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Gemella sorella
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Racconto45 min di lettura

Gemella sorella

Per i #selezionati da Giovanna un racconto lungo e interessante... quelli che piacciono di più a noi, divoratrici di erotici a getto continuo.

sesso italiano
1 anno fa · 1.6k letture · 0

Ogni muscolo era teso, e con la bocca "impastata" nel solco creato da quelle meraviglie, sussurrai:

- "Ecco, ora sì che sto di nuovo bene... Io ho bisogno soltanto di te!".

Poi alzai appena il capo e mi ritrovai "a tu per tu" con delle areole infinite.

Non esitai neanche un secondo e iniziai a passarci sopra la lingua, mentre Blanca stava andando, piano piano, fuori giri... Le leccai torno torno, per assaporare la loro asperità e nutrirmi di quel senso di salino che la sua pelle – sudata – cominciava a secernere...

I capezzoli "prepotenti", che nel frattempo si stavano inturgidendo, invogliavano ad essere succhiati, e così feci. Li serrai dolcemente tra le mie labbra e i denti, tirandoli leggermente a me e provocandone un certo allungamento. Brevemente li toccavo, provocando alle mammelle un contemporaneo ma contenuto movimento sussultorio.

Sembrava che non riuscissi più a separarmi dal corpo di gemella, e in effetti quel calore così "terapeutico" che emanava mi incoraggiava a restarvi attaccato.

Alla cieca, andai a cercare i suoi fianchi tondeggianti, e tastai quel pancino leggermente sporgente che mi aveva sempre mandato ai matti e che avrebbe potuto ospitare nostro figlio.

Intanto Blanca gemeva forte, e in modo quasi "disordinato" si avventò sulla mia camicia rischiando di strapparla.

La redarguii, dicendole:

- "Tati, stai attenta, che poi la devo restituire...".

Ma lei, imperterrita, mi rispose, tutta piccata:

- "E tu pensi a queste stupidaggini? Lasciami fare, oggi non ho proprio voglia di pensare alle buone maniere...".

Continuò con le sue manovre, e infine rimasi anch'io a torso nudo... Fu bellissimo, perché eravamo nella stessa identica condizione... Gemella non mi diede neanche il tempo di replicare che fece a me quello che io poc'anzi avevo fatto a lei. Si chinò in avanti e si prese cura dei miei capezzoli che - per essere un uomo - erano parecchio sviluppati.

Sapeva, la mia porcellina, che quelle attenzioni per me – in specifiche circostanze – erano meglio dei lavori di bocca, e vi si impegnò a fondo... Cominciò a morderli come se avesse fame di me, e vi si attaccò succhiandoli. Lo faceva spesso quando eravamo più piccoli – come se io potevo allattarla – e ciò la tranquillizzava.

Mi pizzicò e tirò delicatamente i capezzoli con le punte delle dita e poi con la lingua, portandomi a un livello di eccitazione mai raggiunto prima.

Allora, mi accorsi che stavo perdendo il controllo del "gioco", e prendendola per le spalle le sollevai il busto. Scesi lungo i fianchi, e afferrai i pantacollant per l'elastico.

Dio, non ci potevo credere! Sotto non aveva nulla, e guardando meglio notai il segno inequivocabile della spacca. Proprio lì, inoltre, l'indumento aveva una macchia scura, ad indicare che si stava bagnando...

Ci guardammo, e lei con un sorriso fantastico mi confermò che avevo ragione.

Così, seduta sulle mie cosce, unì le sue braccia dietro al mio collo per sostenersi meglio, e stese le gambe sopra le mie spalle. Aveva capito perfettamente cosa volevo, e infatti mi accinsi a far scendere il pantacollant fino a superare a fatica il punto in cui il suo culo era a contatto con le mie gambe.

Volevamo fare tutto senza alzarci, e ci riuscimmo.

Ora Tati era completamente nuda, come non la vedevo da tempo, a cavallo di me come una provetta cavallerizza, mentre io avevo ancora addosso i pantaloni e le mutande della divisa.

- "Uffa...", sbuffò, "così non riuscirò mai a spogliarti...".

E infatti non ci fu verso di farlo mantenendo quella posa da sesso acrobatico. La feci alzare sollevandola per i fianchi, e lei capì. Mi si inginocchiò dinanzi per ricambiare il favore, e in un attimo fui anch'io nudo, con le palle gonfie e il cazzo che svettava verso l'alto, "avvolto" ancora nel suo prepuzio...

Eravamo felici come due bimbi. Avevamo dimenticato in breve tutti i nostri problemi, e ci accingevano al meglio.

Istintivamente, ci abbracciammo, e la mia cappella andò a strusciare proprio nel bel mezzo della sua fessurina. All'istante, provammo un brivido, simultaneo. Mi sedetti di nuovo, e indicai a gesti a Blanca cosa volevo...

Senza dir nulla, mi prese il pene in mano fingendo di direzionarlo all'ingresso della vagina, salì lesta sopra di me e si lasciò infine trafiggere.. lo sfintere!

Restai senza fiato... Non sono mai stato un superdotato, ma la larghezza del mio attrezzo è tale da farsi sentire bene, figurarsi senza una preventiva lubrificazione...

