Dall'ultimo romanzo erotico porno-fantasy di Giovanna la presentazione degli amici ed editori: Manuel e Monica Drake.
Giovanna trascorre la propria opaca fanciullezza nella povertà di un borgo nei pressi di Benevento. Bella, ma senza né arte né parte ed emarginata da tutti, è continuamente vittima dei soprusi e delle angherie che le propina il laido e perverso compagno di sua madre, anch’ella succube ed impotente.
Crescendo, la giovane nota alcuni segni particolari che iniziano a comparire sulla sua pelle.
Rivelato questo strano fenomeno all’amata nonna, questa comprende che sono i segni di una “Predestinata” e prepara la ragazza ai primi rituali della stregoneria.
L’incontro con Iside, una splendida quanto misteriosa donna che diventerà la sua Magistra, segnerà il passaggio verso la definitiva iniziazione di Giovanna.
Il percorso sarà costellato da fatti ed incontri per lei del tutto nuovi, straordinari e sorprendenti, e il sesso, in tutte le sue pratiche più inconfessabili, scandirà le fasi che le sveleranno nuove consapevolezze e apriranno la sua mente ad una realtà parallela e magica.
Il Sabba e l’unione carnale con il Demonio saranno l’apoteosi iniziatica alla Nuova Vita di Giovanna che, trasfigurata nella Dea Madre, succederà in bellezza, potenza e carica erotica alla propria Magistra.
NOTTE CALDA CON GERMANO
Notte calda con Germano – di Giovanna Esse
Squadrai il ragazzo di sottecchi: era veramente bello. Alto, con un fisico palestrato, come gli spogliarellisti che a volte avevo sbirciato sui giornaletti che ci passavamo a scuola.
Si tolse la giacca e la cravatta, poi si tolse scarpe e calzini, e sistemò tutto ordinatamente su una poltroncina all’ingresso. Doveva conoscere bene l’albergo, perché si muoveva a suo agio.
– Come ti chiami? – mi domandò, fissandomi con occhi neri e penetranti.
– Giovanna, – risposi – e tu? – Presi coraggio e, per non rendermi ancora ridicola, venni fuori dal mio nascondiglio improvvisato e mi mostrai così com’ero, non senza un certo piacere nel farlo. L’elisir della prozia manteneva il suo effetto esaltante e la pomatina spalmata al culo mi dava un senso di caldo ai genitali.
– Io sono Germano. Vieni, sediamoci e rompiamo il ghiaccio. – mi prese per mano e mi accompagnò al divano di fronte alla tv.
– Solo un momento… – aggiunse mentre sedevo. Mi diede un piccolo bacio sulle labbra, breve e dolce, e si spostò verso il frigo bar. Ne estrasse una bottiglia di spumante e delle coppe. Prima di sedersi al mio fianco, col telecomando, cambiò il canale della TV e, d’improvviso, davanti ai miei occhi, comparvero delle scene erotiche, dove i protagonisti facevano di tutto e di più…. Restai di stucco.
Germano sedette e finse di non accorgersi del mio disagio, mentre mi offriva la coppa, piena per metà. Mi si mise a fianco e mi pose una mano sulla spalla, come fosse un vecchio amico.
– Iside, – chiamai – vuoi un po’ di Champagne? – cercai di darmi un tono vissuto. Lei era nell’altra stanza e ne venne fuori completamente vestita.
– No, grazie, Giovanna. Vi lascio soli, e… ti lascio in buone mani. Divertitevi!
Fece un cenno a Germano, chiamandolo a sé per un qualche motivo. Ma io bloccai la scena, tanto da sorprendere persino lei.
– Eh no, scusa! – mi imposi senza troppi convenevoli – Tu di qua non ti muovi… Altrimenti, se ne va anche il “Signore”. Voglio che rimani con me!
Iside fu presa alla sprovvista, ma capì che ero decisa. Ed io, a mia volta, fui certa che restare le avrebbe fatto piacere. Lanciò un’occhiata complice all’uomo: – E per Germano?
– Bellissime signore, con quello che “costo”, non vedo l’ora di servirvi e di fare anche gli straordinari… – disse spiritosamente – Per stasera, non ho altri impegni.
– E va bene. Ti farò da assistente! – disse Iside – Vado di là ad indossare qualcosa di più comodo. Voi cominciate pure…
Poi, rivolta a lui: – Senti, Germano: Giovanna è ancora vergine davanti, e così voglio che resti. Ci siamo intesi?
