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Erotika
Héliopolis e le sue stelle. - parte prima
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Racconto16 min di lettura

Héliopolis e le sue stelle. - parte prima

" dopo dieci anni ho ripreso un racconto che una cara amica (G.es.) mi chiese di mettere giù, da inserire in una piccola collezione di storie. Rileggendolo, riscopro quanto lei sia stata generosa nel pubblicarlo, non meritavo la sua fiducia! Ma oggi mi sento di doverle dare il merito di quanto ardit...

Francesco Giammona
2 anni fa · 271 letture · 0

Lara astemia da sempre segui il consiglio senza fatica, io invece dopo il pasteggio non riuscii a non trangugiare quel nettare celestiale che aveva ingolosito le mie papille.

Pascal dovette congedarsi subito da noi a seguito della chiamata ricevuta sul suo walkie talkie in cui appunto gli chiesero di tornare urgentemente al porto per rinforzare gli ormeggi al battello, poiché quella sera a causa del maltempo non poteva far rientro al porto di partenza.

Alla chiusura dell'uscio, Lara mi cinse in un caldo abbraccio per poi silenziosamente dirigersi verso la doccia, io mi spogliai e la seguii e mentre il mio sguardo accarezzava il suo corpo, il mio cazzo ricurvo verso l’alto e con le vene pulsanti chiedeva solo di lei.

Sentendolo e vedendolo così spavaldo lei mi lancio uno sguardo interrogativo come per dire “ma di chi cazzo è questo coso”, ed io tronfio ma anche un po' sorpreso e con sguardo da ebete le dissi “sarà mai stato il liquore di Pascal?”.

Il suo corpo ha sempre destato il mio desiderio ma quel giorno ero anch’io sorpreso da cotanta virile arroganza. Lei senza proferire parola mi trasse dentro la doccia tirandomi dentro direttamente con il cazzo in mano, ed inchinandosi a quel trofeo e senza proferire parola lo accolse in bocca con la dovizia e cura, come lei era solita fare, mentre io già sentivo che quello sarebbe stato il pompino del secolo. Malgrado fossi molto eccitato non volevo venire e ciò malgrado il suo sguardo dal basso implorasse quasi che io lo facessi, ma volevo possederla, la feci alzare e girandola di spalle le chiesi di appoggiare le mani alla parete della doccia e allargandole le gambe diressi il mio cazzo impertinente dentro la sua fica che grondante di pioggia, acqua ed umori, facilmente lo accolse nella sua interezza in un abbraccio e con un sussulto seguito da un respiro mozzato come se per un attimo il mio cazzo le avesse fermato il tempo.

Mentre io sentivo e percepivo le pareti della sua calda vulva aderire armonicamente come non mai, fu così che iniziammo all’unisono una danza in cui lei con le mani poggiate al muro della doccia e con le mie ferme sui suoi fianchi ci muovevamo al ritmo naturale dei sensi e solo quando lei fremendo mi fece capire che stava per venire io le esplosi dentro in un orgasmo urlato e con una quantità di sperma e colpi che la lasciarono vibrare per un tempo indefinito e tra quei sussulti e respiri il suo corpo si congedò da quell’amplesso accasciandosi a terra ancora tremante, mentre il mio cazzo ancora vibrava dritto dopo il suo distacco.

Passarono alcuni attimi prima di riuscire a recuperare quel tempo trascorso nel piacere per riconnetterci con il luogo e guardandoci con gioia e stupore per quanto accaduto e per entrambi come se quella fosse stata la prima volta di una ritrovata gioia sessuale e di amore animale. Quella nostra prima notte sull'isola trascorse tra saette, tuoni e tante coccole, ma poi ci addormentammo stanchi.

Il mio sonno per quanto profondo fu un incubo, un continuo susseguirsi d’immagini ravvicinate, di volti e sguardi pungenti ed arditi, alcuni erano volti noti, altri no. La mia Lara, Pascal, Gaston e André ed anche Marie che insieme, danzando, mi giravano intorno; Ero immobile al centro di quel cerchio, in terra, completamente nudo, incapace di ogni reazione. Improvvisamente il cerchio si aprì e comparve Lei, una giovane donna sconosciuta, che con i suoi veli bianchi danzava e mi sfiorava, i suoi occhi acuminati e profondi mi trafiggevano, il suo corpo era sinuoso e sul suo bianco seno un tatuaggio dorato a forma di S, luccicava.

