Alexia era dunque molta cara e utile agli zii ed anche al povero Pascal con la sua proboscide.
Lara, senza proferire altra parola scese dal battello, ma, non smise di sorridere, dicendomi ma hai visto? Ma ci pensi che roba aveva? Ed io, le dissi: c’è poco da ridere guarda che è un grosso problema il suo… e lei ribatté, e si caro hai ragione se un giorno correndo dovesse inciamparci rischia di farsi male!
Ma che stronza pensai, ma mi scappo di riderci sopra.
Rientrammo in casa con due pesci donati da Pascal e che io subito feci saltare in padella con aglio e pomodorino… mentre Lara sotto la doccia canticchiava “Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela...” era da parecchio che non si esprimeva così giocosa e sarcastica. Ma bene così, dissi a me stesso.
Dopo pranzo decidemmo di fare una breve siesta e li lei prese l’iniziativa e mi chiese di stendermi perché voleva impalarsi sul mio cazzo per così farmi passare la voglia della figa della giovane isolana, ovviamente si riferiva scherzando ad Alexia e lo faceva in modo plateale sedendosi e cavalcando il mio cazzo teso e vigoroso come in un rodeo, ma dopo poco ci scaldammo entrambi e lei con veemenza controllava il mio piacere scivolando su e giù con maestria sul mio cazzo, chiedendomi di pensare a lei, cosa che feci senza nessun pudore dicendole pure che è stata una magnifica scopata che avrei voluto ripetere insieme a lei, in tre, dopo poco le parole accesero il nostro orgasmo. Una scopata da favola!
Nessuno dei due prese sonno ed il pomeriggio all’orizzonte non prometteva nulla di buono, un temporale in lontananza dispiegava verso di noi. Li spesso si verificano questi repentini cambiamenti di tempo e talvolta imperversano violenti acquazzoni che rendono impraticabile sia la discesa che la risalita lungo quelle impervie vie. Nel mezzo del temporale sentimmo bussare alla porta, era Pascal che zuppo ci chiese di potersi riparare e non potevamo certo dirgli di no. Lara lo fece entrare ma prima gli intimo di levare la salopette zuppa sennò avrebbe allagato casa, e così fece! Lei la stese su una sedia, mentre io passai un asciugamano a Pascal per asciugarsi e da utilizzare e per riporla sulla sedia.
Inutile dire che Lara guardandolo non poteva fare a meno di sbuffare in risolini imbarazzanti, la sedia in cui era seduto Pascal sembrava avesse 5 gambe, ma la 5 gamba era solo il suo pene che ciondolava. Mi chiese di porgergli la bottiglia di liquore che era in credenza, pasteggiò un poco e così feci pure io ed anche Lara. Ci raccontò anche che era felice di vederci in quella casa, che ormai da tempo non riusciva ad aver il tempo di manutenere visti i suoi impegni tra porto, pesca e casa Dalmont dove lui era ormai stabilito da diversi anni.
Io scherzando gli dissi se voleva vendercela e lui dopo un veloce pasteggio e con uno sguardo serio e deciso disse si, ma…
Dopo il suo ma, dal tavolo vedemmo comparire un cazzo che dal suo ventre puntava verso i suoi capezzoli, impressionati ed allibiti non sapevamo cosa fare e cosa dire, se proseguire nel discorso o sbellicarci dal ridere, Lara era rossa in viso quasi dello stesso colore della cappella che svettava dal tavolo e lui (Pascal) riprese il discorso dicendo che sarebbe stato contento di darla a noi (la casa) ad un prezzo di favore con il solo impegno di tenerla ben curata. Io e Lara ci guardammo ancora esterrefatti ma contenti per la preferenza che lui ci dava, ma aspettavamo ancora di conoscere il prezzo oltre al pezzo che mostrava disinvolto, valore che lui espresse lasciandoci stupiti ancora una volta per la sua modestia, la nostra replica fu la richiesta di darci una conferma certa sul valore da lui indicato, valore che venne confermato con decisione. Per cui sia io che Lara, intenzionati ad accettare, ci alzammo per la stretta di mano e per ringraziarlo con un abbraccio, che io subito gli resi scansandomi dal biscione, Lara invece si strinse a lui senza curarsi di cosa avesse messo in mezzo alle sue morbide tette;
L’abbraccio durò un eternità tanto da mostrarmi interrogativo verso di lei, che invece indugiava nella stretta al punto che la cappella di Pascal iniziò sfioragli il mento, un movimento repentino e non casuale portò Lara a poggiare le sue labbra su quel coso chiamato cazzo, che iniziarono a dischiudersi senza fatica su quel coso che con un lento movimento la spinse a sedersi e fu così che lei iniziò le manovre per fargli una mega-sega, inutile dire che sopraggiunse il mio stupore ed eccitazione tanto che anche io reclamai la sua attenzione ed un piccola parte anche per me, Lara capì e rialzandosi dalla sedia poggiò i gomiti sul tavolo dando a me la possibilità di penetrarla, non smise di pompare Pascal ed io invece iniziai a pomparla a pecora, tra sospiri di tutti ed gli interminabili “super, super, super” di Pascal che ci lasciò intendere che da li a poco sarebbe esploso…lo fece!..... e come una fontana iniziò a zampillare schizzi di sperma che Lara prontamente riuscì a schivare, staccando la bocca da quel boccaglio, mentre io che stavo venendo, mi ritrovai ad essere il bersaglio dello sperma impazzito di Pascal, che nitriva, ma che dico barriva come un ossesso. Lara inizio a ridere come un’ossessa, io a stento riuscivo a guardare Pascal visto le colature che dipingevano il mio volto e non solo… dopo i suoi mille pardon… mi infilai sotto la doccia per eliminare lo sperma del nostro amico Pascal.
L’accordo andò a buon fine, di lì a poco saremmo andati dal Notaio per il passaggio di proprietà, inutile dire che quella sera festeggiammo, non era certo champagne ma Lara questa volta riuscì a stappare la miglior bottiglia che Pascal quella sera, insieme all’accordo mise, sotto il tavolo.
La nostra storia, vita, prosegue nell’isola che forse non c’è!
Tutti personaggi del racconto sono frutto della fantasia per cui casuali e mai esistiti, Lara e Mirko invece sono la fantasia e forse un po’ la realtà, chissà……
F I N E
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