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Mia mamma "Santa"
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Mia mamma "Santa"

Incesto con mia madre

mattia
1 anno fa · 8.435 parole · 37 min
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1. Basilica di San Francesco.

2. Piazza del comune.

3. Chiesa di San Pietro.

4. Rocca Maggiore.

Iniziammo a visitare la basilica di San Francesco, era imponente. La facciata rosa e bianca lasciva senza fiato. La basilica superiore aveva una grande navata centrale e le pareti decorate con affreschi del XIII secolo, tra cui quello della leggenda di San Francesco ad opera di Giotto. Scendemmo poi nella parte inferiore, dove vi era la tomba di San Francesco, mamma s’inginocchiò davanti ad essa e si raccolse in preghiera per più di 10 minuti, il suo volto era rilassato, aveva un’espressione radiosa, non sol se fosse merito del luogo ma non la vedevo così da mesi. Usciti dalla basilica mamma mi diede un abbraccio, un bacio a stampo, e mi ringraziò per avercela portata. Poi ci spostammo a visitare la piazza del comune, il cuore pulsante della città, circondata da edifici storici che sembrano raccontare storie di secoli passati. Il tempio di Minerva era maestoso con la sua facciata in stile corinzio. Salimmo poi sulla torre del popolo, da lì la vista era fantastica. Lassù mamma ed io ci abbracciammo e ci godemmo il panorama.

Per pranzo cercammo un bar per mangiare un panino al volo, per poi procedere con i luoghi da visitare.

Ci dirigemmo nella parte alta della città dove vi è situata la chiesa di San Pietro risalente al XIII secolo. La chiesa presenta una facciata in pietra e interni decorati con affreschi attribuiti ad ‘importanti artisti del medioevo. Concludemmo la giornata visitando la rocca Maggiore, una fortezza medievale che sovrasta la valle circostante, e poi rientrammo in albergo. Salimmo in camera, eravamo entrambi sudati e avevamo bisogno di una doccia. Come di consueto iniziò mamma, che, dopo aver preso I vestiti dal piccolo armadio, entrò in bagno. Stavolta non chiuse la porta. Incominciò a spogliarsi: prima tolse le scarpe, poi slacciò la camicetta, poi abbassò delicatamente i pantaloni. Si piegò leggermente in avanti, mettendo in mostra il suo magnifico sedere coperto da una culotte bianca. Poi tolse reggiseno e mutanda ed entrò in doccia. Finito di fare la doccia si vestì e uscì dal bagno, Poi toccò a me: mi lavai e vestii. Una volta pronti entrambi andammo al ristorante. Una volta finito di cenare, facemmo una passeggiata nei dintorni dell’hotel. Iniziò a salire un venticello fresco. Mamma incominciò ad avere freddo, e le diedi la mia giacca. Ci sedemmo su una panchina in pietra, per goderci un po' il panorama. Ripreso il cammino, mamma mi diede la mano e ci avviammo verso l’hotel. Entrati nella stanza ci cambiammo. Mamma si mise la vestaglia corta di seta bianca. Ci mettemmo a letto, sotto le coperte, mamma mi diede il bacio della buonanotte e ci mettemmo a dormire.

Mi svegliai, mamma era coricata accanto a me, il suo sedere strofinava sul mio pene, ovviamente questa situazione mi procurò un’erezione. Allungai una mano sulla sua coscia. Iniziai ad accarezzarla. Spostai la mano più verso l’interno e iniziai a sentire il tessuto delle mutande sotto le dita. Presi un’estremità della mutandina e la spostai, scoprendo la vulva. Con le dita iniziai a sfiorarla delicatamente, quasi con suggestione. Un misto di eccitazione e paura mi pervase. Mamma pareva continuare a dormire. Mi feci più intraprendente, noncurante che potesse svegliarsi. Incominciai a stuzzicarle il clitoride, dapprima sfiorandolo e poi pizzicandolo. Poi lentamente le infilai 2 dita, e fu a quel punto che incominciai a percepire dei piccoli rantoli e sentii la mano di mamma sulla mia. Alzai lo sguardo e vidi che mamma aveva gli occhi sbarrati e la sua espressione trasudava piacere. Con la mano mamma mi invitò a continuare e a farlo con più vigore. Dopo alcuni minuti mi scostò la mano. Mi guardò intensamente, e senza proferire parola, spostò le lenzuola e mi abbassò i boxer. Si spostò ai piedi del letto, mi allargò le gambe e s’inginocchiò, dopo averlo preso in mano, avvicinò le labbra alla cappella. Gli diede un dolce bacio, e incominciò a leccarla con la punta della lingua. Poi apri la bocca e se lo infilò tutto all’interno. Strinse le labbra e diede il via ad un magnifico pompino. Le sue pompate erano veementi. Con le mani le tenevo la testa: con una accompagnavo i suoi movimenti, mentre con l’altra le accarezzavo i capelli. Era magnifico e mamma ci metteva tutta sé stessa, quasi come se non volesse deludermi, e io ero in estasi. Mi accorsi che non potevo resistere ancora a lungo, volevo spostarla per poter prolungare di più quel momento, ma mamma fece resistenza e continuò. Non si scostò nemmeno quando l’avvertii che stavo per venire: le sborrai copiosamente in bocca. Solo a quel punto mollò la presa. Si passò due dita sulle labbra, per ripulirsi da quel che era fuoriuscito, e poi si sdraiò accanto a me. Stavo per parlarle, ma lei mi mise un dito sulle labbra e mi fece capire di non dire niente, e ci mettemmo semplicemente a dormire.

