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La schiava e il conte parte 3
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Racconto14 min di lettura

La schiava e il conte parte 3

Giulia viene offerta all'asta

Anna Bolerani
8 mesi fa · 737 letture · 0

Uno dei banchiere si alzò in piedi, i peli del petto che spuntavano dal colletto inamidato come radici di un albero velenoso. "Sedicimila." Un brusio si levò nella sala. Era l'offerta più alta mai registrata in una Riffa effettuata in quelle loro riunioni esclusive. "Nessuno offre di più?" chiese il cerimoniere. La sala cadde nel silenzio assoluto.Il martelletto cadde con un tonfo sordo. "Aggiudicata al Dott. Von Essen per sessanta minuti di... piacere senza limiti."

Mentre i soci ed il Conte Luciani iniziarono la loro cena, la porta dell'alcova si chiuse con un clic quasi impercettibile alle spalle di Giulia e del banchiere. Von Essen non parlò mentre slacciò la cintura di coccodrillo con movimenti metodici, gli occhi che divoravano Giulia in piedi davanti al letto a baldacchino. "Sul ventre," ordinò, la voce un basso rimbombo. Quando lei obbedì, levò via le mutandine con uno strappo secco, il suono della seta che si lacerava che si confuse con il suo respiro affannoso. I pollici le divaricarono le natiche senza preavviso, la punta della lingua che le percorse il solco con la precisione di un chirurgo. Giulia afferrò le lenzuola di lino, le dita che si contorcevano nel tessuto quando quella stessa lingua le penetrò il buco del culo in movimenti a vite.Von Essen la sollevò per i fianchi come un trofeo, il cazzo già lubrificato di saliva che le cercò l'ingresso mentre una mano le afferrava la cervice con possessività. "Tutta," ringhiò, e glielo piantò dentro con un colpo solo che le fece urlare contro il cuscino di piume. Le sue palle sbatterono contro il clitoride di Giulia a ogni spinta, il ritmo sincopato interrotto solo quando, dopo numerose spinte, le tolse il suo poderoso cazzo dal culo e la rovesciò sulla schiena per affondarglielo in la bocca lo. "Succhia, puttana" le ordinò infilandole le palle in gola mentre le dita dell'altra mano le martoriavano il clitoride. Giulia sentì l'orgasmo avvicinarsi come un treno merci e il corpo si arcuò quando Von Essen le scaricò in gola con un ruggito, lo sperma che le colò lungo il mento mentre lui già le girava nuovamente per riprendersi nuovamente il buco el culo per completare gli ultimi spasmi del godimento.L'ora si consumò tra lenzuola strappate e liquidi corporali mescolati: sulla poltrona Louis XV con lui che le teneva le caviglie dietro la testa, contro lo specchio veneziano mentre le tirava i capelli come redini, infine sul tappeto persiano dove le ordinò di ingoiare il terzo carico mentre l'orologio da taschino segnava il cinquantesimo minuto. "Tempo," annunciò il maggiordomo bussando delicatamente, ma Von Essen aveva già l'ultima moneta da spendere: le schizzò in faccia con un gemito animale, lo sperma che le colò sugli zigomi ancora arrossati mentre fuori il martelletto batteva la fine del tempo.Giulia si ripulì con le lenzuola stracciate, il rossetto mezz'ora prima perfetto ora sbavato come un graffito. Il vestito rosso -miracolosamente intatto- le scivolò addosso come una seconda pelle mentre in bagno rifece il trucco e ripassò un nuovo strato di rosso sangue sulle labbra gonfie. L'immagine allo specchio le sorrideva con denti ancora sporchi di seme.La porta del salone si aprì su ventiquattro paia di occhi che la divorarono mentre avanzava, il fruscio della seta che copriva ancora i segni dei morsi sulle cosce. Von Essen alzò il bicchiere verso di lei, le mutandine strappate appese al polso come trofeo di caccia. "Sedici mila ben spesi, no navevo mai scopato un cosi bel culo accogliente." facendo tintinnare i cubetti di ghiaccio contro il cristallo, mentre il conte le faceva cenno a Giulia di avvicinarsi con un dito incurvato come uncino.La busta di pelle le scottò i palmi quando gliela porse. "I tuoi soldi," sibilò il conte soddisfatto. Giulia contò le banconote con le dita che non tremavano, il profumo di euro freschi che copriva l'odore di sesso marcio. Sedicimila per sessanta minuti. Duecento sessantasei euro al minuto. Quattro euro e quaranta al secondo. Il calcolo le bruciò la lingua come un acido mentre sorseggiava lo champagne che qualcuno le aveva messo in mano."Non hai mangiato," osservò il Barone Ruffo, seduto accanto a Giulia, indicando il piatto di foie gras