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Io e C. (la nostra giornata)
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Io e C. (la nostra giornata)

Io e C. stavamo insieme da un po’. Abitavamo in un appartamento piccolo ma molto accogliente in periferia.

Stefania B.
1 anno fa · 2.330 parole · 11 min
492 letture

 Quel giorno tutto era tranquillo e per la strada si sentiva qualche ragazzino giocare a calcio nel cortile. Raramente passava qualche auto.

Mi piaceva allontanarmi da casa e fare lunghe passeggiate al tramonto, lì nella periferia, per assaporarne la quiete. Il sole tiepido scaldava l’aria e colorava di giallo le facciate scrostate dei palazzi che si erigevano, tutti in fila, come anziani seduti davanti al bar della piazza. Dietro di me un campo abbandonato e dell’erba incolta; proseguendo in quella direzione incrociavo qualche TIR con lo sguardo.

“Dove sei?” mi aveva appena scritto C. tramite un SMS. Le avevo detto di trovarmi in giro vicino casa e che probabilmente sarei andato a comprare qualcosa al supermercato del quartiere. Mi rispose qualche minuto dopo: “Non fare tardi. Ho una sorpresa per te! ;)”. Quanto adoravo quella ragazza! La mia vita era diventata perfetta da quando l’avevo conosciuta. C. era solo un anno più giovane di me, lavorava da qualche mese come impiegata in un’azienda locale. Dal primo momento in cui c’eravamo conosciuti, durante un'escursione in un bosco, avevo sentito qualcosa per lei. Nell’istante stesso in cui il suo sguardo aveva incrociato il mio, qualcosa di magico doveva essere accaduto perché né io né lei eravamo esattamente due persone socievoli. Il caso però volle che lei mi facesse una domanda poco prima di salire sull’autobus; io le risposi e da lì iniziammo a parlare. C’era qualcosa di magnetico in lei: la sua voce dolce, i suoi occhi grigi, i capelli biondi, l’abbigliamento da viaggiatrice incallita con lo zaino perennemente in spalla e le scarpe che pendevano da esso, appese coi lacci. Era come se vedessi me stesso riflesso nel corpo di un’altra persona.

L’odore di cartone fuori dal supermercato mi aveva riportato alla realtà. Mi era arrivato al naso sospinto dalla ventola che ronzava nel compressore di fianco alla saracinesca. Mi ero messo a leggere le offerte prima di entrare: non compravo mai i prodotti scontati ma mi piaceva ugualmente sapeva cosa costava meno. Perlustrai le corsie come di consueto prima di decidermi ad acquistare qualcosa. Alla fine la mia scelta ricadde su una scatola di biscotti che io e C. amavano entrambi, della frutta, un cartone di latte di mandorle e una bottiglia di amaro.

“Sono quasi a casa, amore!” le avevo scritto. Entrando nell’androne un odore di focaccia fatta in casa mi aveva avvolto. Ero estasiato e cominciavo ad avere anche una certa fame. Avevo fatto le scale di casa di corsa, infilato la chiave nella toppa e spinto la porta quando mi accorsi di un bigliettino ben in vista sul tavolo. Era un post-it giallo accanto al quale si trovavano gli abiti di C. Il biglietto diceva: “Vieni in bagno”.

Sentii il cuore aumentare il ritmo. Ero emozionato e divertito come un bambino a Natale. Posai la busta della spesa per terra, mi sfilai le scarpe e mi diressi in bagno. Appena aprii la porta, il mio angelo mi saltò addosso. Era quasi completamente nuda: indossava solo un paio di mutandine di pizzo nero e i seni, piccoli e tondi, le saltellavano a destra e sinistra. Aveva sciolto i capelli, sapeva di buono.

“Amore!” mi disse e mi cinse la braccia attorno. Dopodiché, afferrò la mia testa fra le mani e mi baciò con decisione. Fu un bacio lungo e appassionato che ci scambiammo a occhi chiusi. Le nostre lingue si salutarono in quel momento.

