Alla fine mi ritrovai in ginocchio con tutti e tre che mi schizzavano più che altro in faccia i loro orgasmi, con Gianni che quasi mi coprì metà del viso col suo seme tanto fu abbondante.
“Brava la mia troietta.” mi disse Romolo prendendo un lungo fallo ricurvo da una vetrina e una boccettina d’olio profumato “Ora vai di là e dopo esserti pulita la faccia, c’aspetti con questo dentro ben piantato nel culo, così quando veniamo io e Gianni sei già bella pronta per farti sfondare.”
Anche se venivo trattata peggio di una puttana, ero eccitata non solo perché sino a quel momento non avevo avuto nessun orgasmo, ma anche dall’idea di farmi scopare da quei due uomini così ben dotati.
Così ripresi la mia borsetta, il fallo e l’olio e me ne andai sculettando nel retrobottega, dove c’era un grosso divano in stile moderno che occupava quasi mezza stanza. Una volta seduta per pulirmi usai delle salviettine umidificate che trovai su un tavolino, poi unsi fin troppo abbondantemente il fallo per infilarmelo nel retto e rimanere in attesa di Romolo e Gianni.
Non riuscii però a tenere la mano ferma, e lentamente iniziai a far scorrere anche se di poco il fallo nello sfintere, facendomi salire ancor di più l’eccitazione che già era ai massimi livelli, e quando comparvero sulla porta i due uomini fu quasi una liberazione.
“Vedi amico mio il bello delle troie è che fanno tutto quello che gli dici, basta promettergli che poi te le scopi e le fai godere.” disse Romolo a Gianni sedendosi al mio fianco e prendendo in mano il fallo.
“Hai ragione e del resto una che viene conciata così in un sexy shop lo fa solo per prendere del gran cazzo.” gli rispose l’altro sbottonandosi i pantaloni per rimettermi il suo bel bastone in bocca.
Con Romolo che mi sodomizzava con quello strano fallo ricurvo, e Gianni che di fatto mi stava scopando in bocca, finii col bagnarmi in men che non si dica, col risultato di prendere un’altra massiccia dose d’insulti dai due.
“Mettiti a pecora così ci possiamo divertire tutte e due a sfondarti il culo.” mi disse il padrone del negozio sfilandomi il fallo dal retto che passò al suo abituale cliente.
Non appena mi misi carponi Gianni quasi mi violentò il posteriore con quel bizzarro oggetto ricurvo, ma non ebbi la forza di protestare anche perché mi ritrovai subito la bocca riempita dalla mazza di Romolo.
“Invece di quel cazzo finto usa il tuo così vediamo quanto gode la troia.” disse Romolo al ragazzo “Però inizia a scoparle fa fica, per il culo c’è sempre tempo.”
Il ragazzo fu ben felice di ubbidire a quell’ordine, e in men che non si dica mi tolse il fallo dal retto per ritrovarmi la passera piena della sua mazza.
“Mio Dio ma questa ha un lago ! Non sento quasi nulla tanto è bagnata !” esclamò Gianni quasi deluso dall’avermelo messo dentro.
“E tu piantaglielo nel culo, ma mi raccomando fallo per bene, quindi metti dentro prima la cappella, poi afferrarla per bene e quindi spingiglielo dentro con tutta la tua forza. Perché a questa troia o glielo sfondi così, o non sente nulla tanto è sfondata, e stai tranquillo che col mio cazzo in bocca non le uscirà neanche un gemito.”
Al solo sentire quelle parole ben più d’un brivido mi scese lungo la schiena, perché sapevo che non solo Gianni avrebbe seguito fin troppo scrupolosamente le indicazioni di Romolo, ma che così facendo m’avrebbe fatto un gran male.
Così cercai di rilassarmi il più possibile mentre sentivo la cappella del ragazzo entrami nel retto, quindi tirai fuori tutta l’aria che avevo nei polmoni ed aspettai con rassegnazione che lui mi sodomizzasse.
Gianni fu talmente brutale che quasi svenni per il dolore, anche perché riuscì a far entrare quasi tutta la sua mazza dentro al primo tentativo, riuscendoci poi completamente al secondo.
Ma proprio nel momento in cui mi sentii lo sfintere del tutto pieno, un lieve calore iniziò ad avvolgermi, partendo proprio da dove era partita quella penetrazione così animalesca, per arrivare dritta al cervello. Non dissi nulla anche perché non sapevo cosa dire, perché da un lato mi sentivo a dir poco violentata, dall’altro anche se per motivi che non riuscivo a comprendere, stavo iniziando a godere.
“Cazzo Romolo avevi ragione !” esclamò Gianni togliendomi dai miei pensieri “Questa è davvero una troia coi fiocchi ! Non ho mai inculato una donna così e questa non ha detto una parola, anzi mi sa che le è pure piaciuto.”
“Che t’avevo detto ! Beatrice è una puttana come poche altre, il bello è che a lei il cazzo piace e non importa come glielo dai, basta che te la sbatti.”
I due continuarono ad insultarmi mentre uno mi sodomizzava con tutta la forza che aveva in corpo, e l’altro mi teneva chiusa la bocca con la sua nerchia, sino a quando non decisero di darsi il cambio, battendosi il cinque come gli sportivi.
Romolo riuscì per quanto fosse possibile ad essere ancora più brutale del suo giovane amico, perché dopo avermi infilato la sua mazza dentro come aveva fatto poco prima Gianni, c’aggiunse anche il pollice per aumentare il dolore che provavo. Vidi che nei loro occhi più che piacere per la scopata, c’era quella rabbia che quasi li costringeva ad essere due animali invece che due amanti. Il gioco di scambiarsi l’orifizio dove infilare il pene durò ben poco perché nessuno di loro voleva accontentarsi della mia bocca, così Romolo si sdraiò per farmi salire su di lui e potermi scopare insieme a Gianni.
“Tanto non sarà la prima e neanche l’ultima volta che prendi due cazzi insieme,” mi disse con disprezzo “Anzi dovresti ringraziarci che non te lo mettiamo tutti e due nel culo ,anche se sono sicuro che ti piacerebbe.”
“Stai zitto e scopatemi.” gli risposi offrendomi a Gianni “Basta che non mi sborrate dentro perché mi fa schifo.”
I due mi presero sulla parola, e dopo avermi sbattuto come meglio credevano, ma sempre facendolo insieme e facendo sì che avessi un paio d’orgasmi, mi fecero inginocchiare per venirmi in faccia quale ultimo gesto di disprezzo nei miei confronti.
Mi rivestii in silenzio, ma prima che potessi andare via Romolo mi fece piegare contro il divano e mi spostò il perizoma scoprendomi così il buchetto.
“Questo te lo regalo.” mi disse infilandomi nel retto un plug di metallo “Sempre che aperta come sei non lo perdi per strada.” concluse ridendo.
Uscii dal suo negozio sotto lo sguardo divertito di Valerio, per riprendere la macchina e quasi fuggire verso casa, giurando a me stessa che non sarei mai più entrata in quel negozio, non sapendo che avrei infranto quella promessa neanche troppo tardi.
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