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Erotika
Héliopolis...con Lara - il finale
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Racconto16 min di lettura

Héliopolis...con Lara - il finale

...segue, il finale. L’amplesso con Alexia mi liberò dallo stato catatonico in cui mi ero ritrovato, una magia inaspettata mi fu regalata da lei, la donna del sogno, quella donna che tra bellezza e mistero, giocava un ruolo fondamentale in tutta quella storia al limite del credibile e che lentamente...

Francesco Giammona
2 anni fa · 345 letture · 0

L’indomani fu il sole a colpire i nostri volti per donarci il risveglio, eravamo rimasti entrambi uniti nella posizione iniziale, io stretto dietro a lei e con il cazzo duro tra i suoi glutei, gioioso lui, di aver trovato nella notte il suo rifugio ideale, lei invece contraendo le chiappe si sganciò da quel contatto per stirare il suo corpo lungo tutto il letto.

Wow! Disse: che cazzi e che dormita (malgrado fossi ancora intontito credo proprio che si espresse al plurale).

Era chiaro che la memoria della sera prima gli era subito affiorata ed io ironicamente le dissi non credo che tu possa lamentarti! E subito lei: neanche tu caro Mirko hai dato ed hai avuto. Quelle nostre schermite mattutine, erano chiaramente ironiche e piene di riferimenti noti che non avevano bisogno di essere chiarite. Ci alzammo in piedi per entrare subito nel vivo del nuovo giorno, carico di sole e ricco di una primavera sgargiante che riempiva i nostri sensi.

Ci sedemmo sul terrazzino, eravamo affamati e quindi dopo aver affondato le mani nella credenza per tirar fuori alcuni barattoli di marmellata, fummo rincuorati dal fatto che questi avevano ancora il sigillo (!!). E si, da quel momento in poi diventammo più cauti nella degustazione di liquidi ed alimenti….

Una baguette sul tavolo ci apparve come provvidenziale e sebbene non sapessimo chi avesse avuto la gentilezza di portarla, ci avventammo per una veloce spennellata di marmellata di fichi e fragole, mentre Lara si premurò di metter su una caffettiera che dopo poco inizio a borbottare e diffondere quell’aroma di caffè che sapeva di buon giorno.

Andammo subito al mare e lungo la strada ci scambiammo i ricordi della sera prima, mentre io fui costretto a stringere per bene il suo pareo alla mia vita solo per coprire quel dannato cazzo in tiro che mi infastidiva di dover sventolare come un tredicenne in calore, mentre lei sorrideva, aggiungendo: mio caro ieri sera hai avuto ottimi rivali che sono riusciti a domarmi regalandomi il piacere che pensavo potessi dare solo tu, ma mi sbagliavo e se hai notato ho avuto e dato tutto, o quasi…

La sospensione che lei lasciò a quella frase lasciò intendere alle altre possibilità del suo poter dare, ma, lì sul momento non volli approfondire, le dissi solo: ho notato mia cara, ti ho vista e ho anche apprezzato le tue doti che io già conoscevo, ma ho avuto modo di apprezzarle da un altro punto di vista, sei stata da applausi.

Grazie amore, mi rispose, ma neanche io pensavo di poter superare certi miei limiti, ma sarà stata la paura che mi hai fatto prendere quando sei crollato a terra e al risveglio che ti ha donato la nipotina dei Dalmont cavalcando il tuo cazzo ed in cui ti ho visto rinvenire e venire trombando la tipa come un forsennato, mio caro, mi sono bagnata così tanto che mi sarei fatta impalare pure da Pascal, che, come tu, sai non credo sia esattamente il mio tipo.

Lara in poche parole ma soprattutto nei fatti dimostrò di aver subito ben sciolto la nuova conoscenza di sé e assunto una diversa consapevolezza, scoprendo e mettendo a nudo la sua voglia di vivere e godere e sentirsi viva e ciò mi faceva ben sperare sul prosieguo di quella vacanza e sul nostro rapporto.

