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La borsetta di Armani
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Racconto18 min di lettura

La borsetta di Armani

la moglie si concede si richiesta del marito per una borsetta di Armani

Anna Bolerani
11 mesi fa · 828 letture · 2

forzatamente intorno alla base del cazzo di Luca. "Così," sussurrò mio marito “aprile il culo”, la sua mano che si muoveva freneticamente sotto la tuta. "Fallo sentire tutto." Luca mi prese a colpi profondi e dolorosi, ogni spinta un martellamento brutale che mi faceva scivolare sul divano, le mani che cercavano una presa sulla pelle liscia. Il dolore si mescolava a un piacere perverso, alimentato dagli occhi di Marco che divoravano ogni dettaglio. Ogni volta che Luca si ritraeva, Marco vedeva il mio buco aperto e tremante, rosso e umido prima che Luca vi si scagliasse di nuovo dentro con tutta la sua forza. Il mio corpo era un campo di battaglia tra dolore fisico e un'eccitazione che mi bruciava le vene. Piangevo e gemevo insieme mentre Luca mi usava senza pietà. "Sei la mia puttana ora," ringhiò alle mie spalle, le mani che mi segavano i fianchi per piantarsi ancora più dentro. “dillo!

“Si sono la tua puttana”

"Il culo è mio. Dillo!

“Si il mio culo e tuo , sfondamelo."

Guardai Marco attraverso gli spasmi del piacere che mi avvolgeva. Il suo viso era contratto in una maschera di piacere estremo, la bocca aperta in un respiro affannoso. La mano sotto la tuta si muoveva freneticamente. Tesi disperatamente una mano verso mio marito, le dita tremanti che cercavano la sua. Sentii la pelle sudata dei suoi palmi mentre lui la strinse con forza, quasi dolorosa. Il suo sguardo si staccò per un istante dallo spettacolo per incrociare il mio. "Sì," ansimò, gli occhi lucidi e selvaggi. "Così godi, amore?" La sua stretta era un'àncora nel mare tempestoso del dolore e della vergogna. Ogni parola usciva spezzata dalla sua bocca mentre il suo respiro diventava sempre più affannoso. "Così... così... prendi... tutto..." Luca rallentò per un secondo, sentendo la stretta tra le mie dita e quelle di Marco, poi affondò ancora più forte, come volesse dimostrare a mio marito fino a che punto possedeva il mio corpo. Un urlo mi strappò la gola. Marco rispose con un gemito lungo, roco. La sua mano sotto la tuta accelerò spasmodicamente, gli occhi che tornarono fissi sul punto dove Luca spariva dentro di me. "Sì! Così!" ringhiò Marco, la voce un tuono nella stanza. "Così prendi il suo cazzo nel culo! Falla urlare ancora!" Luca obbedì, le sue mani che mi affondarono nella carne mentre aumentava il ritmo, ogni colpo un pugno al mio centro. Il dolore esplose in una luce bianca. Sentii Marco irrigidirsi accanto a me, la sua stretta diventare spasmodica mentre un lungo gemito gli usciva dalla gola. Il suo corpo si contrasse, gli occhi chiusi in un'espressione di estasi violenta mentre raggiungeva l'orgasmo guardando suo amico sfondarmi brutalmente il culo. Fece appena in tempo a estrarre il cazzo dalla tuta che suo sperma schizzò sulla mia faccia tesa a guardarlo godere. Luca vide tutto, e il suo movimento diventò ancora più feroce, più rabbioso. "Guarda tua moglie!" ringhiò verso Marco, mentre io godevo sotto di lui "Guarda come le sfondo il culo!" Sentivo il mio ano bruciare, dilatato oltre ogni limite, mentre lui continuava a martellare senza pietà. Marco annuì, esausto, ancora tremante per la sua scarica, gli occhi vitrei fissi su di me. "Sì... è perfetta..." sussurrò, la voce spezzata. "La mia troietta... tutta tua..." Le sue parole furono l'ultimo chiodo nella bara della mia dignità. Sentii il corpo di Luca irrigidirsi sopra di me, le sue mani che mi affondarono nei fianchi mentre un ruggito gli uscì dalla gola. Sentii il suo cazzo pulsare selvaggiamente dentro di me, caldo e violento, mentre finalmente veniva dentro il mio culo violato, riempiendomi dello sperma che sgocciolava subito fuori lungo le mie cosce tremanti. Si accasciò su di me, il sudore freddo che si mescolava al mio. Il silenzio cadde nella stanza, rotto solo dal gemito finale del sax e dai nostri respiri affannosi.Rimanemmo così per un tempo indefinito, paralizzati dalla violenza di ciò che era appena accaduto. Il peso di Luca sopra di me sembrava una montagna di pietra. Sentivo il suo sperma caldo e denso che continuava a sgocciolare dal mio ano dolorante. Marco era rimasto immobile accanto a noi, la mano ancora nella tuta macchiata, lo sguardo perso nel vuoto. La musica era finita da un pezzo, lasciando solo il ronzio nelle mie orecchie. Poi, lentamente, Luca si sollevò. Sentii il suo cazzo scivolare via dal mio buco martoriato con un suono umido, disgustoso. Un brivido di dolore mi attraversò la schiena. Senza una parola, si alzò in piedi, la sua ombra che mi copriva mentre si rivestiva con movimenti meccanici. Strappò un fazzoletto dalla tasca e si pulì frettolosamente. Ogni gesto era preciso, distaccato. Mi voltai sul fianco, raggomitolandomi per nascondere la nudità umiliante. Le mie cosce erano una mappa di sperma e lacrime. Guardai Marco. Lui evitò il mio sguardo, fissando invece Luca che si stava infilando la cintura con un gesto secco. "Mi spiace," disse Luca improvvisamente, la voce piatta mentre controllava l'orologio al polso. "Ma devo andare." Si aggiustò la camicia, nascondendo il sudore sotto il collo. La sua espressione era chiusa, impenetrabile. Tutta la ferocia animalesca svanita. "Come già vai via?" dissi io, la voce tremula mentre mi tiravo su la camicetta strappata. Il dolore bruciava ancora tra le cosce. "La serata è appena iniziata..." Tentai un sorriso che morì sulle labbra. Le parole suonarono patetiche nella stanza impregnata di sesso. Luca infilò la giacca senza guardarmi. Le sue mani erano rapide, efficienti. "Ho un altro impegno," rispose, lo sguardo fisso sulla porta d'ingresso. La sua mascella era serrata. "Comunque ti aspetto nel mio studio domani per discutere il tuo progetto." La frase era un coltello. Freddo. Formale. Come se non mi avesse aperta sul divano dieci minuti prima. "Non c'è nessun progetto," dissi, la voce rotta mentre mi alzavo a fatica, la gonna ancora sollevata sui fianchi. Sentivo il suo sperma tiepido colarmi lungo la coscia. "E non verrò mai nel tuo ufficio." Marco si mosse finalmente, un'ombra silenziosa che raccoglieva i bicchieri rovesciati. "Se esci da quella porta," aggiunsi, sfidando Luca mentre si voltava, "non ci vedremo più." La minaccia rimase sospesa, fragile. Lui sollevò appena le spalle. Un gesto infinitesimale. Disilluso. "Mi spiace, Ilaria," mentì. Poi salutò Marco con un cenno del capo. "Ci sentiamo." La porta si chiuse alle sue spalle con un tonfo sordo. Il rumore finale della nostra storia.

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Scritto da
Anna Bolerani

autrice racconti erotici a sfondo prevalentemente cuckold

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  1. Akella

    Piacevole e realistico continua cosi

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