intatto davanti a lei. Giulia scostò la forchetta d'argento con un dito, e con il sorriso sensuale: "Ho già avuto la mia cena," rispose dolcemente leccandosi le labbra con un gesto voluttuoso con la voce che sapeva di sale e sperma mentre sotto il tavolo le ginocchia del Conte le si strofinavano contro come quelle di un ragazzino eccitato.La Bentley sfrecciava lungo il viale alberato, i fari che tagliavano la nebbia come lame attraverso l'euforia alcolica che riempiva l'abitacolo. Giulia rideva, un suono argentato che sembrava provenire da un'altra donna, mentre le dita le scorrevano lungo l'inguine del Conte con la disinvoltura di chi ha già venduto ogni vergogna. "Sei un animale, sai?" gli sussurrò contro l'orecchio, le labbra intenzionalmente bagnate che sfioravano la pelle grinzosa. "Quegli occhi da lupo mentre mi guardavi quando sono rientrata dall'alcova. e sentivi l'odore di sesso su di me." La mano le affondò tra le cosce del vecchio, trovando l'erezione che pulsava sotto il tessuto pregiato. "Mi hai fatto guadagnare più di quanto Marco guadagnava in un anno, e tutto per sessanta minuti di divertimento."Il Conte emise un grugnito quando le dita di lei gli slacciarono la cintura con movimenti esperti, i polpastrelli che già massaggiavano la carne dura attraverso la seta degli slip. "Dovremmo fare un giro più lungo," ringhiò all'autista, la voce roca mentre la mano di Giulia lo stava già masturbando con ritmo insistente. La Bentley deviò verso i vicoli secondari, le ruote che sollevavano foglie morte mentre il motore ruggiva in sordina.Giulia si tolse la giarrettiera e la infilò nella tasca interna del Conte con un sorriso da gatta soddisfatta. "Per i tuoi ricordi," sussurrò prima di abbassarsi sul suo cazzo con una voracità che sapeva più di vendetta che di piacere. Il vecchio si contorse sul sedile in pelle, le dita nodose che le si attorcigliarono nei capelli mentre la bocca di lei lo divorava."Ecco cosa sei," ansimò il Conte mentre la Bentley svoltava bruscamente, il vetro divisorio opacizzato dalla condensa. "Una troia d'alto bordo che ha finalmente trovato il suo posto nel mondo." Le sue parole si persero in un gemito quando Giulia aumentò il ritmo, le unghie rosse che gli graffiavano le cosce attraverso i pantaloni di lino. Fuori, le luci della città lampeggiavano come monete d'oro gettate in un pozzo senza fondo.Lo sperma del Conte colò nella gola di Giulia con la densità di un miele d'annata, il sapore che le ricordava quella del banchiere e penso alle banconot che ora pesavano nella sua borsetta. Chiuse gli occhi mentre ingoiava, e nel buio vide Marco nudo sul letto della loro stanza, le mani che si stringevano attorno al cazzo già duro, il sudore che gli imperlava il petto mentre si masturbava pensando a lei. Quel pensiero le fece contrarre i muscoli del collo, un movimento involontario che fece ridere il Conte mentre le tirava i capelli per controllare meglio l'angolo della sua testa."Brava ragazza," borbottò il vecchio, le vene delle tempie che pulsavano mentre osservava la sua gola lavorare. Giulia sentì l'ultima goccia scendere e si pulì le labbra con il dorso della mano, un gesto che aveva visto fare alle attrici nei film porno. Nella sua mente, Marco stava già cambiando posizione, voltandola come un animale in calore, pronto a riempirla con tutto il furore di un uomo che aveva appena visto la propria donna diventare merce di scambio.La Bentley si fermò davanti al loro palazzo, ma il Conte non la lasciò subito scendere. "Domani non ci sarò tutta la mattinata. Ti aspetto nel mio studio alle sedici in punto," le sussurrò, le dita che le stringevano il mento con una pressione che prometteva lividi. "E indossa quelle mutandine rosse che hai comprato ieri." Giulia annuì senza alzare lo sguardo, le labbra ancora intorpidite, già immaginando come Marco carico dalla furia sessuale immagazzinata nell'attesa, le avrebbe fatto a pezzi quel vestito rosso prima ancora che potesse spiegargli quanto aveva guadagnato.Mentre il Conte si trattenne nel suo studio, Giulia salì le scale con le gambe che tremavano non per la stanchezza, ma per l'anticipazione. La porta della loro stanza era socchiusa e vide Marco in piedi accanto a letto con, il pugno sinistro stretto attorno al cazzo e avanzò verso di lui, con il profumo del Conte ancora incollato alla sua pelle come un secondo strato.

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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