Ebbene, quella femmina aveva mille risorse, e sapeva sempre sorprendermi con esperienze che sapeva rendere uniche.

Iniziò a saltare come una indemoniata, ululando. Dapprima – me ne accorsi da una smorfia che si dipinse sul suo viso – per il dolore, ma poi per il piacere che quella penetrazione le stava dando...

Per avere maggior stabilità, si era anche appoggiata con le mani sul mio petto, ed ora andava come un treno.

Stordito da tanta irruenza, non saprei dire quanto tempo passammo così, ma all'ennesima volta che il suo culo schiacciò le mie palle non riuscii più a trattenermi e mi svuotai completamente nel suo intestino. Non prima, però, di averle torturato a dovere il clitoride, cosicché venimmo praticamente all'unisono...

Mi si accasciò sopra come su un morbido cuscino (già allora ero abbastanza rotondetto) e strinse i glutei. Mi baciò e mi disse:

- "Non è giusto sprecare... Voglio tenerti tutto dentro".

Poi – evidentemente stava ripensando alle parole che aveva appena detto –, senza preavviso si sollevò un poco e mi diede un pugno sulla pancia.

E mi spiegò:

- "Scusa Tato, non volevo... È che mi sarebbe piaciuto riprovare!".

Lì, non c'erano più dubbi, gemella avrebbe voluto riprovare a rimanere incinta di me...

Quella scopata era stata favolosa e di una tenerezza infinita, ma era stata soltanto una parentesi. 

Ora, tutti e due ci sentivamo di nuovo a pezzi. Tra meno di quarantott'ore, io sarei ripartito, e il ricordo di quel momento ci avrebbe dato lo slancio per trovare il modo di vincere la lontananza...

8. Un brutto incontro.

Ripartii con il cuore a pezzi, ma cercando di non darlo a vedere a gemella.

Anche lei era "sotto a un treno", e fu meno brava di me a nasconderlo.

Così, mi misi subito all'opera. Durante le ore di libera uscita, battei la città in lungo e in largo, e finalmente – in estrema periferia – trovai ciò che faceva al caso nostro: un hotel a ore, dove nemmeno le prostitute del luogo andavano più per quanto era ridotto in uno stato a dir poco fatiscente.

A noi, però sarebbe andato benissimo, e dopo aver trattato a lungo con il proprietario riuscii a spuntare un prezzo accettabile...

Ero felicissimo, e rientrando in caserma non chiusi occhio quella notte, nella prospettiva di dare a Tati la bella notizia.

Passò un altro giorno intero, e la sera successiva chiamai al telefono Maria Grazia – poiché nel casale di Castel Fusano non c'era la linea telefonica – pregandola di fare da tramite con Blanca, e di permetterle di ricevere la mia telefonata.

Ovviamente, saputa la buona notizia, "mammina" si rese immediatamente disponibile, andò dalla mia gemella e insieme attesero l'orario per l'appuntamento.

È inutile dire che anch'io ero in fibrillazione, e quando all'altro capo del telefono Tati rispose, in un sol fiato le annunciai:

- "Ce l'abbiamo fatta, cuoricino mio, l'ho trovato!".

Poi, le spiegai tutti i dettagli, e infine le dissi, emozionato:

- "Ormai non ci saranno più problemi, il peggio è passato... Non devi più piangere, perché da adesso in avanti non ci dividerà più nessuno... Non potranno più farli, e non ce ne sarà più motivo...".

E chiusi:

- "PERCHÉ NOI SIAMO GEMELLI...".

Dall'altra parte, ci fu un lungo silenzio, seguito da un grande pianto, che non era più un pianto di angoscia ma di liberazione.

Attesi, e dopo un po' ecco la voce di Blanca:

- "Tato mio, ma è bellissimo! Comincio subito a preparare la valigia e sabato ci vediamo! Ero sicura che ce l'avresti fatta, perché tu mantieni sempre la parola... Io... Io non so che dire... Sono orgogliosa del mio gemellino... Sai, mia madre è furiosa che sono scappata via di casa, e stavolta se l'è presa con mammina... Povera mammina!, per difenderci...".

E riprese a singhiozzare...

Purtroppo i gettoni erano finiti – all'epoca di usavano le cabine telefoniche –, ma ormai poco importava. Di lì a qualche giorno ci saremmo rivisti, e per me e Tati contava solo quello...

E giunse il venerdì sera. 

La mia cuginetta era emozionatissima, perché da lì a poche ore ci saremmo riuniti, mentre io ero rientrato da poco in caserma dopo essere stato a dare un'ultima sistemata alla camera dell'hotel. Tutto doveva essere perfetto, e la mia trepidazione era alle stelle, forse anche perché si riaffacciò nel mio cuore quello strano sentimento. Sentivo che qualcosa stava per accadere... E – steso nella mia branda – una lacrima scese spontanea a rigare il mio volto...

Infatti, alle 23 in punto, il treno che me l'avrebbe condotta si mise in marcia. 

Lei era vestita come al solito in maniera non appariscente – un paio di jeans attillati e sopra un giubbino nero di pelle –, benché il suo fisico colpiva sempre chi la guardava (e questo era un "inconveniente" di cui non avevo tenuto conto quando le proposi di venire da sola su da me).

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