Lei raccolse un cuscino e, sollevatasi, se lo mise sotto la pancia, abbandonandosi lasciva alla scopata.
Inoltre, mi aprirono le gambe e, lavorando in squadra, mi fecero un memorabile ditalino. Persa nel piacere, carezzavo la schiena e la nuca di Iside e godevo senza frenarmi… Poi, per un poco, si scordarono di me, perché lei era quasi pronta per l’orgasmo. Cambiarono posizione.
Lui si mise steso sotto e Iside lo montò. Trovai eccitante e proibita la capacità con la quale lei raccolse il cazzone con la mano sinistra e, adoperandolo come uno scettro inanimato, si cercò la fessura e quindi lo cavalcò.
Volli vedere meglio, così mi spostai… La splendida valchiria non andava solo su e giù, ma anche avanti e indietro, strusciando per farselo oscillare in vagina. Il grosso cazzo le scompariva in corpo, e le grandi labbra formavano una specie di anello intorno ad esso, avvolgendolo completamente.
Mi alzai e le andai di fronte volevo baciarla in bocca, ma lei non ricambiò: era persa nei suoi desideri e aspettava solo di venire.
Il ritmo della cavalcata incalzava e Germano sosteneva benissimo l’assalto di Iside. Lei cominciò a lamentarsi lentamente e languidamente, ma poi una serie di “Ah, ah, ahhh” scandirono le pompate successive. Senza fermarsi, la strega cominciò a venire, ora urlando di piacere, roteando inconsultamente sul perno di lui, tenendoselo tutto dentro la pancia, fino all’ombelico.
Venne così, per vari minuti.
Germano si trattenne dallo sborrare. Lei capì perché: mi voleva ancora!
Iside, spossata e quieta, si fece da parte e, piena di gratitudine come lo fu di cazzo, disse:
– Wow! Mi ci voleva! – Poi, lanciandomi uno sguardo d’intesa, aggiunse: – Ragazzi, adesso tocca a voi. – e, più severamente ad entrambi: – Mi raccomando, solo nel culo, eh?
Aveva l’aria della mammina che ti ammonisce, come ti chiedesse di non far tardi al cinema.
Mi piacque offrirmi come una puttana ben preparata.
Salii sul letto e mi misi a pecorella, con il cuscino sotto la testa, i gomiti ben piantati e, puntando sulle ginocchia, offrii il culo a Germano. Lui prese posizione e, come un carnefice che accomoda la vittima, mi tirò più indietro per potermi penetrare in piedi.
Io, per sottolineare un finto disinteresse ed una arrapante disinvoltura, accavallai i piedi.
In poche mosse, mi fu dietro. Mi leccò il culo, poi ci sputò dentro, mentre si carezzava il cazzo per renderlo più duro e micidiale. Infine, lo puntò…
Grazie alla pomatina miracolosa, mi penetrò senza intoppi, gonfiandomi il budello molto agevolmente. Ancora una volta, quel cazzo gonfio, lungo e morbido, mi stupì per quanto era plasmabile: si adattava perfettamente alle pareti dell’intestino e saliva su, su… Come il mercurio in un termometro.
Io sbuffavo come fossi una locomotiva, mentre prendevo tutto lo stantuffo in corpo. Per aggravare l’inculata, Germano lo tirò fuori, facendomi emettere un sacco d’aria dal budello e poi, tenendoselo in mano, mi puntò di nuovo, osservando attentamente la posizione dell’ano, per non mancarlo.
Rapido, mi costrinse ad aprirmi le natiche con le dita per avere la via facilitata… Iniziò ad incularmi, entrando tutto e poi fuoriuscendo. All’inizio, la sensazione di apertura mi sconvolgeva ma, pian piano, lo sfintere si abbandonò e il mio orifizio si aprì completamente, quasi fosse una cavità naturale.
Il giovane era troppo arrapato ormai. Mi si rimise tutto dentro, questa volta rimanendo immobile.
Iside si introdusse nella lotta: – Ecco, – disse con voce roca – sfondale il culetto, Germano… Dai, che le piace assai! – e così si mise al mio fianco: pose una mano sulla schiena, poco sopra il culo, per farmi inarcare e prendere ancora più mazza, e l’altra sotto, per masturbarmi. – Adesso le conto: penetra bene per dieci volte e, all’ultima botta, devi sborrare!
Queste parole secche, decise, non fecero che aumentare la nostra eccitazione.