Ci svegliammo abbracciati, io ero ancora senza boxer, e la mamma aveva la vestaglia leggermente sollevata sopra della pancia. Ci guardammo e ci scambiammo un bacio, romantico e amorevole. Protesi la mano tra le sue cosce, mamma mi guardò:

 Mamma: Sciocchino, ora basta: disse con tono deciso.

 Io: Dai mamma: Dissi con un’espressione del viso supplichevole.

 Mamma: Su, dobbiamo alzarci! Farci una doccia e vestirci.

Si alzò dal letto e andò verso il bagno, sull’uscio della porta, si voltò verso di me:

 Mamma: Che fai non vieni?

Quelle parole mi fecero sussultare, saltai giù dal letto, e la raggiunsi. Mamma mi prese per mano e ci fermammo davanti alla doccia. Mi levò la maglietta e con uno sguardo autoritario mi fece capire che sarei dovuto essere io a spogliarla. Le slacciai il reggiseno e inginocchiandomi, le calai lo slip fino alle caviglie; lei alzò prima il piede sinistro, poi quello destro e lo lasciò a terra. Entrammo in doccia e aprimmo l’acqua. Il suo corpo bagnato sembrava seta al tatto, le gocce d’acqua sulla sua pelle la rendevano brillante. Presi la spugna e Il bagnoschiuma e iniziai a lavarle la schiena. La voltai e incominciai a massaggiarle le spalle, il collo e la pancia; lei si lasciò andare al mio tocco. Mi fermai un attimo a guardarla, imbambolato dalla sua bellezza. Il suo viso era rilassato, gli occhi chiusi, e un leggero sorriso le increspava le labbra. Mi sentivo ipnotizzato dal suo corpo bagnato e luminoso. Mi chinai e appoggiai le labbra sul suo seno, e lo tenni stretto con una mano. Incominciai a mordicchiarle il capezzolo, per poi infine succhiarle la mammella; il suo cuore incominciò a battere forte, il suo respiro si faceva più affannoso ed emetteva piccoli mugolii:

 Mamma: Mmmmmmmmmm.

Mi staccai dal suo seno, mi inginocchiai, e le alzai la gamba destra fino a farle appoggiare il piede sulla mia spalla. La sua parte intima era totalmente depilata. Avvicinai la bocca alle sue grandi labbra che si presentavano belle carnose, e incominciai a morderle leggermente; procurandole brividi di piacere. A quel punto mi misi a leccargliela con veemenza, le tenevo il sedere con le mani per evitare che si distaccasse: i suoi mugolii diventarono veri e propri gemiti di piacere di cui l’intensità si faceva più acuta e forte. Mamma prese a tenermi la testa con entrambe le mani: di sicuro voleva evitare che smettessi. Iniziò ad avere degli spasmi di piacere, che si facevano sempre più violenti, finché arrivò ad avere un profondo orgasmo. A quel punto mi alzai e la baciai:

 Mamma: Tesoro sei stato fantastico. È stato intenso. Ora ho bisogno di sdraiarmi, sono esausta.

Mi baciò, uscì dalla doccia, si mise un accappatoio, e ancora sgocciolante si sdraiò sul letto. Io la segui poco dopo e mi sdraiai accanto a lei:

 Io: Mamma, sei stupenda, non mi ero mai accorto di quanto fossi sensuale.

 Mamma: Grazie cucciolo: disse con voce affannata.

 Io: Il solo guardarti mi fa venire voglia di rifarlo!

 Mamma: Mattia no! Ti prego!

 Io: Mamma so che ti è piaciuto!

 Mamma: È vero, ma…..

A quel punto si alzò dal letto, evitando il mio sguardo. Ero confuso sul perché ora si stava comportando in questo modo: erano solo i sensi di colpa? O aveva paura di qualcosa? Forse del giudizio delle persone se fossero venute a conoscenza dell’accaduto? O semplicemente nel suo subconscio, sapeva che era sbagliato sia per la convenzione sociale, sia nei confronti della memoria di mio padre? Tutto questo mi lasciava interdetto, non capivo se dovevo osare ancora o lasciar perdere. Lei nel frattempo iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza: i suoi passi erano pesanti. Si avvicinava a me per poi fermarsi e tornare indietro sui suoi passi: come se anche lei fosse combattuta sul da farsi. Si vestì: indossò una brasiliana e un reggiseno neri, jeans di colore chiaro e una maglietta color bordeaux. Mi guardò e disse: scendo giù di sotto. Ti aspetto nel salotto all’ingresso e uscì dalla stanza. Rimasi sul letto immobile, come dovevo comportarmi? Decisi di vestirmi, e raggiungerla per chiarire la situazione, dovevo capire cosa le passava per la mente e darle il mio punto di vista. Andai da lei, mi sedetti su una poltrona al suo fianco e incominciammo a parlare:

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