Cameriera: Salve, avete deciso?
Io: Si.
Mamma: Si.
Cameriera: Prego, ditemi pure.
Mamma: Come antipasto prendo il misto di pesci lavorati del Lario, e come secondo il filetto di trota bianca gratinato alle erbe con pappa al pomodoro saporita.
Io: Per me le lumache trifolate alla menta e peperoncino con polenta di mais rosso, e la frittura di pescato del lago di giornata, con alborelle e verdure.
Cameriera: Ottime scelte. E da bere?
Io: Dell’acqua frizzante fresca e una bottiglia di Vermentino.
Cameriera: Perfetto, porto subito la vostra ordinazione.
Dopo pochi minuti arrivò un cameriere con l’acqua e il vino, per arrivò la cameriera con gli antipasti e incominciammo a mangiare. Finito l’antipasto, passammo ai secondi, una volta terminati, tornò la cameriera:
Cameriera: Tutto apposto, signori?
Mamma: Si, tutto buono.
Io: Tutto ottimo.
Cameriera: Ne sono felice. Posso portarvi qualcos’altro? Magari la lista dei dolci?
Io: Mamma, ti va un dessert?
Mamma: Si, volentieri.
Io: Allora si, ci porti pure la lista.
Cameriera: Perfetto, torno subito.
Tornò poco dopo con la lista e ordinammo 2 tortini al cioccolato caldo con cuore di frutto della passione. Era ora della sorpresa. Con la scusa di dover andare al bagno, mi alzai e mi avvicinai al maître:
Io: Mi scusi.
Maître: Salve, come posso aiutarla?
Io: Avrei bisogno che consegnate questa busta alla donna che è seduta con me al tavolo, quando ci porterete i dolci. È possibile.
Maître: Certamente, signore. Nessun problema.
Io: Grazie mille.
Tornai a sedermi. Quando arrivarono i dolci, la cameriera porse la busta a mia madre:
Mamma: Questa cos’è?
Io: Aprila.
Mamma aprì la busta e lesse il biglietto; un bel sorriso le illuminò il volto. Poi appoggio la busta sul tavolo, si alzò e venne ad abbracciarmi:
Mamma: Tesoro, grazie, grazie, grazie.
Io: Di nulla mamma, mi fa piacere vederti contenta.
Mamma: Si, lo sono tanto.
Mamma tornò a sedersi. Finimmo di cenare, pagai il conto e salimmo in macchina per tornare a casa. Durante il tragitto, mamma non fece altro che ringraziarmi. A un certo punto mi appoggiò la mano sinistra sulla coscia destra, e quel gesto mi provocò un’erezione istantanea. Pregai che non se ne fosse accorta, ma abbassò lo sguardo e fece un sorrisetto malizioso. Per tutto il resto del tragitto rimasi in silenzio. Arrivati a casa, le augurai la buonanotte e mi ritirai nella mia camera. Presi il pigiama dal cassetto e andai in bagno per darmi una sciacquata. Passando davanti alla sua stanza, notai che la porta era stranamente aperta e la vidi mentre si stava cambiando. Non riuscii a resistere e rimasi a guardarla: era bellissima. Ebbi un’altra erezione. Mi riscosi e mi allontanai in fretta. Mi lavai, mi cambiai e tornai in camera mia, dove mi misi a letto. Non riuscivo a prendere sonno, iniziai a domandarmi il perché avessi avuto un’erezione nel guardarla cambiarsi; era pur sempre mia madre. Ma la mente incominciò a vagare e iniziai ad avere pensieri strani nei suoi confronti. Chiusi gli occhi e presi a fantasticare che ci baciavamo. Mentre eravamo intenti a fare sesso orale. Ad immaginare le sue espressioni durante un rapporto sessuale. Mi abbassai i pantaloni del pigiama, le mutande e incominciai a segarmi. Venni in pochi minuti. Mentre mi ricomponevo notai la porta muoversi; che lei mi avesse visto? Ero troppo stanco per approfondire. Mi infilai sotto le coperte, e in pochi minuti mi addormentai.
La mattina seguente mi svegliai intorno alle 10, andai in bagno, mi lavai i denti, mi vestii e raggiunsi mamma in cucina, dove era intenta a preparare la colazione. Aveva un bagliore diverso, sembrava molto più serena e felice del solito. Mi avvicinai, l’abbracciai e le diedi un bacio sulla guancia:
Mamma: Dormito bene, tesoro?
Io: Si mamma. E tu?
Mamma: Si si. Siediti, che è quasi pronto.