Raggiunta la spiaggia e tolto il pareo mi buttai subito in acqua sia per rinfrescarmi che nella speranza che il mio pene andasse a un po’ a riposo, quel turgore iniziava a divenire doloroso. Lo dissi a Lara che subito mi chiese di posizionarmi dietro uno scoglio, così che nessuno ci potesse vedere, e li lei con abile manovra, nuotando mi si avvicinò lentamente e con una sapiente retromarcia, tenendosi le natiche ben aperte, fece centro con il suo ano sul mio pene, una manovra da oscar che avrebbe fatto invidia al miglior scienziato della NASA. Quella fu la nostra prima inculata marina, altre volte avevamo fatto l’amore in acqua ma l’inculata mai, uno sciabordio divino che facilitava il movimento dei nostri corpi addolcendo la discesa profonda del mio pene nel suo ano, forse, resa ancor più agevole dall’enorme cazzo di André ricevuto la sera prima!

Fatto sta che, dopo un gioco di sali e scendi riuscimmo entrambi a raggiungere l’orgasmo, alla fine riconoscendo subito i filamenti di piacere che riaffioravano in acqua.

Il sollievo vi fu, sebbene per poco e scavando una piccola buca stesi il telo e mi misi a pancia in giù lasciando che il mio pene già semirigido non strusciasse dolorante sull’arenile e così poter trovare ristoro in quell’incavo. Io mi addormentai al sole mentre Lara si dedicò alla lettura del suo libro del momento.

Dopo un non so quando senti Lara scuotermi sulle spalle, già doloranti per l’esposizione al sole, dicendomi guarda che Pascal è in mare sul suo vecchio gozzo che si sbraccia e ci invita a salire a bordo, io assonnato e accaldato le dissi ok andiamo, anche perché con le spalle in fiamme avrei fatto a fatica a rientrare sotto il sole; Quindi, decidemmo di mettere tutto nella sacca impermeabile e con poche bracciate ci dirigemmo verso la barca di Pascal che subito ci tirò su entrambi a bordo.

Aveva pescato un bel po’ di pesce azzurro e qualche ricciola, un hobby ed una specialità, la sua, che gli consentiva di guadagnare gli extra rivendendo il pesce ai locali oltre alla retribuzione di portuale che la regione di Hyères gli erogava. Va anche detto che la comunità contribuiva altrettanto per i servizi vari che lui rendeva a tutti sia per gli spostamenti che per gli approvvigionamenti fuori dagli orari, non coperti dalla società di navigazione che dalla terra ferma garantiva saltuari viaggi verso l’isola.

Inoltre, Pascal riceveva anche lauti compensi dai fratelli Gaston e Andrè per i favori continuamente resi da ormai tanti anni, tanto da occupare in pianta stabile una loro casupola dependance su in cima all’isola, accanto alla loro abitazione. Lui era cresciuto da sempre li sull’isola al seguito della madre e domestica dei due medici (Pascal aveva 49 anni)

Lara con i capelli al vento era raggiante e con circospezione mi si avvicinò all’orecchio per dirmi, ma perché Pascal è sempre vestito e sempre con la stessa larga salopette di jeans consunta? Io sorrisi e con garbo ma al tempo stesso per curiosità chiesi a Pascal: ma ti vergogni a stare nudo?? Lui mi diede uno sguardo silente e prolungato e con un gesto veloce, per non lasciare il timone, slacciò le fibbie della salopette che si ripiego ai suoi piedi, mettendo a nudo il suo culo peloso e con una giravolta veloce, fece sbattere il suo mostruoso cazzo sulle cosce di Lara che stava a 20 cm da lui, la quale improvvisamente per lo stupore portò la mano alla bocca imprecando …oh cazzo!! 

In effetti non fu un’imprecazione la sua, ma semplice sorpresa del tutto inaspettata, che se da un lato la fece sorridere, la portò a chiedere al povero Pascal come faceva a gestire quel mostro. Riportando la salopette su, le disse appunto che quello era il suo dramma che sperava di risolvere con i due medici sebbene entrambi non erano chirurghi. Il loro intervento medico si limitò, alla pozione/liquore che con il pasteggio riusciva ad indurire il pene grazie alla buona irrorazione di sangue che derivava da quell’assunzione. Ma ciò malgrado, lui proseguì che stante le misure, non riusciva ad utilizzarlo in un amplesso vaginale e men che meno anale con nessuno, solo manualmente od oralmente riusciva a raggiungere l’orgasmo. Ci confidò pure che da quando Alexia era giunta sull’isola, lui riusciva a godere dei suoi favori manuali ed orali e talvolta, era pure riuscito a strofinarglielo sulla vagina o tra le chiappe.

Prima di andare avanti…

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