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Gli albergatori - quarto episodio
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Racconto10 min di lettura

Gli albergatori - quarto episodio

Mario e Carla arrivano in Calabria dai loro amici e sono coinvolti in orge e altre avventure.

Felipe Gonzales
30 min fa · 2 letture · 0

Oltre al braccialetto veniva consegnato un gettone numerato, durante la serata veniva fatta un’estrazione e il possessore del numero estratto veniva invitato sul palco per partecipare a una particolare Ruota della Fortuna. Il gioco consisteva nel far girare la lancetta per tre volte, e ogni volta che si fermava indicava l’attività sessuale a cui il vincitore doveva partecipare.

Sofia ci fece indossare dei braccialetti rossi, pescò sei gettoni a caso e ce li diede, poi ci condusse ai tavolini più vicini alla pedana dove si alternavano ragazze e ragazzi per esibirsi in spogliarelli e Lap Dance.

Cameriere e camerieri in divisa sexy, indossata senza biancheria intima, giravano tra i tavoli mentre offrivano stuzzichini e bevande, si lasciavano accarezzare e baciare dai clienti soffermandosi più o meno a lungo secondo la mancia ricevuta e per i clienti più generosi c’era la possibilità di appartarsi in un privé.

Dopo aver assistito a un paio di esibizioni Antonio ci condusse ai glory hole, le stanze avevano una parete in comune e in ognuna c’erano diversi buchi piccoli e grandi per dare la possibilità di inserirvi il pene oppure l’intero bacino, tutti erano liberi di scegliere se fare o ricevere un pompino, leccare una passera o farsela leccare, scopare o farsi scopare.

In ogni stanza c’era spazio per due persone, io entrai in compagnia di Marisa, Roberto insieme a Sofia e Carla fece coppia con Antonio.

Una volta entrati Marisa mi chiese cosa dovessimo fare, io le spiegai che nei buchi più piccoli era possibile inserire il pene e chi era dall’altra parte poteva decidere cosa fare, praticargli un pompino, fargli una sega oppure scoparselo; nel buco più grande era possibile inserire il bacino per farsi scopare.

Mentre parlavo, un lungo cazzo nero apparve e, vedendo che Marisa esitava, iniziai a menarlo per poi prenderlo in bocca cercando di ingoiarlo interamente, la mia compagna di stanza si stava lasciando andare, mi chiese di lasciarle il posto e dopo essersi cimentata in una gola prof

onda se lo scopò a lungo, quando sentì il membro dell’uomo irrigidirsi e pulsare sempre di più lo prese nuovamente in bocca per ingoiare tutta la sua sborra.

Il primo bacino apparve nel buco più grande, mi sembrava quello di Sofia, iniziai a leccarla cercando di penetrarla con la lingua, quando fu lubricata per bene iniziai a scoparla accarezzandole il clitoride, il trattamento era di suo gradimento, ma quando ormai stava per raggiungere l’orgasmo mi chiese di incularla, voleva godere di culo.

Le unsi il buco con il lubricante presente nella stanza e la inculai con violenza, lei gridò: “Mettilo tutto, sfondami e continua ad accarezzarmi.” Iniziai a scoparla nel culo, ogni volta facevo entrare e uscire tutto il mio cazzo aumentando la forza e la velocità dei colpi.

Improvvisamente sentì qualcosa violare il mio buco, Marisa mi stava infilando la mano e quando riuscì ad assecondare i miei movimenti il suo braccio scivolò dentro fino al gomito.

Quando entravo in Sofia il braccio di Marisa usciva dal mio intestino, quando io tiravo indietro il mio bacino il suo braccio entrava nel mio culo, sentirmi riempire in quel modo mi fece arrivare in modo violento, iniziai a spingere con maggior forza facendo sentire anche le mie palle a Sofia poi le scaricai dentro il mio sperma e mi staccai.

Marisa mi inculò nuovamente e iniziò a succhiarmi il cazzo con forza, il mio pene rimaneva duro e il mio orgasmo non aveva fine, lei continuò a succhiare e a ingoiare tutto il mio manico, mi svuotò interamente le palle ma non smetteva, alla fine la staccai con forza, il mio glande non sopportava più il tocco delle sue labbra e della sua lingua.

Mi dovetti riposare un po' per riprendermi dal dolore, poi presi Marisa e la infilai di peso nel buco più grande e bussai alla parete per sollecitare l’intervento di qualcuno, la mia richiesta fu accolta e dall’altra parte iniziarono a scoparla con forza facendola sussultare e gemere per il piacere, io misi una mano sotto di lei e iniziai ad accarezzarle il clitoride.

Passato qualche minuto chiesi al suo amante di incularla e questi obbedì immediatamente, “Cazzo, è troppo grosso, mi spacca.” Urlò Marisa.

“Non ti preoccupare, continua, sfonda questa troia.” Dissi io continuando ad accarezzarle il clitoride, i lamenti di dolore diventarono presto gemiti di piacere e Marisa iniziò a spingere per facilitare la penetrazione.

Lei iniziò a contorcersi e urlando arrivò all’orgasmo, era il momento della mia vendetta, continuai ad accarezzarle il clitoride ed incitai chi c’era dall’altra parte ad incularla, un secondo cazzo, più grande del primo, entrò nel suo buco e cominciò a scoparla.

Marisa continuava a godere, si contorceva cercando di sfuggire e quando non ce la fece più mi pregò di smettere e di lasciarla andare.

La stesi sul pavimento e mi dedicai al cazzo che fino a qualche istante prima stava inculando la moglie di Roberto, mi misi a 90° e mi feci inculare per bene fino sentirlo scaricare dentro di me.

Non soddisfatto, allargai per bene il mio buco e gli chiesi di continuare, lui capì il mio desiderio e iniziò a penetrarmi con la mano, la mise tutta dentro, fece il pugno e iniziò a fare avanti e indietro ruotando contemporaneamente la mano.

Quella rotazione mi massaggiava le pareti dell’intestino e premeva sulla mia prostata ed io ebbi una nuova erezione, volevo ancora di più e chiesi: “Sfondami, fammi sentire tutto il tuo braccio.”

Fui accontentato e fui sfondato per bene, sentivo il suo pugno toccarmi lo stomaco, entrava e usciva sempre più velocemente e alla fine sborrai senza nemmeno toccarmi.

Uscimmo e ci ritrovammo tutti nell’anticamera dove potemmo riordinarci e riprendere un aspetto decente prima di uscire.

Vidi Carla camminare in modo strano, la cinsi con un braccio per aiutarla, le chiesi come stava e lei rispose: “Un bastardo mi ha infilato l’intero braccio nel culo e non contento mi ha sfondato anche la fica. A sua discolpa c’è da dire che ho goduto da matti.”

Io guardai Antonio e lui mi sorrise annuendo.

Roberto aveva preso Marisa in braccio e lei gli sussurrò: “È stato bellissimo, hanno usato tutti i miei buchi, non penso di aver mai goduto tanto.”

Rientrammo nelle nostre stanze, ci buttammo sui letti e sprofondammo tutti in un sonno profondo. ci alzammo il giorno dopo all’ora di pranzo.

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Felipe Gonzales

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