Mi sedetti e, poco dopo portò il latte, le fette biscottate, e la marmellata. Feci colazione mentre lei si limitò a bere solo un caffè. Una volta finito, la salutai e mi diressi in ufficio. La giornata passò tra appuntamenti, firme di contratti, e telefonate. La sera non tornai a casa per cena; avevo un incontro in un ristorante con un cliente. Rientrai verso le 23 e 30. Le luci del salotto erano spente, così pensai che mamma fosse già andata a dormire. Tuttavia notai che la luce della sua camera, al piano superiore, era ancora accesa: era sveglia. Salii al piano superiore e mi avvicinai piano alla sua camera, per evitare di svegliarla nel caso si fosse addormentata con la luce accesa. La porta della stanza era semiaperta, il televisore spento: dall’interno non giungeva alcun suono. Mi avvicinai ancora di più, fino a raggiungere l’uscio. Mi affacciai e intravedi la sagoma di mia madre distesa sul letto: non stava dormendo. Era seduta con le gambe leggermente divaricate e la testa reclinata all’indietro; notai un lieve movimento del braccio sinistro, con la mano posata tra le cosce. Feci un passo in avanti, inoltrandomi un po' di più nella stanza, attento a non provocare il minimo rumore che potesse palesare la mia presenza. Da quella posizione potei vedere che le mutandine di mamma erano abbassate alle caviglie, e sentire i suoi respiri affannosi. Le sue dita affondando lentamente dentro la sua vagina. Mi eccitai immediatamente. Aprii la zip dei pantaloni e lo tirai fuori, iniziando una sega mentre spiavo mia madre. I suoi movimenti si facevano sempre più intensi, e man mano che il ritmo aumentava, anche i suoi ansimi si facevano più marcati. A tratti spalancava la bocca, in preda al piacere, senza emettere però alcun suono, come se ogni emozione le si bloccasse in gola. Anche la mia eccitazione era aumentata, e non ci volle molto prima di raggiungere il culmine. Mi ricomposi, ma restai ad osservare mia madre. Continuò per alcuni minuti, finché non raggiunse l’orgasmo e si accasciò esausta sul letto. Uscii dalla stanza il più silenziosamente possibile, andai in camera mia, mi cambiai e mi misi a letto. Spensi la luce e cercai di dormire, quando sentii arrivare un messaggio su WhatsApp. Presi il cellulare: era mamma. Lessi il messaggio: “spero che lo spettacolo ti sia piaciuto”, “buonanotte tesoro della mamma”: Quindi pur accorgendosi della mia presenza, continuò comunque senza fermarsi. Questo mi creò non pochi dubbi. Avrei voluto andare nella sua stanza a parlargli, ma preferii far finta di nulla e mettermi a dormire.
La sveglia suonò alle 9 e 30, era una domenica. Mi alzai, lavai e andai in cucina, dove per fortuna mamma non era ancora arrivata. Mi preparai del caffè e lo bevvi. Nel frattempo, mamma entrò in cucina: non fece alcun cenno a quanto accaduto la sera prima, si limitò a darmi un bacio sulla guancia e a salutarmi con un semplice buongiorno. Passammo la mattinata andando a messa e poi al cimitero. Il pomeriggio lo trascorremmo guardando un film, poi cenammo, ne guardammo un altro e infine andammo a dormire.
I giorni passarono senza che nessuno dei due fece alcun cenno sull’accaduto.
Arrivammo ai pochi giorni che precedevano la partenza per Assisi. Quella mattina, dopo aver fatto colazione, mamma mi chiese se il pomeriggio potessi accompagnarla a fare shopping. Accettai, precisando però che prima sarei dovuto passare a ritirare l’auto nuova. Una volta arrivato in concessionaria e firmati i documenti, ritirai l’auto e tornai a casa. Lasciai la macchina nel vialetto, entrai in casa e chiamai mia madre:
Io: Mamma, sono tornato. Sei pronta?
Mamma: Si, arrivò subito!
L’attesi in salotto e, pochi attimi dopo, arrivò. Indossava jeans chiari attillati, una camicetta di seta rosa, una giacca di pelle marrone e scarpe da tennis: stava benissimo. Salimmo in auto e mamma mi disse che voleva andare in un paio di negozi a Milano. Una volta raggiunta la città, lasciai l’auto a Lampugnano, in un parcheggio a pagamento. Poi prendemmo la metropolitana per raggiungere il Duomo.
Una volta arrivati al Duomo, la prima tappa fu in via Manzoni 38, alla boutique di Patrizia Pepe, distante circa 10 minuti a piedi. Li mamma, dopo averli provati, comprò alcuni capi di abbigliamento:
1. Pantalone slim alla caviglia nero.
2. Casacca con gemelli bianca.
3. Camicia body bianca.
4. Pantalone traforato in misto viscosa, di color beige
5. Abito giacca in crêpe, bianco.
6. Body in pizzo, bianco.
Per un costo complessivo di euro 1.460.
Poi raggiungemmo via Montenapoleone 14, distante circa 2 minuti a piedi, per visitare il negozio d’intimo La Perla. Li mamma acquistò:

