Marco intuì che la moglie stava tornando in forma sotto ogni punto di vista e festeggiò la novità con un’erezione che Mirella notò, finse di ignorare e lasciò crescere, mettendo mano ai pezzi migliori del repertorio seduttivo che sapeva avere effetto sul marito. Si spogliò e rivestì lentamente, provando varie mise e acconciature, mentre si rimirava nello specchio; si controllò la depilazione stendendo le gambe e arcuando i piedi lunghi e sottili, roteando la caviglia; si massaggiò con la crema solare, soprattutto nei punti nei quali ne aveva meno bisogno, come seno e natiche. Fu solo mentre stavano per uscire che gli prese tra le mani il membro evidentemente ancora duro nel costume e prima di piegarsi per dargli una succhiata veloce e superficiale, baciò Marco in bocca.
“Ferma, che mi fai venire sulla porta, come uno stronzo”, la implorò lui.
“Hai ragione, è ora di andare, non di venire, ma non sai la voglia che ho. Neanche te lo immagini di cosa sarei capace”.
Lo immaginava Marco? Lui era convinto di sì e nei dettagli. Ma sarebbe stato smentito. Con Mirella funzionava così e lui non l’avrebbe mai cambiata con nessuna, anche per questo.
Neanche li avesse sentiti, il portiere si fece trovare che trafficava intorno alla piscinetta e li accolse con una “Buenas tarde” che sembrava un fuoco d’artificio col fischio. Era sinceramente contento di vederli. Soprattutto di rivedere Mirella alla luce del sole e non attraverso uno specchio.
A guardarla con comodo, la ragazza italiana era anche meglio di come l’aveva giudicata: flessuosa, caviglia sottile, gambe slanciate che fiorivano in due natiche pronunciate e sode. Solo il seno lasciava a desiderare per i gusti dell’oste: una seconda, avrebbe scommesso, ma le mammelle erano perfettamente rotonde con due capezzoli grandi e sfrontati, che il costume striminzito conteneva controvoglia.
“Quelle mossette da stronzetta viziata te le farei fare io a modo mio”, sembrava pensare mentre la osservava sistemarsi i capelli dietro l’orecchio.
Ovviamente si tenne anche questo per sé.
“Bene, bene, la piscina a quest’ora è la soluzione migliore. Il mare è sempre un po’ mosso verso il tramonto. Birretta?”, chiese.
“Vino bianco, se ne ha”, ribatté Marco.
“Solo birra qui, ma corro a prendere una bottiglia di bianco da mio cugino” e si avviò trotterellando.
“Questo ti scopa con gli occhi”.
“Lascialo fare”, replicò Mirella stendendosi sul lettino da spiaggia in una posa da divinità greca. “Arrapare gli altri mi arrapa da morire, lo sai. E quel vecchio porco verrebbe anche se solo lo fissassi dritto negli occhi”.
“Ecco, evita di guardarlo, per l’amor del cielo. Ci manca anche un bavoso, ora. Siamo, finalmente, in viaggio di nozze o no? Sei felice?”.
Mirella ignorò entrambe le domande aprendo il suo libro di lettura, ma effettivamente evitò di guardare negli occhi il portiere, quando questi tornò con una caraffa di vino ghiacciata. Fece in modo, però, che ne bevesse anche lui, usando il terzo bicchiere che guarda caso Pedro aveva portato con sé, rispondendo lungamente alle sue curiosità. Voleva che continuasse a guardarla da vicino: oltre Marco, del resto, era l’unico maschio in circolazione e Mirella quel pomeriggio voleva essere ammirata.
“Come mai parlate così bene lo spagnolo?”.
“Erasmus, vacanze e after-hours sulla spiaggia. Soprattutto questi, i migliori per imparare tutte le lingue”, spiegò l’italiana che al riguardo la pensava in maniera un po’ diversa da quel che aveva detto: per lei il metodo migliore per imparare qualsiasi lingua è frequentarne i parlanti a letto. Ma perché dirlo? Il portiere l’avrebbe presa come richiesta per un ripasso ed era meglio evitare.
Via via che la caraffa si vuotata, i quesiti di Pedro si facevano sempre più intimi e le risposte di Mirella sempre più spesso accompagnate da risatine di finto imbarazzo e occhi al cielo, che le donavano un’aria svagata e sexy.
Tenetelo a mente: Mirella la dottorata in fisica quantistica, ama fare la cretina. Quel che talvolta la inquieta - lo dice spesso lei stessa - è che ci riesce benissimo.
