DanielIl contatto con le sue mani calde mi dà un brivido intenso, ma ben presto mi abituo alla sensazione e mi rilasso. Il massaggio è gradevole. A volte delicato ed a volte piuttosto intenso, soprattutto all’altezza delle scapole e del collo. Stacco il cervello e provo a rilassarmi. Non so bene quanto a lungo continui quel trattamento, credo di essermi quasi addormentato ad un certo punto. Il mio corpo è come una soffice nuvola che volteggia nella stanza. Mi sento leggero, senza forze ma in maniera piacevole. Il tocco delle sue mani è soffice e delicato, come la coccola di un’amante. Ad intervalli regolari la dottoressa si stacca dal mio corpo e torna con le mani più oliate e più calde di prima per riprendere da dove aveva lasciato. Quando mi avverte che sarebbe passata a massaggiare le gambe le rispondo con un ‘ok’ sbiascicato rischiando di sbavare per terra. Mi sento in dormiveglia, come imbambolato. Il suo tocco leggero sulla gamba sinistra, però, ha l’effetto di una frustata sulla mia mente sopita riportandomi bruscamente alla realtà. E’ una zona particolarmente sensibile, pericolosamente vicina al cazzo, ed il massaggio sembra più intimo, più sensuale. Mi irrigidisco per un secondo, ma non sembra notarlo. Mi affido alle sue mani esperte, tentando di trattenere l’imbarazzo.
Rebecca.Le mie mani scivolano senza difficoltà lungo quei tonici muscoli andando a mettere pressione nei punti di accumulo dello stress e, in generale, lungo la spina dorsale. In genere l’arte del massaggio è faticosa e ti risucchia le energie in un attimo, ma questa volta mi sento rilassata come se stessi massaggiando me stessa. Le mie energie fluiscono all’interno del corpo del ragazzo, per poi tornare indietro ed avvolgermi in un caldo abbraccio. Sono ancora bagnata ed il contatto ravvicinato con quel fisico 18enne non fa che peggiorare la situazione. Mi sorprendo a lanciare occhiate furtive, di tanto in tanto, ai suoi glutei da sotto l’asciugamano. Magari potrei arrivare a toccarli con la scusa del massaggio rilassante. Solo per un instante. Solo per capire quanto effettivamente siano duri e piacevoli al tatto. Mi sposto a massaggiare le gambe con un fremito d’impazienza. Da lì avrò una visuale ben più dettagliata del suo inguine e, nonostante mi ripeta di dover evitare qualsiasi sguardo lascivo, so già che non resisterò alla curiosità. La mia professionalità regge per un minuto scarso. Le mie mani continuano a scorrere lungo le sue gambe, alternando da una all’altra, ma il mio sguardo è già perso in direzione del suo inguine a malapena coperto dall’asciugamano. Il cazzo è nascosto sotto la pancia, ma lo spettacolo di due belle palle piene, con una leggera peluria a fare da contorno, e della zona perineale mi riempiono gli occhi. Mi mordo un labbro per ricacciare indietro l’istintivo impulso di accovacciarmi e prendere i suoi coglioni in bocca, leccarli, succhiarli con delicatezza, magari far correre la lingua lungo il perineo, su, fino all’ano, assaporandolo, forzandolo con la lingua. Con due palle così chissà che cazzo che deve avere il ragazzinoLa pantomima della dottoressa professionale e distaccata è caduta da un pezzo. Non ho modo di resistere alla miriade di pensieri che mi attanaglia la testa. Mi sento eccitata come non mi succedeva da tempo. Ogni volta che provo a ricompormi il mio sguardo cade di nuovo sul suo inguine e pensieri peccaminosi mi invadono il corpo in un’ondata travolgente. Ho bisogno di vedergli il cazzo. Solo uno sguardo fugace. Per avere qualcosa su cui masturbarmi più tardi. Per saziare il morboso desiderio che mi sconquassa.La sua timidezza potrebbe giocare a mio favore, portandolo a trattenere qualsiasi flebile protesta riguardo al trattamento che ho in mente di riservargli. Un gioco innocente, dettato dal caso.L’idea di farglielo venire duro, qui ed ora, mi scalda il ventre e mi inzuppa le mutandine. Il pensiero del suo imbarazzo e di come lotterà per evitare di eccitarsi non fa che aumentare la mia urgenza morbosa.Apriamo le danze.
