depravazione?”
“Mario, capisco che lei è la tua principessa, ma ti assicuro che tua figlia ha preso molto da noi, è una donna navigata e non si tira indietro quando le capita un buon cazzo a portata di mano.”
“Vedo che tu sai qualcosa che io non so, vorresti mettermi al corrente?”
“No caro, parlane con tua figlia.”
“Va bene” dissi io “Vorrà dire che se saremo in difficoltà la chiameremo, però si occuperà solo delle prenotazioni, degli omaggi ce ne occuperemo noi e i nostri dipendenti.”
Raggiunto l’accordo decidemmo di inserire una clausola nel regolamento che impedisse agli ospiti di poter scegliere da chi farsi omaggiare, questo ci avrebbe consentito di non coinvolgere nostra figlia.
Per aiutarci nelle prestazioni sessuali ci rivolgemmo a Khadim, un nostro vecchio compagno di scopate e a Marzia che ci confidò di essere una ninfomane,
Risolti i problemi logistici ci tuffammo anima e cuore in quello che per noi non era un lavoro, ma una fonte di piacere e di giovinezza.
Risolsi i miei problemi di impotenza e a Carla era tornò la voglia di sesso.
Insieme passavamo le giornate a scopare, a prendere cazzi in culo, a fare bocchini con e senza ingoio, omaggiavamo anche più clienti per volta e quando accadeva significava che nei nostri orifizi trovavano ospitalità più cazzi contemporaneamente.
Non rifiutavamo nessuna esperienza ma non accettavamo nessuna violenza.
Per farci riposare ci davano il cambio Khadim e Marzia, i clienti si dimostrarono molto soddisfatti ed elargirono loro delle laute mance.
Khadim non rifiutò mai di essere inculato, neanche da due cazzi contemporaneamente, né di subire fisting profondi.
Marzia accettava anche quattro cazzi per volta, si divertiva a infilarne uno in vagina e a riceverne due nel buco del culo mentre si faceva scopare in bocca da un quarto uomo.
Anche i nostri dipendenti non avevano problemi con le dimensioni, i loro buchi erano in grado di affrontare qualsiasi situazione.
Andò tutto bene, ma un giorno ricevetti la notizia della malattia di un caro amico e per poterlo vedere dovevo tornare in Calabria.
Prima di partire chiamammo Elena che fu felice di venire in nostro aiuto, lei non lavorava ed era contenta di allontanarsi per un po' da suo marito.
Quando arrivò le spiegai che lei si sarebbe occupata essenzialmente della reception e della gestione degli omaggi, che sua madre, Khadim e Marzia avrebbero provveduto ad elargire agli ospiti.
Elena mi ascoltò con attenzione e poi chiese: “Papà, come faccio a gestire gli omaggi se non mi spieghi cosa sono?”
Mia moglie si mise a ridere e disse: “Su Mario, spiegale come gestire cazzi e fighe.”
A quel punto dovetti confidare a mia figlia quello che succedeva nel nostro albergo e con mia sorpresa Elena iniziò a ridere.
“Papà, guarda che la mamma mi ha istruita per bene, mi ha insegnato e mostrato come si prendono due o tre cazzi per volta, mi ha insegnato a farmi scopare la faccia e ad ingoiare la sborra, mi ha fatto assaggiare la sua passera e mi fatto guardare quando la inculavi o ti facevi inculare.”
Rimasi senza parole, mi rivolsi a Carla e la rimproverai: “Brava, a me non hai voluto dire niente per non invadere la sua privacy e invece non hai avuto il minimo rispetto per me.”
Mentre sfogavo la mia rabbia Elena si era avvicinata e strinse il mio pacco con una mano facendolo indurire e sussurrandomi: “Non t’incazzare, la mamma non ha colpa, me la sono lavorata per bene, l’ho manipolata per ottenere tutto quello che volevo e lei ha ceduto. Non ti preoccupare che sapremo farci perdonare.”
Finito di parlare mi prese per le palle e mi costrinse a seguirla nell’ufficio chiedendo a mia moglie di seguirci, una volta dentro ordinò a sua madre: “Spogliati puttana e prendiglielo in bocca, ma attenta a non farlo arrivare.”
Era tutto più chiaro, era Elena a dominare sua madre.
Carla obbedì all’ordine e mentre ingoiava il mio pene sua figlia si diresse verso l’armadio in cui sono conservati tutti i nostri accessori, indossò un grosso surrogato di cazzo equino e si mise dietro di me per incularmi.
Dovevo riprendere in mano la situazione, le mollai un ceffone e le urlai: “Non ti permettere, ricordati che tu sei la figlia, io sono tuo padre e lei tua madre se qualcuno deve obbedire quella sei tu.
Decidiamo noi cosa fare, quando farlo e con chi farlo e spero che anche tu ti senta libera allo stesso modo, noi non interferiremo nella tua vita.”
Elena rimase scossa, chiese scusa e io, per farle capire che l’avevo perdonata, appoggiai il petto alla scrivania, allargai le mie natiche mettendo in mostra il buco spalancato e chiesi. “Allora, questo cazzo arriva o no?”
Iniziammo un triangolo incestuoso che ci avrebbe fatto vivere momenti molto intensi e il giorno dopo partì con la certezza di lasciare l’albergo nelle mani di due puttane molto capaci.
Mancai una settimana e al mio ritorno mi accolsero abbracciandomi calorosamente, mi raccontarono tutte le loro avventure e io narrai loro del mio “Ritorno al passato” e delle scopate vissute con i miei amici Antonio e Roberto.
“Spero che ce li farai conoscere” disse Carla e io le risposi di sì.
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