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Héliopolis e le sue stelle. - parte prima
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Racconto16 min di lettura

Héliopolis e le sue stelle. - parte prima

" dopo dieci anni ho ripreso un racconto che una cara amica (G.es.) mi chiese di mettere giù, da inserire in una piccola collezione di storie. Rileggendolo, riscopro quanto lei sia stata generosa nel pubblicarlo, non meritavo la sua fiducia! Ma oggi mi sento di doverle dare il merito di quanto ardit...

Francesco Giammona
2 anni fa · 271 letture · 0

" dopo dieci anni ho ripreso un racconto che una cara amica (G.es.) mi chiese di mettere giù, da inserire in una piccola collezione di storie. Rileggendolo, riscopro quanto lei sia stata generosa nel pubblicarlo, non meritavo la sua fiducia!

Ma oggi mi sento di doverle dare il merito di quanto ardito fu il suo tentativo di stimolare lo "scriba" che era in me!

Dopo una revisione, lo ripubblico in una prima parte ed in una veste rinnovata. Spero di riuscire ad elevare lo "scriba" di allora nel timido scrittore che vuole stimolarsi e stimolare. Diversamente mi dedicherò alla pratica dell'autoerotismo senza importunare nessuno".

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"Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente, dai diamanti non nasce niente dal

letame nascono i fiori" ----- tratto da Via del campo di faber

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Marzo è il mese in cui la primavera ha inizio, ma per noi voleva essere l’avvio di un nuovo rapporto, reso appesantito dai doveri, dalle abitudini e da tutte quelle rinunce a causa del tempo speso prevalentemente al lavoro e che sempre più avrebbe riempito di silenzi il nostro rapporto affievolendo così ogni desiderio.

Questo era il nostro proposito, ed entrambi avevamo deciso che quella sarebbe stata la nostra vacanza rigenerativa di una consapevolezza tutta da ricomporre. Il luogo scelto era lo stesso che anni prima, per puro caso avevamo trovato e goduto liberamente, ma che questa volta avevamo scelto come il palco e lo scenario del nostro ritrovarsi e che avrebbe potuto suggellare la continuazione o la fine della nostra storia.

La scelta del mese di marzo, per quanto inusuale per noi, era appunto la volontà di voler spezzare le consuetudini e le abitudini che avevano contribuito al logorio della nostra unione. Poche erano le cose che avevamo messo dentro il nostro unico bagaglio, anche perché lì, dove andavamo, non serviva molto se non "spirito, corpo, mente e tanta voglia di natura". La nostra meta era un'isola naturista da sempre, dove stare nudi era la regola.

Un paradiso fatto di essenzialità, in cui la natura, con i suoi profumi mediterranei, ricopre ed accarezza i sensi e lo fa con un'intensità difficile da trovare altrove.

L'isola è situata di fronte alle coste della Provenza, in un territorio in cui per metà l’utilizzo è riservato a militari francesi che li, hanno collocato una base aereo-navale, resa totalmente inaccessibile da reti metalliche altissime e che grazie ad una florida vegetazione rendeva impossibile lo sguardo oltre quelle reti.

La restante parte dell'isola, invece, era stata affidata in concessione dal 1931 a due medici francesi, Gaston e André Dalmont, fratelli gemelli che proprio lì avevano deciso di fondare e costruire un piccolo villaggio naturista che dal porto s'inerpicava lungo un ripido sentiero che conduceva al punto più alto dell'isola, ove sorgeva l’edificio, residenza e laboratorio dei due medici fondatori.

Héliopolis (la ville du soleil) era il nome che i due avevano deciso di assegnare a quel luogo dove sole e natura erano i protagonisti assoluti “malgrado l’uomo”.

Il giorno in cui io e mia moglie .... ma forse è meglio presentarci, …. io sono Mirko, cinquantenne brizzolato, giornalista free-lance alto esile e curvilineo, lei invece è Lara, un'affascinante mora 45enne, psicologa, dal lungo capello, bel seno pronunciato con larghe aureole e con tutte le curve che madre natura le aveva disegnato con dovizia e maestria da farla apparire ai più, ma soprattutto a me, quella "gustosissima" donna strizza cervelli e non solo. Per scelta avevamo deciso di non avere figli!