Lui brontolò di malumore: – Uff…, peccato… Ok, ok! Ma… dietro?
– Dietro, se vuole, può fare. Il culetto è suo!
Germano passò all’azione appena Iside si voltò e, meravigliosamente, mi baciò. Fu languido, profondo, intenso. Le sue labbra erano fresche e sensuali; dopo vari sfioramenti e tenerezze, mi aprì la bocca con la lingua virile e me la ficcò tutta dentro.
In quegli ultimi giorni, mi avevano fatto di tutto, ed io avevo fatto un sacco di “porcherie”, ma con uomini vecchi e deformi. Solo l’eccitazione della novità, della profanazione, della prima conoscenza del cazzo, mi aveva procurato un certo piacere, essenzialmente “meccanico”. Ora, apprezzavo con tutta l’anima quei baci da innamorato. Erano romantici, finalmente: nonostante tutto, non era solo sesso.
Mi baciava dappertutto, tanto da farmi ritenere che piacesse anche a lui… veramente. Germano dovette accorgersi di quanto lo desideravo, perché ci dava dentro con tutto il cuore.
Nonostante fossi inesperta, feci del mio meglio per imparare e contraccambiare il suo slancio. Mentre mi baciava e leccava la mia saliva, con le mani mi carezzava tutto il corpo, ma senza infilarsi sotto la lingerie. Amava toccare i bordi, dove le calze o la biancheria si scontravano con la mia pelle delicata e arrendevole. Con esperienza e gesti calibrati, tolse i pantaloni restando con la camicia aperta sul petto, villoso al punto giusto, e con i boxer, dove un rigonfiamento notevole evidenziava il suo sesso quasi del tutto eretto.
Ancora abbracciato a me, mi cercò la mano e la pose sul pene da sopra le mutande. Quel contatto ruppe gli indugi, e la mia eccitazione ci permise di entrare, finalmente, in confidenza.
Decisi di prendere l’iniziativa e infilai la mano sotto i boxer, a caccia del bastone. Al tocco, sentii che rispondeva bene, mentre la cappella si sollevava verso l’alto, come un fungo cresceva a vista d’occhio.
Non credevo alle mie emozioni, quando mi resi conto di essere arrivata alle sue palle morbide, mentre la testa di quel cazzone era quasi all’altezza del mio gomito. “Incredibile…” pensai tra me e me. Mi venne spontaneo di sbirciare nella penombra: effettivamente, Germano aveva un pitone tra le gambe.
A quel punto, il ragazzo si alzò in piedi e si tolse le mutande e la camicia, restando completamente nudo. Stranamente, si pose davanti a me, che ero seduta sul letto, voltato all’indietro. Non capii, però non trovai niente di meglio da fare che abbracciarlo all’altezza del sedere e cercargli il pene, sul davanti, circondandolo con le mani. Gli presi il lungo arnese e, intanto, gli tenevo la guancia su una chiappa.
Allora, Germano si aprì il sedere con le mani ed io decisi di fare una cosa che forse poteva anche offenderlo, chissà? Ma fui solo spontanea: ormai l’odore intimo e selvaggio dei genitali e delle natiche sudate mi avevano pervasa, dandomi alla testa. Così avvicinai le labbra al suo culo e gli leccai quel buco che lui stesso dilatava con le dita. Lo sentii sussultare; tant’è vero che lasciai il cazzo e gli presi le natiche io stessa tra le mani, stringendo per baciargli meglio il sedere possente. La mia linguetta sciabolava in quel buchetto cedevole e fragrante.
Nella figa avevo un lago, oramai.
Germano ebbe un fremito di piacere e si spinse verso l’alto sulla punta dei piedi: Iside si era inginocchiata davanti a noi e, senza toccarlo con le mani, gli aveva catturato il glande gonfio tra le labbra.
Era stupenda: aveva indossato degli stivali neri, di pelle morbidissima, alti fino al ginocchio e, sotto, delle calze nere autoreggenti e opache, che li superavano di pochi centimetri. Aveva raccolto i capelli in una coda di cavallo e, per il resto, era completamente nuda: una statua dal corpo perfetto e con due seni tondi e svettanti da fare invidia.
Mi spostai al suo fianco: non potevo perdere il piacere di osservarla mentre faceva un pompino ad arte.
