Lo aspettò accavallando le gambe e mettendo la mano sul mento, rivolta verso la sala. Se qualcuno le avesse guardato il seno, non avrebbe potuto non notare che i suoi capezzoli erano più duri e sporgenti di un attimo prima. Ma, almeno in quel momento, nessuno stava facendo caso a lei.
“Un ballo?”.
“Cosa ti fa credere che accetterei, hombre?”.
“Perché ballo bene?”.
“Tanti lo sanno fare e tu hai da mandare avanti la baracca”.
“Morena sa il fatto suo”.
“Non ho dubbi, ma non ci tengo a far casini”.
“Dovrei averne paura io: sei sposata”.
“Ha importanza per te che lo sia?” e indicò Morena con il mento.
“Ah, lei… Nessun casino, è mia cugina”.
“Sai come si dice in Italia? Tradotto suona che non c’è cosa più divina della figa della cugina. Dovresti provare”.
“Chi dice che non l’ho fatto?”.
“Appunto”.
“Ma è un giretto a gratis, senza implicazioni”.
“Esistono cose gratis a questo mondo e gente che vi ci perde ancora tempo? Non credo tu”.
L'uomo si prese tempo per replicare, fissandola con le palpebre semichiuse e un sorrisetto sarcastico, che in qualche modo tradiva il lavorio in atto nel suo cervello. Non voleva mollare, ma non aveva la mossa giusta a disposizione.
L’arrivo di Marco mise fine alla tenzone con la richiesta di un ultimo giro di vino.
Roberto era sparito con Sonia e Pedro russava con il capo sul tavolo.
“So dell’affare del contante e del bancomat. Vi accompagno io domani, già sono d’accordo così con Pedro. Intanto, segno”, disse Ramon portando gli ultimi due calici.
Li bevvero velocemente e prima di andare Marco se ne procurò una mezza caraffa aggiuntiva, caso mai avessero avuto sete durante la notte. Avevano fretta di restare soli, ma anche di festeggiare.
Appena entrati in camera, Mirella afferrò Marco per il pene, duro ma ancora rinfoderato nei pantaloni, e lo trascinò verso il letto, con tanta foga e disordine da farlo quasi inciampare nel treppiedi dello specchio che spostandosi, finì per riflettere la vetrata.
“Ho bisogno di maschio. Fammi vedere quanto lo sei: ho bevuto più testosterone che vino questa sera”.
La manovra, ma soprattutto la frase della moglie, ebbero un effetto immediato su di lui: un’erezione ancora più potente, che finì subito nella bocca vorace, profonda e calda di lei. Marco sapeva al testosterone di chi si riferisse Mirella e sapeva che non era il suo. La gelosia ebbe il sopravvento il tanto che bastava per cedere il passo all’eccitazione prima e alla furia erotica dopo. Non lo facevano da almeno dieci giorni e, benché non avessero immaginato la loro prima notte di nozze così e in un posto del genere, fu esattamente quello il loro amplesso di debutto nella vita matrimoniale.
I preliminari, contrariamente al loro solito, non furono lunghi e meticolosi, anzi furono ridotti a quel minimo necessario per riappropriarsi l’una dell’altro. Dalla breve fellatio di lei, eseguita in punta di lingua e di labbra, dalle quali il rossetto era rimasto intatto nonostante i molti calici, il fronte si era capovolto con un cunnilingus profondo, al quale Marco si dedicò con la sua solita passione e perizia. Ma lei lo interruppe, perentoria, con la voce resa bassa e roca per la frenesia.
“Spaccami marito. Tocca a te farlo questa sera”.
E a chi altri?
L’ambiguità di quella frase aumentò il vigore di lui. La penetrò nella più classica delle posizioni con lei che si teneva le cosce aperte premendo le mani sulle ginocchia. Aveva gambe magre e flessibili di chi è abituato allo yoga e non aveva necessità di forzarle. Quella posizione era di pura lussuria: le piaceva essere penetrata a quel modo e le piaceva ancor di più sottolinearlo con la postura del suo corpo.
