- Dai, dai, fammi godere, troia!
Il ragazzo era al limite. Quella strettezza dopo una scorrazzata in quella figa fradicia doveva essere tremenda per la resistenza del suo pisello.
La teneva per i fianchi, le stropicciava le tette che ogni tanto i fari di qualche macchina illuminavano nel buio.
Anche l’autista doveva essere più interessato a quella scena che alla strada, perché inclinò lo specchietto di modo da poter inquadrare perfettamente il centro della scena.
Un cazzo arrossato e umido scorreva sempre più veloce nel buco del culo di quella donna, proprio al di sotto di quella figa squarciata e grondante umori.
Automaticamente la donna iniziò ad accarezzarsela, stropicciandosi il clitoride in mezzo alla peluria marroncina, ma quasi immediatamente si trattenne e riportò la mano sullo schienale dell’autista, quasi le fosse venuta in quel momento un’idea migliore.
Allo stesso tempo, inoltre, il ragazzone iniziò ad ansimare. Il suo fiato si fece affannoso, e i suoi movimenti di bacino violenti e disordinati.
Stava venendo. La donne strinse i denti. Quei colpi raffazzonati le facevano male, ma il ragazzo la teneva stretta a sé per i fianchi. Sapeva che, in quel momento, l’unica era sperare che durasse poco, così serrò le natiche in modo da comprimere ulteriormente quel povero cazzo sfinito.
Il trucchetto funzionò alla perfezione. Quasi immediatamente un fiotto di sborra bollente le inondò le budella. Lo percepì, percepì da quel momento, una maggiore lubrificazione e una minore resistenza negli affondi. Si godette quel momento, ascoltando le urla del ragazzo che ad ogni colpo, ad ogni spruzzo di sborra, ruggiva come una bestia ferita.
Continuò così per un tempo infinito, poi di colpo si fermò; le mani lasciarono libera la donna che si abbandonò all’indietro, sul suo torace.
Rimasero in quella posizione per un minuto abbondante, fino a quando quel cazzo stravolto, afflosciandosi, sgusciò fuori dal buco del culo, portandosi dietro una colata di sperma e una sonora scorreggia.
A quel punto la donna smontò dalla sua cavalcatura e di accasciò sfinita nel suo cantuccio.
Ora il silenzio era calato nella vettura. Solo il loro fiato affannoso dava il tempo a quel momento. Ad un tratto il ragazzo si sollevò e iniziò a cercare i suoi vestiti. Ora che si era svuotato i coglioni un certo imbarazzo si era impadronito di lui!
Si infilò mutande e pantaloni, calzò le scarpe e si abbottonò la camicia. Il tutto nel più completo silenzio e sotto lo sguardo di quella donna, che ora lo intimoriva.
Quando la macchina si fermò nel piazzale della tavola calda il ragazzo uscì senza aprire bocca, così come non pronunciarono una parola né la donna né il suo autista, che nel frattempo aveva rialzato lo specchietto.
Solo una pozza di sperma addensato campeggiava sul tappetino di destra, dove poco prima stava seduto il ragazzo.
- Sei proprio una troia, Giulia – quelle furono le prime parole pronunciate dall’autista, quando la macchina si fu parcheggiata in uno spiazzo dietro una cappelletta nei campi.
L’uomo scese dalla vetture e gettò un plaid in terra; poi aprì la portiera posteriore e fece scendere la sua donna
- Quanto hai goduto, eh? Dimmelo! Quanto hai goduto a farti scopare da quel bestione?
- Tanto!
- Tanto, eh? Troia! – ma la sua voce non era arrabbiata, anzi. Nel suo tono spiccava una nota di orgoglio. La sua compagna s’era fatta sfondare il culo da un’imbecille qualunque, davanti ai suoi occhi! – Era grosso, eh? L’ho visto sai, mentre ti sfondava il culo!
Intanto la donna di era inginocchiata davanti al suo compagno. Gli aveva sciolto la cintura e sbottonato i pantaloni, che erano scesi ai suoi piedi.
