Quella sera, madre e figlio non cenarono, ma ripresero le loro evoluzioni amorose: il ragazzo le mise l'uccello - rinvigorito dal riposo - in mezzo al suo petto mastodontico, per una favolosa spagnola, fino a che una potente sborrata inondò il corpo della femmina, la quale assaporò con sana ingordigia lo sperma, fino a ripulirsi per bene leccando via tutto.
Giuseppe era l’uomo più felice della terra, e con incalcolabile letizia ragionò che aveva davanti ancora tanti giorni e tante notti per godersi la madre.
E volle inventarsi qualcosa di ancora più elettrizzante...
Infatti, un giorno - quando ormai vivevano come una vera coppia regolare - lui propose a Concetta:
- "Sai mamma, pensavo che il signor Gabriele è veramente un pover'uomo, e mi fa un pò pena pure a me... Che ne dici se uno di questi giorni lo facciamo divertire insieme con noi?".
Tante volte, la femmina aveva fantasticato in cuor suo di fare sesso con due maschi, ma non aveva mai avuto il coraggio di proporlo al marito, perbenista com'era, ed ora il figlio gli dava la possibilità di realizzare quel sogno.
Gli disse:
-"Figlio mio, dici sul serio? Sarebbe fantastico, ma come facciamo? Ricordati che fuori dal letto io devo rimanere una donna seria...".
E ridacchiò.
Un attimo dopo, Giuseppe le espose il suo progetto:
- "Ormai, mi pare che con il signor Gabriele tu sia abbastanza intima... Perché non gliene parli schiettamente?".
I giorni seguenti trascorsero con Concetta che cercò in tutti i modi di avvicinare il gestore del luogo, il quale dal giorno del "fattaccio" si era sempre tenuto a debita distanza.
Una mattina presto che ancora non albeggiava, le piombò di nascosto alle spalle, e gli bisbigliò:
- "E' stato bello vero? Scommetto che mi sogni anche la notte, e vorresti scoparmi ancora...".
Lui, si voltò di scatto, spaventato, e vedendo che era Concetta si aprì in un gran sorriso. Poi, ancora imbambolato, abbozzò una risposta:
- "Per me è stata la prima volta, ma questo tu lo sai, ma è stato speciale... E non mi vergogno a dirtelo: sì, ti sogno di notte, di averti nuda nel mio letto, su di me, esattamente come quel giorno...".
In quel momento, Concetta capì di averlo in pugno:
- "E mi scoperesti, vero?".
Gabriele non voleva giocarsi male quella che si prospettava come forse l'ultima possibilità, e quindi rimase in silenzio a lungo... Infine, trovò il coraggio, le prese le mani e disse:
- "Sarebbe bellissimo, ma tuo figlio...".
- "Oh, non ti preoccupare di lui, è d'accordo con me, vedrai che in tre sarà ancora più bello, ha un palo tra le gambe…", lo rassicurò Concetta.
Ma anziché sentirsi rassicurato, l'uomo sembrò una statua, rigido, indeciso. Domandò alla donna:
- "Vuoi dire che anche lui...? No, ti prego, io mi vergogno, con il mio pisellino che a mala pena lo senti...".
Tutto si muoveva sul filo del rasoio, sarebbe bastato poco perché Gabriele si tirasse indietro, e lei ci aveva già fatto la bocca... Una "doppietta" non gliela aveva fatta provare ancora nessuno, così come ancora non aveva perduto la verginità anale... Ma per quella ci avrebbe pensato il suo Giuseppe...
Dopo averci pensato su, cercò di essere il più possibile convincente:
- "Devi fidarti di me, tu avrai la mia patatona mentre lui il mio culetto... E vedrai che andrà tutto bene... Ma devi essere convinto... Stai sereno, e vedrai che godremo tantissimo, come e più dell'altra volta!".
Quel gigante villoso la abbracciò quasi soffocandola, tanto era emozionato:
-"Va bene... Ma mi raccomando... Tuo marito non deve sapere niente, lo sai che è mio amico...".
- "Te l'ho detto, non devi avere paura, anche perché stavolta se lo venisse a sapere mi squarta viva!".
In conclusione, Gabriele fu ben lieto di tornare a "godere" della sua avvenenza, e poco gli importò di doverla possedere con quel giovane così insopportabile...
8. Doppio piacere.
Concetta e suo figlio, quella sera, cenarono tranquillamente nella sala da pranzo dell'agriturismo, e quando ebbero finito arrivò Gabriele che offrì loro – per "riscaldare" l'ambiente – una bicchierino di acquavite.
Ma quando si alzarono da tavola,la bottiglia era vuota, e tutti e tre erano abbondantemente brilli, il giusto per abbatteei gli ultimi freni inibitori.
Si recarono, dunque, nell'alloggio del padrone, e lì ci volle ben poco affinché si ritrovassero completamente nudi.
Gabriele iniziò a pungolare – dapprima solo verbalmente – la donna:
- "Allora, porcellina, non ti basta più un cazzo per volta? Bene, bene... Stasera sarai accontentata...".
E lei:
- “Accomodati pure, stasera sarò tutta vostra!”
Intanto Giuseppe taceva: sembrò che la sua gelosia si fosse dileguata all'improvviso, e se ne stava in disparte con il suo lungo cazzo in mano, in attesa di capire bene le intenzioni della madre.
