Vai al contenuto
Erotika
Io e C. (la nostra giornata)
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva

Io e C. (la nostra giornata)

Io e C. stavamo insieme da un po’. Abitavamo in un appartamento piccolo ma molto accogliente in periferia.

Stefania B.
1 anno fa · 2.330 parole · 11 min
492 letture

Mi diede ordine di seguirla fino in cucina. Frugò un po’ nella busta della spesa e tirò fuori l’amaro. Ne bevemmo un sorso: sapeva che adoravo il suo alito alcolico, in più il liquore la disinibiva. Continuò a rovistare nella busta e ad un certo punto si fermò di colpò. Mi guardò complice e rise maliziosa. “M’è venuta un’idea!” fece “guarda qua”. Incominciò a riempirsi la bocca voracemente di acini d’uva. Erano rossi, grandi e succulenti tanto che una goccia di succo rosso rubino le rigò il mento. Masticava sgraziatamente, a bocca aperta, facendo tanto rumore. Si fermò e si sputò il bolo sul palmo della mano. Mi guardò sorridendo e mi spinse la testa contro di esso: voleva che mi nutrissi di quegli acini semimasticati. Le leccai avidamente il palmo senza lasciare neppure un pezzettino d’uva masticata e ingoiai riverente. Lei nel frattempo si sedette, allargò le gambe e s’ingozzò nuovamente d’uva. Io mi inginocchiai e portai il muso verso le sue mutandine. Ero così eccitato che gliele avrei strappate a morsi. C. si sputò nuovamente il cibo masticato sulla mano ma stavolta si rialzò, se lo infilò nelle mutandine dalla parte di dietro e si sedette. Gemette e chiuse gli occhi mentre il succo si spargeva sul piano della sedia.

“Ora puliscimi il culo.” mi ordinò guardandomi con aria autoritaria. Mi diede le spalle, s’inarcò e s’abbassò le mutandine. Davanti a me si presentava uno spettacolo godurioso: il suo fondoschiena rotondo. C’erano acini spappolati un po’ dappertutto e decisi di cominciare ripulendolo per primo da quelli. Premetti la faccia contro quella meraviglia della natura. Era morbido e caldo, un’opera d’arte. Pian piano la mia lingua si fece strada verso il suo ano; tentai di spingere ancora di più il mio volto bagnato tra le sue natiche, volevo nascondermi tra quelle due semisfere così sensuali. Le leccai libidinosamente l’ano e c’infilai dentro la lingua. I suoi gemiti mi spronavano ad andare più forte. Mi alzai, l’afferrai per i fianchi e le abbassai le mutandine fino alle ginocchia. La spinsi poi contro il tavolo: avevo voglia del suo frutto proibito. Da dietro, cominciai a palparla e mi accorsi subito che, succo d’uva a parte, era parecchio bagnata. Mi sfilai i pantaloni in tutta fretta e la feci mia tenendola ben salda, quasi come se stesse tentando di scappare e io volessi immobilizzarla.

Ansimavamo e sudavamo. Il ritmo aumentava mentre la penetravo. Le palpai i seni e presi i suoi capezzoli fra le dita. Mentre la tenevo per le tette, davo colpi di bacino sempre più veloci, sempre più profondi. Le infilai un dito in bocca e la baciai ripetutamente sulla guancia. Mi incitava a non fermarmi e sentirla parlare noncurante del mio dito nella sua cavità orale era parecchio stimolante. Mi fermò all’improvviso e disse: “Aspetta, non è ancora finita…” per poi ridacchiare sorniona. “Cosa?” le chiesi io incuriosito ed eccitato. “Segumi…” si allontanò da me e mi fece segno di seguirla in soggiorno.