“Oggi è un giorno speciale” disse allontanandosi dalle mie labbra ma continuando a sostenere lo sguardo “perché ho avuto la promozione a lavoro!”.

“Oh, amore, ma è fantastico!” risposi raggiante. Feci per abbracciarla a mia volta ma mi bloccò.

“E sai questo cosa vuol dire?” domandò sorridendo

“Be’, prenderai uno stipendio più alto e…” non terminai la frase perché lei rise e si coprì la bocca con la mano subito dopo.

“Non ricordi la nostra promessa? Il giorno in cui mi avrebbero promossa sarebbe stata la nostra giornata!”

Di colpò mi torno in mente ciò che ci eravamo promessi appena eravamo venuti ad abitare qui. C. era piuttosto scoraggiata in quel periodo e ritenenva la promozione una meta irraggiungibile. L’avevo consolata come meglio sapevo fare, baciata sulla fronte e stretta forte al petto per rasserenarla. Amavo accarezzarle i capelli quando appoggiava la testa vicino al mio cuore.

Risi poiché mi sembrava che mi stesse per capitare una cosa troppo bella per essere vera. Il sesso con C. andava alla grande, su questo non c’era dubbio. Sapeva anche che mi piacevano i giochi di ruolo in cui lei mi ordinava di servirla e riverirla con un pizzico di severità e d’autorità, benché a un animo così tenero tale parte venisse difficile e si concludeva spesso con risate gioiose e sorrisi complici da ambo le parti.

La “nostra giornata” era un accordo che facemmo un giorno mentre ci stuzzicavamo per alimentare l’uno il desiderio dell’altra. Sarebbe dovuta essere una giornata interamente dedicata al sesso come più piaceva a noi: sudato, sporco, bagnato, selvaggio. Intenso. Senza nessun pudore.

“Questo vuol dire che…” ancora una voltà non riuscii a finire la frase perché mi portò il dito indice davanti alle labbra facendomi segno di tacere. Mi guardò voluttuosamente e poi mi ordinò bisbigliando, tutt’ad un tratto seria in viso, di inginocchiarmi.

Ovviamente obbedii senza pensarci. Il cuore mi pulsava forte ed ero ormai visibilmente in erezione.

“Bravo” sussurrò sospirando. Poi si mise le mani sulle ginocchia e portò il busto in avanti verso di me. Dal mio punto di vista, i suoi seni tondi apparivano ancora più incantevoli. Pendevano liberi e parevano volermi raggiungere.

Si leccò lentamente le labbra e mi accarezzò. I suoi capelli mi sfioravano il volto. Quando la viddi raccoglierli all’indietro e portarseli dietro l’orecchio, mi fu ben chiaro cosa intendeva fare.

Arrotondò le labbre e ne fece colare un filo di bava denso e odoroso che mi si appoggiò sulla fronte.

Continuò ad accarezzarmi e guardare la sua opera con una certa soddisfazione. Il globo di bava che mi colava giù dalla la fronte era ormai quasi giunto al naso. Ne gustavo l’odore, ne percepivo la consistenza densa. La sua saliva era un nettare sublime, dolce e dissetante.

Avvicinò la sua faccia alla mia tenendomi la testa con le mani. Lentamente cominciò a leccare via la sua saliva dal mio viso. Sembrava una gattina che puliva a linguate il suo pasto prelibato in previsione di una lauta mangiata. Quand’ebbe raccolto tutto, se lo reimpastò in bocca e, continuando ad accarezzarmi, se lo fece colare giù dalla lingua. Due gocce mi arrivarono sulle labbra. M’inclinò il viso a destra e fece scendere giù il resto della bava sulla mia guancia, leccando dopo diligentemente il tutto.

“Stasera non hai scampo.” disse fissandomi estasiata e assorta nel suo gioco.

“Fammi tuo, amore.” le risposi, in preda al piacere intenso.

“Oh, ci puoi giurare! Questo è soltanto l’inizio, amore mio. Stasera mamma gatta ha tanta fame ed è in vena di sperimentare…” replicò lei, intervallando la frase a baci e sospiri.

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