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Piccoli favori tra colleghi
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Racconto11 min di lettura

Piccoli favori tra colleghi

Un collega mediocre si presta al favore ma... cosa pretenderà in cambio di così raccapricciante?

Stefania B.
1 anno fa · 837 letture · 1

Enrico respira profondamente, il profumo l'inebria. Valentina comincia a inumidirsi.

Tenta di sfiorargliela con un dito ma lei lo blocca.

Si volta, si alza e fa qualche passo. Si sfila la gonna, la allontana con un calcio e si sbottona la camicetta. Le mostra il sedere avvolto nell'intimo scuro e le cosce avvolte da meravigliosi collant.

"Avvicinati gattonando" gli ordina. Ovviamente Enrico obbedisce riverente mentre si spoglia.

Avvicinatosi, gli spinge la faccia contro il culo e gli impone di leccare. Enrico tenta di dire qualcosa ma ha la bocca schiacciata contro le sue natiche. Non ha importanza.

"Vuoi essere sottomesso?" gli chiede. Enrico annuisce continuando a leccare. Allora Valentina allunga una mano verso il tavolo e afferra una banana dal portafrutta. Ci gioca, se la passa in mezzo ai seni e poi sul pube. Lui la contempla immobile ed estasiato. Valentina sbuccia la banana, ne morde un'estremità e si volta verso di lui. Mastica a bocca aperta, senza togliergli gli occhi di dosso. Si lascia cadere un boccone masticato sui piedi e il suo cagnolino ci si fionda a ripulirli in men che non si dica. "Bravo" ridacchia lei. 

Enrico le si avvinghia alle gambe e si dirige a colpi di lingua verso la fica della sua dea. "Valentina, puoi... vuoi..." fa per chiederle ma lei ha già capito. Gli afferra una ciocca di capelli e se lo porta vicino alla vagina. È calda e ancora più umida. Dopo pochi secondi, un rigagnolo d'urina calda si riversa giù per le gambe di Valentina. Il nylon delle sue calze brilla di goccioline profumate e sul pavimento si crea una piccola pozzanghera. Felice come non mai, Enrico riprende a leccare le gambe della sua padroncina con rinvigorita reverenza.

Valentina gli fa cenno d'arrestarsi e lui si blocca di colpo. Lo fissa qualche attimo e lo obbliga a stendersi supino sulla pozza di piscio. Lui obbedisce e lei lo ricompensa accovacciandosi sulla sua faccia. Enrico le strapperebbe le mutandine a morsi ma è costretto a leccare quella goduria da sopra il velo di pizzo nero. Valentina s'avvicina al suo membro, gli slaccia i pantaloni e glielo tira fuori dalle mutande. "È un bell'arnese" pensa soddisfatta mentre se lo passa sulle labbra. Inizia a succhiare.

Il sessantanove continua per qualche minuto in cui l'unico rumore, fatto salvo quello di un'auto che sfreccia nel viale, sono le bocche dei due novelli amanti. Ardenti di passione, Valentina lecca e succhia avidamente il pene del suo collega mentre Enrico scosta timoroso le mutandine della sua dea e immerge sempre più la faccia nel dolce frutto di lei. "Ha un sapore delizioso" pensa Enrico mentre il ritmo aumenta in fretta. Valentina d'un tratto s'interrompe, si gira verso di lui e, tenendogli la faccia tra le mani, lascia che un globo di bava le coli dalle labbra. Enrico fa per aprire la bocca ma non è lì che Valentina intende donargli la sua preziosa saliva. No, vuole ricoprirgli il volto. Gli posa il bel gocciolone sulla fronte e poi, leccandosi le labbra, seguita a mollargli tanti sputi. Gli inonda le guance, la palpebre, il mento. Enrico è paralizzato dal piacere, Valentina ridacchia. Lo fissa per pochi secondi come una pittrice che contempla la sua tela e allunga la mano verso la banana morsicata. Se la infila lentamente in bocca e la lecca arrotondando elegantemente le labbra. La ciuccia come uno dei peni posticci con cui suole stuzzicare i suoi amanti abituali prima del gran momento. Ha davvero un buon sapore quella banana: è dolce e matura al punto giusto. A Valentina quasi dispiace doverla mordere e non poterci più avvolgere la lingua attorno ma ha uno schiavo da soddisfare e in fondo questo nuovo ruolo da padrona la sta coinvolgendo sempre di più. Mastica nuovamente a bocca aperta, lasciando generosamente mostrare alla sua vittima la poltiglia masticata. Si porta una mano sotto al mento e si sputa il bolo sul palmo. Pochi secondi dopo, avvicinandosi ad Enrico, gli sparge diligentemente il tutto sulla faccia.

