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Anna
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Racconto13 min di lettura

Anna

fiducia mal riposta

sandra
1 anno fa · 749 letture · 0

I miei sono tornati a casa, ed io ricomincio ad andare a scuola, è l’anno della maturità, qualche mattina dopo trovo una busta sul vetro della macchina, sotto il tergicristallo, quando, salita in macchina, la apro resto un attimo immobilizzata, un biglietto scritto a macchina, “non mi sembra tu non abbia apprezzato il mio cazzo, puttana” e insieme al biglietto delle foto, alcune con gli occhi chiusi, la testa di lato ed un cazzo in bocca e sono io, altre mentre un uccello mi scopa con la peluria rossa della mia figa che fa da contorno ed altre ancora mentre mi scopa nel culo, io con la testa sul cuscino ed il sedere in alto, si vede anche il tatuaggio che ho sulla schiena, Dio mio, allora non avevo sognato, ma come era possibile non mi fossi accorta di niente? Forse una droga, ma come? Non vado a scuola chiudo la macchina e torno dentro, trovo Giorgio che distribuisce la posta, mi saluta e mi dice

-          Signorina Anna, dormito bene?

Lo guardo mentre mi sorride sornione, è lui, deve essere stato lui, il bastardo ha anche le chiavi di casa nostra

-          Le offro un caffè ? l’ho appena fatto

-          No grazie, magari un’altra volta

Sto scoppiando dalla rabbia

-          La prego, voglio anche farle vedere una cosa

Lo seguo in guardiola che è adiacente al suo appartamento decisa ad affrontarlo, mentre mi versa il caffè mi dice,

-          È di là, in camera mia, sulla testata del letto, vada, vada pure

Superata la porta ed accesa la luce, una gigantografia di me nuda con le gambe spalancate, resto un attimo interdetta poi mi giro e sibilo

-          Lei è malato, un bastardo malato, io la denuncio

-          Non credo, o le tue foto faranno il giro del Web, puttanella

-          Si vede che sono foto rubate

-          Da cosa? Hai anche gli occhi aperti in alcune e si vede benissimo che stai godendo e poi sei maggiorenne no? Avrei voluto scoparti prima ma mi sono trattenuto, anche se ti sarebbe piaciuto

-          Lei è un bastardo figlio di puttana

-          Questo è vero ma adesso chiarito questo ti dico anche cosa faremo

-          La farò licenziare

-          Non penso proprio, meglio non mettere in mezzo i tuoi genitori no?

-          Mio padre…..

-          Tuo padre non farà proprio nulla perché non gli diremo niente o potrei anche dire che sei stata tu a chiedermi di farti quelle foto e di scoparti ed io, per paura di perdere il posto, ho acconsentito

-          Non le crederà nessuno

-          Forse, o forse no, vogliamo scommettere?

-          Lei mi fa schifo

-          Meglio, mi divertirò di più quando ti scoperò, perché d’ora in avanti, quando ne avrò voglia, metterò un cartello sulla guardiola “torno subito” e tu verrai da me in camera mia e, stavolta non dormirai e mi pregherai di scoparti come la puttanella che sei. E adesso vai a scuola che è già tardi.

E mi spinse fuori dalla porta, non sapevo cosa fare, non ero neppure in condizioni di guidare, presi un taxi per andare a scuola; non riuscivo a seguire le lezioni, andai in bagno a vomitare due volte, dovevo parlarne con qualcuno, poi mi ricordai che una mia compagna aveva la mamma in polizia e presi una decisione, già mi sentivo meglio.

Andai a casa sua dopo la scuola, per fortuna il pomeriggio era di riposo, tra un pianto e l’altro riuscii a raccontarle tutto, rimase sconvolta, poi chiamò due suoi colleghi e, mentre io mi riprendevo, raccontò loro la storia, poi mi spiegarono cosa dovevo fare, purtroppo avrei dovuto vedere il bastardo ancora una volta.

