Chiara Anna
CHIARA ANNA
L'aria nella casa si era fatta densa, quasi palpabile, intrisa di quel profumo dolce e inebriante che solo il corpo di una giovane donna in fiore può emanare. Avevo ventotto anni, un'età in cui gli impulsi primari si facevano sentire con una forza brutale, e mia sorella, Chiara, ne aveva appena tredici. Tredici anni, eppure il suo corpo stava sbocciando con una velocità sconcertante, trasformandosi da ragazzina esile a promessa di donna, con curve appena accennate ma già capaci di accendere un fuoco dentro di me. La vedevo muoversi per casa, i capelli castani che le ricadevano sulle spalle, le gambe lunghe che iniziavano a prendere forma, il sedere che si arrotondava sotto i tessuti leggeri dei suoi pantaloncini. Ogni suo gesto, ogni suo respiro, era una tortura silenziosa per la mia mente, un richiamo primordiale che mi spingeva oltre ogni limite di decenza. Le sue mutandine, lasciate distrattamente sul letto o nel cesto della biancheria, erano diventate il mio feticcio segreto. Le raccoglievo, le stringevo tra le dita, inspirando a fondo il suo odore, un mix di innocenza e quella nuova, eccitante fragranza femminile. Mi chiudevo in bagno, il cuore che batteva all'impazzata, e con quel pezzo di stoffa tra le mani, mi masturbavo, immaginandola sotto di me, la sua pelle liscia contro la mia, il suo corpo che si piegava ai miei desideri. Un pomeriggio, la trovai seduta sul divano, intenta a guardare un cartone animato, le gambe raccolte sotto di sé. Il suo pigiama di cotone, troppo leggero, ne delineava le forme nascenti. Mi avvicinai, fingendo indifferenza, e mi sedetti accanto a lei. La sua presenza era come un magnete, mi tirava a sé con una forza irresistibile. La mia mano, quasi senza il mio permesso, si allungò e le diede un piccolo, leggero colpetto sul sedere. "Ehi!" Chiara si voltò, i suoi grandi occhi castani che mi guardavano sorpresi, ma senza rabbia. Era ancora bambina, non capiva il sottotesto di quel gesto. "Che c'è?" le dissi, la voce più roca del solito. "Non si può più dare una pacca a mia sorella?" Lei sorrise, un sorriso innocente che mi trafisse il cuore con una fitta di desiderio e colpa. "Mi hai spaventata, tutto qui." Quel giorno, la pacca divenne un gesto più frequente. Ogni volta che passavo accanto a lei, la mia mano trovava la sua strada verso quel sedere che si faceva sempre più sodo e invitante. Non erano più colpi innocenti, ma carezze appena velate, un modo per sentire il calore della sua pelle attraverso i vestiti, per assaporare la tentazione che lei inconsapevolmente mi offriva. A volte, la sentivo fremere leggermente, o emettere un piccolo sospiro, ma non diceva nulla. Forse iniziava a percepire qualcosa, un'energia diversa nei miei tocchi, ma la sua mente infantile non sapeva ancora decifrarla. Una sera, ero tornato a casa tardi. I miei genitori erano fuori per un weekend, e la casa era silenziosa. Trovai Chiara in cucina, intenta a prepararsi una tisana. Indossava una vestaglia corta di seta, che le arrivava a metà coscia, e i suoi capelli erano sciolti. La luce fioca della cucina le illuminava la schiena, disegnando le curve delicate della sua figura. La gola mi si seccò. "Ancora sveglia?" le chiesi, la mia voce un sussurro. Lei si girò, un leggero rossore sulle guance. "Non riuscivo a dormire. E tu? Sei tornato tardi." Mi avvicinai lentamente, i miei occhi che non riuscivano a staccarsi da lei. Il profumo del suo corpo, caldo e dolce, mi avvolse, facendomi girare la testa. Le poggiai una mano sulla spalla, e sentii la seta scivolare