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Scopata dal negro sul regionale
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Racconto13 min di lettura

Scopata dal negro sul regionale

Non aveva mai preso il treno a tarda sera, e non poteva immaginare che genere di persone lo frequentassero

DarkSideOfTheMoon
1 anno fa · 2.3k letture · 1

“Quando qualcosa mi colpisce, non riesco a fingere”, replicò lui.

Carlotta sorrise, avvicinandosi all’inguine, e afferrò l’orlo della sua t-shirt

“allora perchè non inizi tu, e vediamo se qualcosa colpisce anche me…”, lo provocò, melliflua.

Quello non se lo fece ripetere: sfilò via la maglietta, e si abbassò mutande e pantaloncini.

Carlotta lo osservò estasiata: quel corpo d’ebano, modellato e perfetto. Il suo cazzo non era ancora nel pieno del vigore, ma già sembrava pronto a ergersi maestoso e potente

“colpita?”

“molto…”

Carlotta gli accarezzò il petto, giocò con un capezzolo, e tracciò con le unghie delle linee lungo il suo addome, fino a raggiungere la base della sua verga

“Ora tocca a te” propose lui

Carlotta si tolse la giacca

“sicuro che a quest'ora non passa nessuno? “

“sicuro” Rispose lui, palpandole il generoso seno, che iniziava a sentirsi stretto tra gli abiti.

Si scambiarono un lungo, appassionato bacio, le lingue che vorticavano voraci, mentre Carlotta abbassava le spalline del vestitino e del reggiseno, liberando finalmente le sue grosse tette

“wow” Commentò lui, afferrandogliele con entrambe le mani, che non riuscivano a contenere, mentre Carlotta gli accarezzava il pene, che diventava sempre più grande e duro.

Si tirò su il vestitino fino alla pancia, gli si inginocchiò davanti, e baciò lentamente quel cazzo scuro.

Poi schiuse le labbra, e lasciò che affondasse nella sua calda bocca.

Aveva un odore forte, che sapeva di maschio, la eccitava.

Succhio voracemente, il cazzo pulsava e cresceva, premendo tra le sue labbra. Avviluppava la lingua attorno alla cappella, ed il negro mugolava di piacere.

Lo osservò, compiacendosi di quanto fosse vigoroso e duro, con le spese vene che pulsavano lungo tutta la sua lunghezza, massaggiandolo alla base, e infilò la cappella in bocca.

Si sentiva sempre più eccitata, e quasi senza accorgersene, con la mano libera prese a masturbarsi a sua volta: le dita della sinistra si insinuarono sotto le sue mutandine, sfregarono le grandi labbra, che presero ad allargarsi, mentre con il pollice stuzzicava il clitoride.

Il cazzo le riempiva la bocca, riusciva ad accogliere poco più della metà, la lingua che vorticava attorno alla cappella mentre le labbra succhiavano avidamente, tra i suoi mugolii ed i respiri pesanti del negro.

Si staccò per un momento, per riprendere fiato e deglutire la saliva

“mai preso cazzo così?” le domandò lui

“mai…” rispose lei, ancora con l’altra mano tra le gambe.

Lui prese il suo cazzo dalla base, schiaffeggiandola sulla guancia, poi le prese la nuca e glielo ficcò in gola.

Carlotta si sentì soffocare da quella verga, e la mano di lui le impediva di ritrarre indietro il capo, mentre le veniva da tossire e non riusciva a liberarsi da quel cazzo opprimente.

Eppure non smise di masturbarsi, anzi si rese conto di avere un lago tra le mutandine.

Lui premeva sulla sua nuca e al contempo muoveva il bacino, forzandola a prenderne sempre di più. Quando lasciò la presa sulla testa, Carlotta si tirò indietro e tossì violentemente, rischiando di soffocarsi con la sua stessa saliva.

Lui si chinò su di lei, e la baciò voracemente.

“si vede che tu non abituata…” le disse lui col suo marcato accento, staccandosi da lei, “...tu come verginella, devi fare pratica”

Carlotta non rispose, troppo impegnata ad ansimare e riprendere fiato, con gli occhi fissi su quel cazzo enorme, e una mano ancora tra le sue gambe. Non era certo vergine, ma con cazzo di quelle dimensioni, si sentiva come se lo fosse.

Ancora in ginocchio, lui la fece voltare di spalle, sfilandole le mutandine bagnate e tenendole sollevato il vestitino per contemplare il suo culo.

Carlotta si chinò in avanti, e divaricò appena le gambe, tenendo il bacino inarcato per meglio esibire la sua figa. Lui le palpò le natiche, e vi ficcò il viso, leccandogliela avidamente, e provocandole incontrollati mugolii di piacere.

Le sue mani ruvide le massaggiavano le chiappe, e le diede anche un paio di schiaffi, facendola sussultare, prima di infilarle due dita nella sua fica bagnata

“scopami…” sussurrò lei.

