Max comprese e disse che ci avrebbe riaccompagnati in hotel. Prese il cellulare e fece per chiamare la macchina, ma noi gli dicemmo che, visto il breve percorso, avremmo preferito fare una passeggiata. Lui accettò con entusiasmo, fece un cenno al maître di segnare sul suo conto e uscimmo dal locale.
Durante la passeggiata, Max espresse il rammarico di non aver visto qualche balletto che feci in televisione, ricordando che a lui e ad Eveline piacevano tanto i varietà come li facevano fino a qualche decennio prima.
Guardai negli occhi Manuel in cerca della sua approvazione che, nel nostro linguaggio senza parole, intesi subito essere un ‘Ok’, così dissi a Max che, per ringraziarlo della sua squisita ospitalità, avremmo potuto prendere dalla nostra camera il mio telefono, dove conservavo molti video dei balletti ai quali avevo partecipato per mostrarglieli.
Quasi non credeva alle sue orecchie e ci invitò a salire nella sua suite, dove avremmo potuto collegare il mio dispositivo alla TV per vederli meglio.
Quando fummo in camera nostra, andai a fare pipì e Manuel si affacciò alla porta del bagno dicendomi: “Che intenzioni pensi che abbia Max invitandoci nel suo appartamento?”
“Ha detto che gli sarebbe piaciuto vedere i miei filmati sul televisore. Lo capisco, perché sul cellulare non si vedrebbe niente…”
“Mah, io sospetto che abbia qualche altra intenzione, anche se sicuramente la sua eleganza e gentilezza possono mascherarla bene.”
“Credi? Ti dico subito che non ho nessunissima intenzione di fare una cosa a tre, tantomeno di scoparmelo davanti a te. Ho una tremenda voglia di fare sesso, ma desidero farlo solo con te.”
“Ok, amore. Lo stesso vale per me. Stiamo a vedere dove va a parare.”
Mi diedi una rinfrescata alle parti intime, una guardata allo specchio, recuperai il cellulare e uscimmo dalla camera. La suite di Max era all’ultimo piano della struttura.
Bussammo alla porta e lui ci aprì, dandoci il benvenuto nel suo appartamento che era molto grande, aveva un’ampia camera da letto in open space con il salone, un salotto con divano e poltrone, due bagni e una zona pranzo.
Ci offrì da bere, accese il televisore e aprì l’interfaccia a video che ci permise di accoppiare il mio cellulare e proiettare i contenuti multimediali sul grande schermo.
Avevo già in mente i filmati da mostrargli, così selezionai il primo che mandai in riproduzione. Riconobbe subito la colonna sonora della sigla del programma che, all’epoca, fu una hit a livello internazionale. Il balletto iniziò e gli chiesi di riconoscermi tra le altre ballerine. Non ci riuscì al primo colpo, così mi indicai avvicinandomi allo schermo ed esclamò: “Wow! Però, non ti avrei riconosciuta!”
Gli risposi che era comprensibile: nella maggior parte dei balletti, eravamo pesantemente truccate e spesso con acconciature che non avremmo mai portato nella vita normale, per non parlare che erano ormai passati dai venti ai trent’anni e che il tempo inevitabilmente trasforma.
Con mia sorpresa, anche Max sostenne, come da sempre anche Manuel, che ora sono molto più affascinante e attraente di quando ero giovane. Caricai un secondo video e lui lo guardò con enorme attenzione cercando di riconoscermi, e questa volta ci azzeccò quasi subito.
Enfatizzò molto la difficoltà di diversi passi che vedeva eseguire e si chiese come era possibile rimanere in piedi a quella velocità e con tanto coordinamento.
Ovviamente, gli risposi che per un balletto di tre minuti ci allenavamo per settimane e facevamo innumerevoli prove.
Arrivammo ad un punto del terzo filmato dove io e le mie colleghe, in penombra, sembravamo avere una sola gamba e rimanevamo ferme in quella posizione per almeno trenta o quaranta secondi, intanto che i ballerini maschi sfilavano tra noi, piroettandoci intorno.
“È incredibile!” esclamò, “Ma come avete fatto a sembrare di avere una sola gamba?” mi domandò.
Feci mente locale, cercando le parole in francese per potergli descrivere la posizione della spaccata verticale con la gamba alzata dietro alla schiena; feci prima a fargliela vedere.
Chiesi a Manuel di avvicinarsi per potermi appoggiare (non ho più vent’anni!) e alzai la gamba destra, fino a che non fu parallela al mio busto, poi ruotai l’anca, portando la gamba dietro alla schiena. Infine, piegai il ginocchio e... voilà: guardandomi di fronte, la mia gamba destra non c’era più!
“Fantastico, incredibile! E l’ho visto in diretta a due metri di distanza!” Max aveva gli occhi fuori dalle orbite. Manuel era in visibilio, anche perché non mi ero assolutamente resa conto che, complici i miei pantaloni attillatissimi, in quella posizione non c’era forma o piega delle mie parti intime che non venisse enfatizzata ed esposta.
