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Le sorprese della babysitter
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Racconto16 min di lettura

Le sorprese della babysitter

Il pudore delle donne lo hanno inventato gli uomini. (A. Panzini)

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.4k letture · 0

Poco fa mia moglie è andata a lavoro: oggi mi prendo una pausa e passo a setaccio la casa, devo sapere.

Ah … C. V. D. Marina ha dimenticato, per l’ennesima volta il suo cellulare!

Però, quando l’ho riposto nel cassetto dove teniamo gli ammennicoli elettronici, ho notato che …

Sembra un giorno come tanti

E sì … manca un vecchio cellulare. Uno di quei Nokia da quattro soldi, di quelli che funzionano sempre, per quanto tu li possa maltrattare.

Intendiamoci, non mi è sembrato un particolare importante però, in mancanza di qualsiasi altro appiglio, devo pur notare quelle cose che non sono come dovrebbero essere.

La prima cosa cui ho pensato è che uno dei ragazzi avesse preso il telefonino per usarne due. Due, come le pistole dei killer, nei western … e, vista la velocità con cui muovono le dita sui tasti, ci poteva anche stare. Allora ho indagato, con discrezione, ma i miei figli non ne sapevano niente.

Insomma, il vecchio cellulare mancava all’appello e non si trovava da nessuna parte. Quella sensazione, la possibilità di scoprire un segreto nella vita di Marina, mi dava alla testa. Era come se, all’improvviso mi mancasse un pezzo di realtà.

Per me, dopo tutti gli anni passati insieme, dopo che io stesso le avevo offerto piaceri “proibiti”, era doloroso. Marina sapeva che poteva dirmi tutto … e lo aveva sempre fatto.

Mi vantavo con me stesso e con gli altri della trasparenza dei nostri rapporti, e adesso?

Probabilmente stavo per scoprire che Marina aveva dei segreti per me. Probabilmente aveva avuto, chissà per quanto tempo, un amante.

Una vocina inopportuna, nella testa, ci tenne a ricordarmi che, nonostante tutto, anch’io, durante quegli anni l’avevo tradita … e non una volta sola.

Ma che c’entra? Mi arrabbiai col mio cervello che mi sottoponeva certi appunti, del tutto insignificanti: io avevo semplicemente fatto sesso, in modo discreto, e sempre occasionalmente.

Nessuna delle mie storie era durata più di qualche mese, massimo un anno … e poi è un paragone del tutto inopportuno: io sono un uomo, no?

Ma torniamo alle indagini, perché questi pensieri stupidi, mi hanno reso solo più nervoso e aggressivo.

Il telefono squilla: è lei.

Niente di particolare, le solite cose, sembra la mia Marina di sempre. Oggi dovrebbe essere una giornata regolare … niente cambiamenti improvvisi, nessuna nota stonata.

Mi ha avvertito che domani, a pranzo, faranno una pizza con alcuni colleghi, che tra l’altro conosco; come sempre mi ha chiesto se voglio andarci anch’io. E’ una proposta di prassi, lo sa che non ci vado mai.

Poi, mi ha avvertito di non preoccuparmi della spesa di sabato, perché cenerà solamente. Ha la giornata “lunga” dall’estetista.

Negli anni con Patrizia, Carmela e il resto del “clan di paesani”, Marina ha creato un piccolo sodalizio; anche i nostri ragazzi, per quanto culturalmente evoluti, non disdegnano di far visita, qualche volta, a quella piccola tribù, assembrata intorno a un cortile comune … sono tutti parenti e, spesso, anche serpenti, tra di loro.

La sera, dopo la visita nelle “terre selvagge” mia moglie mi aggiorna sulle piccole faide femminili: suocere, nuore, cugine e zie si amalgamano in un indissolubile crogiuolo d’invidie e gelosie, del tutto inconsistenti, ma che le mantengono vive e battagliere.

Non invidio i poveri mariti in quel nido di vipere.

Anche questo … è del tutto regolare: sono per lo meno dieci anni che va così. Marina è abitudinaria e, a costo di qualche rinuncia, non ama i cambiamenti.

Una o due volte al mese, quasi sempre di sabato, si ritira “in campagna” per lasciarsi “torturare” dalla dolce Carmela.

