Matteo non aspettava proprio nulla. Dopo essersi rapidamente infilato un preservativo si gettò subito fra quelle cosce divaricate infilandosi velocemente su per la figa già ben allargata.Fin da subito diede colpi forti ad un ritmo sostenuto. Era scatenato.
Che andasseo a ciapà i Ratt i sondaggi, la politica, i followers, l’opposizione, gli anni passati… In quel momento di spensieratezza Matteo si stava scrollando di dosso tutte queste preoccupazioni ritornando lo spensierato giornalista di 30 anni prima.
Abbassò lo sguardo verso quel culo pieno, vi affondò le mani cominciò a stringelo fra le dita.Fra un movimento e l’altro si ritrovò a divaricare le chiappe fino a scorgere il buchetto posteriore.La vista dell’ano stretto illuminato dalla debole luce di un lampione fece scaturire in lui una nuova scarica di desiderio. Sembrava un piccolo sole delle alpi incastonato nel profondo della val Camonica.
Subito Matteo vi avvicinò un pollice e fece come per inserirlo; Myri però gli afferrò repentinamente il polso intimandogli di non procedere.«Ah no?» ribattè lui «Non posso?».«Se non ti do il permesso no» rispose lei divertita «e mi sa proprio che non ho voglia di dartelo».In effetti quella sera aveva già dato il culo ad un altro cliente che le aveva fatto piuttosto male, e ora non se la sentiva troppo di farlo nuovamente.Per di più aveva pensato di poter cogliere l’occasione per trascinare quel cliente facoltoso in una situazione ancor più piccante (e costosa).
«Ma se hai voglia di scopare un bel culo» soggiunse fra un gemito finto e l’altro «possiamo chiamare una mia amica, mmh, arriva subito e sono sicura che ti farà mmh, impazzire!».L’idea di due donne in una sola notte colpì il politico come un’epifania. Un degno coronamento per quella folle serata.
La collega di Myri era appostata in cerca di clienti proprio dietro al vicolo in cui Matteo aveva parcheggiato. Li raggiunse pertanto in un minuto, arrivando da dietro senza farsi sentire.«Eccomi porcellini, qualcuno vuole il mio bel culetto?».La voce che aveva pronunciato queste parole era dolce e morbida, ma aveva un tono piuttosto basso.
Matteo dopo un’iniziale sorpresa sfilò il membro dalla passera della ragazza e si voltò. In quello stesso tempo Myri si alzò dal cofano e, senza nemmeno riabbassarsi la gonna, andò a salutare con un bacio l’amica.
Il Salviettini rimase di sasso.La nuova arrivata era una donna nera, alta almeno un metro e ottantacinque e piuttosto in carne.Le sue forme prorompenti mettevano a dura prova la tenuta del corto vestitino zebrato che portava sotto la pelliccia sintetica.Il suo sorriso ampio solcava un viso tondo e morbido, in parte nascosto da una gran massa di capelli ricci.
«Allora?» gli sussurrò Myri all’orecchio vedendolo un po’ turbato «Non vuoi che Shana venga a giocare con noi?».Oh sì, Matteo lo voleva eccome. Checché ne dicessero i suoi avversari lui non era mai stato razzista.Soprattutto non lo era mai stato con le donne.D’altra parte com’è che diceva sempre quel suo amico? «La figa di colore è come il RoastBeef: fuori è marrone, ma dentro è rosa come tutte le altre!».
Imbambolato più dal desiderio che non dal timore, Matteo si lasciò portare verso Shana. Al suo arrivo lei abbassò la scollatura del vestitino rivelando un seno grosso e morbido; nello stesso istante Myri gli prese la testa e ve la premette contro.
Mentre l’uomo si godeva il contatto con quelle tettone le due prostitute si sussurrarono qualcosa di incomprensibile.Poi Shana prese il controllo della situazione: «Allora tesoro, vuoi cavalcare questa bellezza vero?».Dicendo questo si mise di profilo per mostrare il suo sederone alto e sodo. «Shh, non rispondere: culo mio, regole mie. Se vuoi che io te lo dia voglio prima una bella leccata di figa!».Lo disse ridendo con gusto, ma ciononostante la richiesta era da prendersi seriamente.Infatti subito dopo appoggiò le chiappone al cofano della macchina, allargò le cosce e cominciò a sfilarsi lentamente le mutandine rivelando una figona morbida, pelosa e bagnata.
Fame! Dimentico di ogni ragionevole precauzione igienica Matteo si avventò su quella sorca con la voracità di un falco del Bernina.Era più buona della polenta alla festa degli Alpini.La sua lingua lappava con impegno la fessura, infilandosi in ogni piega mentre lì accanto Miry continuava a stuzzicargli il membro con le mani.
Dopo pochi minuti di incessante lavoro Shana esplose in un gemito soffocato pareva quasi non simulato.«Bravo il mio ragazzone, sembra proprio che ti sia meritato il premio!».Con queste parole la donnona di colore si voltò verso l’automobile e, divaricate le gambe, si piegò in avanti.L’amica poi le allargò per bene le chiappe e, con la sua saliva, le lubrificò la rosellina del deserto eccitando ancor di più lo spettatore.
La sega, il pompino, la scopata in figa, di nuovo una sega… Ormai anche per il Caterpillar della Lombardia era giunta l’ora dell’atto finale!In un attimo Matteo le fu addosso. Con foga infilava il cazzo fra la carne bruna, godendosi con immenso gusto ogni pompata.Dopo pochi minuti il suo viso rubicondo si contrasse in una smorfia: stava per venire.
Cogliendo il suo sguardo Myri decise di infliggergli il colpo di grazia. Si avvicinò all’amica, sedendosi sul cofano accanto a lei e la baciò con passione facendosi stringere un seno da una delle sue grandi mani.
«AAH» con un grido feroce Matteo sfogò in pochi secondi tutto il desiderio accumulato nella serata.Ad ogni schizzo che fuoriusciva le immagini sconce di quella notte gli passavano davanti agli occhi.Che avventura era stata.
Non appena ebbe sfilato il membro dal culo di Shana si sentì la stanchezza piombare addosso. I suoi 50 anni erano ancora lì dopo tutto: non si poteva dimenticarli per più di qualche minuto.
Prima che le due donne gli presentassero la parcella lui, da gran signore, aveva già estratto l’intero pacchetto di banconote. Lo divise in due parti uguali dando alle due prostitute un compenso ben più alto di quello che avrebbero richiesto.
«Ve lo siete meritato» soggiunse accendendosi una sigaretta e tornando verso l’auto perso nella beatitudine della sua mente.
Solo un istante prima di raggiungere la portiera si girò di nuovo verso la ragazza nera «Ehi Shana, mi scusi… Ma mi dica un po’: lei com’è che a fatto arrivare in Italia?»
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