“Bea i lavori del cazzo capitano a giro a tutti quanti, quindi non rompere i coglioni e vai a questa mostra punto e basta !”
Non si può dire che il mio capo parli come un lord inglese, ma di certo era uno che si fa capire, e quella era la classica occasione in cui era già positivo se non si metteva a bestemmiare.
“Va ben capo però sappi che io di pittura non capisco nulla, e quindi poi non ti lamentare se non c’esce nulla di buono.” replicai col mio classico piglio deciso.
“Lo so ma tanto tu vai e fai pubbliche relazioni, poi magari prendi qualche libro che parli di quei quadri così almeno so dove t’ho mandata.”
Presi l’invito e me ne andai a casa cercando di pensare a cosa potesse combinare una come me, ad una mostra di un pittore francese del quale mi faceva già ridere il nome Paul Robert, anche perché fra i due qual era il cognome ?
Mi feci una doccia veloce per poi mettermi davanti all’armadio alla ricerca di qualcosa adatto per l’occasione, visto anche che la sera iniziava a rinfrescare ma di giorno si sentiva ancora il primo caldo primaverile.
Alla fine decisi per vestito piuttosto originale, se non altro perché sembrava una comune giacca nera che però m’arrivava quasi al ginocchio, e che lasciava il giusto spazio al mio decolté messo in risalto da un push up verde, così come erano verdi tanga reggicalze e scarpe, mentre scelsi il color carne le velatissime calze che indossai prima di tutto il resto.
“Speriamo che almeno ci sia qualche bell’uomo con cui attaccar bottone.” dissi a me stessa mentre mi vestivo “Altrimenti è inutile mettersi tutta questa bella lingerie.”
Presi quindi la mia vecchia Golf per andare dritta alla mostra, dove incontrai subito il pittore che era un bel ragazzo con la carnagione un po’ scura, e dei capelli ricci che non devono vedere un pettine da non so quanto tempo.
“Mi scusi ma il suo nome è Paul o Robert ?” gli chiesi volendomi togliere subito quella curiosità.
“In realtà nessuno dei due, il mio vero nome è Andoni Inigo Ipurroguirreu ma è chiaro che un nome del genere non è usabile in questo campo, quindi ho scelto un nome d’arte unendo quello di Paul Gauguin e Robert Plant, col risultato che oggi tutti mi chiamano semplicemente Paul.”
Iniziò a raccontarmi d’esser nato nella parte spagnola della regione basca, ma d’esser venuto in Italia da bambino, dove il suo nome era stato storpiato in Antonio anche se a lui non piaceva per nulla. La sua voce era morbida, quasi suadente tanto che m’imbambolai nell’ascoltarlo, col risultato che gli rimasi vicino tutta la sera, scoprendo che aveva il suo studio proprio sopra la galleria in cui esponeva.
Come spesso mi succedeva in quelle occasioni, bevvi il classico bicchiere di troppo, anche se ben sapevo che dopo avrei voluto solo fare sesso col primo che mi capitava sotto le mani, e che in quel caso era proprio il bel Paul.
“Perché non mi fai vedere dove crei le tue opere ?” gli chiesi quasi strusciandomi su di lui
“Certo e magari ti faccio anche un ritratto, che ne dici ?” mi propose col suo consueto sorriso smagliante.
Senza dare nell’occhio c’allontanammo dalla mostra per salire e scale e arrivare nel suo studio, che altro non era che uno spazio molto grande con dei mobili sparsi in modo disordinato, in mezzo a cavalletti da pittore e tele di tutte le misure.
“Così è qui che dipinge il grande Paul Robert !” esclamai girando in mezzo a quel caos.
“Oggi sul grande avrei dei dubbi, però sì è qui che passo la maggior parte della giornata, anche se a volte sto solo seduto su questo divano come adesso.” mi rispose accomodandosi al centro di un vecchio divano in pelle “Però se mi passi il blocco dei fogli che è dietro di te ti faccio uno schizzo.”
“Così come sono adesso non mi va, magari se aspetti un attimo poi è meglio.” gli risposi iniziando a sbottonarmi la giacca che poi buttai su una sedia insieme alla mia borsetta.
Lui strabuzzò gli occhi, che chiuse non appena gli poggiai le labbra contro le sue, per poi far intrecciare le nostre lingue in un gioco senza fine. Le sue mani arrivarono subito sul mio sedere, così come le mie sulla sua maglietta che feci volare via per potergli accarezzare il petto, sino a quando non feci lo stesso coi suoi pantaloni lasciandolo nudo.
Mi piegai in avanti tanto da potergli prendere la mazza in bocca, volendo però tenere ben in alto il sedere che muovevo quasi ci fosse una musica in sottofondo, facendolo eccitare ancor di più, tanto che ben presto mi tirò a sé per potermi spogliare.
Il reggiseno volò dietro di me per primo, seguito a ruota dal perizoma che era oramai non solo d’intralcio, ma un vero e proprio ostacolo fra la mia passera e la sua nerchia. Paul non smise mai di baciarmi, soprattutto in bocca dove la sua lingua diventava un’anguilla pronta ad infilarsi in ogni angolo anche il più nascosto.
M’impalai su di lui quasi di forza, ma del resto ero così bagnata che quel bastone m’entrò dentro senza alcuno sforzo, per poi iniziare a cavalcarlo come piaceva a me, con movimenti mai uguali l’uno all’altro, accelerando o rallentando secondo il desiderio del momento.
Lui all’inizio non disse nulla, quasi fosse rimasto stupito dal mio ardore, ma quando iniziò a parlare fu un susseguirsi di complimenti misti ad insulti, dettai solo dal piacere che stava provando.
“Taci coglione voglio sentire il tuo cazzo non la tua voce.” gli dissi anche per prenderlo un po’ in giro.
“Allora sdraiati e lascia fare anche un po’ a me.” mi rispose quasi disarcionandomi da lui.
Non feci quasi in tempo a sdraiarmi sul divano che lui mi prese le gambe con le braccia per poi metterci la faccia dentro, e leccare tutto quello che m’usciva dalla passera, facendomi quasi urlare per il piacere.
Anche se desideravo con tutta me stessa sentire la sua nerchia dentro di me, non ebbi la forza di rinunciare a quel piacere, che anche se certamente meno violento, mi stava mandando in orbita il cervello. Paul non solo mi leccò ogni angolo della passera, ma quando voleva riprendere fiato, ci infilava dentro due dita puntando direttamente al clitoride.
