Mi diede ancora qualche lappata, poi si sdraiò al mio fianco. Mi alzai, invertii la mia posizione scavalcandolo e mi misi a ‘69’.
Avvicinai il mio viso al suo pacco ancora avvolto dai boxer aderenti e iniziai a leccarglielo bagnando abbondantemente il tessuto bianco che glielo fece trasparire.
Intanto, lui non desisteva dal leccarmela metodicamente. Invocai gli dei che mi aiutassero a trattenere l’orgasmo. Al momento mi furono propizi, ma non mi evitarono un’altra colata di miele che si sparse sul viso del mio amore.
Gli abbassai i boxer, aprii la bocca e feci uscire tutta la lingua. Gli appoggiai sopra il glande e li ritrassi entrambi nell’avido orifizio, serrando le labbra e lasciando all’immaginazione di Max fantasticare sul duello, senza esclusione di colpi, che si stava ingaggiando tra il cazzo di mio marito e la mia lingua.
Non volevo portare Manuel troppo vicino all’orgasmo, perché ambivo a mostrare al nostro spettatore un numero più alto possibile di modi nei quali mi piace essere scopata, così reputai fosse giunto il momento di cambiare posizione ed iniziare a scopare seriamente.
Mi alzai dal ‘69’ e mi sdraiai su un fianco, stendendo una gamba sul letto e portando l’altra in aria. Manuel si posizionò a cavallo della mia gamba appoggiata e mi penetrò dolcemente, aggrappandosi a quella in aria per arrivarmi in profondità. Questa, nel Kamasutra, è chiamata ‘Il salvataggio’, ma le mie articolazioni di ballerina mi permettono la variante della gamba distesa in alto.
Poi abbassai la gamba, mi voltai in po’ di lato protendendo il culetto indietro e fummo nella posizione detta ‘I cucchiai’.
Successivamente, mi misi a pancia in giù, alzando il bacino, e Manuel infilò le sue gambe sotto le mie, così diventammo ‘Lo Scorpione’, che è una posizione scenografica ma mi stimola poco.
Dallo ‘Scorpione’ alla ‘Libellula’ il passo fu breve e, dopo questa, mi venne naturale girarmi, facendo perno sul pisello per mettermi ‘ad Andromaca’, poi ‘a cavalletto’, per concludere con la classica cavalcata alternata con quella ‘della rana’.
Dopo otto diverse posizioni, guardai Max che ormai si stava segando vigorosamente.
Avevo necessità di un orgasmo. Chiesi sottovoce a Manuel a che punto fosse e mi diede il via libera.
Divaricai quanto più possibile le mie cosce e ripiegai le gambe sopra le sue. Roteai a più non posso il bacino e sentii il cazzo di mio marito indurirsi oltre misura, preannunciando la sua imminente esplosione.
Emisi una nuova colata di miele e sentii scoccare la classica saetta elettrica che mi corre lungo la schiena. Strinsi il più possibile i miei muscoli vaginali, diedi ancora due o tre colpi micidiali a mio marito e, finalmente, deflagrammo all’unisono, urlando tutto il nostro piacere.
Le schizzate di sperma di Manuel sembravano non finire mai, e io ebbi una sequenza di contrazioni di ventre e vagina che mi fecero perfino girare la testa, tanto che crollai sul letto quasi senza controllo.
Manuel, in onore del nostro silenzioso spettatore, volle fare lo ‘sborone’: approfittò di avermi lì, inerte, sdraiata sul letto, per alzarmi le gambe, aprirmi le cosce e buttarsi sulla mia vulva, leccando tutto quello che ne usciva. Ne raccolse una certa quantità sulla lingua e poi venne ad infilarla nella mia bocca già parzialmente aperta in cerca di ossigeno.
Nel mentre faceva questa porcellata, non pago e con il cazzo ancora duro, me lo infilò nuovamente e prese a scoparmi con decisione. Inizialmente, ero ancora senza forze e fuori di testa, tanto che rimasi praticamente inerme, tipo ‘bambola di silicone’, ma le sue insistenti e ritmiche pompate riaccesero i miei interruttori, riportandomi ad essere attiva.
Iniziai a muovere il bacino con spinte opposte alle sue e, dopo pochi minuti di questo martellamento, Manuel venne per la seconda volta e io lo seguii a ruota. Ero piena di sperma come non ricordi di esserlo mai stata.
Completamente squassati, non ci curammo per nulla di Max che, per quanto riuscii a percepire, se ne stava ancora seduto sulla poltroncina. Mi sforzai a riprendermi, perché divenni preoccupata per la sua immobilità. Mi alzai a sedere e guardai nella sua direzione. Fortunatamente, stava bene. Aveva ancora il suo membro in mano, aveva sborrato anche lui e aveva una faccia così ebete e compiaciuta che ci ridiamo ancora adesso.
