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Erotika
Un'affollata luna di miele - 1
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Racconto30 min di lettura

Un'affollata luna di miele - 1

Mirella e Marco, coppia libera e libertina, destinata in breve al poliamore, per una serie di casi si trova a vivere un viaggio di nozze fuori dal comune in un motel andaluso, popolato di personaggi talvolta bizzarri, talvolta irresistibilmente affascinanti. Accadranno molte cose ad alto tasso erotico che porteranno la coppia a esplorare territorio nuovi e a mettersi alla prova.

Sascia sangiorgio
1 anno fa · 2.3k letture · 1

“Gradisce…?” gli chiese Morena, appena si fu seduto nell’angolo più lontano dall’ingresso principale.

“Del vino”.

“Lo stesso di prima?”.

“Vada per lo stesso”. 

“Tapas?”

“Aspetto la mia signora, ma nell’attesa un pezzo di tortilla non mi spiacerebbe”. 

Gli arrivò tutto in meno di un minuto, ma fu il come ad emozionarlo: Morena lo chiamò caballero, cosa che adorava, e la tortilla era appoggiata sul bicchiere, una tapa appunto. Non vedeva servirle così dal suo primo, lontanissimo viaggio in Spagna, quando per seguire una svedese fumata finì in una taverna simile a Puerto de La Cruz. Per raggiungere in cielo la bionda del nord finì per ubriacarsi, ma riuscì a intrufolarsi nella stanza della svedese che il giorno dopo lo ringraziò per il fantastico cunnilingus ricevuto. “A true gentleman, thank you” disse la ragazza. “Un vero coglione” pensò lui che più di quello con tutto quell’alcol in corpo non aveva potuto fare. Ma fu allora che scoprì la sua vocazione e bravura per certi servizi alle signore, che in seguito avrebbe usato non solo come diversivo e arma seduttiva, ma anche per il proprio piacere: leccare, spesso, gli dava più soddisfazione che penetrare. Una caratteristica che anche Mirella aveva apprezzato subito e che in qualche modo segnò il loro destino. Di quella notte alla Canarie, Marco aveva anche un altro ricordo, ma più confuso tanto da non esserne certo: la svedese aveva zampillato- forse urina, forse umori, che allora nessuno sapeva si chiamassero squirt - e lui aveva bevuto a bocca aperta, mentre se ne stava a quattro zampe sul pavimento. Ci aveva ripensato spesso, tanto diventare una sua fantasia masturbatoria ricorrente. Altro dettaglio che la futura moglie aveva apprezzato e che li segnò.  

Mirella si fece attendere e la prima a notarla quando entrò, tallonata da Pedro, fu Morena. Passando lo straccio sul bancone, la barista abbozzò un sorriso sornione e divertito. Dotata di una quarta di seno coppa C e un fondoschiena pieno, di occhi nerissimi e profondi che sbucavano da un viso regolare circondato da morbidi riccioli, era di solito lei la regina indiscussa della taverna, alla quale zoticoni e camionisti di passaggio rendevano omaggio con mance e regalini. Per quella sera, se avesse interrogato lo specchio delle sue brame, avrebbe saputo però di non essere la più bella del reame…, ma non se ne doleva. Era donna pratica, che sapeva trarre il meglio dalle situazioni: avrebbe avuto una serata più tranquilla e tanto le bastava. L’italiana, poi, era solo di passaggio. 

Anche Mirella la notò e le rivolse un cenno del mento, prima di guardarsi in giro. Nel locale, che nel frattempo aveva acquisito altri tre avventori calò di botto il silenzio. L’attenzione di tutti i 18 occhi umani e dei due felini, appartenenti al gatto nero di Ramon, fu catalizzata dall’italiana. Aveva i capelli raccolti in un ciuffo alto, all’apparenza casuale, ma in realtà elaboratissimo, che la rendevano ancora più alta di quanto già non fosse di suo e per i sandali argento tacco 12. Tra testa e piedi, la stoffa che indossava era poca: una gonnellina nera di chiffon a più strati e una canottiera di raso bianco che le pendeva mollemente sotto al seno. Aveva gli occhi truccati di un verde più scuro delle sue iridi, che le esaltava lo sguardo, rendendoglielo acuto, penetrante e a tratti crudele. Marco quando la vedeva così pensava a Diana cacciatrice. Gli avventori, forse a causa delle loro lacune in mitologia classica o per pura schiettezza, pensarono semplicemente che fosse una portentosa femmina, forse un po’ troppo in tiro per quel posto, alla quale avrebbero offerto volentieri da bere. 