sotto i miei polpastrelli, rivelando la pelle nuda e morbida. "Ho avuto da fare," risposi, la mia voce appena un soffio. La mia mano scese lentamente lungo il suo braccio, fino ad afferrare la sua, le dita che si intrecciavano con le sue. Chiara non si oppose. I suoi occhi mi fissavano, grandi e curiosi, un misto di innocenza e una scintilla di qualcosa di indefinito. "Che c'è, Claudio?" Non risposi. Tirai leggermente la sua mano, e lei mi seguì senza resistenza, fuori dalla cucina, attraverso il corridoio, fino alla mia stanza. La chiusi a chiave dietro di noi. La stanza era buia, illuminata solo dalla luce soffusa della luna che filtrava dalla finestra. La spinsi delicatamente sul mio letto. Lei si sedette, le gambe che penzolavano dal bordo, ancora ignara della tempesta che stava per scatenarsi. "Ho freddo," disse, un leggero tremito nella voce. Mi inginocchiai davanti a lei. I miei occhi erano fissi sulle sue labbra, piene e rosee, appena dischiuse. Le accarezzai la guancia, il mio pollice che le sfiorava la pelle morbida. "Non avrai più freddo," sussurrai. Mi chinai, e le mie labbra si posarono sulle sue. Era un bacio morbido, esplorativo, che sapeva di innocenza e di desiderio represso. Chiara non rispose subito, rimase immobile, sorpresa. Poi, lentamente, le sue labbra si aprirono un poco, permettendo alla mia lingua di scivolare all'interno. La sentii gemere, un suono piccolo, quasi impercettibile, mentre la mia lingua esplorava la sua bocca, assaporando ogni angolo, ogni curva. Il suo sapore era dolce, come fragole mature. Le accarezzai la nuca, affondando le dita nei suoi capelli setosi, tirando leggermente. Il bacio si fece più profondo, più famelico. Le mie mani scesero lungo la sua schiena, sotto la vestaglia, accarezzando la pelle liscia e calda. Sentii il suo corpo fremere, i suoi fianchi che si premevano contro i miei. Le mie dita raggiunsero il bordo della sua vestaglia, e con un gesto lento, la sollevai, esponendo le sue cosce nude. Erano lisce, morbide, come velluto. Chiara si staccò dal bacio, ansimando leggermente. "Claudio..." la sua voce era un filo. "Shhh," le dissi, baciandole il collo, poi scendendo verso il décolleté, dove la vestaglia si apriva leggermente. I suoi seni, ancora piccoli ma già turgidi, erano coperti da un reggiseno di cotone. Le mie dita si mossero agilmente, slacciando il gancetto. Il tessuto cadde, rivelando i suoi capezzoli, chiari e leggermente eretti. Erano perfetti. Mi chinai, la mia lingua che le sfiorava un capezzolo, poi l'altro. La sentii sussultare, un piccolo gemito che le sfuggì dalle labbra. Iniziai a succhiarli delicatamente, alternando con morsi leggeri, sentendo la pelle tesa e calda sotto la mia bocca. Le mie mani le accarezzavano il ventre, poi scesero più in basso, verso il bordo delle sue mutandine. "Claudio, cosa stai facendo?" la sua voce era un sussurro, un misto di paura e curiosità. "Ti sto facendo sentire bene," le risposi, il mio respiro pesante. Le mutandine erano di un cotone sottile, aderente alla sua pelle. Le mie dita si insinuarono sotto l'elastico, sfiorando i peli morbidi e setosi che iniziavano a spuntare. Chiara si inarcò leggermente, un brivido che le percorse il corpo. Le mie dita si mossero più in profondità, trovando la sua clitoride, piccola e sensibile. La sfiorai delicatamente, sentendo la sua reazione immediata. Un gemito più forte le sfuggì dalle labbra, e le sue gambe si strinsero attorno alle mie. "Oh... Claudio..." Continuai a stimolarla, il mio pollice che le accarezzava il piccolo gioiello, mentre le mie