- Sei una troia, lo sai? – lei si limitò ad annuire, e gli abbassò l’elastico dei boxer. Il suo cazzo, il cazzo che conosceva così bene svettava ora davanti ai suoi occhi, duro e grosso come al solito. I coglioni penzolavano mollemente tra le sue gambe. Lei per prima cosa se li raccolse nel palmo della mano e iniziò a baciarglieli.
- Si, sei la MIA troia! Non è vero?
Fece cenno di si con il capo, poi risalì con la lingua fino in cima alla cappella e la inghiottì in tutta la sua grandezza.
Quanto le piaceva quel cazzo. Il suo gusto, il suo odore! Le sue dimensioni… perfette per la sua bocca! E poi come lo conosceva bene!
Lei sapeva tutto di quel cazzo, sapeva cosa fare, cosa non fare… Sapeva come far godere il suo uomo!
- Dai, fai sborrare pure me, troia! Sei capace? Dai!
Lei a quel punto capì cosa doveva fare. Allungò la mano tra le sue cosce, appoggiò i polpastrelli sul bocciolo carnoso e i suoi polpastrelli si impiastrarono di sborra ancora liquida. Si inumidì ben bene due dita, poi andò a cercare il buchino del suo compagno. Lui capì al volo. Se lo aspettava. Lo aveva desiderato per tutta quella sera…
Quando sentì le dita della sua compagna appoggiarsi al buco del SUO culo rilassò le natiche e si lasciò penetrare.
Lei era brava in quei giochetti. Stuzzicava le sue carni, entrava faceva capolino, usciva… poi si inumidiva nuovamente le dita nella sborra già munta e ritornava alla carica, sempre più in profondità. Un dito, due dita. Infine inserì tutto il pollice.
Quella penetrazione strappò un gemito al suo uomo.
Quanto gli piaceva sentirsi riempire il culo da lei! Quel pollice era la dimensione perfetta: lei lo faceva scorrere su e giù, con lo stesso ritmo con cui affondava la sua bocca carnosa sul suo cazzo stremato.
Dopo aver assistito inerme a quella scena sull’automobile, ora se lo meritava un bel pompino da quella troia della sua compagna!
- Dai, sfondami il culo, dai!
Dal canto suo, la donna non poteva essere più eccitata. Penetrare il suo uomo, anche solo con le dita, era una delle cose che la facevano impazzire.
Con la mano libera iniziò a menarsela con decisione.
Il gusto di quel cazzo tanto amato le riempiva la bocca e la eccitava ancor di più. Gli bastò pochissimo per arrivare al piacere. Non un orgasmo come il primo, ovviamente, ma pur sempre una bella scossa elettrica che le invase il ventre e le si trasmise al resto del corpo.
I suoi gemiti fecero infine crollare il suo uomo.
Accompagnato dalle ultime penetrazioni profonde, il suo tronco carnoso iniziò a riversare un fiume di sborra nella bocca della sua donna.
Questa se la lasciò riempire e impastare di quel liquido denso e acido, ma ad ogni affondo se la fece colare agli angoli della bocca. Uno sbrodolamento lattiginoso e denso che le colò sul seno e fin tra le cosce.
Un poco la ingoiò, mentre un altro poco ancora le rimase ad impastarle la lingua, ma non pensò mai di sputarla.
Quel gusto aspro, leggermente acido di sperma le piaceva.
Lentamente fece sgusciare il pollice fuori dal culo del suo uomo che, finalmente, stremato da tutte le emozioni della serata, si coricò sulla coperta.
Amorevolmente la sua donna gli ripulì il pene da ogni traccia di sperma, leccandoglielo da cima a fondo e succhiando le ultime gocce dalla cappella, poi, con un paio di fazzoletti, iniziò a ripulirsi la faccia ed il corpo.
Era sfinita: un’esperienza come quella non se la sarebbe mai più scordata!
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