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Mamma alla monta.
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Racconto41 min di lettura

Mamma alla monta.

Per i #selezionati, vi presentiamo un ottime autore fa AP, #Pollicino1. Titolo originale, Un estate a cavallo. 1. Prologo. La storia che oggi vi andrò a raccontare ha inizio in quel di Vieste, una incantevole cittadina pugliese sul mare. Lì, vive serenamente Paolo con la sua famiglia, proprietaria d...

sesso italiano
2 anni fa · 4.2k letture · 0

Così, i due iniziarono uno strambo colloquio, durante il quale Concetta iniziò a vedere in quel gigante più un “bambinone” che una minaccia, tanto che gli fece un pò pena e alla fine – colta da un sentimento “materno” – lo invitò a toccare quegli oggetti da lui tanto agognati:

- “Ascolti, Signor Gabriele, qui non ci vede nessuno, siamo solo io e lei… Forza, le tocchi!”.

Gabriele non avrebbe mai sperato in una tale offerta, dapprima restò un poco imbambolato, ma non se lo fece ripetere due volte… Afferrò con pollice ed indice di entrambe le mano i capezzoli di lei, li fece roteare più volte in un senso e nell’altro, e alla fine afferrò a mani aperte quelle coppe gigantesche, restandone quasi ipnotizzato.

Concetta, allora, si fece più audace e cercò di provocare il suo interlocutore:

- “Signor Gabiele, perché non ci diamo del tu? Che ne dice?”.

E l’altro:

- “Ma dice sul serio? Non è che si sta prendendo gioco di me?”.

- “Suvvia” – rispose la donna, scrutandolo con sguardo malizioso – “mi sembra che al punto in cui siamo…”.

E così fecero… Da quel momento, l’uomo, non perdeva occasione per incrociarla in qualsiasi momento della giornata, e lei ricambiava questo “giochino”, facendo la massima attenzione affinchè Giuseppe – il figlio – non sospettasse di nulla…

La situazione si stava infiammando, e così Concetta – un altro giorno in cui i due si incontrarono nelle scuderie mentre lei (sempre in topless) governava il cavallo – affondò il colpo:

- “Gabriele… Posso farti una domanda… uhm… diciamo un po’ indiscreta?”.

- “Ma certo” – ribadì lui non immaginando neppure lontanamente dove la donna voleva arrivare – “tu puoi chiedermi tutto, senza problemi… Allora, cosa vuoi sapere?”.

E lei:

- “L’altra volta mi hai detto che non hai mai toccato una donna… Come mai? Alla tua età… Ben posizionato economicamente…”.

Gabriele rimase come fulminato… Non si aspettava una domanda del genere… Come avrebbe potuto dirle la verità? Temeva di perdere la sua “compagnia”, ma a quel punto si fidava talmente tanto di lei che, tutto d’un fiato, le sparò:

- “Ho un problema in quello che voi donne cercate in un uomo… e tutte mi hanno fatto capire che è troppo piccolo!”.

Concetta quasi non voleva crederci, ma vista la sua sincerità, dissimulando meraviglia gli disse:

- “Sono pochissimi i casi in cui una donna non riesce ad essere soddisfatta da un uomo, e può dipendere anche da noi femminucce… Non credo che questo sia il tuo caso!”.

Poi, dopo una breve pausa, si mise le mani sui fianchi e ridendo continuò:

- “Dai, mostrami questo problema!”.

Gabriele sgranò gli occhi, incredulo e vergognandosi della stupefacente richiesta di Concetta. Non sapeva cosa pensare, se si trattava di semplice curiosità o cosa… E se poi anche lei – come tutte le altre – avrebbe finito per deriderlo?

A bassa voce (come se lì ci fosse qualcuno), le disse:

- “No, ti prego… Credimi, è proprio così… E’ davvero improponibile…”.

Ma la femmina non volle darsi per vinta… Ormai, era troppo eccitata e su di giri, e alla fine riuscì a convincere l’uomo, il quale – sospirando cedette:

- “E sia! Facciamo l’ennesima figuraccia!”.

5. La sua “prima volta”. 

Mentre Gabriele si guardava intorno cercando il posto adatto, Concetta fu più lesta di lui e gli additò il morbido strato di paglia che era posto sul pavimento della stalla al momento vuota.

Sentendosi in qualche modo rassicurato di un minimo di privacy, l’uomo iniziò a spogliarsi e quindi si stese dove la donna gli aveva indicato.

Concetta era talmente oppressa dalla gelosia di marito e figlio che vedendo quel cazzo lì dinanzi a lei, che fu un momento passare dalla semplice curiosità alla bramosia sessuale… 

Lo prese in mano, e cominciò a manipolargli le palle, completamente avvolte da un irsuto pelo, dure e gonfie a causa di una ben visibile eccitazione. 

Era talmente ammaliata da quei testicoli che lì per lì non indugiò sulla piccola asta.

Il marito, anch’egli non era un superdotato, ma comunque la “gratificava” a sufficienza, e bastavano pochi tocchi perché il suo attributo assumesse dimensioni incoraggianti, mentre quel cazzo sembrava essere inanimato, come morto…

La brava femmina cercò di darsi da fare, impegnando tutta la sua abilità: lo pompava con fervore, ma ogni sforzo si rivelò vano.

Presa dallo sconforto, Concetta si lasciò andare a un’imprecazione:

- “Ma cazzo, è davvero minuscolo questo uccello!”.

Gabriele, oltre alla vergogna, provò una delusione che certo non lo aiutò a raggiungere un’erezione anche minimale, e le confessò:- “Te lo avevo detto che è piccolo, al massimo dell’eccitazione non raggiunge più di 12 centimetri scarsi”.