Arrivata a casa, erano ormai le 5 lui, appena mi vide nell’androne del palazzo uscì dalla guardiola con un cartello in mano e lo appese sulla porta

-          Hai fatto tardi oggi, il nostro discorso di stamattina mi ha fatto venire la voglia, entra

Entrai ad occhi bassi, poi, appoggiai la borsa sul tavolo e lo zainetto a terra. senza togliere i guanti tirai fuori dalla borsa le sigarette e l’accendino ed il sacchetto di mentine che mi aveva dato uno dei poliziotti e mi accesi una sigaretta

-          Ah non sapevo fumassi

-          Per quello uso le mentine, se ne vuole prenda pure

-          Si, perché no, così mi profuma l’alito ahahah

Finii la sigaretta ma non toccai il sacchetto e lui

-          Adesso vai di là

Indicandomi la sua camera da letto, lui mi seguì

-          Spogliati, forza, voglio guardarti mentre lo fai

Di fianco al letto tolsi la sciarpa ed il cappotto  e poi i calzettoni e gli stivali, poi il maglione e la gonna e rimasi in slip e reggiseno

-          Uh biancheria di pizzo, come le puttane

Lui intanto si toccava la patta dei pantaloni

-          Forza, vai avanti

Tolsi anche il resto, lui mi venne vicino e mi palpò prima il sedere e poi il seno, si sedette sul letto tirando giù la cerniera dei pantaloni

-          Dai sai cosa voglio, fallo diventare grosso e duro che poi ti scopo

Mi dovetti mettere in ginocchio e cominciare a leccarlo e succhiarlo, cercai di non pensarci e di insalivarlo il più possibile, quando me lo ordinò mi alzai e mi chinai in avanti sul letto e lui si mise in piedi dietro di me, sentii per un attimo le sue dita che allargavano le mie grandi labbra e poi subito il suo cazzo che spingeva, mi teneva le mani sul sedere mentre mi scopava ed una delle sue dita ossute entrava ed usciva allo stesso ritmo dal mio sfintere, i suoi colpi, dapprima lunghi e profondi, divennero brevi e veloci, ci mise almeno un quarto d’ora a scaricarmi sul sedere il suo sperma con un sospiro di sollievo, purtroppo ebbi anch’io un orgasmo e se ne accorse

-          Lo volevi anche tu, visto? Purtroppo oggi non ho tempo, rivestiti e vai a casa, ci vediamo un’altra volta.

Non dissi una parola, mi rivestii, e dopo aver rimesso anche i guanti ripresi le mie sigarette ed il sacchetto di mentine e li rimisi nella borsa, andai di sopra, salutai mamma e mi infilai sotto la doccia, ci rimasi almeno mezz’ora ma dopo mi sentivo ancora sporca.

Quella sera non mangiai e feci molta fatica ad addormentarmi, al mattino sgattaiolai fuori dal palazzo, la mamma della mia compagna mi aspettava con lei fuori da scuola, le diedi il sacchetto di mentine ed entrai in classe.

Quando tornai a casa la guardiola era chiusa con un nastro giallo della polizia, papà mi disse che era venuta la polizia ed aveva fermato Giorgio dopo aver perquisito casa sua trovando un sacchetto di meta-anfetamine che, secondo loro lui spacciava. La madre della mia compagna mi fece avere tutte le foto che trovarono nella casa e mi disse di aver cancellato , sia dal telefono che dal computer di Giorgio tutte le altre, bruciai il tutto nel camino.

Non rividi e non sentii più Giorgio che seppi se l’era cavata con una condanna lieve ed un divieto di dimora a Milano, i miei non seppero mai nulla e papà assunse una portinaia ucraina che aveva un figlio all’università, nel cambio ci guadagnai sicuramente, era biondo, alto un metro e ottanta e beh, il resto potete immaginarlo.

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Scritto da
sandra

34 anni single per scelta

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