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Le sorprese della babysitter
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Racconto16 min di lettura

Le sorprese della babysitter

Il pudore delle donne lo hanno inventato gli uomini. (A. Panzini)

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.4k letture · 0

Nel garage ho acceso la luce.

Non riesco a trattenermi … un guizzo di curiosità mi attraversa il cervello: sbircio.

Più sbigottito che altro, mi trovo davanti agli occhi una confezione di autoreggenti nere, a rete larga, di qualità e poi, un batuffolino di stoffa, leggera come seta, pure nero: un perizoma.

Arrossisco per l’emozione improvvisa. Non penso niente. In fretta rimetto tutto al suo posto, dimentico perfino di prendere la Coca.

Incapace di pensare in senso compiuto, entro in casa. Mia moglie quasi m’investe, aveva appena finito e stava tornando fuori. Mi guarda e, pronta, dice:

‐ Ah, bene, l’hai presa tu … – e mi toglie la borsa di mano. Poi si avvia verso le scale, per salire di sopra ma cambia idea.

‐ Devo bere, ho sete da quando sono uscita … – e si avvia verso il frigorifero, ho la sensazione che, sottecchi, mi guardi, ma, forse, mi sbaglio.

‐ Vado a prendere la Coca, è finita! – prendo le mie chiavi e torno fuori, giusto per raccogliere le idee.

In garage, solo, finalmente posso riflettere sull’accaduto.

Mille pensieri mi affollano la mente: quale significato attribuire a quegli indumenti intimi?

Mia moglie, adesso, ha poco più di quarant’anni; è una bella donna, certo, ma non indossava certa biancheria nemmeno a venti … possibile che cominci adesso?

Ho ben presenti i suoi cassetti, in casa.

Una sfilza di mutandine bianche, poche nere, nessun perizoma.

E le calze? Tutti collant o calzerotti per gli stivali … mia moglie è così, e ci tiene, soprattutto adesso, che i ragazzi sono grandi e sbirciano.

Sono io che, nascosto in uno scatolo, tengo da parte il piccolo armamentario delle nostre, bonarie, trasgressioni. Qualche paio di calze, un perizoma rosso e anche una mutandina, con due spacchi, aperta sotto. Una guepiere bianca e un’altra nera, di pizzo; un fallo in lattice e altre cosette, collezionate in vecchi momenti di passione.

Allora ho pensato: “E se volesse farmi una sorpresa?” dopotutto, ci piace ancora “giocare”, ogni tanto. “Di sicuro sarà così!”

A cena abbiamo parlato poco. Dopo, a letto, non è successo niente, anche perchè lei, stanchissima è andata a dormire prima di me.

Io ero davanti alla TV, i ragazzi erano usciti e sarebbero tornati più tardi.

Quando lei andò in bagno, come d’abitudine, prima di coricarsi, feci un’azione da “commando”: corsi di sopra, attento a non farmi sentire.

Fui fortunato e trova subito la sua borsa, lesto, la aprii per guardarci dentro: la busta non c’era più.

Un tonfo in petto … guardai veloce per la camera: niente, nessuna traccia della busta bianca anonima e stropicciata.

Corsi di sotto, col cuore che batteva all’impazzata.

Quando lei uscì dal bagno, attesi una decina di minuti e poi, pregando tra me e me che i miei timori fossero del tutto irragionevoli, salii in camera a mia volta.

Era già successo che Marina mi facesse una sorpresina piccante.

La trovavo sotto le coperte, come il solito, ma quando allungavo la mano per accarezzarla, invece di indossare il pigiama, la vestiva in modo succinto ed eccitante. Spesso teneva i collant che aveva usato quel giorno: sapeva che a me piaceva strapparglieli, per incontrare, sotto le dita, la sua carne tenera, che trasbordava, lascivamente dalla seta.

Ma niente di quanto speravo si è avverato … mia moglie aveva gli occhi chiusi e sembrava dormire.

Mentre mi lavavo i denti, con voce impastata, mi disse, come se si fosse trattenuta fino all’ultimo:

‐ Ah, mi ero scordata … domani vado in trasferta a Roma. –

‐ Dormi fuori? – dissi con finta ingenuità.

‐ Ma no, ci mancherebbe. – aveva un tono seccato, come sempre: andare fuori la metteva di malumore … ma quella volta? Era vero o fingeva?

