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Il market dell'amore
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Racconto24 min di lettura

Il market dell'amore

Una donna capace si destreggia ottimamente nel lavoro ma anche nel sesso... così il suo market ha successo e la sua figa ... pure!

Agata Mantisi
2 anni fa · 418 letture · 0

Mi chiamo Elena, ho 40 anni, sono consapevole di essere una bella donna, sono alta un metro e settantadue, lunghi capelli biondi, occhi azzurri, anche il mio fisico aiuta, peso 49 kg, ho gambe lunghe, un sedere alto, che per ora non necessita di interventi particolari e porto una 3 di seno coppa c. difficile che gli uomini non mi notino, sono divorziata, il mio ex ha scoperto di essere gay, io me ne sono accorta quasi subito dopo il matrimonio, per quello ho sempre cercato di farmi scopare da chiunque avesse una evidente virilità e potesse soddisfare le mie voglie, non ho mai lavorato ma il divorzio mi ha fatto diventare un’imprenditrice, l’unica cosa che ho ottenuto dal mio ex marito è stato un supermercato ed una villa con piscina e campo da tennis in Brianza.

Il mio non era un grande supermercato come quelli nei grossi centri commerciali, più che altro un piccolo supermercato di quartiere, avevo una decina di dipendenti, alcuni bravi, altri meno ma il primo problema che dovevo risolvere era quello della direzione e, quindi incaricai un agenzia per trovarne uno all’altezza. Fecero loro una prima selezione e poi mi mandarono tre pretendenti, non me ne piacque nessuno ma ne presi comunque uno, tanto mi serviva per tenere in ordine i conti, seguire i fornitori e i riordini, al resto avrei pensato da me. Il mio supermercato, nel quartiere, scopersi, aveva una certa nomea, la maggior parte del personale erano donne e, sembrava che nel quartiere, chi più chi meno, fossero molto popolari, forse era per questo che, a parte le solite nonnine, avevamo molti clienti maschi, lo vedevo dalle telecamere che trasmettevano le immagini agli schermi che avevo nel mio ufficio privato, e vedevo anche quale delle mie dipendenti faceva la smorfiosa con i clienti e come lavoravano. Avevo anche fatto piazzare delle telecamere nascoste che solo io potevo attivare e guardare e questo mi faceva passare meglio la giornata.

Un giorno il mio commercialista che, tra parentesi, era anche un bell’uomo che mi sarei passata volentieri, mi telefonò chiedendomi se avevo bisogno di altro personale, gli dissi che , probabilmente avrei dovuto assumere un’altra commessa addetta alle casse ma che non cercavo una di quelle ragazzine giovani giovani che non avevano mai lavorato e lui mi disse che la figlia di un suo cliente sarebbe potuta andare bene e lui, in tutta onestà me l’avrebbe anche raccomandata. Presi la palla al balzo e gli dissi:

“Va bene dai, parliamone a colazione da me uno di questi giorni, magari domenica che siamo chiusi e sono a casa tranquilla, perché non vieni in villa da me verso le 13?”

Accettò, mi aspettavo grandi cose da lui ….. a letto, mi feci trovare in piscina a prendere il sole, avevoaddosso un bikini bianco che risaltava sulla mia abbronzatura e quando Anna, la mia domestica venne adannunciarmi il suo arrivo mi annodai un pareo in vita e lo accolsi a bordo piscina, avevo fatto preparare un tavolo sotto una pergola dall’altro lato in posizione abbastanza riservata, apprezzai che fosse vestito inmodo casual ma elegante, Anna portò degli aperitivi e ci sedemmo.

“Ho approfittato per portarti gli f24 da pagare.”

“Ah grazie, bel regalo.”

“Beh, mio compito è anche rammentarti le scadenze.”

“Se se, mi chiami solo quando ci sono cose da pagare, mai un invito a cena.”

“Non potrei, mia moglie è gelosa.”

“Ma io non lo sono di tua moglie.”

Stavo civettando davvero? Sì, volevo proprio portarmelo a letto, cambiò discorso.

“Poi ti ho portato il curriculum vitae della ragazza che ti dicevo, piuttosto ho interrotto il tuo bagnodi sole.”

“Eh si, sei arrivato in anticipo e ho dovuto indossare il costume, non potevo farmi trovare nuda no?”

“Beh forse allora sarebbe stato meglio non mi facessi annunciare.”

Capivo perché la moglie era gelosa, ci provava anche con me ma a me la cosa andava bene.

“Vero, hai perso uno spettacolo.”

“Immagino.”

“Non credo, senti andiamo nello studio a parlare di quella ragazza, così sistemiamo la faccenda e poipranziamo.”

“Ok, va bene, ti seguo.”

Dissi ad Anna dove andavamo e che non volevamo essere disturbati, lei aveva già capito, mi conoscevabene, entrammo nello studio e chiusi poi la porta, lo feci accomodare sul divanetto e presi il curriculum per leggerlo, una volta fatto gli dissi:

“Allora mi dici che me la raccomandi?”

