«Spogliati! Togliti i vestiti bagnati.»
Lo guardo stupita, mi ordina di spogliarmi ed io muoio di freddo. Deve essere matto!
Non aspetta la mia reazione. Si toglie la giacca a vento, poi la mia e la mette sotto di noi, poi mi denuda parzialmente e velocemente lui fa lo stesso. Mi avvolge con il telo e si distende su di me e mi stringe fra le braccia donandomi il suo calore. Per un momento credo di morire, poi lentamente il piccolo rifugio si rivela provvidenziale. Mi sto riscaldando, e sento che sul mio ventre qualche cosa di duro preme. Fuori infuria la tormenta mentre dentro di me un turbine d’idee lascia il posto alla ragione. I nostri occhi abituati al buio s’incontrano, poi senza che nessuno dica nulla le nostre bocche si uniscono in un bacio furioso, fatto di labbra che si mordono, lingue che s’intrecciano e succhiano impazzite. Le sue mani mi tolgono quel poco che è rimasto dei miei indumenti e mentre mi bagno in maniera assolutamente inusuale. Lo sento premere con la dura cappella delle labbra della mia vagina che lo lascia entrare senza opporre nessuna resistenza. Scivola dentro di me fino in fondo. Sento il suo corpo aderire al mio. Le palle battere sui glutei, mentre il mio clito è schiacciato meravigliosamente dal suo peso. Godo all’istante! Tremo, e non per il freddo ma per il piacere che mi provoca sentirlo dentro. Mi sembra molto più grande di quello di Carlo, e lo lascio sbattermi senza nessun ritegno. Lo incito, lo invito a farmi godere, cosa che fa meravigliosamente. Mi pompa con esperta maestria. Lo sento affondate e poi uscire e ricominciare fin quando non gli urlo il mio piacere, poi mi pompa ancora più forte e mi fa urlare di nuovo. Infine lo avvolgo con le mie gambe, le serro dietro di lui e lo imploro di venire. Mi sbatte con furia selvaggia. In fine gode con un grido che lo scuote tutto. Mi scarica dentro un fiume di caldo seme che non riesco a trattenere. Lo sento colare dalle labbra della mia dilatata fichetta. Immobili e in silenzio ci addormentiamo mentre fuori la tormenta infuria. All’alba ci guardiamo in faccia, mentre cerchiamo di recuperare la nostra roba per tornare alla baita. Lui mi sorride. Poi andiamo a casa. Dentro ci infiliamo sotto la doccia. Lui mi lava mentre l’acqua calda tonifica i nostri corpi. Siamo eccitati e lui mi prende da dietro. Lo sento entrare con impeto, mi apre, scopa divinamente. Godo lo assecondo spingendo indietro il mio corpo andando incontro al suo meraviglioso palo che mi sfonda meravigliosamente. Mi serra per i fianchi, mi sbatte.
«Ti piace è? Lo sapevo che eri una troia nascosta. Ti ho visto qualche giorno fa mentre ti ammiravi davanti allo specchio, mi sono dovuto segare per quanto ero eccitato. Senti come ti sfondo.»
Intuisco ora la sua insistenza a tavola, mi eccita ancora di più sapere che mi ha spiata. Sono presa da una frenesia erotica e lo incito a scoparmi più forte. Mi pompa a lungo. Resto stupita dalla sua resistenza, poi si sfila da me. Sento come un senso di vuoto, lasciato da quel cuneo di carne. Lo sento lubrificarmi il fiorellino anale, mi giro lo guardo, lo voglio anche lì.
«Fai piano, sono quasi vergine.»
Mi giro di nuovo, appoggio le mani al muro e inarco indietro il culo per riceverlo meglio.
«Quasi vergine? Mi vuoi far credere che mio figlio non si gode tutto questo splendore?»
Lo guardo e annuisco. Mi lubrifica con della schiuma, poi lentamente mi penetra fino in fondo, molto lentamente, facendomi assaporare centimetro dopo centimetro per tutta la sua lunghezza. Godo. Mi fa impazzire e sento che dentro di me qualche cosa sta cambiando. Mi sento troia e ne vado fiera. Mi sbatte il culo come un dannato. Mi serra i fianchi, poi esplode dentro facendomi provare la stessa sensazione che provavo da ragazza e ne godo in maniera sconvolgente. Dopo esserci rivestiti, sentiamo mio marito al cellulare. M’informa che essendo rimasti bloccati anche loro per la tormenta e che ora che splende il sole, vorrebbero approfittare per fare dei fuori pista, quindi tornano l’indomani. Franco ascolta, poi finita la conversazione, mi dice che la sera mi porta cena fuori. Passiamo tutto il resto della giornata distesi davanti al caminetto a scambiarci coccole ed io glie lo succhio ripetutamente senza farlo venire. Mi eccita tantissimo sentire quel palo in gola. Lui ne gode tantissimo e mi apostrofa i più sconvolgenti epitaffi. Sentirmi dare della troia, bocchinara o vacca puttana non fa altro che aumentare di più la mia libidine e voglia di godere e essere trattata davvero come un zoccola. Godo nel sentirlo parlare, gode del piacere delle mie labbra e questo mi fa impazzire. La sera usciamo a cena, mi metto così in tiro che a lui viene subito di nuovo duro. Dopo cena torniamo e la notte ci vede uniti in un instancabile amplesso che mi sfinisce. Alla fine sono costretta ad arrendermi, lui è sempre in tiro. Gli chiedo come fa e lui mi risponde che non scopava così dalla morte di mia suocera e che sono io che lo eccito, anche se poi ho scoperto certe pastigliette blu ben nascoste. Nel pomeriggio tornano gli altri. Sono sfiniti, Carlo decide di andare alla sauna che si trova in un edificio vicino alla nostra baita per rilassarsi mentre Luca va a dormire, la sera esce con gli amici e vuole essere in forma. Alla sauna, data l’ora del pomeriggio, non c’è nessuno, io sono tentata di farmi scopare da mio marito. Dopo qualche moina lui è già in tiro, mentre io ho bisogno di scaldarmi di più. Mi distendo sulla lastra di marmo calda. Lui si mette in ginocchio, mi lecca divinamente, ora mi sto veramente eccitando. Siamo così intenti a divertirci che non ci accorgiamo di Luca, che non riuscendo a dormire ha deciso di raggiungerci. Ci osserva attraverso il vetro che c’è sulla porta. Mi vede prima succhiare il cazzo di suo padre, poi apro le cosce e mi lascio penetrare fino in fondo. Godo, non posso urlare ma la situazione intrigante mi eccita da morire. Carlo mi scopa di buona lena, mi fa raggiungere alcuni orgasmi. Mi sento veramente troia. La notte con il suocero e il pomeriggio con mio marito. Godo e impazzisco quando voltato lo sguardo, incrocio quello estasiato di mio figlio che ci osserva. Ho un tremendo orgasmo e sento anche Carlo che sta per venire, lo esorto a uscire e me lo infilo in gola, facendo in maniera che Luca si goda bene la scena. Quando rialzo il capo lui se ne andato, io dentro di me sento che ora voglio anche lui. Non ho nessuna remora, voglio godermi anche mio figlio! Il giorno dopo è un continuo scambio di dolci occhiate fra me e lui, piccole provocazioni e casuali contatti. Ci stiamo eccitando, ma nessuno dei due vuole fare il primo passo. A cena siamo in compagnia dei loro amici con cui usciamo. Indosso una gonna e degli stivali. A tavola lo sento vicino a me, che spesso tocca con la mano la mia coscia. Dopo cena decidono di recarsi a giocare a curling. Uno strano gioco con bocce di pietra da far scivolare sul ghiaccio. Luca ed io, ci sediamo sugli spalti a guardare, ma poi che il mio abbigliamento non è appropriato, sento freddo, decido di tornare. Mi faccio accompagnare da mio figlio, che saluta tutti e scambia un cenno di saluto con il padre. A casa, appena dentro mi abbasso per ravvivare il fuoco nel caminetto, lui è in piedi davanti a me, vedo il gonfiore del pacco sui suoi pantaloni. Lo provoco e gli faccio una precisa domanda mentre resto accovacciata davanti al focolare.