labbra si spostavano dal suo collo alla sua bocca, baciandola con una passione che le toglieva il fiato. Sentivo il suo corpo vibrare sotto il mio tocco, il suo calore che aumentava, il suo respiro che si faceva più affannoso. "Mi piace..." sussurrò tra un bacio e l'altro. "Mi piace tanto..." Le sue parole furono la conferma che cercavo. Con un movimento fluido, le sfilai le mutandine, lasciandola completamente nuda sotto la vita. La sua vulva era rosa e leggermente gonfia, i peli pubici appena accennati, un velo setoso che le copriva l'intimità. Era un capolavoro di innocenza e promessa. Mi chinai, le mie labbra che sfioravano la sua pelle, scendendo lentamente, dal suo ventre piatto fino alla sua intimità. Sentii il suo corpo irrigidirsi, un misto di paura e eccitazione. Le mie labbra si posarono sulla sua clitoride, e iniziai a succhiarla delicatamente, la mia lingua che la accarezzava con movimenti lenti e circolari. "Ahhh!" Chiara inarcò la schiena, le mani che si aggrappavano alle mie spalle, le dita che mi stringevano la carne. Il suo corpo tremava in modo incontrollabile. Il suo clitoride si gonfiò sotto la mia lingua, diventando turgido e pulsante. Il suo profumo era inebriante, un misto di dolcezza e quel sapore ferroso che solo una donna eccitata può emanare. Continuai a succhiare, la mia lingua che si muoveva con sempre maggiore intensità, il mio naso affondato nei suoi peli pubici, sentendo il suo calore umido. Chiara si contorceva, le gambe che si aprivano e si chiudevano, i suoi gemiti che si facevano sempre più forti. "Claudio... ti prego... di più... oh, dio... di più!" Sentii il suo corpo vibrare, poi si irrigidì completamente, un lungo, acuto gemito che le sfuggì dalle labbra, mentre un'ondata di piacere la travolgeva. Il suo corpo si scosse, e un liquido caldo e denso mi inondò la bocca. Era il suo primo orgasmo, e io ero lì, a gustarne ogni goccia. Mi sollevai, il mio viso umido del suo piacere, i suoi occhi che mi guardavano, lucidi e confusi, ma con una nuova consapevolezza. "È stato... incredibile," sussurrò, la voce ancora tremante. Le sorrisi, asciugandomi la bocca con il dorso della mano. "Non è finita, piccola." Mi sfilai i pantaloni e le mutande, rivelando la mia erezione, dura e pulsante. Chiara lo guardò, i suoi occhi che si allargarono in un misto di curiosità e un pizzico di timore. "È... è grande," disse, la voce appena un sussurro. "Voglio che tu lo senta," le dissi, prendendo la sua mano e guidandola verso la mia erezione. Le sue dita sfiorarono la punta, poi la strinsero, sentendo il calore e la durezza. "È caldo," mormorò. "Voglio che tu me lo prenda in bocca," le dissi, la mia voce un ordine dolce. Lei mi guardò, esitante. "Ma... non l'ho mai fatto." "Ti insegnerò io," le risposi, spingendola delicatamente in avanti. Lei si chinò, la sua testa che si abbassava lentamente. Le sue labbra si aprirono, e la punta della mia erezione si posò sulla sua lingua. Era morbida e calda. La sentii succhiare delicatamente, i suoi movimenti incerti ma pieni di curiosità. Le mie mani le afferrarono la testa, guidandola, spingendola più in profondità. Chiara tossì leggermente, il mio cazzo che le riempiva la bocca. Le dissi di rilassarsi, di lasciare che il piacere la guidasse. E lei lo fece. Iniziò a succhiare con più decisione, la sua lingua che leccava la mia erezione, le sue labbra che si muovevano su e giù. I suoi occhi erano chiusi, la sua espressione un misto di concentrazione e piacere. Sentii il calore della sua bocca, la sua saliva che lubrificava la mia erezione, rendendola