“Elena, adesso devo proprio andare.”
“E se tua moglie oggi volesse fare l’amore?”
“Ce la faccio, ce la faccio e poi proverò a metterglielo nel culo, vediamo come reagisce.”
“Ahahah fammi sapere caro, ricordati che il prossimo f24 me lo devi portare qui, non in ufficio,chiaro?”
“Chiarissimo e ricordati la mia Raccomandata.”
“Si si la chiamo domani e la metto subito alla prova ma sarò indulgente, visto chi l’ha raccomandata.”
Mi baciò sulla bocca e, dopo essersi rivestito se ne andò, così dovetti fare colazione da sola ma ero,comunque, decisamente soddisfatta. Il mattino dopo chiamai in ufficio il mio nuovo direttore e gli passai il curriculum di Rachel dicendogli di chiamarla e di assumerla con il solito periodo di prova e che, comunque, mi era stata raccomandata da un amico e, quindi, ero abbastanza sicura della riuscita. La giornata passò senza intoppi ed il mattino dopo trovai al suo posto dietro una cassa la nuova assunta con la sua divisa immacolata, tutto il personale aveva una divisa, certo che d’estate era difficile che, sia le ragazze che gli uomini portassero qualcosa oltre la biancheria sotto l’uniforme e li capivo, del resto, quando le avevo scelte avevo verificato che il tessuto non fosse troppo leggero e non consentisse trasparenze, proprio pensando all’estate.
Ormai era un anno che gestivo direttamente il supermercato e, grazie alle telecamere, soprattutto quelle nascoste, conoscevo bene i miei dipendenti: c’era, ad esempio Giacomo, il responsabile del reparto gastronomia che non ha ancora 40 anni che ogni volta che passa vicino ad Alessandra che è un po’ più grande e lavora con lui, le palpa tranquillamente il sedere e lei, di contro, fa di tutto per provocarlo, soprattutto quando il supermercato è ancora chiuso e loro due stanno preparando qualcosa in cucina, ma la settimana scorsa Giacomo ha colpito. Loro arrivano sempre un ora prima, Alessandra tiene sempre uno o due bottoni del camice slacciato in modo che, anche i clienti, quando si china sul banco, possano intravedere l’attaccatura dei seni ed anche qualcosa di più, inoltre slaccia anche l’ultimo bottone in modo che camminando il camice si apra leggermente e mostri le gambe, poi adesso, d’estate è ancora più evidente, le piace provocare ma Giacomo, immagino, sia arrivato al limite della sopportazione. Io l’ho visto dalle registrazioni, una mattina. L’ha spinta contro il muro piastrellato, le ha dato un bacio, poi le ha slacciato altri due bottoni del camice mettendo a nudo il reggiseno e, tirandone giù le spalle le ha bloccato le braccia lungo il corpo, poi l’ha sbattuta contro uno dei tavoli d’acciaio e, mentre la teneva con una mano bloccata in avanti, con l’altra le ha alzato il camice dietro ed abbassato le mutandine, poi ha armeggiato un po’ con il suo di camice e ho avuto solo una fugace visione del suo pene che estraeva e puntava tra le cosce di Alessandra cominciando poi a spingerla contro il tavolo ad ogni colpo. Lei non la sentivo, le telecamere non hanno il sonoro, ma da quella che li riprendeva di fronte immagino urlasse ad ogni affondo di Giacomo che, ad un certo punto si raddrizzò, inarcò la schiena ed immagino la riempì perché solo dopo si staccò da lei, le diede uno schiaffo sul sedere e passò in negozio, nel video la vidi tirarsi su, mettersi a posto le mutandine che aveva alle caviglie, riallacciarsi il camice sistemandosi anche il reggiseno e poi, con un sorrisino sul volto raggiungere Giacomo in negozio. Mi sa che lei aveva sempre voluto che lui facesse quello che, quella mattina, aveva fatto.
Ogni tanto uscivo dall’ufficio e facevo un giro in negozio, tenevo molto all’ordine ed alla pulizia ed il mio personale lo sapeva e collaborava. Quella mattina trovai Marika sullo scaleo che sistemava alcuni articoli su uno scaffale, era con noi da poco, molto giovane, mi sembra 21 anni, stava facendo uno stage, comunque retribuito, uno dei programmi del governo per introdurre i giovani nel mondo del lavoro, un nostro cliente abituale le stava passando i pacchetti da un carrello. Immagino fosse un po’ attratto dalla ragazza che era sempre bella in ordine, e ben truccata, anche lui, però, non era male, avrà avuto una trentina d’anni, abbastanza alto, almeno 1,85, come piacciono a me, robusto. Passando loro vicino feci una battuta:
“Buongiorno, abbiamo un nuovo assunto e non lo sapevo?”