Anche Manuel si riprese, gli chiese se era tutto ok e lui rispose alzando il pollice in alto sorridendoci.
Recuperai il mio abito e andai filata in bagno a pulirmi, senza nemmeno chiedere a Max il permesso.
Mio marito mi raggiunse subito.. Ci baciammo appassionatamente senza dirci nulla, ma i nostri occhi sprizzavano scintille per la complicità che ci aveva uniti ancora una volta.
Ero sudatissima. Mi diedi una sciacquata sotto la doccia e mi resi conto che non potevo indossare i miei pantaloni bagnatissimi. Presi un accappatoio e me lo infilai. Quando uscimmo dal bagno, Max ci attendeva anche lui ricomposto e raggiante.
Era quasi senza parole per la sorpresa che gli avevamo fatto.
Lo ringraziai per la squisita ospitalità che aveva profuso da quando ci aveva conosciuto, e mi augurai che lo ‘spettacolino’ fosse stato di suo gradimento.
Evidentemente, faticava a riprendersi da quanto aveva assistito, quindi lo togliemmo dall’imbarazzo: Manuel gli diede la mano e io due baci sulla guancia, quindi ci avviammo verso l’uscita della suite. Passando davanti al letto, teatro della nostra performance, vidi una chiazza bagnata di almeno 70-80 centimetri di diametro. Max avrebbe dormito sul divano quella notte.
Sperai di non incontrare nessuno nei corridoi e in ascensore, visto come ero messa: in accappatoio, con i sandali ai piedi, i pantaloni in mano, il trucco mezzo sciolto e i capelli che per il sudore si erano arricciati tutti. Sembravo reduce da un baccanale!
Rientrati in camera, mi struccai, mi feci un’altra doccia assieme a Manuel e andammo a dormire, esausti ma molto appagati.
Venne così il mattino. Indossai un paio di shorts bianchi con una camicetta gialla e dei sandaletti con il tacco basso per stare più comoda. Preparai le valige e poi scendemmo a fare una bella colazione. Il sesso della sera precedente ci aveva messo un grande appetito.
Mangiando, ridemmo, ricordandoci alcune scene e la faccia di Max inebetita dalla nostra inaspettata performance.
Salimmo in camera e chiamammo il facchino per prendere i bagagli.
Arrivati alla reception per pagare il conto. Il concierge consultò il computer, ma disse che il conto era già stato saldato. Gli chiedemmo di fare un’altra verifica, perché nessuno di noi due aveva pagato. Controllò ancora e ribadì che non c’era nulla da pagare. Ovviamente, concludemmo che era stato Max a saldare.
Non potevamo andarcene così, perciò pensammo di scrivergli almeno un biglietto di ringraziamento ma, nel frattempo, il concierge ci consegnò una busta che aprimmo subito.
Era una breve lettera di Max che diceva: ‘Miei cari e gentili amici, non ho parole per ringraziarvi di quello che avete fatto per me. Con il vostro amore e la vostra complicità, mi avete fatto capire che non mancherò di rispetto alla mia cara Eveline se cercherò di rifarmi una vita con una compagna da poter amare e poter fare felice, come lo fate voi l’uno con l’altra. Vogliate gradire l’omaggio della mia ospitalità, in segno di infinita riconoscenza. Buon proseguimento di vacanza, Max”
Le sue parole ci commossero. Involontariamente, nella nostra lussuriosa follia, avevamo risvegliato nel nostro amico la voglia di vivere e di amare. E fummo certi che anche la sua compianta Eveline ne sarebbe stata felice.
Dal garage dell’hotel ci portarono la macchina e vi caricarono i bagagli. Mi misi alla guida, mentre Manuel impostò il navigatore per condurci all’autostrada.
Quando fummo quasi al termine della rampa di immissione, accese lo stereo e caricò uno dei miei brani preferiti in quel periodo: “Sexy Woman” di Mike Oldfield.
Mi voltai verso il mio amore e gli chiesi: “Vado?” Lui mi guardò complice, sorrise e rispose: “Vai, amore.”
Diedi una rapida occhiata negli specchietti: via libera! Premetti a fondo il pedale destro e l’auto accelerò furiosamente; con il sequenziale, le cambiate entravano brutali come fucilate. Dopo ognuna, la spinta del motore ci faceva sprofondare nei sedili. Quando guidava mio marito e non dovevo concentrarmi alla guida, la percezione di quella potenza riusciva perfino a darmi un piacere sessuale.
Con il vento nei capelli, eravamo decollati per Barcellona.
MonicaManuelDrake.com
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Sposati da circa diciotto anni, siamo una coppia, all'apparenza, irreprensibile, con numerose relazioni sociali. Viviamo il nostro amore e la nostra grande complicità all'insegna di un sesso spinto, coinvolgente, solare, allegro e intrigante, che per noi è gioia, fantasia, curiosità. La nostra attività erotico-letteraria è presentata nel sito web https://monicamanueldrake.com
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