Le appoggiò la cappella sull’ano e la pressione che esercitò sullo sfintere fece si che si aprisse senza difficoltà. Concetta era molto tesa, aspettandosi un forte dolore, ma l’asta entrò in lei scivolando senza problemi, senza provocarle alcun male.
Voleva che andasse fino in fondo, ma lui si era fermato ed aspettava una reazione di lei.
- “Inculami che aspetti? Mettilo dentro fino in fondo, non mi fa male… E’ bellissimo!”
Giuseppe spinse il cazzo dentro fino a che le palle non andarono a sbattere contro le sue chiappe e cominciò a pompare vigorosamente e le aprì il culo.
Era tutta dilatata e con il culo letteralmente in fiamme, sotto le poderose spinte del membro del maschio che aveva generato.
Tutti e tre ansimavamo e nessuno rallentava, ed entrambi i maschi percepivano i movimenti del pene dell’altro dentro il ventre della donna;
la quale stava regalando la sua verginità anale al suo amato figliolo, che aveva preso definitivamente possesso di tutto il suo corpo e che glielo fece notare:
- “Sei fantastica, mammina mia… Ah, che bel culetto!“.
Ma il giovane ormai non si controllava più, e la inculava vigorosamente facendo sbattere le palle contro la fica e contro i testicoli di Gabriele.
Il risultato fu che Concetta ebbe un orgasmo fantasmagorico, e anche i maschi vennero. Giuseppe le sborrò nel culo e quando lo tirò fuori il cazzo era moscio e il buco oscenamente dilatato.
Si era fatta mattina quando i tre amanti si alzarono da quel letto ridotto a un campo di battaglia, intriso di umori femminili e sperma di ogni genere, con un odore forte e nauseabondo da non credere.
Si ripulirono, e passarono a fare colazione, dopo di che madre e figlio caricarono l’auto con i loro bagagli per far ritorno a Vieste dal padre che li aspettava e che non sospettava minimamente di essere divenuto doppiamente cornuto…
9. Il piacere del rischio.
Rientrati a casa da quella vacanza indimenticabile, Concetta non fu mai più la stessa: insieme a suo figlio Giuseppe, approfittava di ogni momento di assenza del capofamiglia per continuare quel "gioco" perverso che non riusciva più a dominare. E il letto coniugale finì per divenire un diabolico "altare" da violare...
Capitò, infatti, che – un giorno che i due erano soli in casa – la donna si sentì, al solo ricordo di quei giorni di fuoco trascorsi con il suo ragazzo, particolarmente giù di morale...
Giuseppe era nella sua stanza che giocava alla PlayStation, e la donna lo sentiva parlare.
La porta era socchiusa, e così lo raggiunse fermandosi alle sue spalle. Poi, dopo qualche minuto in cui smaniava silenziosamente, all'improvviso sbottò:
- "Oh, caro, ma tu non senti bisogno di accoppiarti? Io non resisto più, tuo padre pensa solo al ristorante e io...".
Lasciò la frase in sospeso, ma era sicura che il figlio ne avrebbe afferrato al volo il significato.
E così fu... Il giovane, si voltò di scatto per rispondere alla madre, e vide che lei indossava solamente una leggera vestaglietta che le arrivava a metà coscia; era aperta sul davanti, e sotto non c'era alcun accenno di biancheria intima; i piedi, poi, affusolati e bellissimi, erano scalzi, proprio come piaceva a lui vederli...
I loro occhi languidi si inabissarono gli uni negli altri; e fu un attimo: Giuseppe la prese per mano e la condusse nella sua stanza, poi le disse:
- "D'ora in poi sarò io il tuo maschio, l’unico “signore” del tuo corpo in questo letto!".
Si denudò prontamente e – sollevando tra le sue forti braccia la madre – la condusse senza fretta sul talamo nuziale.
Ma prima, le sfilò la vestaglietta e cominciò subito ad esplorare quel corpo così sensuale che gli aveva già dato tante soddisfazioni:
-"Sapessi quanto mi sei mancata... Quanto mi è mancato il tuo calore, il sapore e il profumo della tua pelle e delle tue carni!".
Lei gli sorrise maliziosa, e – distesa supina – spalancò spudoratamente le cosce dinanzi al suo maschio ritrovato, iniziando a introdurre spietatamente le dita dentro la fica fradicia.
-"Anch’io ti desidero, e non immagini nemmeno quanto... Fammi tua per sempre!".
Giuseppe allungò una mano e le carezzò dolcemente l'interno coscia, generando di conseguenza il pronto risveglio del suo arnese pulsante.
Cosi, mentre con una mano coccolava la genitrice, con l'altra iniziò a masturbarsi energicamente.
A un certo punto, Concetta, vedendo che lui non si decideva, ruppe gli indugi e gli urlò:
- "Leccamela, maiale, lo so che la vuoi… Ti prego, leccalaaa!!!".
Giuseppe allora le si inginocchiò tra quelle cosce madide di voglia e infilò la lingua nella fessura già dilatata, facendo sobbalzare la donna e facendola dimenare dal godimento.
Concetta sbrodolava come una matta, e infine ebbe un orgasmo tanto intenso che non provava da parecchio tempo... e cioè, da quando lui stesso l'aveva inculata per la prima volta!