“No no signora, stavo facendo la spesa e ho visto questa ragazza fare su e giù dalla scala e mi sonofermato a darle una mano, comunque piacere, io sono Marco, sono amico di Karim, lui si che lavoraqui, io, purtroppo no.”
Karim era un ragazzo di colore, anche lui giovane, che avevamo assunto da circa 3 mesi, sempre preciso epuntuale, era di origine somala ed aveva, chiaramente, un regolare permesso di soggiorno, ero moltosoddisfatta del suo lavoro.
“Quindi lei non lavora per me.”
“Ah no no, mi piacerebbe.”
“Purtroppo non siamo alla ricerca di altro personale, se mai capitasse glielo farò sapere.”
Ero abbastanza incuriosita da questo cliente e, quando tornai in ufficio mi misi a guardare le registrazionidelle telecamere, posso andare indietro al massimo di tre mesi, Ed è quello che feci. Scoprii così qualcosa di interessante, sembrava che questo Marco avesse avuto una tresca con Eleonora, l’altra miacommessa/cassiera. Sempre dalle riprese ho visto il ragazzo venirla a prendere in macchina dopo il lavoro e salutarla con un bacio, lei doveva essere più grande di lui e, sicuramente, era l’oggetto del desiderio di diversi miei clienti, perché era una tipa abbastanza provocante, anche lei con qualche bottone slacciato di troppo ed era anche svelta di lingua. Le telecamere regolari avevano anche il sonoro e l’avevo vista e sentita civettare diverse volte con i clienti, poi arrivai ad una registrazione particolarmente istruttiva, una sera Marco era venuto a prenderla, ma dopo una mezz’ora, il video andava anche di notte, vidi la macchina di Marco ritornare e girare dietro al supermercato, le telecamere regolari registravano sempre anche l’esterno. Aveva parcheggiato nascosto in mezzo alle file di bancali, dovetti usare lo zoom per vedere meglio, c’era lui appoggiato al sedile con una mano sulla testa di lei che aveva tra le gambe. Beh immaginai quello che stava facendo la signora Eleonora, mi venne addirittura da toccarmi mentre guardavo, poi Marco scese dalla macchina e passò dalla parte del passeggero, aprì lo sportello e fece scendere Eleonora, lei aveva ancora addosso il camice di lavoro, lei si stese sul cofano e lui le sollevò le gambe portandole sopra le sue spalle, ebbi anche una fugace visione del suo membro, non male, poi la penetrò e cominciò a scopare. Il livello del sonoro era buono e riuscì a capire molto delle sue parole:
“Dai dai, così, più forte dai, fammi godere.”
Il tutto tra i vari sospiri e gemiti, durò anche molto, sempre più interessante questo Marco, quando finirono lei quasi scivolò giù dal cofano, trattenuta solo dalle mani di Marco che le avevano artigliato il seno, si sistemarono e risalirono in macchina. Andarono via prima che arrivasse la vigilanza.
Un’altra delle mie dipendenti era Christine quella che Rachel doveva sostituire fissa alla casse, lei sarebbepassata di grado diventando la responsabile con 2 cassiere sotto il suo controllo. Era un po’ più grande dime, sempre in ordine, capelli perfetti, unghie laccate, un bel viso, sapeva di essere una donna piacente,secondo i miei canoni di bellezza avrebbe dovuto perdere una decina di kg ma, anche così, attirava gliuomini, soprattutto quelli più anziani e, a detta del mio nuovo direttore, era particolarmente vanitosa. Chissà se la nuova arrivata Rachel, si sarebbe fatta mettere i piedi in testa da lei oppure l’avrebbeosteggiata, avevano tutte e due più o meno la stessa corporatura ed erano carine entrambe, solo cheRachel aveva quasi 20 anni di meno. Tornando a Karim sapevo che aveva una ragazza, lei veniva spesso afare la spesa e si scambiavano un bacio fugace; una volta che li vidi uscii dall’ufficio per fare in modo diconoscerla, si chiamava Erica, forse più grande di lui ma carina.Passò qualche mese e notai una certa tensione tra Eleonora e Rachel, l’ultima assunta, il mio direttore nonmi seppe spiegare perché allora chiesi aiuto alle mie solite Telecamere e, finalmente, capii.Il ragazzo che avevo conosciuto mesi prima ogni volta che veniva a fare la spesa non si fermava più allacassa di Eleonora ma a quella di Rachel ed Eleonora lanciava occhiatacce a tutti e due che sembravano non farci caso e ridacchiavano alle battute che si scambiavano. Rachel era anche molto apprezzata da altriclienti anche se ogni tanto arrivava in ritardo, dimenticava il camice ed altre cosette del genere, del resto si sentiva al sicuro per la raccomandazione che aveva, raccomandazione di cui avevo approfittato anch’io già altre due volte.
