“Grazie mille Laura per la bella ed emozionante serata. Ci tenevo a chiederti scusa per averti creato imbarazzo, ma quella era proprio la mia intenzione! Spero che non ti abbia infastidito. Buonanotte”.
Mi mostrò quel messaggio e rimase interdetta non sapendo cosa rispondere e soprattutto se rispondere. Le nostre frasi fuori dai suoi schemi rigidi, prima d’ora, erano sempre rimaste all’interno della durata del rapporto sessuale. In momenti di enfasi, si dice di tutto e di più poiché i freni inibitori si abbassano o addirittura crollano. Quella volta però era diverso. Lì eravamo nella “realtà”. Eravamo ritornati nel razionale e in quel terreno lei mostrava nuovamente tutti i suoi scudi e barriere. Barricate emotive chiuse, ponte levatoio alzato e coccodrilli nel fossato. La sua fortezza sigillata, ma forse non del tutto. Era in evidente confusione e cercava in me un aiuto, una spinta, un suggerimento che con puntualità arrivò.
“Io gli risponderei scrivendogli: Grazie mille, anche per me è stata una bellissima serata. Non mi ha infastidito quel tuo gesto. Mi ha sorpreso perché non me l’aspettavo. Cosa ne pensi?”
Laura rispose “Sì, in fondo è la verità e mi sembra che dica e non dica. Ok, va bene. Inviato”.
Se conoscevo bene i miei simili lui, senza dubbio, era lì ad attendere una risposta. Sapeva dentro di sé che sarebbe arrivata in fretta. Il successivo messaggio arrivò dopo pochi secondi: “Ne sono contento e mi rincuorano le tue parole. Ho fatto fatica a rimanere al mio posto e avrei voluto tanto che Francesco non ci fosse. Ti chiedo nuovamente scusa, ma è la verità”.
Questa risposta mi diede un nuovo colpo al cuore e anche un piccolo principio di erezione. Era evidente che lui la volesse ma senza di me. Laura invece impallidì. Il suo castello era stato assalito. Libero di essere saccheggiato di tutte quelle resistenze che, con tanta difficoltà, era riuscita a tenere sotto controllo in tutti questi anni. Una diga stava per crollare e, come si dice in questi casi: “si salvi chi può”. Lei aveva ceduto.
Non voleva più nuotare contro corrente e, lasciandosi trascinare dell’acqua, rispose di sua iniziativa: “Francesco non è un problema, anzi!”
Leggendo la frase ebbi la certezza che quel tanto atteso momento era arrivato. La passione per la carne aveva vinto sulla ragione. Si era abbandonata al destino. Un gran bel destino direi. Un nuovo sussulto e sulle sue labbra apparve un sorriso.
La risposta arrivò fulminea: “Ah! Allora nemmeno per me è un problema, anzi!”
Lei scrisse nuovamente di getto senza alcun ragionamento: “Perfetto. A domani. Buona notte”.
L’istinto mi portò a baciarla e ad allungare le mani sul suo sesso. Ancora una volta era fradicio. Quel breve scambio di messaggi, l’avevano riaccesa. Si contorceva mentre la toccavo. All’orecchio mi disse “lo senti che effetto mi fa questa cosa? Ho voglia di godere tesoro mio”.
A queste parole io in religioso silenzio mi abbassai e con la lingua mi appoggiai alla sua vagina che sussultava e chiedeva di essere ascoltata. Una nuova frase mi mandò in estasi: “Voglio che sia lui a farmi godere!”
In meno di un minuto, la travolse un nuovo orgasmo che sgorgò nella mia bocca. Furono minuti intensi, pieni di eccitazione e di desiderio allo stato puro. I nostri istinti avevano preso possesso di noi. Si erano divertiti a giocare con i nostri corpi e le menti. Laura divenne incontenibile rompendo il silenzio della stanza: “Lecca tutto e puliscimela bene. Mi sa che dovrai abituarti”.
Quelle parole erano una frustata secca! Una secchiata di acqua gelata, un colpo secco inferto con determinazione. Un consenso per avviarmi al mio nuovo status di cornuto.
Con gioia le risposi: “Si. Lo faccio subito amore mio”.
Il suo sapore in bocca era afrodisiaco. Mi rendeva schiavo di lei. Sotto i suoi occhi la lingua attraversava i centimetri del corpo macchiati. La sua mano dietro alla nuca mi accompagnava e gli sguardi tra di noi erano fissi, intensi e profondi. Una complicità unica e unita nel compiere quella missione con cura e delicatezza. Un dolce bacio concluse questo momento con lei che mi disse: “Sa di buono la mia figa. Ora però dormiamo che sono stanca”. Lei si voltò di spalle e io da dietro mi accucciai abbracciandola e stringendola a me. Non presi sonno subito perché riuscire a scaricare tutte quelle bellissime sensazioni provate non fu per nulla facile. I pensieri si spostarono dalla pancia alla testa e gli interrogativi furono diversi. Che cos’era successo? Perché era successo? Ma soprattutto, era questo ciò che volevo davvero? Un altro uomo si stava infilando nelle nostre lenzuola e le avrebbe dato quello che io non ero mai riuscito a farle provare. Quell’appagamento profondo e intenso che l’avrebbe fatta godere a pieno del suo corpo. Lei lo desiderava. Io lo desideravo e non ero nessuno per poterglielo impedire. Come si fa a privare una persona che ami della felicità o di provare piacere? Se ami davvero una persona, non puoi negarle tutto questo. Non è giusto. Non è amore! Amare non è privazione o una rinuncia ma piuttosto l’opportunità di poter stare meglio in due. Era questo ciò che volevo? Sì e ancora sì. Volevo che lei fosse felice e di conseguenza esserlo anche io. Come sarebbe stato domani? Passata questa sbornia di emozioni, la razionalità sarebbe ritornata prepotente cancellando tutto questo, oppure davvero un nuovo mondo si stava aprendo. I dubbi c’erano e anche molto motivati, conoscendo le sue resistenze e rigidità. Venne il momento di dormire e di cedere a Morfeo.
Rimanemmo abbracciati tutta la notte.
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