Ormai erano entrambi prigionieri del complesso di Edipo, che si era impossessato in maniera animalesca dei loro corpi: lei era una vera femmina da letto, da montare, e lui un maschio votato alla monta di lei...
- "Dai, ora basta, che me la consumi!", gli disse ridendo, "invece, perché non ti fai una bella ciucciata di queste tette come quando eri neonato e ti allattavo? Hai visto che tettone che ho?".
Giuseppe non se lo fece dire due volte, e le replicò, secco:
- “Ha un bellissimo seno”.
Poi, afferrò con entrambe le mani una mammella, cominciò a baciarla delicatamente ma con passione, e con una mano la accarezzò teneramente. Baciò l'areola e poi il capezzolo, dopo di che passò all'altra tetta e cominciò a fare la stessa cosa.
Prese a leccare le areole con un movimento circolare, stuzzicando i capezzoli con la punta della lingua e infliggendogli dei colpi leggeri e rapidi che già così la fecero impazzire.
Finalmente, iniziò a ciucciarli davvero, alternando l’uno e l'altro, e a quel punto Concetta non fu più in grado di resistere a quelle “tirate”, poiché era molto eccitabile in quei punti.
La femmina lo lasciò “lavorare” sul suo seno, e nel frattempo gli accarezzò la nuca ridendo, e gli disse:
- "Ti piacciono proprio le mie zinne? Anche a me piace quello che mi stai facendo… dai, ciucciami i capezzoli".
Giuseppe continuava il suo lavoro così seducente, ed ormai era eccitatissimo pure lui, a tal punto che se ne uscì con una richiesta davvero improbabile:
- “Allattami, mamma!”.
Nel frattempo, con una mano era sceso ad accarezzarle il ventre fino ad arrivare di nuovo al folto pelo della fica.
Con le dita, le aprì la micia scivolosa, andando a sfiorarle di continuo il clitoride gonfio, e poi – abbandonando i capezzoli – a leccarlo con ingordigia.
Gli umori di Concetta ebbero l’effetto del sangue per uno squalo: lo fecero andare in tilt, lui le infilò la mano dentro fino al polso, e poi cominciò a leccare la sua “foresta”.
Le confessò, guardandola ancora fissa negli occhi:
- “Sei grandiosa… Adoro sentire il tuo splendido pelo solleticarmi la lingua…”.
Concetta – con gli occhi semichiusi – stava per venire… Si strizzò quasi le tette, martirizzando i capezzoli, con la bocca aperta in affanno; poi, se le avvicinò per leccarsi le grosse areole scure e spesse...
Giuseppe capì che era il momento… Si posizionò sopra di lei – rischiando, con il peso di entrambi, di fracassare la sdraio su cui si trovavano – e le squarciò la fica: l’aveva di nuovo penetrata!
Non sapevano più nemmeno loro quante volte il suo pisello era sceso nelle sue viscere in quei pochi giorni…
La donna inarcò la schiena, e come per un oscuro automatismo aprì gli occhi. Il figliolo era sopra di lei con il suo pisello che sbucava dalla fica.
Gli disse:
- "Se mai fosse possibile, ragazzo mio, stavolta è stato ancora più bello! E' stupendo!".
Per tutta risposta, lui estrasse completamente il membro che pulsava, e con la cappella cominciò a pennellare le labbra della vagina materna.
Poteva sembrare impossibile, ma stavolta Giuseppe era ancor più eccitato, a tal punto che il glande era diventato enorme e completamente fuori, e le palle sembravano gigantesche!
Una nuova penetrazione, un colpo secco, e Concetta sentì un dolore lancinante e qualcosa di bollente che apriva la sua fica come il burro finendo la sua “corsa” contro l’utero:
- “Mi sembra di sentirti nella pancia, mi sta squarciando!”, urlò ancora una volta lei.
Forse senza volerlo, ma è a questo punto che Concetta ricordò alla “carne della sua carne”:
- “Giuseppe, tu non hai indossato il preservativo, ed io non prendo la pillola da un bel pò”.
Ma lui le rispose:
- “Mamma, voglio metterti incinta!”.
E proprio nell’istante i cui finì di pronunciare quel proposito, si irrigidì e delle potenti scariche di godimento arrivarono dal cervello a dare il via libera al seme del maschio.
- “Sì, vienimi dentro…”, urlò ancora Concetta, ma non c’era bisogno di quell’incitazione, tanto la sua fica era già stata inondata.
Dopo qualche istante di pausa, giusto per riprendere fiato, Giuseppe – senza dir nulla – accostò la cappella allo sfintere ormai violato della genitrice e cominciò a spingere.
- "Amore, ti prego, fai piano… E’ ancora in rodaggio", sghignazzò la femmina. Ma lui, continuò a spingere imperterrito, riuscendo a entrare seppur parzialmente.
Le stava sfondando il sedere, ma non pensò minimamente di fermarsi; anzi, le strinse le chiappe sode nel tentativo di entrare fino in fondo, provocandole un dolore assurdo, poichè quel pisello era davvero troppo largo per non essere sentito da uno sfintere “alle prime armi”.