ancora più sensibile. I suoi movimenti si fecero più esperti, le sue guance che si incavavano mentre succhiava con forza. Sentivo il mio piacere crescere, una pressione che si accumulava dentro di me. Le mie dita si affondarono nei suoi capelli, tirandoli delicatamente, spingendola ancora più in profondità. La sua gola era stretta, ma lei non si lamentava, continuava a succhiare, i suoi occhi che mi guardavano di tanto in tanto, un bagliore di desiderio che li attraversava. "Sei bravissima," le dissi, la voce rotta dal piacere. Continuò per qualche minuto, il mio cazzo che pulsava nella sua bocca, finché non sentii l'orgasmo avvicinarsi. Con un gemito, mi tirai indietro. Un filo di bava le colava dal mento, ma lei non ci fece caso. "Voglio sentirti dentro di me, Claudio," disse, la sua voce roca, i suoi occhi che mi supplicavano. La feci sdraiare sul letto, le gambe leggermente divaricate. Mi posizionai tra le sue cosce, guardando la sua vulva umida e pulsante. Le mie dita si posarono sul suo clitoride, accarezzandolo delicatamente, mentre l'altra mano afferrava la mia erezione, guidandola verso la sua apertura. Chiara gemette, il suo corpo che si inarcava, la sua intimità che si apriva per accogliermi. Spinsi lentamente, sentendo la resistenza della sua verginità. Era stretta, calda, un muro morbido che dovevo superare. "Fa male?" le chiesi, la mia voce un sussurro. "Un po'," rispose, stringendo i denti. "Ma continua..." Spinsi con più decisione, un gemito che mi sfuggì dalle labbra mentre sentivo la sua membrana cedere. Un piccolo grido le sfuggì, e sentii un calore umido e appiccicoso. La tirai a me, baciandola con passione, le mie labbra che le succhiavano le lacrime che le rigavano il viso. "È fatta, piccola," le dissi, le mie labbra sul suo collo. "Ora sei mia." Iniziai a muovermi lentamente, sentendo il suo corpo che si adattava al mio, il suo calore che mi avvolgeva. Era stretta, incredibilmente stretta, e ogni spinta era un'esplosione di piacere. Sentivo il suo clitoride che si strofinava contro la base della mia erezione, i suoi gemiti che si facevano sempre più forti. "Oh, Claudio... oh, dio... più forte..." Aumentai il ritmo, le mie spinte che si facevano più profonde e veloci. Il letto scricchiolava sotto di noi, i nostri corpi che si scontravano con una forza primordiale. Sentii il suo corpo vibrare, i suoi muscoli che si stringevano attorno alla mia erezione. Un altro orgasmo la travolse, e sentii il suo corpo scuotersi violentemente, la sua intimità che si contraeva attorno a me. Continuai a spingere, il mio piacere che raggiungeva l'apice. Con un gemito rauco, mi riversai dentro di lei, il mio sperma caldo che le riempiva l'utero. Rimanemmo così per un po', i nostri corpi uniti, i nostri respiri affannosi che si mescolavano nell'aria. "Ti amo, Claudio," sussurrò Chiara, le sue braccia che mi stringevano forte. "Anch'io, piccola," le risposi, baciandole i capelli. Il giorno dopo, Chiara era diversa. C'era una nuova luce nei suoi occhi, una consapevolezza che prima non aveva. I nostri sguardi si incrociavano più spesso, carichi di un segreto condiviso. Le mie mani non smettevano di cercarla, i miei tocchi che si facevano più audaci, più possessivi. Una settimana dopo, mentre i miei genitori erano ancora fuori, decidemmo di provare un'altra volta. Questa volta, fu lei a cercarmi. Entrò nella mia stanza, la vestaglia di seta aperta, rivelando il suo corpo nudo. "Voglio che tu mi prenda di nuovo, Claudio," disse, la sua voce un sussurro. "Voglio sentirti dentro di me." La