La quale, dopo un paio di palpatine alle palle dei due maschi, accennò a Gabriele di stendersi:
- "Su, cominciamo a vedere cosa si può fare con questo cazzetto".
E, contrariamente alla volta precedente, questa che sarebbe potuta sembrare una offesa, stavolta essere apostrofato in quel modo provocò nell’uomo maturo una forte e improvvisa erezione, con la cappella che sgusciò subito fuori dal prepuzio.
Dinanzi a una tale scena, la femmina si leccò le dita della mano destra, se le strofinò in mezzo alla fica, e – senza perdere altro tempo – si impalò sopra quel pene che aveva assunto dimensioni quasi normali e che era divenuto granitico:
- "Ahhh... Dio che meraviglia! Bravo Gabriele, stavolta hai fatto tutto da solo...", esclamò.
Poi cominciò ad andare avanti e indietro, strusciando appassionatamente le sue grandi labbra sui testicoli di lui, fino a schiacciarlieli.
Nel mentre, Giuseppe si stava eccitando sempre di più, e vedendo quello spettacolo non riuscì a trattenersi in silenzio oltre ed incitò la madre:
- "Dai, troia, se mio padre potesse solo sospettare quanto sei vacca, non se ne sarebbe restato a casa a lavorare...".
Concetta era ormai al settimo cielo, aveva tutti per sé due maschi che l’avrebbero fatta sentire davvero “femmina”, e nulla l'avrebbe fermata fino al raggiungimento del più sensazionale orgasmo della sua vita.
A un certo punto, si piegò in avanti, facendo ciondolare la sua sesta misura piena e soda sulla faccia di Gabriele, e scoprendo uno sfintere piccolo e ancora stretto.
Fu allora che, continuando a lavorarsi per bene il suo gigante, fece cenno con una mano a suo figlio che era arrivato il momento di osare ciò che non avevano mai osato...
Giuseppe era eccezionalmente in tiro: 22 cm di carne e nervi tesi allo spasimo che si proiettavano senza indugi verso il culo della femmina.
Salì sul letto e si posizionò in ginocchio, in corrispondenza delle chiappe della genitrice.
Lei era vagamente spaventata, sia a causa delle dimensioni ragguardevoli del figlio, e sia perché alcune amiche le avevano parlato della scopata in culo, che la prima penetrazione nel “buchino stretto” è il momento più doloroso ma che poi resta solo un grande piacere.
Anche se lo voleva fortemente, pensando al dolore che avrebbe provato le venne spontaneo di allontanarsi da quella cappella turgida e gonfia, facendo affondare il cazzo di Gabriele ancor più dentro la sua vagina.
Si voltò verso suo figlio, il quale capì che la paura stava prendendo il sopravvento sulla voglia, e per tranquillizzarla le disse all’orecchio, in modo che anche Gabriele sentisse:
- “Voglio averti come nessuno, neanche papà, ti ha mai avuta. Voglio che mi dia qualcosa di esclusivo, che non darai mai più a nessuno… Non dirmi di no, ti prego!”.
E mentre le diceva così, le accarezzò il culo massaggiando lo sfintere, e la baciò sulla bocca.
- “E se mi fa male?”, replicò Concetta.
- “Mamma, tranquilla, non ti farò male… Farò piano... Ti voglio godere mentre ti apro… Se ti farà male, tu me lo dici e io mi fermerò!”.
Convinta dalle maniere gentili del figlio, di cui si fidava ciecamente, gli disse:
- “Va bene…. Sono tutta tua… Aprimi anche lì”.
Giuseppe si bagnò abbondantemente le dita con la saliva, e le toccò la rosellina posteriore. Poi leccò lo sfintere, trasmettendole per la prima volta delle sensazioni favolose che mai aveva sperimentato prima.
Gli leccò ancora tutto intorno e poi mise la lingua dentro l’ano: fu una sensazione nuova per Concetta, una sensazione di freschezza e anche di piacere che non avrebbe mai immaginato di poter ricevere dal suo ragazzo!
Si eccitò talmente tanto che la sua fica era un lago, e il cazzo di Gabriele ci scorreva dentro che era un vero piacere.
Giuseppe la stimolò a lungo:
“Troia, rilassati per bene, più che puoi!”.
Cosparse di nuovo lo sfintere di saliva ed entrò dentro di lei con un dito per lubrificare il primo tratto di intestino.
Usò quel dito per penetrarla con dolcezza: dentro e fuori, dentro e fuori…
Poi inserì un altro dito dentro, la stava ora penetrando con due dita, che ruotava entrando sempre più in fondo.
- “Brava porcellina... Quando ti senti pronta dimmelo che ti entro nel culo”, la incitò.
E la femmina, a quelle parole, replicò con voce roca dalla libidine:
- “Sono pronta. Fallo!”.
Moriva dalla voglia di essere inculata. Le dimensioni e la forma erano ideali… Giuseppe le annunciò, finalmente, quasi con solennità:
“Adesso ti inculo. Inarca la schiena, metti il culo in fuori… Spingi il culo all’infuori come se dovessi fare la cacca. Ti farà meno male, e ti sarò dentro più facilmente…”.
