Io: Mamma, tutto ok? Possiamo parlare?
Mamma: Si, è tutto apposto, devo solo schiarire le idee.
Io: Non c’è niente di così grave. È stato solo…..
Mi mise una mano sulla bocca:
Mamma: Non qui, ci ascoltano tutti: attorno a noi c’erano altri ospiti dell’hotel.
Mi prese per mano e mi condusse fuori, Percorremmo il vialetto fino ad arrivare al campo da tennis, lo aggirammo, fino ad arrivare in un giardinetto tra alberi da frutto e uliveti:
Mamma: Qui va bene. Non c’è nessuno.
Io: Mamma perché ti stai comportando così? Cosa c’è di male in ciò che è successo?
Mamma: Come, cosa c’è di male? Tutto!
Io: Non ci vedo nulla di così grave. Io lo volevo, tu pure!
Mamma: Siamo mamma è figlio. È una cosa innaturale.
Io: Chi decide cosa è naturale e cosa no? E non è questione di cosa è giusto o sbagliato per gli altri, ma conta ciò che proviamo e vogliamo noi!
Mamma: Ma pensi a come potrebbero reagire le persone? Pensi a come ci avrebbe giudicato tuo padre? La società, la legge, la morale…tutto ciò dice che ciò che stiamo facendo è sbagliato. Non possiamo semplicemente ignorarlo.
Io: Fanculo a cosa pensano gli altri. La nostra felicità non conta nulla? E papà…lui non c’è più. Lui vorrebbe la tua felicità, Contiamo solo noi adesso.
Mamma: Non so! (pausa). La nostra felicità non è l’unica cosa che conta. Ci potrebbero essere conseguenze dure da affrontare. Il nostro rapporto cambierebbe per sempre.
Io: Non mi importa delle conseguenze: mi avvicinai a lei. Cosa provi ora? E se faccio questo? Le misi una mano tra le cosce.
Mamma: Mi fa sentire strana. È una sensazione piacevole mista paura. Mi fa battere forte il cuore e sentire desiderata.
Io: Mi sento anch’io così! Quindi perché fermarci?
Mamma: Non so se è una buona idea. Potremmo pentircene.
Mamma iniziò a vacillare. Scelsi tuttavia di non insistere ancora. Non volevo che mamma si spaventasse ulteriormente, vedendo la mia insistenza. Le volevo bene e doveva decidere con serenità se proseguire ed andare oltre:
Io: Mamma per ora non pensiamoci. Godiamoci la giornata, ok?
Mamma: Va bene tesoro.
Io: Cos’hai programmato per oggi?
Mamma: Avevo pensato di visitare: 1. Piazza IV Novembre e la fontana maggiore. 2. Cattedrale di San Lorenzo. 3. Galleria nazionale dell’Umbria.
Tornammo verso l’hotel, salimmo in auto e ci dirigemmo verso Perugia. Per prima cosa, visitammo la cattedrale di San Lorenzo: La facciata in stile gotico, è incompiuta, L’altare centrale era imponente con finiture d’oro e marmo e con statue e dipinti che raffiguravano i santi. Mamma approfittò di essere in quel luogo per accendere un cero in memoria di mio padre. Proseguimmo andando a esplorare, la piazza IV Novembre. Al suo interno si erge la Fontana Maggiore: è una struttura poligonale in marmo bianco e rosa, composta da 2 vasche, decorate con bassorilievi e statue, che rappresentano scene bibliche. All’orario di pranzo andammo a mangiare al ristorante La Darsena, che si trovava proprio in piazza. Li prendemmo: 2 insalate di polpo, e 2 casarecce con crudo di gamberi rosso e pesto al pistacchio. Finito di pranzare ci spostammo a piedi, di circa 10 minuti, e raggiungemmo la galleria nazionale dell’Umbria. Una volta giunti, ci recammo alla biglietteria e prendemmo 2 biglietti interi, per un costo complessivo di 20 euro. Dopo aver comprato i biglietti, iniziammo la nostra visita guidata. La galleria ospita una vasta collezione di opere d’arte che raccontano la storia e la cultura dell’Umbria. Mentre esploravamo le sale, ammirammo opere di artisti umbri e italiani, dalle radici medievali fino al Rinascimento e oltre. Tra le opere più significative, notammo le creazioni di artisti come Piero della Francesca e Perugino. La collezione include dipinti, sculture e oggetti d’arte che testimoniano la ricchezza artistica e culturale della regione. Imparammo molto sulla storia dell’arte in Umbria e ammirammo opere d’arte straordinarie. La visita durò circa 2 ore, è una volta conclusa, recuperammo l’auto e rientrammo in hotel.