presi tra le braccia, le mie labbra che si posavano sulle sue. Questa volta, il bacio era più profondo, più famelico. La spinsi sul letto, le mie mani che le accarezzavano il corpo, assaporando ogni curva, ogni centimetro della sua pelle. "Voglio provare qualcosa di nuovo," le dissi, la mia voce roca. "Cosa?" chiese, i suoi occhi che brillavano di curiosità. "Voglio prenderti dietro," le risposi, il mio sguardo fisso sul suo piccolo, tondo sedere. Chiara esitò un attimo, poi annuì. "Va bene. Ma sii delicato." La feci girare, le sue natiche che si alzavano, invitanti. Le mie dita si posarono sul suo ano, sentendo la pelle liscia e stretta. Con un po' di saliva, lubrificai la mia erezione e la sua apertura. Spinsi lentamente, sentendo la resistenza dei suoi muscoli. Chiara gemette, il suo corpo che si irrigidiva. "Fa male, Claudio... aspetta..." Mi fermai, baciandole la schiena, sussurrandole parole dolci. "Rilassati, piccola. Lasciati andare." Spinsi di nuovo, questa volta con più decisione. Sentii i suoi muscoli cedere, e la mia erezione scivolò dentro di lei. Era strettissima, una sensazione incredibile. Chiara gridò, ma questa volta non era un grido di dolore, ma di un piacere misto a sorpresa. Iniziai a muovermi lentamente, sentendo il suo corpo che si adattava al mio. Ogni spinta era un'esplosione di sensazioni, il suo ano che mi stringeva con una forza incredibile. Le mie mani le afferrarono i fianchi, tirandola a me, affondando sempre più in profondità. Chiara gemeva, i suoi gemiti che si facevano sempre più forti, il suo corpo che si contorceva sotto di me. "Oh, dio... sì... più forte... Claudio... più forte!" Aumentai il ritmo, le mie spinte che si facevano più veloci e profonde. Il letto scricchiolava, i nostri corpi che si scontravano con una violenza primordiale. Sentii il suo corpo vibrare, i suoi muscoli che si stringevano attorno alla mia erezione. Un altro orgasmo la travolse, e sentii il suo corpo scuotersi violentemente, il suo ano che si contraeva attorno a me. Continuai a spingere, il mio piacere che raggiungeva l'apice. Con un gemito rauco, mi riversai dentro di lei, il mio sperma caldo che le riempiva l'intestino. Rimanemmo così per un po', i nostri corpi uniti, i nostri respiri affannosi che si mescolavano nell'aria. "Ti amo, Claudio," sussurrò, le sue braccia che mi stringevano forte. "Anch'io, piccola," le risposi, baciandole i capelli.
Una mattina all’improvviso il suono del campanello, mi alzai mezzo addormentato guardai nello spioncino e aprii rivelando lo zio Giuseppe, sessantenne, con un sorriso furbo stampato sul volto. "Ciao, ragazzo. Sorpresa!" esclamò, la voce roca. I miei genitori erano fuori città, e io e mia sorella Chiara avevamo colto l'occasione per dormire insieme.
"Che ci fai qui, zio?" chiesi, cercando di mascherare il mio stupore.
"Un'improvvisata! I tuoi dove sono?"
"Sono andati dalla nonna."
"Ah, perfetto. Fammi un caffè, dai." Si diresse verso la cucina, ma prima di sparire alla mia vista, si fermò davanti alla camera da letto. La porta era socchiusa. "Ma guarda un po'… ti sei fatto la sorellina?"
Entrò senza esitazione. Io lo seguii, sentendo un brivido di imbarazzo. Chiara era distesa sul letto, nuda, avvolta solo dalle lenzuola. Il profumo inconfondibile del sesso riempiva l'aria.
"Accidenti, è diventata una donna!" disse lo zio, con un tono di voce che non mi piacque affatto. Si chinò, annusando i capelli di Chiara, poi il suo collo. "Mmm, che profumo…"
"Dai, zio, andiamo a bere quel caffè." Cercai di sviare la situazione, ma ormai era troppo tardi.
