Per i #selezionati, vi presentiamo un ottime autore fa AP, #Pollicino1. Titolo originale, Un estate a cavallo.
1. Prologo.
La storia che oggi vi andrò a raccontare ha inizio in quel di Vieste, una incantevole cittadina pugliese sul mare.
Lì, vive serenamente Paolo con la sua famiglia, proprietaria di un bar-ristorante molto frequentato sulla piazza principale.
L'uomo, un uomo generoso, ha sposato Concetta, ora 55 anni, una donna dinamica, che non passa certo inosservata per la sua avvenente bellezza, e dalla quale ha avuto un figlio, Giuseppe, di 24 anni.
I tre, godono di una certo benessere economico, anche grazie al successo del locale, e quindi – ogni estate – Paolo può permettersi di “spedire” in vacanza moglie e figlio presso un agriturismo con maneggio a Rodi Garganico, il cui titolare è anche un apprezzato fornitore del ristorante.Ed è proprio in questo luogo – in assenza del capofamiglia – che accadrà qualcosa di inatteso e che sconvolgerà per sempre la pace del nucleo familiare...
2. Presentazioni.
Ebbene, una mattina che si preannunciava – già alle prime luci dell’alba – afosa e insopportabile, Concetta e Giuseppe partirono...
Paolo li salutò a malincuore, ma proprio non si poteva chiudere il locale in quel momento di così grande lavoro.
Caricarono tutti i bagagli in auto, e con il giovane alla guida si mossero con il proposito di fare di tutto per scaricare lo stress accumulato durante un anno che era stato molto pesante.
- "Sai, mamma, penso che mi farò proprio delle belle battute di pesca, affitteremo un motoscafo e mentre tu prenderai il sole io proverò la nuova attrezzatura...", disse pensieroso il ragazzo.
E la donna, che invece stava già fantasticando di ritagliarsi i suoi spazi di libertà a modo suo, gli rispose:
- "Veramente, più che di mare io avrei bisogno di contatto con la natura... Approfitterò, mentre tu sarai in mare, per fare delle belle cavalcate… Oltretutto, il signor Gabriele è così generoso!". E tra bei propositi di relax e la prospettiva di giornate spensierate, dopo circa un'ora di viaggio i due giunsero alla loro meta.
Come previsto, a Rodi trovarono ad attenderli un uomo sui 60 anni ma di aspetto ancora giovanile, sebbene corpulento, massiccio.
Per chi non lo conosceva, incuteva quasi terrore, con i suoi 100 kg distribuiti su un metro e 90 di altezza, barbuto e di carattere un pò scontroso.
Gli andò incontro quasi barcollando per la mole, vestito con una canotta lisa a strisce rosse e bianche che lo faceva sembrare un gondoliere, sotto la quale si immaginava un petto villoso e un ventre notevole…
Poi, salutò Concetta, dicendo con una intonazione che aveva del selvaggio:
- "Sono contento che siete qui... Vedrete vi troverete bene… Io e i miei assistenti siamo a vostra completa disposizione, per qualsiasi cosa...".
Al sentire quelle parole, Giuseppe si mise già sul "chi-va-là", geloso della madre, e cercò di "marcare il territorio". Rispose, freddo:
- "Sarà sicuramente così, mia mamma e io abbiamo bisogno di tranquillità".
Senza aggiungere altro, il gigante li condusse al loro alloggio, e poi – ricordandosi della passione di Concetta per i cavalli – a visitare il maneggio, dove le assegnò (per tutta la durata di quella vacanza) un bel purosangue arabo:
- "Con questo può stare tranquilla, è assolutamente mansueto", disse.
Poi, rivolgendosi a Giuseppe:
- "Tu, invece, potrai usare la mia barca per le tue battute di pesca...".
Ma il ragazzo, sibilò tra i denti:
- “Si, certo, lascio mia madre sola con un essere raccapricciante come te…”.
Sfortunatamente, Concetta era alle sue spalle, e quando il padrone di casa si fu allontanato gli urlò in faccia:
- “Ma sei matto? E se ti sentiva? Oltretutto, mi avresti fatto passare per una mangiatrice di uomini… Fortuna che è un mezzo frocio!”.
3. Via… si monta!
La donna era contenta di trovarsi in quella sorta di paradiso terrestre, dove avrebbe potuto essere davvero se stessa, lontano dai continui rimbrotti del marito che si preoccupava continuamente del suo contegno: era gelosissimo – anche lui – della consorte, ed ogni sguardo della moglie per i clienti lo rendeva furente…
Concetta, approfittando della totale solitudine che aveva trovato in quel recinto tutto per se, sin dal primo giorno sfoggiò una mise spettacolare.
Dei pantaloncini ridottissimi le avvolgevano perfettamente le natiche e lasciavano affiorare da sopra un sottile perizoma.
Le cosce poi, erano le sette bellezze! Ingombranti ma toniche, stavano li a ribadire tutta la sua provocante voglia di libertà.
Per non parlare del top che comprimeva a forza due seni immensi: benchè potessero all’apparenza sembrare rifatti, erano in realtà tutta “roba naturale”, talmente sodi che – nonostante un robusto reggiseno – presentavano dei capezzoli grossi e lunghi.
