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Erotika
Una troia da tris
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Racconto15 min di lettura

Una troia da tris

Una brava mamma di famiglia si fa in tre per accontentare tutti i cazzi che girano per casa... fino a dare anche il culo per la gioia dei suoi cari.

pennabianca
2 anni fa · 1.2k letture · 0

Mi chiamo Liliana, ho quasi trentanove anni, da diciotto, sono sposata con Carlo, che ne ha due più di me. Abbiamo un figlio di nome Luca che avrà diciotto anni fra un mese. Sono appena uscita dalla doccia, sono nuda, ammiro il mio corpo. Alta uno e settantacinque, seno terza, anzi più quarta, capelli castano chiari, occhi scuri, viso aperto, sorriso solare bocca ampia e labbra carnose. Gambe abbastanza lunghe, ben tornite e sedere che molti definiscono, un bel culo. Mani ben curate nonostante la mia sola occupazione di casalinga. Mentalmente faccio un resoconto della mia esistenza fino a questo momento della mia vita, e non mi lamento. Sono giunta al matrimonio quasi vergine. Dico, quasi perchè a sedici anni avevo un debole per un mio cugino più grande. All’epoca abitavamo insieme, e fra noi vi era molta confidenza. Fra un gioco e l’altro mi ritrovai il suo cazzo in bocca. All’inizio fu una vera sorpresa. Lentamente imparai a succhiarlo veramente bene, e quando mi scaricò in bocca, la sua semenza ne fui veramente estasiata. Mi piaceva molto ingoiare il suo sperma, ne ero diventata golosa e non perdevo occasione per gustarlo. Ovviamente anche da parte sua la cosa lo riempiva di vero orgoglio, mi definiva:

«La sua piccola bocchinara.»

Ne ero veramente fiera. Poi i suoi genitori decisero di emigrare, un mese prima della partenza ci ritrovammo io e lui da soli in casa mia. Ero dispiaciuta e nello stesso tempo desideravo donargli un ricordo indelebile, volevo essere sua. Dopo averlo succhiato molto e a lungo, ero eccitatissima, lui mi leccava la lumachina facendomi schiumare da matti. Ero pronta, glie lo dissi. Lui dopo un momento mi rispose che era una cosa che dovevo donare al mio futuro marito, mentre lui si sarebbe accontentato di un altro regalo. Mentre parlava, un suo dito mi stuzzicava il fiorellino anale, compresi e approvai all’istante la sua idea. Mi fece una vera preparazione, leccandomi molto e infilando lentamente le dita dentro l’ano per farlo abituare. Mi lubrificò con dell’olio profumato, ero pronta, lo volevo, mi misi distesa di lato, e lui si distese dietro di me. Mi pose la mia gamba sopra la sua e mentre sentivo la dura cappella appoggiarsi dietro di lui, con la mano mi torturava davanti il bottoncino provocandomi delle sensazioni di immenso piacere. Spinse per metà il cazzo dentro, con un colpo deciso ma delicato, sentii un dolore che subito fu sostituito dal piacere che mi dava davanti. Dopo un momento mi spinse tutto il randello dentro. Un lungo gemito di misto piacere /dolore uscì dalla mia bocca. Per un poco rimase immobile sempre toccandomi davanti, poi quando si rese conto che mi ero rilassata, prese a muoversi dentro e fuori. Prima lentamente, poi sempre più velocemente con il risultato che io incominciai a godere e lo incitavo a fare più forte Dopo che avevo ripetutamente goduto, lui esplose dentro di me con un grido bellissimo. Sentire l’ano riempito da un calore intenso, mi provocò l’ennesimo orgasmo. Non ci furono altre occasioni, e da allora non l’ho più fatto, nemmeno mio marito me l’ha mai chiesto ed io per serbare ancora quel ricordo non l’ho mai cercato. Dopo un periodo abbastanza lungo anche i miei genitori si sono trasferiti in città. Io avevo già conosciuto Carlo, uno studente dell’ultimo anno, Mi piaceva, sentivo la mancanza di mio cugino, e ci fidanzammo. Per giustificare la mia particolare bravura nel succhiarlo dissi che me lo aveva insegnato un precedente fidanzato. Una sera, quando avevamo festeggiato il mio diciottesimo compleanno, fui sua. Fu subito piacere anche con lui. Fu bravo, mi portò a un tale livello di eccitazione che quando mi sverginò ho sentito solo un lieve fastidio, poi tanto piacere. Inesperti e incoscienti nessuno dei due si prese la briga di prendere delle precauzioni, così mi ritrovai incinta. Dopo un comprensibile casino, le nostre famiglie si accordarono per farci sposare. Carlo aveva terminato gli studi di ragioneria e grazie a una conoscenza di mio suocero iniziò a lavorare in banca. Poi che possedevano una casa grande ci ricavarono una camera matrimoniale e andammo a vivere con loro. Lavorando tutti, io restavo a casa ad accudire mio figlio e a prendermi cura della casa. All’inizio mi sembrò un tantino dura, poi lentamente la cosa incominciò a piacermi. Passarono gli anni, morirono sia i miei genitori che mia suocera, lei dopo una lunga malattia sempre accudita da me. Con mio marito non ho mai avuto problemi, il classico uomo tutto casa lavoro. Pochi svaghi e molta famiglia. A letto è molto attivo, anche ben messo fra le gambe. Mi scopa sempre con molto impeto, non mi lascia mai insoddisfatta, anche se non ha molta fantasia, non mi lamento. Dopo tutti questi anni mi ritrovo ad ammirare il mio corpo. Mi riguardo nello specchio ne sono fiera, l’ho sempre curato molto. Utile è stata anche la piccola palestra che abbiamo ricavato nella nostra nuova casa che abbiamo acquistato dopo che abbiamo venduto le altre proprietà. Nuda mi trasferisco di sopra, vado in camera per vestirmi e sento il rumore del portone chiudersi. È Franco mio suocero che ritorna dalla sua passeggiata quotidiana. Da due mesi è in pensione, e mi abituo lentamente alla sua presenza. Prima ero sempre sola, ora invece pranziamo insieme ci facciamo compagnia. Carlo torna tardi dal lavoro e Luca ha sempre il pomeriggio impegnato fra studio, sport e ragazze. Franco, è un bell’uomo. Alto, spalle larghe, fisico asciutto, ha sessantadue anni, ma non li dimostra. Di recente ho sentito una signora dire a un’altra che si sarebbe fatta un giretto volentieri con lui. Mi reco in cucina mentre lui generalmente legge il giornale.  Quando lo vedo, ho come l’impressione che mi guardi in modo diverso, più intenso e poi ignoro la vistosa erezione che gli gonfia il pacco. Mentre pranziamo, lui mi osserva decisamente, con occhi diversi, mentre i nostri discorsi finiscono sulle imminenti feste di Natale.