Quel mattino mi risvegliai solo nel letto, madido di sudore e in posizione fetale. Faci fatica a slegare le articolazioni e a rimettermi in piedi. Lara non era in casa!

Dal terrazzino, i colori, il mare e i profumi dalla vegetazione selvaggia esplodevano violentemente ai miei occhi e completarono il mio risveglio. Un raggio di sole illuminava la bottiglia che la sera prima era stata posta al centro del tavolo in cucina, e che era semivuota. I miei ricordi facevano fatica ad affiorare, ricordo solo quello strano sogno e quella danzatrice sconosciuta con la Esse tatuata sul seno.

Improvvisamente, si aprì l’uscio e una radiosa Lara con il suo piccolo pareo color crema apparve e avanzò verso di me stringendomi in un abbraccio che subito riscaldò il mio corpo. Si era svegliata molto presto e mi disse che erano stati vani i suoi tentativi di buttarmi giù dal letto, per cui aveva deciso di lasciarmi dormire e andare su, in cima all'isola, per salutare i gemelli Gaston e André.

La casa in cui loro vivevano era sul punto più alto dell’isola con a fianco il faro e da lì lo spettacolo era davvero mozzafiato, un luogo da dove potevi osservare lo scandire del tempo e veder scorrere intorno a te i cicli della vita, quasi che lì fosse stato posto il perno di un meraviglioso ingranaggio!

Lara, arrivata al cancello aveva suonato più volte, ma nessuno le aveva risposto, quando stava per andarsene si sentì chiamare e, in lontananza, vide arrivare una giovane donna che con un incedere elegante le venne incontro e le disse: “Non ti ricordi di me, sono Alexia, la nipote di Gaston e André”.

Lara trasecolata le rispose che mai avrebbe potuto immaginare che quello scricciolo incontrato li sull’isola, alcuni anni fa, potesse trasformarsi così.

Era bellissima, un corpo statuario con una pelle chiara e vellutata e con un tatuaggio che disegnava una S dorata sul suo seno. Lara ne fu subito colpita e attratta. Entrarono in casa e Alexia le si avvicinò dicendole che lei era lì per accudire gli zii settantenni.

E fu lì che inizio a raccontarle ciò che accadde alcuni mesi fa, in cui vennero ritrovati entrambi per terra, in uno stato catatonico dal quale però uscivano solo dopo il tramonto, stato che impediva loro qualsiasi funzione motoria e di linguaggio. Lara, entrando nel salone posto in fondo alla casa, riconobbe subito le figure dei due, entrambi sedevano su sedie a rotelle poste vicino l’una all'altra e con lo sguardo fisso nel vuoto, ma integri nel corpo, ringiovaniti e come se per loro il tempo si fosse fermato.

Lara provò a farsi riconoscere, ma Alexia l’invitò a desistere perché era del tutto inutile. Le raccontò inoltre che sebbene non siano note le circostanze dell’accaduto si pensa che sia il risultato di un intruglio medicale da loro formulato e ingerito, frutto dei loro lunghi studi e sperimentazioni.

Entrambi sostenevano che dalle piante poteva ricavarsi tutto ciò di cui l’uomo poteva aver bisogno e nella speranza di riuscire fermare il tempo biologico, quell'epilogo sembrava smentire il fondamento di quelle convinzioni e delle loro aspettative. Ma Lara rimase sorpresa dal loro stato di salute e colpita da quanto raccontatole da Alexia che per nulla preoccupata invito sia lei che Mirko a ritornare nel pomeriggio e dopo il tramonto.

Quando al suo rientro Lara mi raccontò la storia era visibilmente angosciata, e non nascondo il mio turbamento nel sentire quei fatti soprattutto nella parte in cui Lara mi descrisse Alexia (la donna del mio sogno di cui non le feci alcun cenno) e la storia del risveglio post tramonto.

Prima di andare avanti…

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