DanielIl mio corpo ora è vigile. Sveglio. Il massaggio alle gambe è rilassante, ma l’idea che da quella posizione possa vedere quantomeno le mie palle mi imbarazza al punto da tenermi in allerta. Mi sento stranamente osservato, esposto. Cerco di svuotare la mente e rilassarmi quando sento il tocco lieve delle sue dita nell’interno coscia. Una sensazione di solleticante prurito mi avvolge lo stomaco e mi dà la pelle d’oca. I suoi palmi sono aperti ad avvolgere entrambe le mie cosce, con i pollici ben larghi all’interno. Li sento scorrere dal retro del ginocchio, lungo tutto la lunghezza delle cosce, fino ad arrivare a pochi centimetri dalle palle per poi staccarsi e riprendere la propria corsa dall’inizio. E’ estremamente piacevole, ma anche estremamente pericoloso. Il solletichio che provo è un chiaro segno di quanto il mio inguine si stia godendo quel trattamento e di come una prima avvisaglia di erezione stia facendo capolino alla base del mio cazzo. Sarebbe tremendamente imbarazzante farmi sorprendere con un’erezione in una situazione del genere e cerco di distrarmi in tutti i modi, ma i suoi pollici si fanno più insistenti, più audaci. Ho la sensazione che ad ogni passaggio arrivino leggermente più su, sempre più vicini alle palle. Delicati ma impossibili da ignorare. Poi lo sento. E’ stato un contatto fugace, quasi rubato, ma comunque sufficiente a darmi un brivido dalla base della spina dorsale fino al collo. Giunti a fine corsa quei pollici si sono scattati dall’interno coscia per andare a premere direttamente sui miei coglioni. Poi, come se nulla fosse, sono tornati dietro il ginocchio ed hanno ripreso la loro inesorabile corsa all’insù. Di nuovo in zona pericolosa, di nuovo spudoratamente sulle mie palle e ancora da capo. Sento il cazzo risvegliarsi dal torpore e cominciare a pulsare fra la pancia ed il lettino. Mi ritrovo ad aspettare con impazienza l’ennesimo passaggio delle mani, quel tocco leggero sulle mie palle scaldate dall’olio. Stringo i pugni per combattere l’erezione imminente. Non resisterò a lungo.
RebeccaLe mie mani stanno ottenendo il risultato sperato. Non posso vederlo, ma lo sento. Gli sta venendo duro, poco alla volta, ma inesorabilmente. Lo vedo irrigidirsi ogni volta che faccio scorrere fugacemente i miei pollici sui suoi testicoli per poi rilassarsi subito dopo. Cerca di non darlo a vedere ma ha i pugni serrati nello sforzo di trattenere il piacere che si sta facendo strada nel suo corpo. Sforzi inutili. E’ ora di aumentare il dosaggio. Non posso più aspettare.“Ora ti toglierò per qualche minuto l’asciugamano Daniel, devo massaggiare anche i glutei se vogliamo che tu raggiunga uno stato di relax tale da permettermi di lavorare sul tuo infortunio” Tutte cazzate, ma d’altronde cosa vuoi che ne sappia lui? L’esperta del settore sono io.Non mi risponde per niente. E’ come pensavo: sin troppo timido anche solo per accennare ad una flebile protesta. E’ anche probabile che oramai ragioni quasi interamente col cazzo e che sia quasi impaziente di sentirmi andare ancora più a fondo. Se smettessi ora sono sicura che ci rimarrebbe male. Lo manderò comunque a casa con un’erezione inesplosa è vero, ma fremo al pensiero che si possa masturbare sotto la doccia pensando a me, alle mie mani, al mio tocco. Vediamo di dargli un motivo più che valido per poter fantasticare.Le sue chiappe sono esattamente come me le immaginavo: forti, compatte, scolpite da un artista. Prendo a massaggiarle con movimenti circolari, oliandole per bene. Faccio correre le unghie da un gluteo