A cavallo, poi, assumeva una postura che suscitava voglie inconfessabili… E Gabriele, che a volte la guardava dal cancello e fingeva di apprezzare le sue gesta sportive, non riusciva a trattenere un profondo sospiro di mal celata libidine.
A volte, Concetta, usciva per una galoppata sulla spiaggia, ma quasi sempre preferiva restarsene in maneggio.
Dopo quel duro diverbio, il figlio aveva preferito curare il suo hobby lasciando la madre al suo, ogni mattina presto se ne usciva per le sue battute di pesca, e non rientrava mai prima dell’ora di pranzo.
Un giorno, la donna – facendo affidamento su queste abitudini ormai consolidate dei due uomini (aveva capito che Gabriele la mattina era impegnato a governare la proprietà) –, presa anche dalla grande calura, sentì il bisogno di maggior libertà: si tolse il top di jeans, slacciò il reggiseno, e lasciò letteralmente “esplodere” la sua bella sesta misura.
Così acconciata, cominciò a condurre il cavallo al passo e poi al galoppo, facendo sobbalzare ad ogni passo quelle tette meravigliose.
Si sentì finalmente emancipata, e pensò bene di replicare quella scelta ogni mattina, anche nei giorni seguenti…
Il pomeriggio, invece, data la presenza di altri ospiti, si comportava come una tranquillissima e normalissima donna di mezza età in vacanza, intrattenendosi a volte in cortesi discussioni…
Nessuno sospettava del “vizietto” di Concetta, fin tanto che, una mattina che ancora non albeggiava, lei decise di osare l’inosabile…
Era un’idea che le frullava per la testa già da qualche giorno, ma ora – guardandosi furtivamente attorno e non vedendo nessun movimento insolito – decise che era l’occasione giusta.
Si spogliò completamente e montò a cavallo “a pelle”, senza sella…
Era così bello ed emozionante! Concetta iniziò un’andatura a piccoli passi, e più andava e più sentiva crescere l’eccitazione: strofinando il suo pelo nero e rigoglioso sul mantello del cavallo, tra le cosce le scorreva indecorosamente un fluido appiccicoso.
Purtroppo, quell’esperienza paradisiaca durò pochi giorni, poiché la femmina – presa nel vortice dell’estremo godimento – aveva rischiato di essere rovinosamente disarcionata.
Così, le mattine seguenti, Concetta si limitò a rimanere in topless.
Era sola, o almeno così pensava…
Difatti, da qualche giorno, mentre lei era alla monta, Gabriele – nascosto nella penombra – aveva preso l’abitudine di restarsene ad ammirarla.
Passava così anche delle ore, e quei movimenti delle mammellone di lei lo faceva andare fuori di testa; tutto questo durava finchè – sentendo un certo umido sulle sue parti basse e abbassando lo sguardo sui pantaloni – non si accorgeva di una grande chiazza umida e scura: era venuto!
Furtivo, si allontanava dal “luogo del misfatto” per andare a cambiarsi, lasciando l’ignara femmina al suo divertimento.
4. A tu per tu.
Gabriele si contentò per un pezzo di stare lì a guardare quella donna così incantevole, ma accadde che un giorno – non resistendo più – decise di uscire allo scoperto.
Concetta era appena scesa da cavallo, ancora con le tette al vento ed imperlate da una miriade di goccioline di sudore, quando l’uomo le si avvicinò, lentamente ma tranquillamente alle spalle:
- “Signora Concetta! Ma lo sa che è davvero bellissima?”.
La donna, in un primo momento raggelò, stando sopra pensiero e non riconoscendone la voce; si voltò di scatto, e quando lo ebbe dinanzi a meno di un metro tentò invano di coprire con una mano quelle immensità, riuscendo però solamente a nascondere le areole scure e i grossi capezzoli che dall’imbarazzo le si erano drizzati in maniera incredibile.
Poi, corse verso le scuderie a prendere i suoi indumenti, seguita da presso da Gabriele:
- “Signora, non faccia così, non scappi, non voglio fare del male… E’ così bella che, anche volendo, non riuscirei a farle nulla…”.
Rincuorata, Concetta si fermò al centro del recinto e tolse la mano dai seni che – assecondando la forza di gravità – immediatamente precipitarono verso il basso, mentre l’uomo continuava a tenere lo sguardo fisso su quel ben di dio.
Era sì imbarazzata, ma il suo primo pensiero – di terrore – andò a suo marito:
- “Signor Gabriele, la prego, non dica niente a mio marito di quanto è successo… Sarebbe capace di farne una tragedia!”.
Lui le sorrise e replicò:
- “Stia tranquilla, io non ho visto niente, anzi mi perdoni, ma sa, non sono abituato a vedere delle cose così belle… Non sono sposato, e non ho nemmeno avuto mai il piacere di toccare una donna…”.
Concetta si stava sciogliendo, e così rispose all’uomo con un sorriso altrettanto largo e, incuriosita, gli chiese:
- “Se posso permettermi… Come mai non ha ancora conosciuto una donna? E’ una persona così generosa!”.
Ma Gabriele seguiva un ragionamento tutto suo, e riprese:
- “Si, sono generoso ma anche sempre molto eccitato… Sa, erano tanti giorni che la guardavo… Lasci che le confessi che l’ho vista anche quando cavalcava completamente nuda…”.