Marco, invece, parlò pochissimo, ma fingendosi distratto in realtà si godeva a pieno lo show di sua moglie, che cambiava di continuo posizione alle gambe. Tanto Mirella era esibizionista quanto Marco un voyeur e questo era stato sin da subito uno dei tanti punti sui quali combaciavano perfettamente, anzi si compenetravano.
Il gioco finì quando volle Mirella e lo fece terminare testando fino in fondo l’intensità della presa che esercitava sul portiere. “Ora lasciaci soli e porta altro vino, siamo in viaggio di nozze sai?”, ordinò all’improvviso, seccamente e passando al tu. Il portiere sembrò colpito da uno schiaffo, ma si vedeva che era pronto a porgere l’altra guancia. Con un sospiro si alzò dal lettino sul quale era seduto e trottò verso il bar.
“Non ti ha staccato gli occhi dai piedi per un secondo”, fu l’unico commento di Marco quando Pedro fu lontano.
“Lascia perdere. Ha guardato anche altro, ma diciamo che sente i piedi gli unici a sua portata di mano”.
“O di lingua”.
“Ma se lo può scordare. Troppo sudato”.
Quando Pedro tornò, Mirella sentì casualmente l’esigenza di allargare le dita dei piedi. Finse di volersi togliere il reggiseno del costume, ostentando un’indecisione che tenne il portiere con il fiato sospeso, ma poi vi rinunciò. Lo avrebbe fatto volentieri per sé stessa, ma voleva fermarsi lì con quell’uomo sempre più sudato.
“Farò un bagno disse” e si immerse nell’acqua mentre Pedro versava le ultime dita di vino a Marco.
“Segno anche questo?”
“Segni. A proposito l’aria condizionata a tratti si spegne”.
“Controllo dei consumi, signore. È l’Europa che ce lo chiede. Tra un’ora potrei accompagnarla in centro, che lascio l’aiutante di Ramon, Morena, che è sua cugina, a dare un’occhiata alla proprietà. Va bene?”.
Marco annuì e dopo un’ora, docciato e vestito per la cena si presentò puntuale al casotto-portineria. Di Pedro, però si erano perse le tracce. Era nella stanza 11 a guardare Mirella vestirsi riflessa nello specchio e quando uscì era troppo tardi. Marco si era infilato già nella taverna di Ramon, da dove mandò un messaggio a Mirella per farsi raggiungere. Con una scrollata di spalle, Pedro pensò che sarebbe stato scortese ricordare ai due italiani del bancomat quando erano seduti a cena: lo avrebbe fatto dopo.
La verità è che aveva voglia di vino ghiacciato da consumare con calma al banco, facendo quattro chiacchiere con Ramon e Morena, cugina di suo cugino per modo di dire: erano solo cresciuti da amici inseparabili in un piccolo paesino su al nord.
Mirella, Marco e Ramon
La taverna di Ramon era lo standard dei baracci spagnoli, che detto tra noi e senza ironia sono tra i migliori in Europa nella categoria bettole. Sembra sempre che qualcuno abbia lasciato le pulizie del locale a metà e che li usi come il ripostiglio di casa, dove abbandonare le cose inutili. E in effetti sono un po’ casa di tutti, dove decantare il logorio della vita moderna con una birra, dei pinchos e delle chiacchiere a caso, anche con gli sconosciuti e gli stranieri di passaggio. Nel complesso, La Luna - Tabierna con cocina (come altro si poteva chiamare?) era anche più accogliente della media, grazie all’ampia vetrata che dava sulla strada perpendicolare a quella del motel, benché fosse insufficiente ad illuminare tutto l’ambiente, dominato dal caldo colore del legno. Tra gli oggetti che sembravano abbandonati c’era un sediolo per bambini e delle cassette per la frutta vuote, oltre che un juke-box e una chitarra appoggiata al muro. Anche se avevano conosciuto momenti migliori, sia la macchinetta mangiasoldi che lo strumento erano perfettamente funzionanti e da lì a poco lo avrebbero dimostrato, dando all’atmosfera una sferzata di allegria che sembrava latitare quando Marco entrò.
In quel momento c’erano solo tre avventori, ma sembravano conoscerlo tutti da come lo salutarono, compresi Ramon e Morena, che in realtà lo sapevano per davvero, essendogli stato preannunciato da Pedro. Del resto, chi poteva essere l’avventore ben vestito entrato dalla porta che dava sul motel?