"Ti piace essere umiliato, eh?" domanda Valentina mentre gli afferra nuovamente il pene turgido. "Sì" riesce a rispondere Enrico che con difficoltà deve trattenersi dal venire.

Valentina si rimette in piedi e appoggia le mani alla parete. Ordina qunidi a Enrico di penetrarla e lui non può che sottostare alla richiesta.

"Spingi forte ora" sussurra la padrona.

Enrico la stringe da dietro, la sente sua. Per qualche momento è come se quella donna, lontana e irrangiungiubile, sia la sua fidanzata abituale, pronta ad accudirlo, assecondarlo e amarlo. Gli sembra di essere assieme alla sua compagna di sempre, amante di vecchia data, intima e complice. Valentina dal canto suo è in estasi: chiude gli occhi e piega leggermente la testa mentre si regge al muro con ambo le mani. Ansima forte ed è ormai quasi al culmine dell'eccitazione. Mai avrebbe pensato che sarebbe finita a farlo con uno talmente fuori dai suoi giri; eppure in questo momento sta vivendo un'emozione intensa, apprezzando anche la sensazione del copro emaciato di Enrico addosso. Sente le dita magroline di lui stringerle i seni e il profumo della sua pelle entrarle nel naso. Raddrizza la testa, riapre leggermente gli occhi e guarda verso il basso. Il ritmo è sempre più veloce. I due sono a un passo dall'orgasmo. Enrico la sta quasi stritolando: vorrebbe baciarla, ringraziarla, adorarla, servirla e riverirla. Vorrebbe che fosse la sua regina.

I due vengono assieme. L'ultimo acuto di Valentina è forte ma non tanto da far risvegliare Enrico dal paradiso in cui si trova. Lascia andare la presa. L'afferra per le spalle e la fa girare verso di sè; guardandola ancora inebetito la stringe al petto in un abbraccio affettuoso. Lei non oppone resistenza. Le accarezza dolcemente il capo e sente il profumo celstiale dei suoi capelli, freschi di shampoo. Le alza delicatamente il capo e la bacia appassionatamente. Valentina non riesce a guardarlo negli occhi ma lo lascia fare, assecondando il suo ardimento. Per poco più di due minuti, che paiono però un'eternità a Enrico, le loro bocche sono a contatto l'una con l'altra e le loro lingue non sembrano volersi staccare.

Valentina riapre gli occhi e delicatamente allontana la testa da quella del suo collega. Lui ha ancora lo sguardo incredulo di prima, sembra stia pensando che questo è un sogno dal quale presto si sveglierà. Invece no, è tutto vero. È successo davvero, in quel pomeriggio d'Ottobre, nel suo piccolo, banale appartamentino da scapolo al quarto piano di un palazzo nella periferia d'una città come tante. Le loro anime si sono scambate un saluto nel profondo della rispettiva intimità ma pian piano stanno rientrando nei rispettivi corpi. "Mi odierà adesso, me lo sento" pensa Enrico che intanto volge lo sguardo altrove. Valentina non dice nulla e raccoglie i vestiti sul pavimento. Chiede dov'è il bagno e va a ricomporsi. Enrico si asciuga il corpo dai liquidi di lei, si riveste e si siede sul divano. 

Dopo pochi minuti Valentina è fuori. Si dirige verso la porta e, arrivata alla soglia, si volge verso Enrico che nel frattempo si è alzato e le è venuto incontro. Ha lo sguardo colpevole, sembra volersi scusare per le emozioni che ha provato ma non fa in tempo a dire nulla perché lei lo guarda, sorridendo dolcemente. 

"Questo è il nostro segreto, ricorda." gli dice guardandolo. "C-certo, Vale. Nessuno saprà nulla. Tranquilla." la rassicura lui.

Lei si volta, abbassa la maniglia ed esce. Poi torna indietro, lo guarda sorridendo e l'accarezza. Enrico arrossisce. Lei gli dà un bacetto sulle labbra e scende di corsa le scale 

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Stefania B.

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