Saliti in camera, ci facemmo una doccia: stavolta separati, mamma per prima. Quando uscii dal bagno mamma era già vestita e si stava finendo di truccare. Aveva indossato: dei collant 8 denari senza cuciture, color playa nature, -marca Philippe Matignon-, un body di colore bianco, un abito giacca in crêpe bianco e dei sandali con tacco, color carne e nere, di Giorgio Armani. Mentre io avevo indossato un completo nero, di Hugo Boss, con camicia bianca della stessa marca e scarpe eleganti in vernice nera. Io e mamma ci scambiammo i complimenti, uscimmo dalla stanza e una volta saliti in auto ci dirigemmo verso il ristorante L’Estasi, distante circa 10 minuti. Durante il tragitto non potetti fare a meno di ammirare la bellezza di mamma, le sue gambe venivano valorizzate dai collant, e quel senso di brillantezza era irresistibile. Una volta giunti al ristorante, che si presentava raffinato e con un panorama mozzafiato, ci sedemmo al tavolo e consultammo il menù. Alcuni minuti dopo arrivò il cameriere, che, una volta posato sul tavolo un cesto di pane, e una brocca d’acqua naturale, prese la nostra ordinazione. Mamma prese del tonno marinato con salsa pizzaiola, stracciatella di burrata e rucola, come antipasto e come primo dell’Orzotto mantecato al cacio, pepe, pere e vino di lamponi. Mentre io presi un budino di carciofi, salsa parmigiano e funghi, e i passatelli fatti in casa con mazzancolle e carciofi. Poi come dolce entrambi prendemmo, creme brûlé alla lavanda con spuma al vin santo. Il tutto accompagnato con del Cortese: un vino bianco fresco e aromatico. Finito di cenare, e pagato il conto, decidemmo di fare una passeggiata: l’aria era fresca e la vista panoramica sulla valle era da perdersi tra le nuvole. Trovammo una panchina e ci sedemmo:
Mamma: È stata veramente una bella giornata. Grazie di tutto tesoro mio.
Io: Di nulla mamma, per te questo è altro.
Mamma sembrava serena, forse aveva messo da parte i pensieri su quanto era accaduto tra di noi. Ad un certo punto si avvicinò a me e, dopo avermi guardato intensamente, mi baciò. Fu un bacio passionale, intenso e interminabile. Aveva messo una mano tra i miei capelli e mi accarezzava; io, d’altro canto, l’avevo appoggiata sulla schiena e la tenevo stretta a me. Ci distaccammo, mamma si sistemò il vestito, che, data la frenesia del momento, si era sollevato. Ci alzammo, e mano nella mano, proseguimmo la passeggiata. L’ora si era fatta tarda, circa le 2, e l’aria più fresca, quindi mamma, mi chiese di rientrare. Tornammo alla macchina e tornammo verso l’hotel. Vedere mia madre così solare, spensierata e libera dalle convenzioni sociali, mi rendeva euforico. Appoggiai una mano sul ginocchio sinistro, la sensazione al tatto dei suoi collant era pura poesia. La sua gamba risultava liscia, morbida e calda. Lei mi guardò e fece un sorriso malizioso. Spostai la mano tra le cosce, e, incominciai ad accarezzargliela, lei allargò le gambe per facilitarmi i movimenti. Lei si abbandonò al mio tocco e si mordeva il labbro inferiore. Giungemmo in hotel e non vedevamo l’ora di arrivare in camera. Eravamo ancora nel corridoio, davanti la porta, mamma mi saltò letteralmente addosso e mi baciò. Cercai di aprire la porta con fatica, e alla fine ci riuscii, presi mia madre in braccio, entrai e chiusi la porta dietro di noi. L’adagiai sul letto e riprendemmo a baciarci. Mamma con un movimento dei piedi si tolse le scarpe, e si sistemò meglio sul letto. Allungai una mano tra le sue cosce e lei allargò le gambe. Incominciai a baciarla sul collo e mi accorsi che aveva chiuso gli occhi e chinato la testa. Smisi di baciarla e ci guardammo intensamente. Poi mamma mi fece alzare in piedi, s’inginocchiò davanti a me, mi slacciò il bottone del pantalone, l’abbassò, e incominciò a baciarmi il pene da sopra i boxer, per poi abbassarli. Lo fissò, poi iniziò a coprire il glande di piccoli baci e delicate leccate con la punta della lingua. Infine lo prese completamente in bocca; le labbra aderivano strette, e mamma mentre me lo succhiava, mi guardava negli occhi, come per ottenere il mio consenso. Accompagnava il movimento di bocca, con il movimento della mano. Stavo ricevendo il pompino più bello della mia vita. Quasi non resistevo più, però non potevo venire, sapevo dentro di me che se lo avessi fatto, avrei perso l’occasione di arrivare fino in fondo. Allungai la mano sinistra, l’appoggiai sulla sua nuca e l’allontanai. La feci alzare e sdraiare sul letto, poi mi fiondai tra le sue cosce, che aveva intanto allargato. Le alzai il vestito fin sopra la pancia e iniziai a baciarle la zona interna della coscia, ancora coperta dai collant. Mi spostai adagio, più verso l'interno, fino ad arrivare sulla vagina. Con ambo le mani ruppi i collant, spostai lateralmente la mutanda, mi avvicinai con le labbra e incominciai a baciarle il clitoride. Mamma fece un lungo sospiro. Aumentai l’intensità della leccata, ma i collant e la mutanda mi davano fastidio, le feci alzare le gambe e glieli sfilai per poi riprendere a leccargliela. La sua vulva aveva un sapore forte, ma anche fruttato. Mamma cominciò ad irrigidirsi, segno che la cosa le stava procurando un piacere intenso, e iniziò anche ad ansimare:

