Riuscitoci senza provocarmi dolore, ma solamente una fantastica sensazione di totale riempimento, diede inizio ad una serie di spinte lente e costanti. Quindi, allungai la mano sul pistolone del suo collega, invitandolo ad avvicinarlo alla mia bocca. Mentre il primo mi scopava, la mia lingua scorreva attorno alle palle del secondo, con frequenti divagazioni lungo tutta la massiccia asta di carne pulsante.
Dopo un po’, quello che mi stava penetrando mi fece mettere a pecora, mentre l’altro si metteva supino. Mi prese per i fianchi e, come fossi un fuscello, mi sollevò e mi depositò a cavalcioni sul corpo dell’amico che, in un batter d’occhio, fu dentro di me.
Assecondai il suo desiderio iniziando a cavalcarlo con colpi verticali ben assestati, inframezzati da frequenti rotazioni del mio bacino. Per alcuni minuti mi lasciarono fare ma poi, quello che era rimasto ad osservarmi mentre davo sfoggio della mia bravura di amazzone, si posizionò alle mie spalle.
Sentii la sua mano insalivata dedicarsi al mio buchetto posteriore. Dopo breve tempo, si aggrappò ai miei glutei e, con un colpo abbastanza secco, violò il mio culetto. Ebbi una discreta fitta di dolore, ma non abbastanza intensa per interrompere la scopata con il primo e per non concedere la penetrazione al secondo.
Nella mezz’ora successiva, vissi il sesso più fantastico che abbia mai provato. Nonostante i due uomini fossero a me totalmente estranei, sentii le nostre menti fuse in una sola e realizzai che, così avvinghiati in movimenti perfettamente sincronizzati, non solo eravamo una perfetta macchina del sesso, ma c’era complicità e dolcezza nelle nostre azioni, nonostante la scopata a tre avesse raggiunto notevoli picchi di intensità, talvolta anche animaleschi.
Quando ebbi necessità di sfogare il mio primo orgasmo, l’uomo sotto di me estrasse momentaneamente il cazzo per agevolarmi la squirtata, quindi riprese a penetrarmi, ma il mio piacere favorì anche i loro orgasmi che arrivarono pochi istanti dopo, in rapida successione.
Il primo, mentre eiaculava, emise un forte urlo liberatorio, mentre il secondo grugniva sonoramente, inframezzando i versi gutturali con parole a me incomprensibili.
Evidentemente, tutto quel casino allarmò le mie ancelle che, lige alle mie raccomandazioni di rimanere in attento ascolto, improvvisamente irruppero nella stanza dalla porta posta proprio di fronte a me, che in quel momento ero letteralmente schiacciata tra i due colossi, come fossi una fetta di prosciutto in un sandwich.
Feci loro cenno che andava tutto bene e di andarsene, mentre i cazzi, dai quali ero letteralmente trivellata, stavano terminando di svuotarsi dentro di me.
Le ragazze, con gli sguardi rapiti dalla deboscia di quella scena, restarono immobili ad osservarla per parecchi istanti, prima di eseguire il mio ordine di uscire dalla camera da letto.
Tutti e tre, squassati e madidi di sudore, rimanemmo fermi in quella posizione per almeno un minuto che sfruttai per riprendere fiato. Ma non riuscii a fare la stessa cosa con il controllo della mia mente: incredibilmente, la furiosa chiavata mi aveva messo ancora più voglia, e fui sicura che i miei nerboruti amanti sarebbero stati ancora in grado di soddisfarla, visto che i loro cazzi, rimasti conficcati nei miei più sacri buchi, non davano cenno di ammosciarsi.
Sgusciai dalla stretta dei loro corpi e rotolai al loro fianco. Mantenni le cosce ben divaricate e feci cenno a quello con la pelle scura di venirmi sopra.
Egli si fece spazio tra me e il suo compagno, puntò il mio fiore e diede inizio ad una nuova scopata, questa volta alla missionaria. L’altro rimase ad osservarci stringendo il pistolone nel pugno. Mentre a gambe completamente spalancate ricevevo e assecondavo le decise pistonate che mi facevano sobbalzare, gli tenevo una mano sulla coscia e gli sorridevo, trasmettendogli la rassicurazione che ce ne sarebbe stato ancora anche per lui.
