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Scopata dal negro sul regionale
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Racconto13 min di lettura

Scopata dal negro sul regionale

Non aveva mai preso il treno a tarda sera, e non poteva immaginare che genere di persone lo frequentassero

DarkSideOfTheMoon
1 anno fa · 2.3k letture · 1

Il treno regionale procedeva lento, scivolando nel buio delle campagne.

Carlotta si maledì per essersi sobbarcata quel lavoro ed aver fatto tardi in ufficio. Era la prima volta che prendeva il treno così tardi.

Sedeva nella parte centrale della carrozza, dove le due file di sedili erano disposte frontali, dal lato finestrino; teneva un libro aperto sulle ginocchia, ma non riusciva a leggere.

Ogni tanto alzava lo sguardo, guardandosi intorno: lo scompartimento era praticamente vuoto, tranne che per uomo sulla cinquantina, seduto qualche fila più in là, in diagonale rispetto a lei.

Una situazione opposta rispetto a ciò a cui era abituata di solito: prendeva abitualmente il treno all’ora di punta, quando i vagoni erano completamente pieni di pendolari, e bisognava sgomitare per trovare non un posto a sedere, ma un angolino di pochi centimetri cubi. Solitamente non le piaceva l’assembramento da carro bestiame, ma rispetto a quell’inquietante deserto, si rese conto che lo preferiva decisamente.

Carlotta si sistemò dietro l’orecchio una ciocca dei lunghi capelli castani che le ricadeva sul viso; teneva lo sguardo basso sul libro, ma le parole su cui posava lo sguardo quasi non arrivavano alla sua mente.

Sollevò di nuovo lo sguardo, e lo distolse immediatamente dopo, mentre il cuore iniziò a batterle più freneticamente. Quell’uomo la stava fissando insistentemente.

Strinse a sè la giacca, come a cercar riparo dietro quell’indumento, sentendosi improvvisamente vulnerabile.

Sotto la giacca indossava un abito semplice ma femminile: un vestitino leggero, color bordeaux, che seguiva le forme del suo corpo senza costringerle, scendendo appena sopra le ginocchia. Il seno, pieno e proporzionato, disegnava curve che nè la giacca nè il piccolo scollo a V dell’abito potevano nascondere.

Le calze velate nere rendevano le gambe naturalmente sensuali, e gli stivaletti con un piccolo tacco slanciavano la sua figura morbida e formosa. Quando si muoveva appena sul sedile, l’orlo del vestito si sollevava appena, lasciando intravedere un minuscolo scorcio di pelle chiara che contrastava con la trasparenza della calza.

Al collo portava un foulard di seta chiaro, che le scivolava spesso di lato rivelando la linea delicata del collo e la scollatura morbida del vestito. Niente gioielli vistosi, solo piccoli orecchini dorati che brillavano sotto la luce del neon del treno.

Si morse nervosamente il labbro, indecisa su come comportarsi, mentre non smetteva di sentirsi osservata: se si fosse alzata per andare a cercare qualcuno, quello avrebbe potuto raggiungerla e bloccarla facilmente; non sapeva dove fosse il controllore, e quando era salita sul treno, anche le altre carrozze sembravano deserte.

L’uomo si alzò, e prese a camminare nel corridoio, un po’ barcollante, forse a causa degli improvvisi dondolii e scossoni del treno, forse perchè -considerata la birra da discount che teneva in mano- non era esattamente lucidissimo.

Carlotta sentì il cuore batterle all’impazzata, mentre alla paura si mescolavano nuove, diverse emozioni.

Quando viaggiava in modalità “carro bestiame”, diverse persone approfittavano degli spazi angusti per qualche palpata di troppo: al suo sedere, ai fianchi, alle cosce, perfino al seno.

Una parte di sè ne era infastidita, ma un’altra decisamente no. Anzi, aveva scoperto che riceve fugaci attenzioni da sconosciuti la eccitava.

E mentre l’ubriacone si avvicinava, avvertì una sensazione di calore tra le cosce.

La sua parte più razionale e controllata però le ricordava quanto le cose fossero diverse: un conto era una toccatina, ma essere a tarda sera in un vagone deserto con un ubriaco era ben altra cosa; avrebbe potuto derubarla, o picchiarla.

Fece un profondo respiro, e finse di ignorarlo, assorta nella lettura.

“bella ragazza…” la salutò lui, con un marcato accento slavo, avvicinatosi, ed una zaffata di alcol investì Carlotta così violentemente che dovette sforzarsi per non fare alcuna smorfia. Sì, quell’uomo aveva decisamente bevuto molto. “...viaggi sola?” le domandò, e senza chiedere alcun permesso, si sedette di fronte a lei.

Era un uomo sulla cinquantina, barba incolta e capelli spettinati, con un tanfo di alcol così forte che quasi si poteva vedere.

"Mi scusi, sto leggendo.” rispose lei, guardandolo fugacemente, per poi abbassare di nuovo lo sguardo sul libro.

Quell’uomo la stava spogliando con gli occhi, e se non fosse stato per la nauseabonda puzza di alcol, avrebbe quasi potuto concedergli qualcosa, pensò.

Tuttavia, il suo buon senso le impose di mantenersi distaccata e di ignorarlo.