Come se fosse seguita ad una condanna, la pena veniva eseguita: – Una! – sentenziò Iside – dai, sfondale il culo, non deve dimenticarti, stallone… E due…Tutto nelle chiappe, infisso come una zeppa di legno duro.
Il ritmo del ditalino sotto di me incalzava, e Germano sudava copiosamente.
– Adesso sii pronto, – disse – il suo culo dilatato aspetta tre affondi della tua lancia, veloci e inesorabili. Daiiii!
Iside arrapava peggio di noi: – Uno… e due… Svelto! E… tre! Bravo, fermo ora, restale in culo!
I suoi ordini erano precisi e appropriati: era impossibile contrastarli.
Io e il mio culo eravamo rassegnati a subire quei colpi contati, con la certezza che, di li a poco, sarei stata riempita di sborra estranea… Come quando il benzinaio ti fa il pieno alla sua pompa.
– Sei, – lo incalzò Iside – preparati a schizzare.
– E… sette. Apri il culetto, amore. Manca poco…. Solo un poco di sofferenza ancora, per il piacere di questo giovane. Ci stai?
Io mugolai un sì, col respiro rotto e col ditalino che mi sconquassava.
– Otto… dai, Germano. Infila la spada; tu sei un maschio e domini il suo culo. – La stanza vibrava, tutto aspettava il finale di quel conto pieno di parossismo.
– Nove! Lo sperma ribolle… Spingi, spingi… – poi, premendomi sulla schiena: – Inarca il culo, offrilo… presto… presto: arriva il suo dono liquido.
Iside sapeva cosa faceva!
– E… e… ora… È ora, adesso…
Era talmente arrapata che, sono certa, stesse venendo anche lei, senza toccarsi.
– Dieci! Oh, dieci! Germano, eiacula… Ti preghiamo! Fai scorrere il tuo fiume nel suo culo… – lo disse quasi singhiozzando.
E così fu!
Come da lei comandato, il ragazzo spruzzò, premendo tutto il cazzo in fondo a me, come una grossa siringa da cavallo.
Sentivo la sborra calda espandersi nell’intestino. Ero al settimo cielo.
Germano restò infisso in me. Iside mi abbracciò la pancia, come volesse preservare lo sperma depositato nel mio antro. Con le dita in un bagno succoso, mi fece sborrare a mia volta, copiosamente, in una ridda di sussulti irrefrenabili.
Molto più tardi, ci lavammo…
Ci facemmo portare dei caffè dal bar, aperto tutta la notte, poi, scherzosamente, Iside gli fece le carte con le “napoletane”. Gli disse delle cose che non ricordo e, alla fine, gli toccò le tempie con la scusa di sentire le sue pulsazioni.
Germano sussultò, come se avesse preso una scossa, scartando all’indietro. Chiuse gli occhi e, quando li riaprì, ci guardò stupito e confuso…
Iside gli piazzò in mano il vassoio con le tazze sporche.
– Grazie, giovanotto. – disse imperiosa – E tieni, questi sono per te!
Posò dieci euro sulla guantiera. Il ragazzo era completamente fuso, ma ringraziò farfugliando, si scusò senza capire un granché e fece marcia indietro, incespicando, fino ad uscire.
Una volta nel corridoio, rimuginava stupito: non sapeva che ci facesse lì e non sapeva chi fossero quelle due bonazze nella camera. Ricordava solo che erano praticamente nude… E che lui, come un coglione, se ne era uscito senza una parola, come un gatto bastonato.
Non rammentava più niente di quella sera, aveva mal di testa e un po’ di nausea.
Meglio tornarsene a casa… Sì… Ma dov’era casa sua? Boh!
Iside ed io ci adagiammo insieme nello stesso lettone, quello ancora non disfatto, con le lenzuola fresche e pulite.
Prima di addormentarci, infantilmente chiesi:
– Ma allora, non hai pagato Germano?
E lei, sorridente, con aria distaccata, rispose: – Se dopo le scopate che gli abbiamo regalato, lo avessi anche pagato… Stavamo fresche, cara mia. – Quindi, voltandosi dall’altra parte per prendere sonno:
–… E, dopotutto, se voleva fottere senza pagare, doveva incontrarsi con le fate… Non con le streghe!
Sbadigliò, mentre spegneva la luce.
LEGGI L' EBOOK: https://www.amazon.it/dp/B0D45W828F/
Ti è piaciuto?
Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]
Altri racconti di Giovanna Esse
Grazie mille per la citazione e complimenti ancora per la tua scrittura e per l'ottima trama che hanno reso molto entusiasmante il nostro lavoro di editori.