Per un tempo indefinito, il suo amico continuò a scoparmi selvaggiamente. Ad un tratto, vidi la sua fronte aggrottarsi e udii nuovamente i suoi particolari grugniti di godimento. Un attimo dopo, mi sentii riempire ancora di liquido caldo e cremoso. Ingenuamente, pensai che la scopata con lui fosse giunta al termine. Invece, come se niente fosse, proseguì a chiavarmi incessantemente, mentre il suo sperma, ad ogni successivo affondo, spruzzava fuori dalla mia passera.
Al raggiungimento del suo terzo orgasmo, l’ennesima sborrata fece venire anche me. Il tipo si ritrasse velocemente, lasciando il posto al compagno d’armi che, dopo i primi potenti affondi, volle che prima lo cavalcassi come avevo fatto con l’amico, poi mi mise alla pecorina e, con scrupolosa alternanza, proseguì a sfondarmi entrambi gli orifizi.
La sua soddisfazione culminò mentre teneva il cazzo conficcato nel mio culo fino alle palle, e percepii chiaramente i numerosi getti di sperma bollente che si facevano strada nel mio intestino.
Svuotatosi, mi tolse dallo “spiedo”, lasciando che crollassi sul materasso a peso morto, ormai senza forze e con le mie avide voglie totalmente appagate.
Prima di rivestirsi e congedarsi, mi omaggiarono baciandomi mani e piedi e mi salutarono inchinandosi.
Rimasi quindi sola nel mio lettone, fradicio di sudore e di liquidi sessuali. Ero così stremata che sarei riuscita ad addormentarmi ugualmente, ma il mio rango non permetteva alle ancelle di lasciarmi in tali condizioni.
Infatti, appena i due gladiatori uscirono dalla stanza, entrarono loro. Due portavano lenzuola e cuscini puliti, mentre le altre recavano pezze di morbida stoffa, una brocca e alcune boccette di vetro.
Tentai di raccogliere le mie pochissime forze residue e accennai a sollevarmi, ma una si precipitò al mio fianco e mi invitò a restare a riposo, rassicurandomi che avrebbero pensato loro a tutto.
Mi abbandonai volentieri al suo invito, mentre altre due, dopo aver bagnato con acqua i lembi di stoffa che avevano portato, presero a detergermi il corpo, partendo dal mio viso, dove, a causa del sudore, il trucco mi si era parzialmente sciolto. Quindi proseguirono, fino a dedicarsi alle zone basse, totalmente ricoperte di mio miele e di sperma, che ancora defluiva abbondante dagli orifizi.
Quando ebbero terminato, fui aiutata ad alzarmi. Vennero sostituite velocemente le lenzuola e le federe, quindi fui fatta sdraiare nuovamente.
Una delle ragazze si riempì una mano con una lozione lenitiva che cosparse con delicatezza e dedizione sulle mie parti intime. Infine, fui lasciata a riposare, coperta da un freschissimo lenzuolo in cotone.
Prima di uscire, le ancelle spensero le torce e, in un angolo della camera, lasciarono acceso un lumino.
Questo racconto fa parte della nostra recentissima raccolta "Anima porcella", disponibile su Amazon e nelle migliori librerie on-line.
Ti è piaciuto?
Sposati da circa diciotto anni, siamo una coppia, all'apparenza, irreprensibile, con numerose relazioni sociali. Viviamo il nostro amore e la nostra grande complicità all'insegna di un sesso spinto, coinvolgente, solare, allegro e intrigante, che per noi è gioia, fantasia, curiosità. La nostra attività erotico-letteraria è presentata nel sito web https://monicamanueldrake.com
Altri racconti di Monica e Manuel Drake
Bravi, è un piacere leggervi.
Grazie, cara! Lo sai quanta passione mettiamo nei nostri racconti, anche quando non siamo noi i protagonisti. 💋❤️