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Una vergine al sabba - Presentazione
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Racconto17 min di lettura

Una vergine al sabba - Presentazione

Dall'ultimo romanzo erotico porno-fantasy di Giovanna la presentazione degli amici ed editori: Manuel e Monica Drake.

Giovanna Esse
2 anni fa · 644 letture · 1

Il cazzo di Germano, lungo e serpentino, non era proprio durissimo, a causa delle dimensioni esagerate, quindi si lasciava sagomare comodamente. Iside, che doveva essere una grande porca, se lo indirizzava in bocca, come una mangiatrice di spade. Lo tirava verso sé e faceva in modo che si adattasse prima alla bocca, e poi alla gola. Insomma, riusciva a far sparire quel cazzo di circa trenta centimetri fino ai coglioni.

Resisteva vari secondi in apnea, per poi riprendere aria, tirando la testa all’indietro, eruttando quella mazza notevole e lasciandola arrapata, a mezz’aria.

Germano sudava: – Mi fate impazzire! – disse sinceramente.

La “bella signora” aveva gli occhi umidi di lacrime, a causa del soffocamento: goccioloni di saliva, densa e trasparente, venivano giù dalle sue labbra.

Non paga, si voltò a mio favore e mi mise tutta la lingua in bocca, baciandomi da vera troia. L’odore del cazzo era tutto spiaccicato su quella bocca, rendendo il suo bacio pieno di libidine.

Ci mettemmo in posizione e cominciammo un bocchino a due. Iside teneva le redini della situazione, ficcando il cazzo nelle nostre bocche. Fece del suo meglio per farmelo inghiottire totalmente, ma non ne ero capace.

Mentre passava da una gola all’altra, Germano, per meglio soffocarci, ci teneva per la nuca, tirando a sé ora l’una, ora l’altra di noi.

– Lecca i coglioni, adesso, – mi esortò Iside, ed io prontamente eseguii, mettendomi prona sotto il cazzo di Germano. Lei, intanto, glielo teneva in mano e lo masturbava, con in bocca solo la capocchia, tra le labbra socchiuse.

Venni presa da una furia sessuale che mai avevo conosciuto e succhiavo i coglioni: erano grossi e scivolavano piacevolmente tra le mie labbra umidicce; mi entravano in bocca e venivano a contatto della lingua, e allora succhiavo… facevo il vuoto così, e le palle si adattavano completamente al mio palato.

Iside stava roteando la lingua sul glande, rosso e spropositato, del giovane playboy. Si staccò malvolentieri dal cazzo e me lo prestò, per permettermi di ingoiarlo, pieno di liquido tra cui la delicata saliva di lei.

Piano, fece stendere Germano sul letto, con i piedi ancora per terra e con me che arrancavo, per non perdere il grosso cazzo dalla bocca.

Fui costretta a fargli il pompino, alzata e piegata a novanta gradi, con le braccia poggiate sulle sue gambe muscolose e le mani tra le sue cosce, godendomi col tatto il cazzo morbido e consistente del giovane; aveva la pelle di seta e, con le dita, mi studiavo le vene in rilievo che lo facevano sembrare una scultura.

Gli prendevo nel palmo anche lo scroto, quella borsa di carne morbidissima, colore del cuoio, quelle palle perfette, ovoidali, che si facevano sempre più calde: mi trasmettevano potere ogni volta che le prendevo tra le mani, sapevo che la vita di quell’uomo era concentrata tutta li…

Il cazzo era veramente enorme, per questo il sangue che affluiva non riusciva quasi a tenerlo duro come pietra, come quello che avevo saggiato (con dolore) nel caso del pene di Pompeo. Quando il porco si eccitava, il suo cazzo era di marmo: neanche premendolo in mano riuscivo a cambiarne la consistenza; praticamente, era come un osso.

Invece, questo era più morbido e pericoloso: adattandosi perfettamente alla bocca, e infilandosi serpentinamente fino nella gola, tendeva a soffocarmi.

Ai primi “affondi”, mi trovai in difficoltà, perché d’improvviso non mi entrava più l’aria, neppure dalle narici. Presa alla sprovvista, strabuzzavo gli occhi, mentre conati di vomito mi facevano cacciare fiumi di saliva dalla gola.

Capii che era colpa del cazzo: una volta in bocca, non scompariva “nel nulla”, ma si infilava per vari centimetri nella gola, otturando i fori di entrata dell’aria dal naso.

Che meravigliosa sensazione studiare la tecnica del bocchino.