Oggi ho dedicato tutta la giornata a frugare in casa, ma niente … nessun segnale, nessun indizio.

La sera torna, è la stessa di sempre, ma io non avrò pace finché non capirò.

Le foto curiose

Stamattina sono stato troppo impegnato ma, poi, non ho rinunciato: sono venuto in costiera per non lasciare nulla d’intentato.

Ho frugato la casa al mare: nessun segreto.

Ho frugato anche nello stanzino. Tutto in ordine: Marina è molto precisa.

Dopo una veloce ricognizione, ho notato il piccolo gommone ripiegato a fisarmonica.

Il solito viziaccio, Cazzo! Non c’è nessuno, perché piegarlo? Passai velocemente la mano tra le anse, per controllare che ci fosse il borotalco. Urtai con le dita qualcosa di duro e spigoloso. Imprecai. Poi tiro delicatamente fuori una scatola … era larga e piatta. Forse, un tempo, conteneva dei fazzoletti.

La apro e una certa sorpresa c’è. Vi trovo una decina di foto, delle Polaroid, senza sviluppo.

Il soggetto, anzi, i soggetti sono due: mia moglie e la baby sitter, insieme o alternate.

Nonostante le foto non ritraggano niente d’interessante, c’è qualcosa che non quadra…

Non me la sento di metterle via … qualcosa mi dice che in quelle immagini c’è un che di stonato, un segnale, che mi sfugge … per vedere meglio me le porto in cucina, alla luce.

Nelle foto le due sono sempre sorridenti ma, in quel sorriso, c’è qualcosa d’intimo ma anche di sguaiato. Sorrisi sfrontati, vincenti, complici. Marina e Patrizia, se ne stanno guancia a guancia, o si toccano, guardandosi intensamente negli occhi, fronte contro fronte.

Mi sono estraniato, perduto, tra quelle stranezze, forse è per questo che sobbalzo, quando un rumore di ghiaia, giunge da fuori, distintamente.

Guardo dalle doghe della finestra, riesco a vedere.

Un’auto, sconosciuta, ha imboccato il vialetto con una certa determinazione.

Probabilmente, l’ho sentita arrivare proprio grazie alla frenata, improvvisa e rumorosa.

Non si vede chi c’è alla guida ma una cosa è sicura: quella macchina stava per entrare nel mio viale; ora arretrava, per poi allontanarsi rapidamente.

Potrebbe anche trattarsi di uno che voleva fare manovra … ma era del tutto improbabile.

Decisi di andarmene subito … mi pentii per aver lasciato la macchina in bella mostra. Come potevo immaginare quello che sarebbe capitato?

Porca miseria! Forse ero stato a un pelo dal sorprendere Marina e i suoi segreti; adesso la situazione non sarebbe che peggiorata.

Dovevo pensare e alla svelta.

Rimisi rapidamente a posto le foto. Mentre armeggiavo con le dita, mi scontrai con un altro oggetto, forse un’altra scatola. Non lo presi. Avevo solo una speranza di non rovinare l’effetto sorpresa: evitare accuratamente che Marina si accorgesse dei miei sospetti.

Uscii da casa come se niente fosse e ripartii rapidamente, senza indecisioni.

Le mie passeggiate mattutine mi ripagavano; sapevo che da un viale adiacente, si poteva godere di una buona prospettiva su casa nostra. Pregai che l’altro non fosse andato definitivamente via, ma non potevo guardarmi intorno ne mostrarmi indeciso. Mi allontanai, deciso, verso la superstrada. Ma, poco dopo, raggiunsi la postazione che mi ero prefisso.

Passò quasi mezz’ora. Non nutrivo speranze, ormai … ma ecco, lentamente, la macchina di prima ritorna.

Stavolta non gira ma procede, a passo d’uomo, davanti al viale. Pochi metri dopo la macchina si arresta.

Passano altri minuti in cui non succede nulla. Poi dal lato del passeggero, una figura femminile. Raggiunge la casa, entra e ne esce dopo pochi minuti.

Risale in macchia e sfrecciano via. Nonostante sia quasi buio, non posso sbagliare: quella donna era mia moglie.

... continua ...

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Scritto da
Giovanna Esse

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