Il più lesto fu Ramon: le andò incontro con un bicchiere di vino: “questo, come quello di suo marito, è offerto dalla casa come benvenuto”. Fece un sorriso tagliente che rivelò una dentatura forte e bianchissima e si inchinò come un torero sul suo corpo flessuoso, che non doveva mai aver visto un filo di grasso. Odorava di menta e la sua mano era liscia e calda, con unghie rotonde e bianchissime che spiccavano su dita forti e abbronzate.  

Dettagli che Mirella notò, mentre prendeva il calice dall’oste, ricambiandone il sorriso.

“A papà”, propose Mirella alzando il bicchiere.

“Al professore”.

“Ti voleva bene”.

“Anche io gliene volevo”.

“Lo sapeva e apprezzava che non hai mai tentato di usare la sua potenza all’università per fare carriera”.

“Non me l’hai mai detto”.

“Volevo te lo dicesse lui, ma non ha avuto tempo. Non aveva mai tempo”.

Una lacrima a forma di bolla le si formò in ciascun occhio, per poi scivolarle lungo il naso e sulle gote come torrenti placidi e caldissimi. Marco le raccolse entrambe con la lingua. Il gesto non passò inosservato. Qualcuno lo trovò da innamorato, qualcuno erotico, altri addirittura sconcio. La purezza, si sa, non ha credito in questo mondo.  Era solo che Marco adorava la moglie e la sua famiglia e ne stava solo bevendo il dolore per farlo suo.    

 “Ordiniamo da mangiare? Muoio di fame”. Gli occhi le erano tornati brillanti e il sorriso largo, solo un po’ mesto, e stava per aggiungere “e sono arrapata anche di più, dopo ti distruggo”, ma fu interrotta appena un attimo prima dalla domanda di un avventore che se ne stava da solo con una birra in mano, nella parte meno illuminata del locale.

“Avrei scommesso che siete italiani” disse l’uomo alla loro destra con accento forse bresciano, forse bergamasco.

“Come siete finiti da Pedro? Non è posto per turisti questo, ma per camionari come me se va bene: si paga poco ed è di strada”.

“Guasto alla macchina”, tagliò corto Marco, che a differenza di Mirella aveva origini popolari e non aveva snobismi, se non quello verso gli italiani all’estero: detestava incontrarli. “Io vado di crocchette di baccalà e polpo alla gallega, dopo si vede”, continuò, rivolto alla moglie.

“Aggiungi dei peperoni e dividiamo tutto”, propose lei.

“Si mangia bene qui e anche il cibo è a buon mercato come il motel. Sono cugini, o qualcosa del genere, anche se non possono sopportarsi”, aggiunse l’uomo, che non curante della fredda accoglienza ricevuta, strisciando sulla panca si era posto sul lato del suo tavolo più vicino a quello della coppia”. Sono Roberto e faccio questa rotta una volta al mese. Se posso aiutare…”. Tese la mano. Era molle, ma enorme e nella stretta divorò le dita lunghe ed esili da ex-pianista di Mirella. 

E in effetti fu di aiuto, anche se per un dettaglio che non aveva immaginato. “Sapete, mi fermo qui ogni volta che passo: è pulito e non spendo più di venticinque euro a notte per dormire in un letto fresco”.

“Venticinque?”. 

“Più economico di così è difficile… Ma perché a voi quanto ha preso quello scannapecore di Pedro?”, chiese unendosi non invitato al loro tavolo.

Marco si limitò a scrollare le spalle e a incassare l’informazione, anche perché Pedro, per un sesto senso da portiere d’albergo si era avvicinato al tavolo degli italiani.

“Cenate con calma, ma dopo andiamo in città per il bancomat. Avrà bene da pagare anche Ramon, no?”, disse.

“Certo, dopo andiamo”, lo rassicurò Marco.  

Il locale, nel frattempo si era andato riempiendo di persone, tra le quali coppie e gruppi di amici del posto. C’era Manolo che a metà serata attaccò con la chitarra e c’era Sonia, bionda platino specializzata nel far compagnia ai camionisti, che si cimentò con discreta maestria in un’aria della Carmen e diede inizio alle danze, appena Ramon decise che era l’ora del juke-box. Chi prima chi dopo, sostenuti da importanti dosi di quel vino dissetante e acidulo, finirono per ballare un po’ tutti i clienti sotto lo sguardo attento dell’oste, cui non sfuggiva nulla. Di sicuro, non gli sfuggì il momento nel quale Marco andò in bagno e Roberto parlottava in un angolo con Sonia. Con occhiate neanche tanto furtive, non aveva staccato gli occhi da Mirella da quando era entrata e lei lo sapeva bene: le era bastato guardare verso il banco un paio di volte per averne conferma. E sapeva anche perché si stava avvicinando. 

Prima di andare avanti…

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