Mi sentivo una troiona e aprii le cosce, smisuratamente vogliosa.

Iside non aspettava altro. Mi infilò la lingua in figa e mise la bocca sulle mie piccole labbra, modulando un risucchio incredibile che le faceva vibrare e tremare. La mia pancia sussultava sotto le sue pressioni; a tratti mi sentivo venire meno.

Intanto, per fortuna, avevo imparato a gestire la giusta respirazione per gli ingoi di cazzo. Infatti, adesso arrivavo senza problemi con le labbra fino alle palle. Mi fermavo in apnea, gustandomi la sensazione di riempimento e poi, lentissimo, facevo sgusciare fuori il serpentone carnoso di Germano.

Iside, oltre a farmi una minetta da urlo, mi introdusse i pollici nei due orifizi a disposizione, l’utero e l’ano e, appena mi succhiò il clitoride per l’ultima volta, venni sbrodando, accasciandomi sulle gambe e senza forze, la testa abbattuta su un fianco del ragazzo e il suo cazzo infisso in bocca, ciucciando come una bambina succhia al seno materno.

Germano guardava affascinato la scena rimandata, in tutta la sua eccitante complessità, dallo specchio posto al lato del letto. Senza alcun avviso, né particolari contrazioni, anche lui spossato e languido, cominciò una lunga sborrata nella mia bocca: senza sussulti, come se stesse pisciando sperma.

Iside, che controllava tutto, si accostò veloce e mi sussurrò:

– Dammene un po’ tesoro! –mi scostò dal cazzo di lui, che tenne in mano come una maniglia mentre mi baciava languida e felice, raccogliendo lo sperma del ragazzo con la lingua. Dalla mia bocca, passava a leccarlo anche dalla sua pancia, sulla quale era colata una parte della sborra, per sorbire anche quella. Tra l’una e l’altra, lisciammo il cazzo del nostro amico meglio di un bidet.

Ci sistemammo tutt’e tre; bevemmo qualcosa, io andai a fare pipì e a lavarmi la figa. Mentre mi toccavo, speravo che, di lì a poco, Iside mi avrebbe fatta sverginare da Germano. “Non fa niente che è uno sconosciuto e che non c’è alcun romanticismo, voglio un cazzo in figa… Basta con i surrogati!” pensai.

Quando tornai in camera, i miei amanti erano sul letto e scambiavano qualche parola.

– … Mai successo prima… Siete meravigliose. – stava dicendo Germano. Con lo sguardo estasiato, accarezzava le forme sinuose e affascinanti di Iside E poi, ancora: – Credo che dovrò cambiare “lavoro”! Come posso accontentarmi di un’altra, adesso? Magari una vecchia o una grassona sudata e puzzolente?

Iside rideva e mi fece posto al suo fianco:

– Allora, dopo ti leggo le carte e ti svelo il tuo destino, vuoi? – disse la strega che, finora, di diabolico aveva dimostrato solo una grande libidine.

Mi abbracciò le spalle e mi strinse a sé. Così facendo, voltò il culo verso il giovane e si dedicò teneramente a me, baciandomi con passione. Io ricambiai con grande trasporto quel bacio perverso. Accettandolo, ammettevo di essere lesbica e porca, ma che importava? Ero felice e innamorata… E la sua bocca era dolce e peccaminosa come il succo di melograno.

Germano, senza bisogno di esibire il suo mestiere, venne conquistato sinceramente dallo spettacolo che quella puttana gli offriva. Il culo, sodo e perfetto, si dimenava a pochi centimetri da lui, le calze aggiungevano un tocco irresistibile ai movimenti sinuosi, e la sua vulva, gonfia e umettata, faceva capolino ogni tanto tra le natiche, mostrandosi come una virgola rosea ed invitante.

Il ragazzo non si trattenne oltre e, mentre Iside si abbassava a lavorarsi le mie notevoli bocce e i capezzoli turgidi, la montò da dietro, steso su di lei. Appena penetrato nella figa della donna, lei, accusando la botta, strinse con forza le mie zinne; poi arrivò lui e si fece spazio per succhiarmi un capezzolo. Le loro teste erano sul mio petto come per omaggiarmi, e ognuno di loro due si prendeva delicatamente cura dei miei seni, leccandoli e succhiando.

Poco più in basso, potevo vedere il bastone di lui che chiavava in Iside, proprio davanti al mio sguardo virginale (sì, era così: ero una troia, ormai. ma ancora vergine, purtroppo).

Prima di andare avanti…

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