Arrivammo al molo di partenza per l'isola e quel giorno il cielo, già a distanza, si mostrava minaccioso con i suoi colori plumbei che preannunciavano tempesta tanto da mettere in forse la partenza del battello che con i suoi parabordi ondeggiava e urtava pesantemente contro la banchina, ma ecco che le parole rassicuranti del capitano ci fecero capire che da lì a poco avremmo lasciato l’ormeggio alla volta della nostra meta.

Lara, incurante del moto ondoso distese il suo viso preoccupato e regalandomi un silenzioso e fantastico sorriso mi disse: “buona vacanza, amore”, si strinse a me e poggiò il suo capo sulle mie spalle lasciando che i suoi occhi pian piano iniziassero a chiudersi: era bellissima!

Staccato il mio sguardo da lei, passai quell'ora di traversata avvolto nei miei pensieri, curando le abili manovre del capitano ad assecondare il moto ondoso irregolare ed ero felice di poter staccare la spina e dedicarmi al nostro benessere e alla cura dei miei sentimenti per Lara.

Il movimento del battello non interruppe per nulla il torpore in cui lei era scivolata, solo il fragore della sirena, che il capitano fece risuonare per ben tre volte all'arrivo nella piccola baia, le diedero il risveglio.

In lontananza riuscimmo a scorgere la piccola sagoma di Pascal, veterano dell’isola e addetto agli approdi, che incappucciato sotto un impermeabile giallo ocra si dimenava per raccogliere e posizionare gli ormeggi e così garantire l’approdo.

Pascal fu il nostro primo contatto fisico con l'isola, le sue mani rugose strinsero saldamente dapprima quelle di Lara, per aiutarla al salto dalla passerella ondeggiante, per poi stringere le mie che, con riconoscenza si strinsero subito a lui per un abbraccio. Il buon Pascal era una nostra vecchia conoscenza sull’isola, divenuto anche un caro amico e con ciò favorendo il nostro accesso alla ristretta comunità di Héliopolis!

Iniziava a piovere a scrosci!

Pascal raccolse subito l'unico bagaglio al nostro seguito e con passo spedito inforcò il sentiero che portava alla casa che ci avrebbe ospitato, farfugliando qualcosa d’incomprensibile, ma io sono certo che fossero solo le sue singolari e frequenti "petites malédictions françaises".

Lara era zuppa e stizzita, perché io avevo dimenticato l’ombrello in auto, il suo unico strumento di riparo fu dunque il mio ampio giubbotto di pelle, tolse le scarpe per evitare scivoloni e dietro a Pascal in fila indiana ci dirigemmo verso il riparo, ma io incurante della pioggia sorridevo e ammiravo le sue chiappe nervose che dinanzi a me danzavano sotto il vestito zuppo.

Difficilmente porta mutande e quel giorno pure, che spettacolo!

Finalmente arrivammo a destinazione e Pascal frettolosamente apri l'uscio per consentirci di entrare e così finalmente ripararci. La casa che ci ospitava era quella di Marìe, la vecchia madre di Pascal, morta alcuni anni prima, dopo una rovinosa caduta da un dirupo sull'isola. La casa era rimasta integra nel suo arredamento, Pascal aveva deciso di mantenerne struttura ed oggetti come se la madre potesse ritornarvi da un momento all'altro. Era confortevole e deliziosa e con una vista che tra cielo e mare ti lasciava incantato! noi eravamo gli unici affittuari che lui ospitava.

Erano poche le abitazioni sull’isola, come i suoi abitanti, tutte costruite rigorosamente in legno e con finimenti e cura tipicamente francesi.

Non vi erano mezzi di locomozione, ma solo sentieri sterrati e concentrici (sette) che si intersecavano tutti con l’unica strada che portava in cima all’isola.

Pascal fece gli onori di casa mentre i suoi occhi guizzanti scandivano il corpo di Lara reso ancor più palese dopo che lei fece scivolare in terra il vestitino zuppo e tra un’aureola e una chiappa, Pascal riuscì con fatica a raggiungere la credenza per prendere quella bottiglia di uno specialissimo liquore di benvenuto, invitandoci caldamente però al solo pasteggio papillare e invitandoci a non deglutire.

Prima di andare avanti…

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