– Però non so a che ora torno, può darsi che faccio tardi, che seccatura. –

Mi sono messo a letto senza commentare. Marina era in pigiama, voltata di spalle e già dormiva … o fingeva di dormire.

Alle tre, insonne, mi sono alzato … e adesso eccomi qui.

Tutto liscio

Non sono un investigatore privato, però non sono neppure uno stupido.

Ho indagato, amici miei, come voi stessi mi avete consigliato di fare.

Allora, ecco come stanno le cose, almeno fino adesso e di certo vi deluderò.

Con una lunga serie di scuse e di sotterfugi, attento per non farla insospettire, ho contattato con una scusa qualche collega: ebbene, Marina, è stata proprio in trasferta. Il percorso, all’andata, l’ha fatto in compagnia di due vecchi colleghi e i tempi di percorrenza sono quelli giusti … inutile sospettare di uno di questi. Si tratta di persone con cui passa la vita, e da quasi dieci anni, quindi … o ci fa l’amore esclusivamente nei bagni, cosa impossibile, o in questo caso, hanno fatto sesso sul sedile della macchina in viaggio verso la capitale: assurdo!

Infine: Marina è andata davvero in trasferta, è stata, dove diceva di essere e, dulcis in fundo, e rientrata prima del previsto, in treno, ed io stesso l’ho aspettata alla stazione di Napoli Centrale. Alle diciotto, eravamo quasi a casa.

Per la cronaca: appena possibile ho controllato nella sua borsa, niente da rilevare, anzi. Questo non vorrei dirlo, ma ne sento il dovere, giacché vi ho coinvolto in questo rebus maledetto: nella sua borsetta c’era sì, una bustina, ma conteneva solo le prove che Marina era alla fine del suo ciclo … e, conoscendo le fisime, posso garantire che “in questi giorni” non si lascia avvicinare a meno di un metro, neppure da me.

Allora, stanotte, visto che ho dormito solo poche ore e in modo agitato, ho cercato il suo cellulare, per controllarne le attività.

Ho sentito su di me tutto il peso di quelle “manovre”, perché non avevo mai sospettato di Marina. Non ero mai stato geloso di mia moglie, solo degli altri; cioè, di quelli che, nel tempo, avevano avuto per lei degli apprezzamenti o, probabilmente, delle vere cotte, visti i maneggi per cercare di starle vicino a ogni incontro … ma non ho mai dubitato di lei.

Le chiamate e i messaggi, pochi per la verità, erano tutte intercorse tra persone che conoscevo, mia moglie non ama i telefoni, in generale. Io stesso, mi sono dovuto rassegnare a questa sua pessima caratteristica. Abbandona il telefonino e, se non mi preoccupo io, non lo ricarica neppure. Spesso, in ufficio è costretta a elemosinare un caricatore Nokia, perché è rimasta, per l’ennesima volta “a secco”.

Tutto regolare, insomma.

L’unico messaggio che ha attirato la mia attenzione è stato quello di Patrizia, cugina di Carmela.

Patrizia e Carmela mi sono molto “note” ma il messaggio incomprensibile:

“DOMANI APRI DOPO LE 10”

Che cosa doveva aprire? Boh!

Ma non ci pensai più di tanto: Patrizia, una bella ragazzona, che oggi ha circa trent’anni, credo. Ha fatto da baby sitter, per anni, ai nostri ragazzi, nati a poco più di un anno l’uno dall’altra, e i rapporti tra lei, mia moglie e i ragazzi, sono rimasti affettuosissimi e intricati. Le classiche “cose da donna” da cui mi sono sempre ben guardato dall’immischiarmi. Non ho molta pazienza riguardo agli argomenti che piacciono alle donne, sono un po’ orso, come dicono loro.

Ho fatto il nome anche di Carmela, giusto?

Mi spiego subito … ormai le due donne sono abbinate, nei miei archetipi mentali, sono cugine, sono entrambi di famiglia, e abitano anche vicino.

Carmela, bellissima ragazza (ora donna) è diventata l’estetista di mia moglie, quindi, la frequentazione è costante. Un circolo vizioso, dal quale mi sono sempre tenuto alla larga.

Prima di andare avanti…

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