Tra l’altro, Concetta notò che quel pene non era circonciso, provò a giocare un po’ con il prepuzio, ma ecco un’altra sorpresa: l’uomo era affetto da una severa fimosi, che a stento gli permetteva la fuoriuscita – forzando non poco – completa della cappella… 

Da moscio, tutto sembrava filare per il verso giusto, ma al culmine del pompino l’operazione gli provocava un male cane…

- “Ma perché non ti sei fatto circoncidere” – esclamò lei – “almeno così un problema l’avremmo risolto… Ok, non ti preoccupare, proviamo a vedere se con il mio infallibile sistema succede qualcosa di buono…”.

E detto questo, si sfilò gli stivali, poi i pantaloni attillati da equitazione, ed infime gli tirò in faccia il suo microscopico perizoma trasparente, nella speranza di farlo “risvegliare” almeno un altro pò, ma niente, era sempre ai minimi termini…

Concetta, letteralmente presa dallo sconforto, gli montò sopra per disperazione… Guardandolo fisso negli occhi in gesto di sfida, si introdusse tre dita dentro la sua fica già abbondantemente lubrificata dalla voglia di sesso, e quando fu dilatata a sufficienza si calò lentamente sul pene del suo padrone di casa, che sparì tutto dentro le sue viscere.

- “Ahhhhh…”, fu il solo, interminabile, gemito soffocato che uscì all’unisono dalle loro bocche…

Ma mentre per Gabriele quello fu già un trionfo, la donna quel cazzetto lo sentì appena.

Provò a farlo sviluppare con sapienti e collaudati movimenti dei muscoli vaginali… Provò e riprovò, ma alla fine dovette arrendersi all’evidenza… 

Concetta, però, non era tipo da gettare la spugna così facilmente: voleva godere, e godere con quel cazzo! 

Percui, si sfilò da in mezzo alle grandi labbra quel piccolo mucchietto di carne, e – con il maschio sdraiato supino e con l’enorme stomaco che si ergeva fino a fare diventare quasi marginale il suo pene – afferrò saldamente con la mano sinistra la base della minuscola asta, mentre posò “a pinza” pollice ed indice della destra sull’imboccatura stretta e frastagliata del prepuzio.

Il pollice descrisse un rapido cerchio sulla circonferenza esterna, per poi farsi largo e tentare di penetrarvi.

Vista la problematicità dell’operazione, riposizionò il pollice in corrispondenza dell’indice ed iniziò a far scivolare la pelle verso il basso, incurante delle smorfie di dolore di Gabriele:

- “Eh, lo so che fa male, ma vedrai che presto sarà tutto risolto, e ci divertiremo un mondo!”.

Entrambi,con sensibilità diversa, sentirono che sforzava, ma anche che si stava scoprendo una piccola porzione di cappella. 

Lei abbassò del tutto quel rivestimento una prima volta, ma quando mollò la presa il glande tornò a ricoprirsi lentamente del tutto.

Per evitare di dover ricominciare tutto da capo, Concetta lo impugnò appena sotto la corona del glande, mentre con la sinistra lo teneva fermo all’attaccatura delle palle.

La pelle, sottile, sembrò un po'arrossata dalla trazione, ma la donna sembrò divertita, presagendo il piacere che avrebbe provato con quel cazzo scappucciato dentro: infatti, per la prima volta, si potè apprezzare un’erezione importante…

Arrotolò il prepuzio fino in fondo, e constatò come lui fosse incredibilmente arrapato.

Non volle che lui venisse proprio ora, e con due dita ricoprì velocemente il tutto; poi, lo fece ridiscendere completamente, verificando con piacere che questa volta il movimento meccanico era sensibilmente più agevole.

La donna non perse tempo… Decise di far provare a Gabriele una sensazione che sicuramente non aveva mai provato prima: risollevò per la seconda volta il prepuzio, e con il volto a poca distanza dal membro fece combaciare le sue labbra al punto di massimo restringimento, iniziando a praticargli un bocchino che ebbe fine solamente quando il cazzo risultò completamente scappucciato nella sua gola.

Aprì le sue fauci, e finalmente l’erezione era a un livello accettabile… Emise un sospiro di soddisfazione e disse:

- “Ora si che ci siamo!”.

Recuperò la posizione eretta che aveva assunto all’inizio, “a cavallo” dell’uomo, e questa volta se lo fece entrare tutto dentro senza problemi.

Gemette, Concetta, impegnandosi in uno smorzacandela appassionante, che terminò quando Gabriele le scaricò in utero tutto il seme che aveva “accumulato” per tutti quei lunghi anni…

Sfinita, la femmina si accasciò accanto a lui, a gambe larghe, mentre lo sperma principiava a stillare dalla fessura.

I due estemporanei amanti non si resero conto di tutto il tempo che era trascorso in quel convegno amoroso, ma evidentemente era giunta l’ora di pranzo, dato che Giuseppe – rientrato dalla pesca – stava cercando la madre in ogni luogo.

Quando entrò nella scuderia, Concetta e Gabriele erano talmente spossati che non lo udirono né lo videro.

Al contrario, lui stava ritto in piedi a vedere lo “spettacolo” che era dinanzi ai suoi occhi, e soprattutto la madre che – ancora ansimante – aveva la sborra dell’uomo che fuoriusciva dal suo ventre. 

Giuseppe, era un bel ragazzo, sessualmente superdotato, che – vista la “vivacità” della mamma – sognava da sempre di scoparla in travolgenti amplessi.

Prima di andare avanti…

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