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Héliopolis e le sue stelle. - parte prima
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Racconto16 min di lettura

Héliopolis e le sue stelle. - parte prima

" dopo dieci anni ho ripreso un racconto che una cara amica (G.es.) mi chiese di mettere giù, da inserire in una piccola collezione di storie. Rileggendolo, riscopro quanto lei sia stata generosa nel pubblicarlo, non meritavo la sua fiducia! Ma oggi mi sento di doverle dare il merito di quanto ardit...

Francesco Giammona
2 anni fa · 272 letture · 0

Andammo al mare e lì restammo sino al calar del sole, senza dirci nulla ma entrambi incuriositi da quella storia!

Rientrammo a casa solo per una doccia, io mi feci pure un bicchierino di quel liquore, dopodiché decidemmo di andare a trovare Alexia e gli zii, entrambi eravamo curiosi su quella visita ma, senza sapere che la sorpresa avrebbe superato ogni immaginazione!

Lara era bellissima come sempre, il suo pareo era diventato un foulard ed io guardandola avevo la conferma di quanto l’amassi. Facevo un po’ fatica a starle dietro e ciò non credo fosse dovuto alla visione del suo corpo o ai contrasti di luce offerti dalle sue forme, piuttosto adducevo la mia difficoltà alla giornata trascorsa al mare.

Arrivammo dinanzi al cancello, ed io ero visibilmente affaticato. Lara suonò e dopo poco vidi arrivare Lei, Alexia incredibilmente bella, era lei la donna del mio sogno, a quel punto ne ero certo, la conferma non fu solo il tatuaggio che aveva impresso sul seno, ma il suo profumo e i contorni delle sue labbra…. e per quanto ciò possa sembrare assurdo, io rivivevo l'essenza di quel mio vivido sogno fatto la notte prima.

Lara si avvicinò a lei per darle un bacio, io provai a fare altrettanto e biascicando a mala pena il mio nome, inesorabilmente caddi a terra, a peso morto!

Sì, era successo, ero steso a terra e non riuscivo né a parlare né a muovermi, loro erano lì attorno a me che si affannavano per riportarmi a uno stato di coscienza... volevo fargli sapere che c'ero e le sentivo, ma non potevo: avevo perso il controllo delle mie funzioni.

Lara era lì che si disperava ed io avrei voluto dirle calmati sono vivo... ma non potevo!

A quel punto vennero fuori gli zii di Alexia, i redivi gemelli Gaston e André, che correndo vennero fuori per prendermi e come un sacco di patate mi trascinarono dentro in casa. Le loro voci e i loro sguardi si rincorrevano, percepivo oltre alla confusione intorno a me, la preoccupazione di Lara che continuava a chiamarmi e chiedere sia a Gaston e André, di fare qualcosa e aggiunse: ma avete visto ha il cazzo duro, ma come può essere??

Gaston le chiese se io avessi bevuto qualcosa e lei rispose di no, che eravamo stati solo al mare e nulla di più…! Ma ne sei certa? André invece si chinò e avvicinandosi alla mia bocca annusò il mio alito e disse: lui ha bevuto il nostro liquore!! Lara sei certa che non abbia bevuto nulla? E Lei confusa e con voce dimessa raccontò della bottiglia di liquore di Pascal della sera prima.

A quel punto tutto fu a loro più chiaro e iniziarono a raccontare a Lara (ma io sentivo tutto) del loro preparato medicale, che riusciva a rigenerare i tessuti e migliorare il decadimento biologico!

Aggiunsero anche che quella loro scoperta era la causa della loro “catatonia diurna” e sulla quale stavano ancora studiando gli effetti e cercando la cura. Il liquore va pasteggiato e non deglutito come invece fecero loro al tempo della sperimentazione e a quanto pare abbia fatto anche il tuo Mirko!

 ……. con il liquore trafugato da quello stronzo di Pascal……aggiunse Alexia.

Lara inizio a piangere, chiedendo a loro di fare qualcosa, Gaston la fece sedere dicendole stai calma, lo stiamo facendo!

Il mio sogno della notte precedente stava letteralmente prendendo corpo, io ero al centro dei loro discorsi ed incapace di muovermi steso per terra, loro mi giravano intorno e mi guardavano, i miei pensieri lucidi si accavallavano a tutto quel vocio e a quanto pare avevo sentito pure di avere il cazzo in tiro, incredibile!

La voce di Alexia risuonava nella stanza e pian piano iniziai a sentirla più distintamente, anche quella di Pascal si aggiunse al coro, mentre a distanza cercava di discolparsi dicendo che lui “ci aveva avvisati”, ma inutile io stavo proprio vivendo quel paradosso e non era più un sogno. André chiamò a sé Alexia dicendole, tu sai cosa fare! Sentivo ma non capivo cosa stesse per accadere, i miei occhi puntavano verso il tetto e l’unica cosa che distinguevo oltre le voci era il lampadario sopra di me mentre un velo bianco passava tra i miei occhi e quel lampadario.

Nella stanza pian piano si spensero le voci in brusii, loro osservavano una scena che io non riuscivo a vedere, Alexia decisa si mise a sedere…sul mio cazzo, dove pian piano scivolò! Ebbene si, lei sapeva cosa fare, come disse lo zio, la sua vagina in un abbraccio scivolò sul mio irto cazzo che pian piano raccolse i suoi caldi umori, lei aveva la cura, lei produceva la cura per il risveglio dei sensi perduti, i miei. Percepivo il rumore di quella danza, il suono era a me noto, lo sciabordio della vagina sul mio cazzo fu la sensazione uditiva chiara che pian piano aumentava trasformandosi anche a sensazione tattile, gli umori della sua vagina stavano risvegliando ciò che stava attorno al mio cazzo, un risveglio corporeo che con un brivido si riverberava nelle vene e nelle carni come un’onda. I miei muscoli iniziavano a sciogliersi per il movimento, le dita dei piedi si dispiegavano e iniziavano a contrarsi, le mie gambe iniziavano a dispiegarsi e piegarsi per dare sostegno a quel corpo che su di me si muoveva, il mio torace e il mio collo iniziavano a contrarsi, le pupille si muovevano mentre le mie palpebre si muovevano, distintamente riuscivo a sentirla e vederla, era saldamente aggrappata attraverso le sue mani sul mio torace e con la vulva sul mio cazzo, mi stava letteralmente fottendo ed io adesso fottevo lei.

Nello stordimento dei sensi non sentivo più nessuno, io ero dentro di lei con anima e corpo e nulla mi distraeva più, malgrado fossi al centro di quella stanza con gli occhi di tutti puntati su di me, su di noi! Alexia con la sua cura e medicamento adesso chiedeva piacere, lo sentivo dall’intensità dei suoi movimenti e dal fragore che i suoi glutei facevano sbattendo sulle mie gambe. Io mi irrigidivo e sentivo pienamente il mio cazzo pronto ad esploderle dentro, lei mi guardava con un’intensità pungente, il suo tatuaggio dorato luccicava mentre con il capo mi avvicinavo al suo splendido seno per afferrarlo in un bacio e appena la mia lingua scivolo sulla sua aureola, insieme, esplodemmo in un fragoroso orgasmo che, sono certo risuonò dall’alto e sino al porto, nel buio del villaggio illuminato dalle sole stelle.

………………………….

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