In cucina, mentre versavo il caffè, Chiara entrò, ancora assonnata e quasi nuda. I suoi occhi si spalancarono quando vide lo zio. Un'espressione di terrore le attraversò il viso, ma ormai non poteva più tornare indietro.
"Vieni, tesoro, accomodati." Lo zio la fece sedere sulla sedia, poi, senza preamboli, tirò fuori il suo membro, imponente e rigido. "Dai, bevi un po' di vitamine, fanno bene."
Chiara esitò per un istante, poi, con un filo di voce, disse: "Non voglio…"
"Non fare la timida, su." Lo zio le afferrò la testa e glielo infilò in bocca.
All'inizio Chiara si irrigidì, ma poi, lentamente, iniziò a muovere la testa, assecondando il ritmo dello zio. Il suo sguardo era perso nel vuoto, tra l'imbarazzo e la rassegnazione.
"Brava, così. Più sborra c'è, più vitamine ci sono." Lo zio gemette, mentre il suo corpo si contorceva.
Io, paralizzato, assistevo alla scena. Un misto di disgusto e eccitazione mi percorreva. Non sapevo cosa fare, cosa dire.
Adesso tocca a te, ragazzo." Lo zio mi guardò, con un sorriso malizioso."
Non riuscii a rispondere. Ero intrappolato in un vortice di emozioni contrastanti.
Dopo qualche minuto, lo zio ed io eiaculammo quasi contemporaneamente. Il liquido denso e caldo colò sulla bocca e sul mento di Chiara.
Lo zio si alzò, afferrò Chiara per un braccio e la trascinò in camera da letto. Io li seguii, come un automa.
"Vieni, vieni a cavalcarla." disse lo zio, mentre si spogliava.
Chiara, ormai rassegnata, si sdraiò sul letto. Lo zio la montò, iniziando a muovere i fianchi con foga.
"Dai, Claudio, c'è un buco libero." mi incitò.
Non ci pensai due volte. Mi spogliai e mi unii a loro.
Iniziammo un'orgia selvaggia. Ci scambiammo innumerevoli posizioni, provando ogni tipo di piacere. Le mani dello zio e le mie si muovevano freneticamente sul corpo di Chiara, che gemeva e si contorceva sotto di noi.
Il sesso era brutale, animalesco, ma allo stesso tempo, incredibilmente eccitante. Il profumo del sesso, il sudore, i gemiti, tutto contribuiva a creare un'atmosfera di pura lussuria.
Ci alternavamo, senza sosta, in un crescendo di piacere. Ci trovammo con il pene nella vagina contemporaneamente. Il corpo di Chiara era un vulcano in eruzione, che ci travolgeva con la sua energia.
Dopo un'ora, esausti, ci accasciammo sul letto, ancora uniti. Il respiro affannoso, il corpo madido di sudore.
"Che ne dite, ragazzi? Ci siamo divertiti, vero?" chiese lo zio, con un sorriso compiaciuto.
Io e Chiara ci limitammo ad annuire, senza riuscire a dire una parola. Eravamo complici di un atto proibito, un segreto che ci avrebbe legati per sempre.
La giornata proseguì in un'atmosfera surreale. Parlavamo poco, ma i nostri sguardi si incrociavano spesso, carichi di desiderio e di vergogna.
La sera, quando lo zio se ne andò, mi sentii svuotato. Chiara ed io ci guardammo, senza dire una parola. Sapevamo che nulla sarebbe stato più come prima. Eravamo cambiati, trasformati da quell'esperienza.
Il giorno dopo, i miei genitori tornarono. Cercai di comportarmi normalmente, ma sentivo lo sguardo di Chiara addosso, un misto di desiderio e di paura.
La nostra vita era stata sconvolta. Eravamo intrappolati in un segreto, un dolce segreto.
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