“Sì certo, assolutamente.”

“Quindi mi devo fidare.”

“Certo.”

Andandogli davanti gli dissi:

“Beh sei il mio commercialista ma per fidarmi dovrei conoscerti meglio.”

“Ci conosciamo solo da un anno, come potremmo fare?”

Mi inginocchiai davanti a lui sul tappeto e gli misi una mano sulla patta dei pantaloni che, tra parentesi,sentii ben piena e:

“Potremmo cominciare da questa parte.”

Guardandolo negli occhi gli tirai giù la cerniera, gli infilai la mano nei pantaloni e dai suoi boxer estrassi ilsuo pene che già si stava indurendo, lo scappellai e comincia a baciarlo e leccarlo. Lui si era lasciato andare indietro sul divano appoggiandosi allo schienale e teneva gli occhi chiusi; aveva un bel membro,leggermente storto verso sinistra, guardandolo, ed un po’ nodoso. Pregustai, mentre gli insalivavo lacappella il momento in cui mi sarei fatta scopare. Era già eccitato, non ci volle molto ancora perché fossepronto, allora mi alzai e lasciai cadere a terra il mio costume, rimanendo solo con il pareo trasparente, lui si tirò un po’ più avanti sul sedile del divano ed io lo cavalcai infilandomi, con un sospiro, il suo pene nella mia farfallina che non aspettava altro. Le sue mani percorrevano il mio corpo, le sue dita titillavano i mieicapezzoli, le nostre bocche si incontrarono e le nostre lingue si cercarono, io intanto cavalcavo il miostallone di razza. Lui era ancora completamente vestito, aveva solo il cazzo fuori dai pantaloni. Penso cheglieli sporcai con i miei umori, quando stavamo venendo insieme le sue mani passarono sotto le mie cosce per sollevarmi, ma io:

“No no vienimi dentro.”

“Ma non vorrei ……..”

“Non c’è pericolo.”

Gli risposi, poi inarcando la schiena detti un ultimo colpo facendolo affondare fino alla bocca dell’utero evenni, soddisfatta, la sua sborra bollente mi inondò e, solo allora mi sollevai e mi lasciai andare al suofianco. Dopo aver riacquistato il mio respiro normale gli chiesi:

“Allora, fai questo anche con quella Rachel del curriculum?”

“No no, è davvero solo un favore ad un amico cliente.”

“Beh per raccomandarla così dev’essere brava, dai dimmi la verità.”

“Vabbè ma solo una volta, una sveltina nel bagno del mio ufficio, lo giuro.”

“Ok, ti credo, ma adesso spogliati, il tuo lavoro per convincermi a fidarti di te non è ancora finito.”

“Ah ma allora sei proprio una porcellina.”

“Caro, non immagini quanto.”

Era passata solo una mezz’ora ed era già quasi pronto di nuovo, mi piacciono gli uomini con dei tempi direcupero non troppo lunghi, tolsi anche il pareo e lui tutti i suoi vestiti, si era davvero un bell’uomo, capivo sempre di più la gelosia della moglie.Andai alla mia scrivania e presi un tubetto di crema ed un piccolo vibratore da un cassetto, poi gli dissi diavvicinarsi, gli diedi il tubetto di crema lubrificante e gli dissi cosa doveva fare, mi appoggiai alla scrivania, e allargai le gambe. Lui dietro di me fece quello che gli avevo chiesto, nonostante mi disse di non averlo mai fatto fu molto bravo e, con un dito, mi spalmò la crema sul e dentro il buchino, poi ci appoggiò la punta del cazzo e lentamente, molto lentamente iniziò la penetrazione. Lo aiutavo tirando indietro il sedere e dandogli istruzioni su quando spingere e quando fermarsi, per dare anche modo alla mia carne di abituarsi all’ospite. Ci mise un po’ ma riuscì ad arrivare in fondo, così avrebbe sollecitato anche le terminazioni nervose del tessuto che separava, a questo punto, il suo pene dalla mia vagina così da provocarmi un orgasmo anale. Comunque infilai nella mia farfallina il vibratore acceso e lui cominciò a muoversi dentro di me, sempre lentamente ma sempre più deciso:

“Avevi ragione è favoloso, vorrei averlo fatto prima.”

Gli risposi un po’ ansimando:

“Quando vuoi.”

Il leggero dolore che sentivo amplificava il mio piacere, non ci sarebbe stato neppure bisogno del vibratore che, comunque, svolgeva diligentemente il suo compito. Adesso la velocità era aumentata ma la profondità era sempre quella, sentivo il suo scroto che ad ogni colpo accarezzava le mie chiappette e l’orgasmo mi sorprese violento un attimo prima che lui mi inondasse l’intestino e la sua sborra calda colasse sulle mie cosce.Poi andammo nel bagno dello studio a ricomporci, mi piacque anche vederlo pisciare, corsi a prenderglielo in mano ed a scrollarglielo:

Prima di andare avanti…

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