Come aveva immaginato quella cappella rotonda entrò con un leggero sforzo, permettendole di godersi tutta la sensazione piacevole data da quello scalino pronunciato.
- Su, Fammi impazzire, troia!
Quanto era eccitante sentirsi dare della troia da uno sconosciuto! Si aggrappò alle sue spalle ed iniziò a dondolarsi in avanti e indietro, come una contorsionista. A tratti si allungava all’indietro, incurvando la schiena e lasciandoselo scivolare da dentro fin quando non percepiva la cappella all’altezza dell’imboccatura; allora si faceva avanti conficcandosi quel tronco di carne nel ventre.
In quel momento poteva godersi appieno le dimensioni di quella cappella. Se la godeva! Si sollevava leggermente e leggermente scendeva. Lo stuzzicava, lo solleticava!... Attorno a loro i rumori della città accompagnavano come una colonna sonora i loro movimenti, ma non distraevano la donna che era completamente concentrata sui suoi movimenti e sulla pressione che riusciva ad esercitare su quella carne dura infilzata nella sua guaina.
Ma al camionista, non abituato a certe raffinatezze, d’un tratto scappò la pazienza: se la afferrò per i fianchi e se la strinse al petto, iniziando una feroce stantuffata.
La donna fu presa alla sprovvista; quei colpi decisi erano proprio ciò che voleva… La pressione esercitata da quello sfregamento, proprio sotto il clitoride, le procurò immediatamente una vertigine di piacere! E il respiro affannoso si trasformò presto in un rantolo ed infine in gemiti e urla di piacere.
Intanto la macchina continuava tranquillamente il suo viaggio nel centro di Milano.
L’uomo al volante manteneva una calma incredibile, ma la sua attenzione ora era sempre piu distratta dallo spettacolo riflesso nello specchietto. Ora, la strettezza dei pantaloni iniziava a dargli fastidio, specie all’altezza dell’inguine dove, un’abbondante erezione gli gonfiava la patta.
La luce del semaforo rosso illuminò prepotentemente il fondoschiena sudato della donna proprio nel momento in cui l’orgasmo la travolgeva. Una fitta di piacere, una scossa elettrica dal clitoride serpeggiò lungo la sua spina dorsale raggiungendo la testa e i nervi del collo.
Urlò di piacere, senza remore. Senza freni.
Un ragazzo su una vespa, poco davanti alla macchina si voltò proprio in quel momento e rimase a bocca aperta di fronte a quella donna nuda, di spalle, la schiena inarcata all’indietro, tra i due sedili anteriori. Ma fu lo spazio di un attimo perché il semaforo scattò sul verde e la Mercedes era già ripartita.
Quando il ragazzone si era accorto che la sua partner stava per raggiungere l’orgasmo si inarcò così da permetterle di assaporare al meglio il piacere del suo cazzo. Lei glielo stringeva come in una morsa, poi lo lasciava libero per una frazione di secondo, ma subito dopo se lo riagguantava, vibrando ogni volta di un nuovo piacere.
- Ti piace, eh, troia!
Ma la troia non ascoltava. Godeva e basta. Aveva la capacità di prolungare l’orgasmo a piacimento quando poteva contare su di un cazzo resistente come quello.
D’un tratto quel volume dentro la sua pancia iniziò a darle leggermente fastidio, allora fece per sgusciare fuori, ma subito il ragazzone la fermò afferrandola per i fianchi.
- Hey, non vorrai mica scapparmi adesso?
- Non ti scappo, stai tranquillo – rispose la donna, che si sollevò da quel formidabile bastone di carne e, con una certa difficoltà (la macchina, intanto, continuava a viaggiare, con tutti i sobbalzi e i movimenti del caso) ruotò su se stessa per posizionarsi a cavalcioni sul suo uomo, ma dandogli le spalle.
Si appoggiò con una mano al sedile dell’autista e con l’altra si inumidì le dita della destra con gli umori della sua passera bollente. Allora scivolò verso il basso e iniziò ad inumidirsi il buco del culo.
Era questa la sua idea. Lo sapeva da quando aveva percepito le dimensioni di quella cappella. Voleva godere fino in fondo quella sera!