“ti faccio compagnia io! viaggio lungo e noioso!” biascicò lui, in tono mellifluo e invadente, mentre il treno si era fermato in un’altra piccola stazione e si accingeva a riprendere velocità.

Carlotta sentì la porta scorrevole aprirsi, ma non alzò lo sguardo. Strinse il libro fra le mani, sentendo il disagio crescere.

“no, grazie” rispose lei, calcando con una certa enfasi le due parole, a rendere evidente il suo fastidio, e soprattutto per accertarsi che il nuovo arrivato le sentisse distintamente. Il tanfo di alcool stava spegnendo ogni libidinoso pensiero, e la sua parte razionale stava ora prendendo il sopravvento.

In tutta risposta, l’ubriacone bevve un sorso dalla lattina, e allungò il braccio verso di lei

“tu troppo rigida! bevi un po’, aiuta a sciogliere!”

Mentre alzava gli occhi per rispondergli con un altro rifiuto, il nuovo arrivato si palesò accanto a loro, nel corridoio. Era un ragazzo di colore, di qualche anno più giovane di Carlotta, alto e magro. T-shirt e pantaloncini rivelavano braccia e gambe lunghe e robuste, e la pelle scura e uniforme aveva un riflesso caldo sotto la luce artificiale del treno, mettendo in risalto i tratti netti del viso: zigomi marcati, mascella forte, labbra piene che sembravano disegnate per un sorriso sicuro e pericolosamente seducente.

“amico, ha detto di no” interviene il ragazzo, con la sua voce bassa e gutturale

“cazzo vuoi tu…” borbotta infastidito l’ubriacone, senza distogliere lo sguardo da me, “...sto solo offrendo da bere alla ragazza”

Carlotta si sentiva quasi pietrificata, non riusciva nè a parlare nè a fare un cenno della testa. e si rese conto che stava fissando intensamente il ragazzo di colore. Come se quella pelle scura esercitasse su di lei un’attrazione quasi magnetica, rendendole impossibile fare qualunque altra cosa.

In tutta risposta, il nero afferrò di peso l’ubriacone e lo sollevò in piedi, guardandolo severo.

“togliti dalle palle” lo minacciò, con la sua voce potente e gutturale, e spinse l’ubriaco nel corridoio della carrozza, facendolo incespicare. Sarebbe caduto, se non avesse usato la mano libera per aggrapparsi ad un sedile.

Carlotta aveva il cuore in gola, temendo che la cosa degenerasse in una rissa. Anche se il nero sembrava abbastanza sicuro di sè.

“va bene, va bene, è tutta tua” biascicò l’ubriaco, dandogli del tutto le spalle mentre si allontanava barcollando

“via da qua!” gli urlò contro il nero, a rimancare il suo ordine.

L’ubriacone non si voltò, gli fece il gesto del dito medio, ed andò ad aprire la porta scorrevole, entrando in un’altra carrozza e lasciandoli soli.

Le sue parole avevano colpito Carlotta. è tutta tua.

Ripetendole mentalmente, si rese conto che in effetti era passata dall’essere in balia di un ubriacone molesto, ad un aitante e vigoroso nero, che avrebbe potuto far di lei quel che voleva.

E non le dispiaceva affatto.

“tutto bene?” le chiese, sedendosi accanto a lei

Carlotta lo guardò inebetita, e inspirò profondamente, riscuotendosi da quella sorta di torpore “S-si… credo di si”

“lo incontro spesso. Lui sempre ubriaco. Ma non da problemi. Lui cacasotto” rispose lui. La osservava con discrezione, senza mai essere invadente, ma ogni movimento di lei sembrava catturarlo.

Carlotta mise da parte il libro, ed accavallò le gambe. Ogni sobbalzo del treno faceva scivolare l’orlo del vestito un poco più su, e lui non poteva fare a meno di notare quella porzione di coscia che si rivelava e si nascondeva.

“quindi…” disse Carlotta, “...sei intervenuto già altre volte?”

“No. prima volta che c’è ragazza bellissima qui” rispose lui. Il suo italiano era un po’ stentato, ma la sensazione di calore che provava Carlotta sembrò farsi un incendio

“grazie…” rispose, imbarazzata, “...non capita spesso che qualcuno intervenga così”

Lui rise piano “forse non capita spesso di incontrare qualcuno che merita di essere difeso. Non ti ho mai vista”

“non viaggio mai a quest’ora”

uno scossone più forte del treno fece ondeggiare entrambi, avvicinandoli. la gambe di lui le sfiorò la coscia, e lei si ritrovò con la propria mano sulla coscia di lui, a contatto con la sua pelle scura e calda. La muscolatura esile ma tonica gli conferiva un’aria virile che lei trovava irresistibile.

“allora era destino incontrarti” rispose, e la sua mano, grande e forte, sfiorò quella di Carlotta, facendola vibrare.

Lei abbassò lo sguardo sulle sue mani forti, poi tornò ai suoi occhi scuri e profondi.

“Mi stai guardando come se…” iniziò lei, ma non concluse.

“Come se voglio spogliarti?” completò lui, con naturalezza.

Un brivido le percorse la schiena. Lei trattenne il fiato, poi rise piano, cercando di sciogliere la tensione. “Sai che sei molto diretto?” accarezzandogli la coscia, risalì oltre l’orlo dei pantaloncini

Prima di andare avanti…

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