“Voglio il tuo cazzo.” dissi quando oramai non riuscivo più a resistere a quella che stava diventando una dolcissima tortura.
“Eccoti accontentata.” mi rispose mettendosi sopra di me e penetrandomi quasi del tutto al primo colpo.
Lo strinsi a me con tutta la mia forza quasi avessi paura che scappasse via, pur essendo fin troppo chiaro che lui stava godendo almeno quanto me.
Il divano era però un po’ troppo scivoloso, così lui s’alzò per poi far mettere in piedi anche me, che non volendo in alcun modo smettere quanto stavamo facendo, poggiai un piede sul divano stesso mentre mi piegavo leggermente in avanti. Paul mi prese da dietro facendomi questa volta sì urlare per il piacere, tanto che rimanere in piedi mi dovetti appoggiare alla spalliera del divano, piegandomi quasi a novanta gradi, e offrendomi in modo ancor più esplicito al pittore, che non smetteva mai di trapanarmi neanche fosse un attore dei porno.
Non so come ma nessuno di sotto ci sentì urlare, dato che nessuno dei due riusciva a trattenersi col risultato che dai gemiti di piacere s’arrivò a strilli che a volte non sembravano neanche umani.
Paul ogni tanto si fermava ma solo per sbattermi la sua faccia fra le gambe, e così mentre lui un po’ riprendeva fiato, io continuavo a godere senza sosta, ma senza mai la reale volontà di dirgli di smettere.
Quello che trovai più incredibile era che nonostante non ci fossimo mai visti prima, fra noi era nata una sorta di magia, grazie alla quale ognuno sapeva esattamente cosa volesse l’altro, e faceva in modo d’appagarlo, ed io volevo solo godere il più possibile.
Anche quando m’inginocchiai per succhiargli la mazza, provai un gran piacere nel sentirla quasi ricoperta dei miei umori, che la davano un sapore femminile oltre a quello mascolino di Paul. Lui invece quasi si divertiva a prepararmi la passera con lunghi colpi di lingua, prima di penetrarmi col suo scettro sempre duro e gonfio, quasi volesse dirmi che non era un semplice stallone da monta, ma anche un dolce amante.
Alla fine lo cavalcai mentre era sdraiato su un tappeto, sentendo fin da subito la pressione di un suo dito contro il mio buchetto, senza che però facesse qualcosa per farlo entrare, ma solo per farmi eccitare ancor di più. Sentii il suo orgasmo schizzarmi dentro la passera con la forza di un idrante, neanche dovesse marcarmi come una sua proprietà, ma non dissi nulla anche perché pensai che in fondo fosse il modo più romantico per venire, e che era sempre meglio di ritrovarmi il suo seme sul seno o ancor peggio sulla faccia o in bocca.
“Com’era la storia del ritratto ?” gli chiesi mentre ero sdraiata al suo fianco.
“Se ti metti una camicia e ti siedi su uno sgabello te la faccio vedere.” mi rispose senza però muovere un sol muscolo.
Non avendo io messo una camicetta presi la sua, per poi pulirmi alla meglio con dei fazzolettini e andare quindi a sedermi sull’unico sgabello che mi sembrava pulito.
“Come mi devo mettere ? Sai non ho mai fatto la modella.” gli dissi ridendo
“Il più naturale possibile o come vuoi tu, questo in fondo è solo uno schizzo.”
Cercai di sistemarmi in una posizione comoda, per poi rimanere immobile mentre sentivo la sua matita scorrere sul foglio, in modo ora deciso, ora invece più morbido quasi non dovesse toccare la carta.
“Che ne pensi ?” mi chiese mostrandomi quanto aveva disegnato.
“Che è bellissimo.” risposi stupita dalla sua bravura “Tanto che non sembro quasi io.”
Lui poggiò il blocco da disegno per terra, per poi venirmi a baciare sulla bocca, ma soprattutto poggiarmi una mano fra le gambe.
“Qui è ancora troppo asciutto.” mi disse infilandomi due dita in bocca e facendomele ricoprire di saliva “E se non si provvede subito poi è un guaio.”
Paul iniziò a far passare le sue dita dalla mia bocca alla passera sempre più frequentemente, col risultato che non solo gli spalancai le gambe, ma cominciai ad eccitarmi sempre di più, finendo coll’avere una gran voglia di farmi scopare un’altra volta.
“Dimmi che hai il cazzo già duro perché lo voglio adesso.” gli dissi senza mezzi termini.
“Un attimo e t’accontento.” mi rispose facendomi fare mezzo giro sullo sgabello sino a trovarsi esattamente dietro di me.
Non ci fu bisogno di dire nulla, che spostai indietro il sedere per permettergli di potermi penetrare con facilità, cosa che lui fece mandandomi in estasi fin dal primo affondo.
Stare di fatto appollaiata in equilibrio precario su uno sgabello, non era di certo una posizione molto comoda da tenere a lungo, così ben presto ci spostammo nuovamente sul divano dove fu un susseguirsi di mettersi uno sopra l’altro, coll’unico scopo di dare e ricevere quanto più piacere possibile.
Paul mi girò più volte come una bambola, per poi ritrovarsi sdraiato sul tappeto con me sopra di lui che quasi cercavo di togliergli il fiato usando lunghi baci. Nonostante avesse messo ben più d’una volta le sue mani sulle mie chiappe, era chiaro che non sarebbe andato oltre il toccare, anche se non avrei disprezzato un servizio completo in tutti i sensi, tanto ero presa dalla passione del momento.
“Sto venendo.” mi disse quasi per avvisarmi di una nuova eruzione di sperma.
“Anch’io.” gli risposi continuando a cavalcarlo sino a quando non mi sentii di nuovo piena del suo orgasmo.
Ci ritrovammo sdraiati uno al fianco dell’altro, senza più alcuna forza, con la mia passera che colava il suo piacere, ed io che non avevo nessuna voglia di muovermi per impedirlo.
Solo dopo che s’alzò lui ripresi i fazzolettini per pulirmi prima di cercare in giro i mei vestiti.
“Cosa fai domani ?” gli chiesi sperando in un nuovo incontro.
“Vado a prendere mia moglie all’aeroporto, ma se vuoi puoi accompagnarmi, siamo una copia aperta e non diciamo mai no ad un rapporto a tre.” mi rispose togliendomi ogni entusiasmo.
“Ora che ci penso ho un appuntamento però lasciami il tuo numero che ti chiamo.” gli dissi mentendo sapendo di mentire, ma del resto era fin troppo ovvio che andava bene esser presa in giro una volta, ma replicare era proprio da stupide, e non volevo esser quel tipo di donna.
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