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Erotika
L'amica speciale 3
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Racconto14 min di lettura

L'amica speciale 3

Un favore che si trasforma in piacere

Qualchetrasgressione
1 anno fa · 868 letture · 0

«Ma non hai paura di innamorarti? O che si innamori lui?»

«No, innamorarsi è impossibile. Lui ha più di quarant'anni.»

Di nuovo strabuzzai gli occhi, fingendo di non sapere e lei rise.

«Ha una carica sessuale impressionante. Ha sempre voglia e gli viene duro in un amen, e io che pensavo che gli uomini passati i 40 fossero vecchi coi cazzi mosci»

Sentimmo dei passi sulla scala e ci zittimmo, poco dopo entrò sua madre con un tubetto in mano.

«Sono andata a comprare la crema, un tubicino così costa un occhio della testa. Devi metterne pochina, mi raccomando. Fallo subito così stai subito meglio.»

Quando sentimmo i passi allontanarsi le chiesi cosa avesse detto ai suoi.

«Che ho problemi ad andare in bagno e ho dolori all'ano.»

Prese la crema e andò in bagno ma torno dopo due minuti nera in viso.

«Scusa ma devo chiedere a mamma di aiutarmi. Meglio se vai via.»

«Per mettere la crema sul buco? Dio, che vergogna!»

«Eh, come posso fare? Mi fa male se mi tocco e non vedo nulla allo specchio. Ho provato.»

Le parole uscirono prima di pensarle.

«Ti aiuto io?»

Vedersi nude o mezze nude era normale, tra ragazze. Diverse volte ci eravamo aiutate con il reggiseno o le etichette delle mutandine. Toccarci non era un problema, certo non eravamo mai state così intime come lo avevo proposto.

«Non ti dà fastidio?»

«A te dà fastidio?»

«Beh, strano è strano, ma meglio te che mia madre. Tu sai perché sono conciata così, lei se mi fa domande non so cosa dirle.»

Non capii cosa intendesse ma non indagai.

Chiuse la porta a chiave, per sicurezza, poi tolse i pantaloni del pigiama e si piegò in avanti.

«Non fare la pudica ti ho vista nuda più volte di tutti. E mettiti sul letto.» la spronai.

«Ah, mi vuoi proprio a pecora» scherzò.

Tolse le mutandine e si mise sul letto, non contenta, per acuire lo scherzo allargò le gambe e mise la testa sul materasso.

«Non ho nulla da metterti dentro, mi spiace» scherzai io e ci mettemmo a ridere e lei mi diede della scema.

In quella posizione potei capire le sue parole: aveva abrasioni intorno all'ano, fuori dal buco. Avesse avuto problemi di stomaco con stitichezza e difficoltà a defecare quei segni non avevano senso.

Misi una goccia di crema sul dito e la spalmai attorno, lei trattenne il fiato e io le chiesi provasse sollievo.

Mugolò come risposta.

Aveva il buco gonfio e, senza chiedere, le passai il medio imbrattato di crema, proprio lì. Sentii il buco cedere e lo vidi boccheggiare.

«Credo di dovresti metterla anche un po' dentro.» disse.

«Ti piace proprio essere inculata, eh! Anche con il dolore vuoi qualcosa dentro!» dissi con enfasi, ridendo.

«Stronza! Fai piano, eh! Sto vedendo le stelle e mi stai solo toccando! Altro che prenderlo nel culo!»

Misi altra crema sul medio e tornai a toccarla, lei si mosse un poco e sporgendomi la trovai con gli occhi chiusi che si mordeva il labbro. Che vacca!

Mi chiesi se le piacesse essere toccata o se a farlo fossi proprio io, la figlia del suo amante.

Spinsi e l'ano cedette morbido, mi avviluppò il dito immediatamente e quella sensazione mi eccitò.

Mi ero proposta per sondare la sua porcaggine ma stavo scoprendo la mia.

«Puoi tenere le chiappe? Metto un po' di crema in più, sei gonfia dentro.» dissi cercando di risultare distaccata e quasi professionale.

Si morse ancora il labbro ma lo fece. Tolsi il dito è misi una goccia di crema sul suo ingresso, poi ancora sul dito.

«Entro un po' di più, per spalmarla meglio» annunciai per scusare l'intrusione ma quelle parole mi suonarono un po' come la fiaba di cappuccetto rosso quando il lupo dice "ho gli occhi grandi per guardarti meglio".

Lei non disse nulla e io spinsi il dito dentro, poi più in fondo e iniziai a massaggiare per mettere la crema. O almeno quella era la scusa. Mossi la punta del dito su quella carne incandescente, viscida e morbida e provai piacere, sia mentale che fisico.

E vederla lì così, con il culo in alto e la testa sul materasso mi eccitò. Andai avanti per un paio di minuti, nessuna delle due disse nulla, muovevo il dito dentro e fuori girandolo.  Per mettere la crema sarebbe bastato entrare con la punta, la prima falange, ma io le spinsi dentro anche la seconda e lei non si lamentò.

A malincuore tolsi il dito e le chiesi se sentisse sollievo. Lei sì alzò ed evitò di guardarmi, si rivestì e io andai in bagno a lavare le mani. Quando tornai in camera lei era già nel letto.

«Cosa non si fa per le amiche» dissi e lei sorrise.

«Dovresti tornare allora, per almeno tre giorni devo metterla due volte al giorno.»

«Vengo domani mattina? Prima di andare a scuola?»

«Meglio a scuola: come lo spiego a mia mamma che entri per mettermi la crema nel culo?»

Scoppiammo a ridere e poco dopo me ne andai. Sulla strada di casa mi guardai il dito, lo toccai, cercando di ricordare quel calore e la morbidezza che avevo sentito. E il risucchio. Per forza doveva piacere infilare il cazzo nel culo...

Mi si accostò un furgone e io mi spostai, poi riconobbi mio padre.

«Da dove arrivi?»

Feci il giro e aprii la portiera per salire ma non appena adocchiai il sedile rividi la mia amica riversa lì sopra con le gambe aperte. Sotto lo sguardo indagatore di mio padre presi posto, gli dissi della mia amica, dei suoi problemi di stomaco.

Una volta a casa lui andò a lavarsi e io dissi a mia madre che forse avevo perso le chiavi nel furgone e scesi a cercarle. Ovviamente non avevo perso nulla. Salii dal lato passeggero senza sedermi, accesi la lucina interna, in cerca di macchie sul sedile. Ne trovai tre scure, secche. Spensi la luce e mi sedetti e infilai la mano nelle mutandine, mi torturai il clitoride con il dito che aveva spalmato la crema nel culo della mia amica e un turbinio di immagini presero vita nella mia mente: la mia amica a pecora sul letto, il mio dito nel suo buco, il labbro morso, il cazzo di mio padre, le grida di lei. Venni sentendo la voce della mia amica che diceva "papi, la mia fica ti vuole".

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