Una mattina all’improvviso il suono del campanello, mi alzai mezzo addormentato guardai nello spioncino e aprii rivelando lo zio Giuseppe, sessantenne, con un sorriso furbo stampato sul volto. "Ciao, ragazzo. Sorpresa!" esclamò, la voce roca. I miei genitori erano fuori città, e io e mia sorella Chiara avevamo colto l'occasione per dormire insieme.
"Che ci fai qui, zio?" chiesi, cercando di mascherare il mio stupore.
"Un'improvvisata! I tuoi dove sono?"
"Sono andati dalla nonna."
"Ah, perfetto. Fammi un caffè, dai." Si diresse verso la cucina, ma prima di sparire alla mia vista, si fermò davanti alla camera da letto. La porta era socchiusa. "Ma guarda un po'… ti sei fatto la sorellina?"
Entrò senza esitazione. Io lo seguii, sentendo un brivido di imbarazzo. Chiara era distesa sul letto, nuda, avvolta solo dalle lenzuola. Il profumo inconfondibile del sesso riempiva l'aria.
"Accidenti, è diventata una donna!" disse lo zio, con un tono di voce che non mi piacque affatto. Si chinò, annusando i capelli di Chiara, poi il suo collo. "Mmm, che profumo…"
"Dai, zio, andiamo a bere quel caffè." Cercai di sviare la situazione, ma ormai era troppo tardi.
In cucina, mentre versavo il caffè, Chiara entrò, ancora assonnata e quasi nuda. I suoi occhi si spalancarono quando vide lo zio. Un'espressione di terrore le attraversò il viso, ma ormai non poteva più tornare indietro.
"Vieni, tesoro, accomodati." Lo zio la fece sedere sulla sedia, poi, senza preamboli, tirò fuori il suo membro, imponente e rigido. "Dai, bevi un po' di vitamine, fanno bene."
Chiara esitò per un istante, poi, con un filo di voce, disse: "Non voglio…"
"Non fare la timida, su." Lo zio le afferrò la testa e glielo infilò in bocca.
All'inizio Chiara si irrigidì, ma poi, lentamente, iniziò a muovere la testa, assecondando il ritmo dello zio. Il suo sguardo era perso nel vuoto, tra l'imbarazzo e la rassegnazione.
"Brava, così. Più sborra c'è, più vitamine ci sono." Lo zio gemette, mentre il suo corpo si contorceva.
Io, paralizzato, assistevo alla scena. Un misto di disgusto e eccitazione mi percorreva. Non sapevo cosa fare, cosa dire.
Adesso tocca a te, ragazzo." Lo zio mi guardò, con un sorriso malizioso."
Non riuscii a rispondere. Ero intrappolato in un vortice di emozioni contrastanti.
Dopo qualche minuto, lo zio ed io eiaculammo quasi contemporaneamente. Il liquido denso e caldo colò sulla bocca e sul mento di Chiara.
Lo zio si alzò, afferrò Chiara per un braccio e la trascinò in camera da letto. Io li seguii, come un automa.
"Vieni, vieni a cavalcarla." disse lo zio, mentre si spogliava.
Chiara, ormai rassegnata, si sdraiò sul letto. Lo zio la montò, iniziando a muovere i fianchi con foga.
"Dai, Claudio, c'è un buco libero." mi incitò.
Non ci pensai due volte. Mi spogliai e mi unii a loro.
Iniziammo un'orgia selvaggia. Ci scambiammo innumerevoli posizioni, provando ogni tipo di piacere. Le mani dello zio e le mie si muovevano freneticamente sul corpo di Chiara, che gemeva e si contorceva sotto di noi.
Il sesso era brutale, animalesco, ma allo stesso tempo, incredibilmente eccitante. Il profumo del sesso, il sudore, i gemiti, tutto contribuiva a creare un'atmosfera di pura lussuria.
Ci alternavamo, senza sosta, in un crescendo di piacere. Ci trovammo con il pene nella vagina contemporaneamente. Il corpo di Chiara era un vulcano in eruzione, che ci travolgeva con la sua energia.
Dopo un'ora, esausti, ci accasciammo sul letto, ancora uniti. Il respiro affannoso, il corpo madido di sudore.
"Che ne dite, ragazzi? Ci siamo divertiti, vero?" chiese lo zio, con un sorriso compiaciuto.
Io e Chiara ci limitammo ad annuire, senza riuscire a dire una parola. Eravamo complici di un atto proibito, un segreto che ci avrebbe legati per sempre.
La giornata proseguì in un'atmosfera surreale. Parlavamo poco, ma i nostri sguardi si incrociavano spesso, carichi di desiderio e di vergogna.
La sera, quando lo zio se ne andò, mi sentii svuotato. Chiara ed io ci guardammo, senza dire una parola. Sapevamo che nulla sarebbe stato più come prima. Eravamo cambiati, trasformati da quell'esperienza.
Il giorno dopo, i miei genitori tornarono. Cercai di comportarmi normalmente, ma sentivo lo sguardo di Chiara addosso, un misto di desiderio e di paura.
La nostra vita era stata sconvolta. Eravamo intrappolati in un segreto, un dolce segreto.
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