- Ti piace il mio culo, eh, porco?! – chiese al ragazzone, che se ne stava ammutolito di fronte a quella scena che stava capitando proprio sotto i suoi occhi.
Le dita che continuavano a massaggiare quel bocciolo di carne lo ipnotizzavano. Le vedeva scivolare lentamente verso l’interno, poi sgusciare fuori… rotearci attorno… e quando erano di nuovo umide ritornare alla carica.
- Certo che mi piace! – rispose dopo un momento di attesa. In quel momento il ragazzo ce l’aveva durissimo. Quella scena l’aveva rapito. Forse nessuna donna, mai, gli aveva offerto il suo culo così, su un piatto d’argento.
Si sputò sulle dita e appoggiò il suo indice al bocciolo carnoso.
Un suo dito era spesso come due dita della donna messe insieme. Aumentò leggermente la pressione e senza difficoltà scivolò dentro completamente. Quel culo doveva essere abituato a certi giochetti! Dopo averle inumidite ben bene con gli umori della fica, provò ad inserirne due insieme. Questa volta la difficoltà aumentò un poco, ma in fin dei conti si trattava di un calibro notevole.
La donna era nuovamente al massimo dell’eccitazione. I suoi capezzoli turgidi ne erano una testimonianza evidente!
- Mettimelo dentro, dai – mormorò ad un tratto
- Sei sicura? – il ragazzo, benché lo desiderasse tantissimo, sembrava un po’ titubante
- Ti ho detto di mettermelo nel culo, cos’è? Non ti va? – la sua voce ora sembrava quasi offesa.
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte. Lasciò che la donna si fosse alzata leggermente e le strofinò la cappella contro gli umori della passera, poi gliela puntò proprio nel piccolo spiraglio vuoto lasciato dalla fuoriuscita delle dita.
La donna percepì la morbidezza marmorea di quel cazzo non appena provò ad abbassarsi. Sapeva che quella cappella le avrebbe procurato un certo dolore, all’inizio, ma sapeva anche che il piacere che ne sarebbe derivato sarebbe stato superiore, perciò si lasciò andare e incominciò ad impalarsi su quel cazzo fuoriserie.
All’inizio fu difficile. Per aiutarsi si divaricò le natiche aiutandosi con una mano, ma era ugualmente doloroso. Il ragazzo non doveva essere un esperto di sesso anale!
Finalmente la donna riuscì a piantarsi dentro un buon centimetro di quella spada; a quel punto il difficile era stato fatto. Ora non le restava che calarsi giù e riempirsene le budella.
Lo sentiva pulsare terribilmente, mentre avanzava nelle sue carni bollenti. Stringeva i denti: quel calibro era davvero notevole!
Poi, ad un tratto, le sembrò quasi che le scivolasse verso l’interno e subito dopo sentì il suo buco del culo serrarsi leggermente; allora mimò le stesse contrazioni che esercitava quando andava al cesso, sapeva che quel movimento istintivo le tornava utile per “imbrogliare” lo sfintere. Insomma pur spremendosi per mandare “in giù”, in automatico il muscolo si dilatava, e così, anche quando un cazzo era troppo grosso, riusciva a favorirne ugualmente la penetrazione. Non per questo l’ operazione risultava meno dolorosa.
Quella cappella mostruosa doveva essere entrata completamente!
Si fermò, stette immobile per un minuto abbondante. Poi, una volta affievolitosi il bruciore iniziò a muoversi leggermente per cercare di prenderlo tutto dentro.
La donna liberò un violento sospiro che fino a quel momento aveva trattenuto; praticamente sbuffò con forza tutta l’ aria fuori. Anche quella tecnica, come aveva imparato, era utile per permette le grosse stantuffate nell’ ano, una volta sfondato.
La donna liberò un sospiro che fino a quel momento aveva trattenuto.
Si fermò, stette immobile per un minuto abbondante. Poi, una volta affievolitosi il bruciore iniziò a muoversi leggermente in su e in giù.
Quel cazzo non poteva essere più duro. Lo sentiva scorrere nelle sue budella con un certo attrito. Le bruciava molto, ma quel dolore si convertiva subito in scosse di piacere che irradiavano verso la sua vulva di nuovo pronta per godere.