“Entra dentro più che puoi, entra fino in fondo e fammi urlare”.
L’orgasmo di entrambi arrivò forse in un minuto, forse meno, ma fu uno dei più appaganti avessero mai avuti.
Marco si distese accanto alla moglie prendendole la mano, che baciò con gratitudine. Poi si rizzò a sedere a gambe incrociate sul letto, quando lei fece la stessa cosa.
Faticava a parlare. Erano stanchi, parecchio alticci, ma lui aveva urgenza di porle la domanda che gli girava nella testa da almeno un paio d’ore.
“Ti piace quel Ramon?”.
“Sì”.
“E si è visto. Anche lui l’ha visto”.
“Ti dispiace?”.
“Te lo faresti?”.
Mirella alzò gli occhi al cielo, passandosi la lingua sottile e rossa sulle labbra. Voleva apparire pensierosa, risultò solo sognante.
“Avessimo tempo, me lo farei, sì”.
“Cazzo Mirella, ma siamo in viaggio di nozze, anche se la apparenze direbbero altro”.
“E, certo, lo so. Ma noi chi? Chi siamo noi?”.
“Io e te”.
"Appunto. E cosa siamo?”.
“Ma che cazzo ne so. Sposi? Che ne dici, va bene come risposta?”.
“Sì e quindi cosa siamo?”.
"Ma la finisci con questi indovinelli del cazzo, Mirella?”.
“Fammi contenta, un ultimo sforzo, ce la puoi fare”.
“Una coppia?”.
“Eccolo, il mio maritino. Ultima domanda e ti mollo, tranquillo: che tipo di coppia siamo fin dall’inizio io e te?”.
C’era bisogno davvero di rispondere? Marco si limitò a guardarla nel semibuio nel quale era precipitata la stanza, dopo che il condizionatore si era rimesso in moto. Prima abbassò lo sguardo, facendo roteare il braccialetto di cuoio intorno al polso per darsi un contegno, poi lo rialzò piantandolo, interrogativo e rassegnato, negli occhi scintillanti di lei.
Mirella gli affondò la mano al centro dell’inguine e si impossessò dell’erezione persistente di lui, attirandolo ancora verso di sé. Gli baciò la bocca con la punta della lingua che saettando rapida e precisa si fece largo in quella di Marco, che si lasciò sfuggire un lieve gemito da agnellino.
"Siamo questa coppia qui: io parlo di farmi un altro, qui, in questa specie di luna di miele, e tu ce l’hai duro come una pietra. Siamo questo e a te piace, come piace a me. Quindi a quello me lo farei. E tu guarderesti… Oppure parteciperesti, non so, ma sono sicura godresti come il porco che sei”.
Tornò a baciarlo mentre la mano continuava a tormentargli il membro, ora tirandolo, ora torcendolo e scuotendolo. Lui provò a respingerla, ma era troppo tardi. Il gemito di Marco fu tutt’uno con la sua seconda eiaculazione in pochi minuti, che si sparse torrida sull’interno coscia e sulla mano di lei. Era così densa che il porpora dello smalto delle unghie ne fu inghiottito e annullato.
Marco, sapeva che se ne avesse avuto la possibilità la moglie sarebbe andata fino in fondo, come sempre era successo quando aveva deciso, ma lei lo rassicurò: “Hai ragione, è il nostro viaggio di nozze e qui ci siamo solo per caso. Ci aspettano i localini jazz di rue des Lombards e il Canal Saint Martin. Ci aspetta la vita, qui un po’ si soffoca”.
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Racconto le avventure, i pensieri, le relazioni, erotiche e non, di alcuni miei amici poliamorosi, una coppia e il loro compagno. Per loro ho scritto il romanzo "Mirella e i suoi uomini - Storia vera di amori, poliamore e tradimenti" . Trovate di più su www.mirellaillibro.it
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