Lui non se lo fece ripetere, sputò sulla sua fica, e un attimo dopo Carlotta sentì la punta della grossa verga premere per farsi largo dentro di lei.

Poi le mani di lui le afferrarono le tette, e prese a spingere.

“ahhhh!” Carlotta gemette di dolore: non aveva mai sentito qualcosa di così grosso!

Non riusciva a capire quanto fosse dentro, ma quando lui si tirò indietro quasi fino alla punta, capì che non era entrata neppure la metà.

Con un colpo deciso entrò più in profondità di quanto non avesse fatto in quel momento, senza smettere di tormentarle le tette.

Aveva appena iniziato e già le faceva male, eppure quando lui si tirò di nuovo indietro, Carlotta ondeggiò col bacino, desiderando che uscisse meno possibile da lei.

Lui riprese a spingere con più velocità e vigore, ad ogni colpo tornava indietro e spingeva più in profondità, mugolando di piacere anche lui.

Poi le mise le mani sui fianchi, e continuò a montarla con foga sempre maggiore, schiaffeggiandole il culo.

Carlotta ansimava e gemeva, ogni spinta la faceva sobbalzare, i suoi grossi seni dondolavano, mentre col bacino cercava di assecondare le spinte del nero, ma non riusciva a stare al suo ritmo.

Lui la tenne stretta per i fianchi, impedendole di muovere il bacino, e prese a pompare come un forsennato.

Carlotta urlò senza ritegno mentre sentiva le palle di lui sbatterle contro la pancia, mentre dal suo bacino spasmi incontrollati si fecero sempre più forti, sempre più violenti

“si! si! SII!” urlò lei, travolta da un orgasmo così forte che si sentì contorcere dentro, mentre le braccia sembravano cederle e dovette piegare il busto in avanti.

Le girava la testa ed il suo corpo era scosso da fremiti provocati da quell’intenso orgasmo, mentre il nero dietro di lei non accennava a rallentare il ritmo, e continuava a fotterla senza sosta.

“ah! ah! ti prego basta…” ansimò lei, mentre i tremori dell’orgasmo di affievolivano, e con essi la sensazione di piacere lasciava spazio a dolori sempre più intensi.

“ci sono quasi…” disse lui, la voce strozzata dal piacere.

Carlotta quasi si lasciò cadere per terra, completamente esausta, sfilandosi da lui, prima che potesse riafferrarla e riprendere a penetrarla.

Voleva che anche lui avesse il suo piacere, quindi fu rapida a voltarsi.

DIstesa carponi davanti a lui, che era ancora in ginocchio, gli prese il cazzo tra le mani, con una tenendolo alla base, e con l’altra massaggiandogli le palle, e lo portò alla bocca.

Lui le prese la testa, e ricominciò a scoparle la bocca con la stessa foga con cui la stava scopando pochi istanti prima.

Il bacino del nero si muoveva incessantemente, come il treno sul quale si trovavano, le palle sbattevano contro il mento di Carlotta, che si sentiva soffocare da quell’imponente verga.

Il nero gemette più forte, poi rallentò le spinte, tenendole comunque la testa bloccata, e Carlotta sentì tra le sue labbra il cazzo pulsare, e fiotti di sperma le finirono direttamente in gola, mentre una parte di essi, mista alla sua stessa saliva, le colava dalla bocca.

Quando ebbe ingoiato tutto, lui si staccò da lei, l’aiutò ad alzarsi, e la baciò ancora, con passione. In quel momento il treno rallentò, segno che stava per raggiungere una stazione.

“merda! è la mia fermata!” esclamò Carlotta, allarmata, infilandosi in fretta e furia spalline e reggiseno, che erano abbassati sul suo ventre.

“dove sono le mie mutan…” face per dire, ma si interruppe vedendo che le aveva già prese lui, e le teneva vicino al naso, con un sorrisetto trionfale

“queste le tengo io. Per sentire odore di tua fica” rispose lui

Carlotta sbuffò, non aveva tempo per mettersi a litigare per un paio di mutandine. Abbassò l’abitino, cercando di renderlo presentabile nonostante fosse completamente spiegazzato.

Indossò in fretta e furia la giacca, prese le sue cose, e corse giù dal treno, giusto un attimo prima che le porte automatiche si richiudessero.

La stazione era deserta, e mentre il treno ripartiva, lui era in piedi, ancora completamente nudo, a salutarla con la mano.

Ansimò, accennando un piccolo gesto di saluto a sua volta.

Era ridotta un disastro. Aveva i capelli completamente in disordine, il vestito completamente stropicciato, se non fosse stato per la giacca si sarebbe potuto notare che il reggiseno era messo in malomodo; le facevano male le natiche e l’interno coscia, le sue ginocchia erano arrossate, con le calze sul punto di strapparsi; ed intorno alle labbra le colava un misto di saliva e sborra.

Ma alla fine, prendere l’ultimo treno non era così male.

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