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Il Massaggio
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Racconto9 min di lettura

Il Massaggio

Giulia e Alberto decidono di prendersi un weekend per staccare la spina. Vanno in un hotel con spa e lei prova un massaggio particolare.

Vincenzo91
10 mesi fa · 1.1k letture · 0

Giulia si alzò. «Buongiorno.»

Lui la fece entrare, la stanzetta profumava di cocco. Era una fragranza che la faceva rilassare. Al centro c’era un lettino coperto da un lenzuolo usa e getta, una tenda beige nascondeva una porzione di finestra. Sopra uno scaffale kallax di legno erano poggiati flaconi di gel, oli e un enorme rotolo di carta.

Lui chiuse la porta. Sulla tunica che indossava c’era scritto, in caratteri eleganti, Hotel Lagorai Charme. Gli donava, così come i ricci, e quando lui le chiese se fosse la prima volta che si sottoponeva ad un massaggio Giulia rispose di sì.

La informò che il tutto sarebbe durato una mezz’ora e che sarebbe stato decontratturante. La parola decontratturante la rilassò, come l’odore di cocco.

Era bravo a trasmettere sicurezza, ad usare vocaboli precisi e persuasivi. Il ragazzo continuò, e disse che avrebbe lavorato sulla schiena, sulle gambe, avrebbe sciolto le tensioni.

Sciogliere, che si aggiungeva a decontratturante.

 

Giulia le disse del dolore all’interno coscia che la tormentava da due settimane. E lui annuì, sarebbe andato a trattarlo, però lei doveva restare in intimo.

Per fortuna aveva messo gli slip nuovi, quelli di Intimissimi, e mentre Giulia ci pensava lui aggiunse che le parti non interessate sarebbero state coperte con un telo. Gli avrebbe voluto dire che non c’era problema, poteva guardarle il seno mentre la massaggiava.

Proprio come suo marito aveva fatto con quella zoccola prima, in piscina.

Invece restò zitta, lui andò a lavarsi le mani nel lavandino. Giulia si sfilò la felpa, la maglietta e la tuta. Mise tutto sopra una sedia che si trovava accanto ad un vaso con un falangio.

Sospirò. Si sdraiò sul lettino e il lenzuolo di carta frusciò. Il massaggiatore la coprì dal collo alla vita con un telo celeste riscaldato, Giulia sentì il calore del cotone sulla pancia.

Lo guardò scegliere un flacone dal kallax, versare l’olio sulle mani robuste, strofinarle. Nella stanza si sprigionò il profumo di cocco, lo stesso che aveva sentito entrando.

Il ragazzo le osservò le gambe nude, elastiche. Si avvicinò al lettino, le posò le mani fresche sulle caviglie e un brivido percorse la nuca di Giulia. Lui salì, pressando i pollici sui polpacci. «Quale gamba le fa male?»

Era una manovra che appagava i sensi. Giulia deglutì. «La destra.»

Le sue mani scivolarono sui polpacci fino a circondare le ginocchia. Giulia solo in quel momento notò la fede all’anulare, la sensazione del metallo massiccio che slittava sulla pelle. Chissà cosa pensava la moglie del fatto che manovrava altri corpi femminili. Che come scopriva i punti di dolore, scopriva anche quelli di piacere.

Il ragazzo spinse sull’interno coscia e le fece un cazzo di male. Lei strinse i denti. La fissò con gli occhi verde chiaro, si fermò. «Le fa male?»

«Sì.»

Con il palmo pressò l’adduttore infiammato. «Ha il muscolo contratto.»

Continuava ad utilizzare il Lei. Rimarcava il confine professionale. Le sue mani accarezzavano la coscia, palpavano il muscolo, un fremito solleticò la nuca di Giulia.

Lei gli sorrido, lui ricambiò. «Va meglio?»

«È molto piacevole.»

Lo sentì scendere, fermarsi alle ginocchia. Poi risalire, come una giostra, e il calore le si allargò tra le gambe. La stava facendo eccitare, ma senza farlo di proposito. Soltanto usando le mani, toccando bene, stuzzicando.

Giulia gli afferrò la mano e se l’avvicino alle mutandine. Lo vide voltarsi verso la porta chiusa, tornare a guardarla con una faccia sorpresa. «Mi piacerebbe, ma rischio il posto.»

«Solo due minuti.»

La sua piccola evasione. Non pensare alla figlia che la odiava, al marito che si sarebbe scopato una vent’enne.

Il massaggiatore diede un’altra occhiata alla porta, tutto bene, sollevò il telo fino all’ombelico. Le mise la mano negli slip di Intimissimi, le dita accarezzarono la fenditura della fica.

Giulia socchiuse gli occhi, lui infilò due dita e lei trattenne il respiro. Le sentì arrivare fino in fondo.

Cazzo, era bello, buttò fuori l’aria.

 

Lui muoveva la mano in modo deciso e l’erezione gli sformava i pantaloni bianchi. Giulia si attaccò al lenzuolo, la carta si stracciò fra le dita.

Il massaggiatore guardò ancora la porta, aveva l’ansia, ma tanto chiunque avrebbe bussato prima di entrare.

Appesa al muro c’era una cornice di legno che racchiudeva il diploma di operatore professionale in massaggio terapeutico conferito a Samuele Benedetti.

Giulia ansimò.

Samuele abbassò gli occhi, verificò il rialzo in mezzo alle gambe. Lei gli strinse l’avambraccio, lui aggiunse un altro dito, il terzo, quello con la fede.

Giulia scoprì tutta la pienezza a cui non era abituata. Alberto tre dita non gliel’aveva mai messe dentro.

Subì la contrazione violenta del pavimento pelvico, la schiena si contrasse, si morse le labbra.

Gli disse Sto per venire.

Samuele affondò le dita e lei serrò le gambe, bloccandogli la mano, l’orgasmo la fece sobbalzare, poi frenò un gemito privandosi di liberare il piacere.

Giulia riprese fiato, l’orgasmo le aveva intorpidito le gambe. Appoggiò una mano sulla fronte. Simone tolse la mano, andò verso il rubinetto.

Si sentì una stronza. Magari aveva anche un figlio, magari era la prima volta che tradiva. Giulia spostò il telo che la copriva, si alzò e il lettino cigolò. Il lenzuolo di carta aveva una macchia chiara al centro.

Simone si lavò le mani, la fede. Giulia indossò la maglietta. «Non so cosa mi sia preso. Scusami.»

Lui si asciugò le mani con un panno. «Basta che la cosa non esce da qui.»

Giulia si infilo la tuta. «Tranquillo.»

Con un cenno della testa le indicò la gamba. «La gamba ha bisogno di riposo. Non la sforzare.»

Giulia si mise le scarpe, lo ringraziò. «Quanto ti devo?»

Samuele aprì la porta. Era a disagio, aveva paura di rimetterci il posto, la moglie, tutto. «Puoi fare direttamente con la reception.»

Lei uscì, la saletta d’attesa con le sedie di metallo vuote. Raccolse una ciocca dietro l’orecchio e gli sorrise. «Allora buona giornata.»

Samuele ricambiò il sorriso. «Anche a te.»

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Vincenzo91

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