Mentre rimanevo ancora in posizione, guardando il nostro esterrefatto spettatore, Manuel si mise dietro a me, come se fosse il mio partner di ballo, e mi cinse con il braccio sinistro appoggiando la sua guancia alla mia. Riportai la mia gamba destra a lato, distendendola nuovamente verso l’alto. Lui mise la sua mano destra a prendermi il polpaccio, poi la fece scorrere lentamente verso la coscia e la percorse tutta, fino ad arrivare al gluteo. Ad occhi profani, avrebbe potuto passare per ballerino pure lui.
Max, che per vedere meglio i filmati si era seduto su una poltroncina a lato del letto, era ammutolito e teneva gli occhi sgranati, osservando mio marito accarezzarmi. Guardai Manuel con occhi complici che lui ricambiò, e ci intendemmo al volo di dare una svolta piccante a quel frangente ed offrire a Max qualcosa che avrebbe ricordato per sempre.
Lentamente, Manuel spostò la mano dal gluteo fin sulla mia patatina. Lo fece applicando una certa pressione che diede alla sua manovra un’impronta decisamente lussuriosa, togliendole anche ogni seppur remoto dubbio sulla sua esplicita intenzionalità.
Max si accomodò meglio contro lo schienale della poltroncina e assunse l’espressione tipica di colui che sta pregustandosi uno spettacolo straordinario.
Mio marito continuava a muovere verticalmente la sua mano lungo la mia spaccata intima, mentre con il braccio destro mi aiutava a sorreggere la gamba protesa al cielo. Mi voltai verso di lui e chiusi gli occhi, invitandolo a baciarmi. Il mio interruttore sessuale era stato attivato ed ero incondizionatamente disponibile a fare e farmi fare tutto ciò che il mio amore avesse voluto.
Il bacio appassionato, la lingua di Manuel tra le mie labbra e la sua mano che pastrugnava il mio sesso in maniera veramente oscena e indecente, mi provocarono una prima abbondante colata di umori che sentii scendermi lungo la gamba appoggiata a terra, immaginandomi i rivoli che bagnavano i sottili pantaloni, evidenziandosi nella loro corsa verso il mio ginocchio.
Abbassai la gamba e mio marito spostò le mani sui miei seni che strinse nei palmi, prima sopra il tessuto e poi sotto.
Max fece cenno di alzarsi dalla sua seduta. Io fui pronta e, con il sorriso sulle labbra, ma con un gesto perentorio della mano, gli intimai di rimanere al suo posto, facendogli anche capire che sarebbe stato solo spettatore.
Comprese e accettò immediatamente il suo ruolo, rimettendosi accomodato sulla poltroncina.
Manuel, intanto, aveva aperto il gancetto della fascia dietro al mio collo e, di conseguenza, il corpetto scivolò in basso scoprendomi le tette. Spostò il suo tocco sui miei fianchi con sapiente lentezza, prese il bordo dei pantaloni e me li fece scorrere fino alle caviglie. Alla vista della mia totale nudità, Max pronunciò un altro sonoro ‘Wow!’.
Sfilai i pantaloni dai miei piedi senza togliermi i sandaletti, mi girai verso mio marito e lo baciai nuovamente, mentre lui mi teneva le mani strette sui glutei.
Spostai le mie a slacciargli i pantaloni che scivolarono lasciandolo con i boxer che poco riuscivano a contenere la sua potente erezione. Si slacciò la camicia e si liberò anche di scarpe e calzini. Nel frattempo, gli sussurrai: “Gli mostriamo il nostro migliore repertorio?”
Camminando qualche passo all’indietro verso al letto, trascinai con me Manuel che attese che mi sdraiassi in centro, per poi inginocchiarsi tra le mie cosce che avevo spalancato per offrire il mio sesso alla sua vorace bocca.
Non tardò a tuffarvisi in mezzo e diede il via ad una sequenza di leccate pazzesche. “Mamma mia, che lingua!” esclamai nella mia mente. Portai la mia mano sulla sua testa e gli infilai le dita tra i capelli.
Allargai ancora di più le gambe finendo, senza volerlo, a fare un’altra spaccata frontale retroversa.
Mentre Manuel limonava con il mio clitoride, avevo tenuto sempre gli occhi chiusi, perfino dimenticandomi della presenza di Max a due metri da noi.
Mi voltai verso di lui e, per un momento, schiusi gli occhi languidamente. Vidi che aveva tirato fuori dai pantaloni il suo membro e si stava segando lentamente.
Richiusi gli occhi e decisi di lasciarlo fare: reputai comprensibilissimo che fosse eccitato e che volesse sfogare la tensione sessuale che gli si stava accumulando. Riportai la mia concentrazione su quello che Manuel stava facendomi in mezzo alle cosce e gli dissi sospirando: “Amore, voglio farti anch’io…”