«Mi piacerebbe farvi un regalo, che ne dici di andare una settimana in montagna?»

Mi chiede sempre con lo sguardo fisso su di me. Mi sento un poco a disagio per l’insistenza del suo sguardo, ma gli rispondo che non vi sono problemi. Sia a Carlo che Luca piace tantissimo sciare. Così nel pomeriggio del giorno di Natale partiamo per la montagna. Arrivati, ci sistemiamo in una piccola baita affittata per noi. Carlo ed io, in camera insieme mentre lui e Luca dormono nella cameretta con i letti singoli. I due giorni a seguire sono tutto un girare di funivie e piste di sci. Poi Luca ha trovato degli amici che lo invitano assieme al padre a fare il giro delle piste nere. Poi che la cosa era molto bella hanno deciso di accettare, anche se questo comportava di dormire una sera in un rifugio in alta quota. L’indomani sono partiti di buon mattino, mentre, Franco ed io, ci siamo dedicati al puro relax. Nel pomeriggio eravamo in paese con la moto slitta, compresa nell’affitto della baita, abbiamo visto delle foto di alcune cascate completamente gelate. Prese delle informazioni e trovato il sentiero che vi conduceva siamo partiti. Dopo circa una mezzora di viaggio abbiamo trovato il posto, era meraviglioso. Scattate tante foto, ci siamo rimessi in viaggio per il ritorno, anche perchè si stava scendendo velocemente notte, quando improvvisamente a iniziato una vera tormenta di neve. Ci troviamo subito in seria difficoltà. Nevica fortissimo e nel buio il piccolo faro del mezzo non faceva vedere bene il sentiero, con il rischio di finire in un dirupo. Improvvisamente Franco nota delle cataste di tronchi a poca distanza dal sentiero, e si dirige verso di loro. Ci sono tronchi grandi e altri piccoli, fra le cataste è stato ricavato un piccolo rifugio, coperto, chiuso dietro e con dentro un grosso telo. Lui mette la motoslitta davanti e copre con la neve l’ingresso, stende il telo e ne ricava un posto asciutto e riparato. Sono congelata. Batto i denti in maniera incontrollata, sono quasi al limite dell’ipotermia. Lui guarda e mi ordina perentorio.

Prima di andare avanti…

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