Si fermò al centro del tappeto e si sfilò le mutandine intrise di succo, lanciandole via. Dopodiché avvicinò a sè la bacinella che avevamo comprato per questi momenti e ci si sedette sopra. “Oggi torno bambina, amore. Vieni qui, avanti…” mi disse eccitatissima. Io ovviamente obbedii senza pensarci. Un fiotto di urina calda sgorgò dalla sua vagina. Sentivo il liquido infrangersi contro il fondo basso della bacinella. C. pisciava e mi guardava sorridente, immaginando già cos’avrebbe seguito quel momento. Quand’ebbe finito, si alzò dalla vaschetta e ci si sedette a fianco. C’infilò le mani dentro e se le riempì di pipì. Se la sparse dapprima sulla pancia, poi sul seno, in faccia e infine sui capelli. “Non mi aiuti?” disse con uno sguardo di sfida mentre continuava a detergersi con la sua urina. Misi le mani a coppa e la aiutai a bagnarsi i capelli. Non potei fare a mano di leccarle le guance, sapide e inviscidite. “Oh, ti piace, eh?”. Mugolai un sì e la strinsi a me. La sua urina mi aveva praticamente inzuppato.

“Non finisce qui, sai? Mi sono solo lavata” riuscì a dire lei mentre io non le davo tregua con la lingua “ma ora voglio uno shampoo. Uno shampoo speciale.” Era così che avevamo soprannominato la pratica dell’eiacularle sui capelli. Mi fece segno d’alzarmi, si voltò verso di me e avvolse il mio pene tra i suoi lunghi capelli biondo scuri, fradici di piscio. Portò il mio pene alla sua bocca e cominciò a passarselo sulle labbra. Si fermò un attimo a guardarmi, poi mi sputò sul cazzo e prese a ciucciarlo devotamente. Avvicinandomi all’apice del piacere, le feci un cenno. Smise di suggere e portò il mio pene sopra il suo capo, continuando a masturbarmi. Nel giro di pochi minuti, una colata di sperma biancastro le ricoprì la chioma. Mi sorrise come una ragazzina che aveva ricevuto un dono gradito e poi s'insaponò, rimestandosi cioè il mio sperma con le mani, continuando a guardarmi sorridente.

“Devo andare in bagno, accompagnami.” disse serenamente dopo un po’. Amavo la naturalezza con la quale faceva i suoi bisogni davanti a me. Quando conversavamo, non c’era neanche bisogno d’interromperci se le scappava: ci spostavamo semplicemente nel bagno continuando a chiaccherare, lei seduta sulla tazza, io sul bordo della vasca da bagno. Quel giorno però era diverso: sarebbe dovuta essere la nostra giornata e tale fu. Percorse tutto il corridoio gattonando e si sedette sulla tazza del WC. Divaricò le gambe e spinse la mia testa contro la sua vagina madida: esigeva che la facessi venire leccandogliela. Ci diedi dentro di lingua mentre lei mi ricompensava sputandosi sulla mano e lavandomi la faccia, già bagnata dai suoi umori. Dopo qualche minuto si alzo in preda all’orgasmo e, costringendomi a tenere la faccia attaccata alla sua fica, pisciò in piedi infradiciandosi tutta. Ci gettammo a terra a rotolare nella pozzanghera gialla sotto di noi stretti in un abbraccio. Poi ci guardammo negli occhi e sorridemmo entrambi. Ci baciammo, ci rialzammo, ci prendemmo per mano e facemmo una lunga doccia calda, pomiciando sotto l’acqua.

Riportandola a letto, lasciai che si sdraiò per prima. Era nuda e profumata, troppo invitante per non aprirle le gambe e accarezzarle ancora un po’ la vagina. Chiuse gli occhi mentre lo facevo, dandomi implicitamente il consenso a continuare e a infilarle un dito. Aumentai il ritmo e fu inevitabile tornare a penetrarla. Le tenevo le gambe alzate baciandogliele e mordicchiando qua e là. Nel mentre, lei si portò un piede alla bocca e cominciò a leccarsi la pianta mentre io ne gustavo il dorso. Le afferrai l’altro piede e ci venni sopra copiosamente. Era la nostra buonanotte. Ci addormentammo l’uno con la testa rivolta verso i genitali dell’altra. Amavo quella ragazza.

Fine
Ti è piaciuto?
Dai il tuo voto
Scritto da
Stefania B.
2 racconti, 0 libri.
Altri racconti

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Salva in una lista