fin giù verso l’interno coscia e lo vedo rabbrividire. Le gambe tese, i pugni serrati. Magnifico.Prendo la boccetta dell’olio e ne verso una generosa quantità su entrambi i glutei assicurandomi che un bel rivolo denso si insinui nella spaccatura e vada ad inondare il suo ano e poi giù verso le palle.Oramai ho abbandonato qualsiasi remora. Desidero solo farglielo venire più duro possibile e dargli una bella occhiata, a futura memoria. Un’innocente occhiata a quel membro in tiro per me. Pulsante. Il mio indice comincia a correre dalla base delle palle fino ad arrivare all’ano, seguito dalle altre dita a riporto. Ben presto mi ritrovo ad alternare entrambe le mani lungo tutto il suo perineo. Dove una si ferma l’altra riprende. Una carezza alle palle che termina in un leggero tocco all’ano per poi cambiare e percorrere la strada inversa con tutta la malizia possibile. Lui è in balia degli eventi e gli piace. Glielo leggo negli spasmi che accompagnano i miei passaggi, nelle leggere contrazioni delle natiche ogni volta che il suo cazzo ha un fremito. Ogni minuto che passa divento più audace, più affamata. Gli afferro le palle alla base con l’indice ed il pollice della mano sinistra a formare un anello e lo torturo con delle piccole spinte verso l’esterno, quasi a volerle allungare. Nel frattempo il pollice della destra sta applicando una leggera pressione proprio al centro del perineo ed il mio indice saetta avanti e indietro sull’ano. Lo vedo inarcare la schiena, probabilmente per far posto alla possente erezione sotto la pancia. Aumento l’intensità dei movimenti. Lo sento impazzire. E’ giunto il momento. It’s show time! Mi stacco bruscamente, gli pizzico una chiappa e con una voce che non sembra la mia lo invito a girarsi.“E’ tempo di trattare il muscolo”“I-Io…non saprei…” Mi aspettavo un barlume di reticenza da parte sua, ma non ho nessuna intenzione di tirarmi indietro ora. Voglio vedere il frutto del mio duro lavoro e non c’è imbarazzo o asciugamano che possano impedirmelo a questo punto.“Avanti Daniel, non ti farò male. Metti questo sotto la nuca per appoggiarla”“Lascia pure l’asciugamano lì dov’è” aggiungo non appena vedo che fa per recuperarlo e coprirsi prima di mettersi supino. Posso leggergli lo stupore negli occhi e mi piace. Un cucciolo impaurito. “…Oddio!”.Mi sfugge di bocca senza che nemmeno me ne accorga. La vista del suo cazzo completamente eretto mi porta ad un passo da un orgasmo mentale mai provato prima. Va oltre ogni mia più rosea aspettativa. Saranno almeno 20 centimetri di possente carne pulsante, largo due volte quello di mio marito. La cappella è gonfia ed umida, a metà nascosta da un prepuzio leggermente arrossato. Larghe vene in rilievo corrono lungo tutta l’asta fino a scomparire alla base. E’ incredibile come, nonostante le dimensioni, si regga in piedi da solo, sfidando la gravità e puntando fiero verso il soffitto. Allargo leggermente le gambe per dare modo alle mie grandi labbra di schiudersi, impazienti di accoglierlo in un caldo abbraccio.“E’… è del tutto normale Daniel. Non…non ti preoccupare.”Fa per coprirsi con le mani ma glie lo impedisco prontamente. Avida di guardarlo ancora un po’. Ho la salivazione a mille come se la mia bocca non vedesse l’ora di inghiottirlo. “Dobbiamo…dobbiamo aiutarlo a rilassarsi però o il trattamento sarà inutile”Non posso crederci di averlo detto davvero! I patti erano chiari: un’occhiata fugace, magari un ditalino veloce in bagno prima del prossimo appuntamento e tanti saluti. Non posso davvero pensare di toccarlo!
